Carmine Genua

Carmine Genua

Carmine Genua (Frigento, 1º gennaio 1851 – Roma, 11 aprile 1924) è stato uno scultore italiano, noto per la sua attività legata alla Casa Savoia e alla ritrattistica di personaggi del Risorgimento italiano ed ai protagonisti dell'ambiente politico, culturale ed economico dell'Italia post-unitaria.

Biografia

Gioventù e formazione

Carmine Genua nacque a Frigento da Vitantonio Genua, colono agricolo, e Anna Pugliese, contadina. La leggenda vuole che, da ragazzo fosse stato notato da un signorotto locale (Don Giovanni Testa, sindaco di Frigento dal 1867 al 1876) mentre era intento a modellare con la creta rossa la figura di un agnello; la sua abilità impressionò talmente tanto l'uomo da spingerlo a diventare suo mecenate.[1]

Grazie al sostegno del comune di Frigento e della locale Congregazione di Carità, ricevette i primi sussidi per frequentare le scuole ad Avellino, poi il prestigioso Istituto di Belle Arti di Napoli, dove si iscrisse nel 1872.[2] Tra i suoi insegnanti figurano Tito Angelini, esponente del Neoclassicismo, e Tommaso Solari, fautore del Verismo. Suoi compagni di corso furono Gaetano Esposito e il conterraneo Vincenzo Volpe. Nel 1876, grazie all'interesse dell'allora Ministro Guardasigilli Pasquale Stanislao Mancini, fu beneficiario di un sussidio straordinario di 500 lire annue da parte del Cosiglio Provinciale di Avellino, sostegno economico che gli consentì di proseguire gli studi di scultura presso il Reale Istituto di Belle Arti di Napoli .[3]

Una lettera di Cesare Dalbono, direttore dell'Istituto, indirizzata al prefetto di Avellino nel 1873, testimonia le difficoltà economiche di Genua:

"È molto tempo che il giovinetto Carmine Genua è venuto a studiare il disegno nelle scuole di questo Istituto nella speranza di un sussidio mensuale [...] Ora ha fatto una memoria che io trasmetto alla S.V. affinché voglia dire se è vera quella deliberazione, e nel caso negativo lasciare libero il Genua di rimanere in Napoli per lo studio dell'arte ovvero rimpatriare per non essere obbligato a fare una spesa che non è nelle sue facoltà."[4]

Nel 1877, il prof. Tommaso Solari scriveva in suo favore:

"Il sottoscritto attesta che l'alunno Genua Carmine [...] ha già compiuti parecchi saggi coi quali ha dimostrato tanto la sua attitudine per questo studio, quanto la costante attività al lavoro [...] meriterebbe un incoraggiamento più rilevante di quello che attualmente riceve."[5]

Morte

Morì a Roma l'11 aprile 1924 ed è sepolto nel Cimitero del Verano.

Il 12 aprile 1924, in occasione della sua scomparsa, Il Corriere Romano così lo ricordava:

“…Nobilissima figura di artista, di galantuomo e di patriota, Carmine Genua era circondato dalle più vive e meritate simpatie, da antiche e provate amicizie. In quest'ora di profondo dolore per la sua scomparsa non sapremmo raccogliere dati intorno alla sua varia, multiforme, pregevolissima produzione artistica… La stessa sincerità che era stata la caratteristica fondamentale del suo lavoro, era anche stata la norma costante della sua vita, spesa tutta per l'arte sua, per la sua famiglia… piangiamo la scomparsa dell'amico buono, del coscienzioso artista, di cui vivrà in noi imperituro il ricordo affettuoso e dolce.” [6]

Carriera

Ritratto di Carmine Genua

Nel 1877, ancora allievo presso il Reale Istituto di Belle Arti di Napoli, partecipò, con un busto in gesso ed un ritratto a bassorilievo, per la Società promotrice di belle arti di Napoli alla XIV esposizione delle opere d'arte.[7] Nel 1878 Genua realizzò un busto di Re Umberto I, all'indomani della sua salita al trono. Questo segnò l'inizio della sua carriera come ritrattista ufficiale della Corte.[8] Trasferitosi a Roma, alcune delle sue opere trovano immediata collocazione ed apprezzamento presso l'Esposizione Nazionale di Belle arti di Milano del 1881.[9]

Nel 1882 il giovane artista affidò alla "Guida Monaci" il compito di pubblicizzare la sua arte e l'ubicazione pretenziosa del suo atelier in via del Quirinale, 30.[10]

Nel 1883 partecipò con successo all'Esposizione Nazionale delle Belle Arti di Roma, presentando tre busti in gesso: Jacob Moleschott, il generale Giacomo Medici e il conte Giovanni Visone.[11]

Il critico d'arte de Il Diritto elogiò così le sue opere:

"[...] non è una galleria di uomini illustri questa, no, è un convegno di uomini illustri, perché in questi marmi [...] vi è l'espressione, il pensiero e l'anima di ognuno di essi."[12]

Nel 1886, su proposta del Ministro della Pubblica Istruzione Michele Coppino, fu nominato, da S.M. Umberto I, Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia.[13]

Vicinissimo alla famiglia reale, in modo particolare ad Umberto I, secondo Re d'Italia, ed a Margherita di Savoia, prima Regina d'Italia, fu sovente frequentatore del Salotto Culturale romano voluto dalla Regina e spesso ospite dei ricevimenti ufficiali a corte.[14]

Il biografo Giuseppe Stopiti, nel 1885, scriveva:

"Genua riprese i nobili e fieri lineamenti di Sua Maestà con una fedeltà fotografica [...] la Regina Margherita è avvolta in un panneggiamento leggiero ed elegante, dal quale sfugge una rosa fresca, meno leggiadra del volto, che sorride al visitatore come persona viva."[15]

Famiglia

Genua sposò a Roma, nel 1882, la benestante Adelaide Terracciani, con la quale ebbe cinque figli, nati tutti a Roma: quattro maschi e una femmina. Il primo viene alla luce il 10 novembre 1882 e muore lo stesso giorno. Il secondogenito nasce il 20 aprile del 1884 e prende come nome Umberto, omaggio al Re, al quale Genua ha già scolpito alcuni ritratti in marmo. Guglielmo, il terzogenito, detto "Memmo", nasce il 19 settembre del 1885 ed è l'unico a seguire le orme artistiche del padre, abbracciando in seguito il Futurismo e l'arte di regime. Il quarto figlio, Ugo, nasce il 26 agosto 1887, prima è Capitano dell'Esercito Italiano durante la Grande Guerra e successivamente funzionario presso il Ministero del Tesoro con il titolo di rag. comm.[16] L'unica femmina è Maria, nata il 3 dicembre 1890.[17]

Stile

Carmine Genua operò in una fase di transizione tra il Neoclassicismo e il Verismo. La sua opera coniuga l'impostazione accademica, propria della formazione napoletana, con una forte adesione al ritratto realistico, secondo la lezione di Tommaso Solari e della Scuola Verista.

Le sue sculture si caratterizzano per un'attenta resa fisiognomica e per un'evidente ricerca della somiglianza psicologica, tanto che i critici dell'epoca parlavano di "ritratti parlanti". Nei busti ufficiali, come quello di Umberto I o di Pasquale Stanislao Mancini, emerge una compostezza formale sobria, ma arricchita da dettagli come l'espressione degli occhi o la posizione del volto, che mirano a suggerire il carattere del soggetto.

Genua fu particolarmente abile nel lavorare il gesso, il bronzo e il marmo, materiali in cui riusciva a cogliere sfumature luminose e plastiche, conferendo profondità emotiva anche a opere destinate a usi celebrativi.[18]

Specializzato soprattutto in opere dal carattere ufficiale e commemorativo nonché sepolcrale, i suoi soggetti scultorei furono soprattutto glorie italiane, eroi del Risorgimento e politici dell'Italia post-unitaria che realizzava secondo un modello di classicismo purista fissato dal Tenerani nella prima metà dell'800.[19]

Riscoperta

Caduto nell'oblio dopo la sua morte, l'opera di Carmine Genua è stata a lungo trascurata anche dagli studi specialistici. Solo nel XXI secolo, grazie al recupero di alcuni busti e documenti da parte del comune di Frigento, di appassionati e studiosi locali, la sua figura è tornata a suscitare interesse.

Nel 2022, il comune di Frigento ha promosso un'importante iniziativa culturale che ha previsto l'acquisizione e il restauro di dodici busti in gesso provenienti da una collezione privata. Tali opere sono oggi esposte nella "Galleria degli uomini illustri", allestita presso la nuova sede municipale, con un percorso didattico e biografico dedicato all'artista.[14]

In occasione dell'inaugurazione della "Galleria", è stato pubblicato anche un volume monografico dal titolo "Carmine Genua. Scultore del Re", contenente approfondimenti storico-artistici, fotografie delle opere e trascrizioni di documenti d'archivio.[20]

Opere principali

  • Ritratto ad altorilievo di P.S. Mancini (1877), gesso, Pal. Mancini, Castel Baronia (AV)
  • Busto di Umberto I (1878), gesso, palazzo Grella, Sturno
  • Busto di Umberto I (1879) marmo, Min Aff. Esteri, Roma
  • Busto di Umberto I (1880) marmo, Museo di Capodimonte, Napoli
  • Busto di Umberto I (1880) marmo, Castello di Racconigi, Cuneo
  • Busto della Regina Margherita (1881), marmo, Palazzo della Consulta, Roma
  • Busto della Regina Margherita (1882), marmo, collezione privata Savoia
  • Busto di Umberto I (1888), marmo, Palazzo della Consulta, Roma
  • Busto di G. Garibaldi (1888), marmo, Senato della Repubblica, Roma
  • Busto di P.S. Mancini (1889), marmo, Camera dei Deputati, Roma
  • Busto di P.S. Mancini, marmo, Municipio di Frigento (AV)
  • Busto di A. Baccarini (1889), marmo, Russi, Ravenna
  • Busto di Ruggiero Bonghi (1900), marmo, Camera dei Deputati, Roma
  • Busto di un Sindaco di Tivoli (1906), bronzo, Pal. San Bernardino, Tivoli (RM)
  • Busto di Carlo Riganti (1911), bronzo, Cimitero del Verano, Roma
  • Busto di Michele Capozzi, bronzo, Museo Irpino, Avellino
  • Busto di F. De Sanctis (1917), bronzo, Convitto Colletta, Avellino
  • Busto di Luigi Miceli (1919), marmo, Gianicolo, Roma
  • Busto della Regina Margherita, gesso, Municipio di Frigento (AV)
  • Busto di Franz Liszt, gesso, Municipio di Frigento (AV)
  • Busto di G. Carducci, gesso, Municipio di Frigento (AV)
  • Busto di Papa Pio X, gesso, Municipio di Frigento (AV)
  • Busto di Adelaide Terracciani, gesso, Municipio di Frigento (AV)
  • Busto di G. Verdi, gesso, Municipio di Frigento (AV)
  • Busto di Alessandro Torlonia, marmo, Municipio di Frigento (AV)
  • Cammeo della Regina Margherita (1913), donato alla Regina madre
  • Jacob Moleschott, gesso, Esposizione Roma 1883
  • Conte Visone e Generale Medici, gesso, Esposizione Roma 1883

Onorificenze

Note

  1. ↑ Cogliano e Ciullo (2024), p. 11.
  2. ↑ Cogliano e Ciullo (2024), pp. 17–18
  3. ↑ Cogliano e Ciullo (2024), p. 20
  4. ↑ Cogliano e Ciullo (2024), p.19
  5. ↑ Cogliano e Ciullo (2024), p.21
  6. ↑ Articolo, in Corriere Italiano (sede romana), 12 aprile 1924.
  7. ↑ Catalogo, Società Promotrice di Belle Arti di Napoli, 1877, p. 16.
  8. ↑ Cogliano e Ciullo (2024), p.23
  9. ↑ Catalogo ufficiale - Esposizione nazionale in Milano, Belle Arti, Edoardo Sonzogno, 1881.
  10. ↑ Cogliano e Ciullo (2024), pp. 37-38
  11. ↑ Catalogo ufficiale - Esposizione di Belle Arti in Roma 1883, Roma, Tipografia Bodoniana, 1883.
  12. ↑ Cogliano e Ciullo (2024), p.39
  13. ↑ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 1886..
  14. 1 2 Sito ufficiale, su carminegenuascultore.it.
  15. ↑ Stopiti (1885), p.4
  16. ↑ Guida Monaci, anno 1945 pagg. 447, 1035
  17. ↑ Cogliano e Ciullo (2024), pp. 12-14
  18. ↑ Cogliano e Ciullo (2024), pp.25–30
  19. ↑ AA.VV., il patrimonio artistico del Palazzo della Consulta - Dipinti, sculture, arti decorative, Catalogo a cura di Anna Lo Bianco, Roma 2012. Scheda ICCCd Artpast, n.1200708902, di Mario Gamba, pp. 156-157
  20. ↑ Cogliano e Ciullo (2024), p.7

Bibliografia

  • A. Cogliano e C. Ciullo, Carmine Genua. Scultore del Re, Comune di Frigento, 2024, ISBN 9791282122016.
  • G. Stopiti, Galleria biografica d'Italia. Carmine Genua scultore, Roma, 1885.
  • Guida Monaci, annate varie (1882–1924).
  • Archivio di Stato di Avellino, fondo Opere Pie e Affari comunali.
  • AA.VV., Il patrimonio artistico del Palazzo della Consulta - Dipinti, sculture, arti decorative, Catalogo a cura di Anna Lo Bianco, Roma 2012. Scheda ICCCd Artpast, n.1200708902, di Mario Gamba.

Collegamenti esterni