Carme XXXI
Il carme XXXI è il trentunesimo carme del Liber catulliano. Il carme 31 appartiene alla prima parte del Liber, le Nugae. Nel breve componimento Catullo racconta del sospirato ritorno nel 56 a.C.[1] nella penisola di Sirmione, vicino alla natìa Verona e autentico luogo dell'anima per lui, da cui i titoli solitamente attribuiti quali A Sirmione o Ritorno a Sirmione. Il poeta aveva infatti intrapreso un viaggio in Tinia e in Bitinia al seguito del pretore Gaio Memmio[1] con la speranza espressamente esplicitata di raccogliere facili guadagni. Le sue aspettative furono invece deluse e le fatiche del viaggio resero il ritorno a Sirmione un'autentica sensazione liberatoria per Catullo. Unica consolazione in Bitinia per lui fu la possibilità di visitare la tomba del fratello morto in guerra nel 57 a.C. e sepolto nella Troade [2]. Molti secoli più tardi, Giosuè Carducci nelle Odi Barbare omaggio' Catullo con una poesia dedicata in suo onore a Sirmione.
Testo
Il testo in trimetri giambici.[1]
Note
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