Casa Olzignani
| Casa Olzignani | |
|---|---|
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Divisione 1 | Veneto |
| Località | Padova |
| Indirizzo | Via Umberto I, 8 |
| Coordinate | 45°24′10.89″N 11°52′31.33″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | In uso |
| Costruzione | 1464-1466 |
| Uso | Civile |
| Piani | 3 |
| Realizzazione | |
| Architetto | Pietro Lombardo |
Casa Olzignani è un edificio storico situato in via Umberto I, nel centro di Padova. Fu eretta nel XV secolo da Pietro Lombardo e presenta elementi caratterizzanti dello stile gotico. La struttura è il risultato di una serie di importanti restauri effettuati negli anni Venti del XX secolo e presenta un discreto stato di conservazione. [1]
Storia
La storia di Casa Olzignani ha inizio nel 1426, quando Bernardo Olzignani, figlio di Jacopo Olzignani, acquistò da Matteo dei Pignolati una casa situata in via delle Torricelle (oggi via Umberto I), per il prezzo di 300 ducati d'oro. L'immobile si componeva in due corpi di fabbrica: uno anteriore e l'altro posteriore, separati da un piccolo cortile, tutt'ora esistente.
Al momento della denuncia dell'estimo del 27 febbraio 1443, risultavano, tra le proprietà di Olzignani, una casa in mattoni e una in mattoni e legno, all'epoca abitata dalle monache di S. Stefano. A seguito di questo, Olzignani aggiunse che: "Però, soggiunge, anche questa io voglio per mio uso (quanto a dire, in mia libera proprietà) e volio far ed tute do una".[2]
Nel 1455, a seguito dell'aumento dei membri della famiglia e le necessità di ampliare l'attività dell'industria della lana, Olzignani decide di acquistare una terza casa confinante con quella delle monache, di proprietà del calzolaio Bonaccorso.[2]
Dal testamento di Bernardo Olzignani del 23 ottobre 1466, risulta che tra i testimoni fosse presente anche lo scultore Pietro Lombardo; ciò suggerisce che i lavori per l'accorpamento delle case fossero già iniziati al momento dell'atto. In un documento del Novembre 1466 non si riscontrano più distinzioni strutturali tra le due case.[2]
Negli anni successivi, la famiglia Olzignani si trasferì in altre zone di Padova e all'edificio furono apportate importanti modifiche architettoniche, fino al punto di cambiare destinazione d'uso, divenendo una fabbrica di paste alimentari, per poi venire abbandonata.[2]
I primi anni del XX secolo la casa fu acquistata dal Capitano Domenico Perin, che commissionò ad Andrea Moschetti il restauro della struttura e la ricerca storica sull'edificio, il quale, pubblicò i risultati delle sue ricerche contribuendo alla scoperta e lo studio delle opere di Pietro Lombardo.[2]

Restauri
Interventi precedenti al XX secolo
Il primo restauro significativo dell'edificio risale al 1466, ad opera di Pietro Lombardo. L'intervento doveva essere mirato alla facciata principale, con la prima stesura di intonaci per unificare le due case precedenti.
Nel XIX secolo, venne distrutta la decorazione quattrocentesca, sostituendo le finestre originali con altre di forma rettangolare.[2]
Interventi del XX secolo

L'intervento di restauro più importante risale agli inizi del XX secolo, per volere del capitano Domenico Perin. I lavori vennero affidati ad Andrea Moschetti, con l'intento di ripristinare l'integrità dell'edificio. Al di sotto dei vari strati di intonaco della facciata principale, riemersero le antiche finestre ogivali realizzate dal Lombardo. Vennero inoltre notate alcune dissonanze progettuali rispetto ad una xilografia realizzata nel 1653: l'altezza delle finestre del secondo piano non corrispondeva e la collocazione delle finestre con balconcini a transenna era differente, trovandosi queste nella parte centrale della facciata, mentre nell'incisione venivano rappresentate ai lati.

In seguito a queste evidenze, si decise di ripristinare l'aspetto originale della facciata, riproducendo gli elementi emersi dalla xilografia: per le finestre ogivali, si ricopiarono i pilastri scanalati dalla quadrifora, così come anche i capitelli, la linea degli archi, i fogliami decorativi e gli ornati delle lesene; per le finestrelle quadrate venne ripetuta la sagomatura degli archetti della bifora. Alla facciata si aggiunsero anche due rilievi con putti porta armi, realizzati sul modello di stemmi quattrocenteschi e secondo lo stile padovano-donatellesco del tempo. L'intero apparato decorativo in rilievo fu reso policromo, in modo tale da creare un netto stacco rispetto alla parete di fondo monocroma. Al progetto collaborò anche l'architetto Gino Peressutti, che si occupò della parte architettonica.

In questa occasione, lo scultore Antonio Penello lavoro al ripristino degli antichi stemmi della famiglia Olzignani, che vennero ricollocati lungo la facciata. Questi si presentavano bicromi con due porzioni distinte: una rossa con all'interno un leone argento, e l'altra argento con tre palle rosse disposte a triangolo.[2]
Descrizione
L'aspetto originale della facciata è stato restituito grazie a un opuscolo, pubblicato nell'anno 1653, dal titolo "Nobiltà della famiglia degli Olzignani di Padova già estinta". All'interno di questa pubblicazione trova posto una xilografia di quella che doveva essere la facciata originale.
La facciata si articola su tre piani:
Il piano inferiore è costituito da un portico aperto su tre arcate, sostenuto da quattro pilastri decorati con lesene scanalate, sopra le quali sono presenti dei capitelli decorativi.
Al di sopra del portico si innalza il secondo piano, nel quale si apre in facciata una quadrifora ogivale in posizione centrale, con colonne tortili e pilastri scanalati, le cui arcate sommitali sono decorate con degli archi acuti e fogliami. Da entrambe le parti della quadrifora sono presenti due finestre monofore, che riportano per forma e ornamento i motivi decorativi della quadrifora. Il parapetto delle due finestre monofore prevede transenne di pietra disegnata a scaglie. In mezzo ad entrambe le coppie di monofore si trova una finestra quadrata con cornice, impostata sulla linea superiore dei capitelli.
A terminare la facciata si trova l'ultimo piano che vede nel mezzo una piccola bifora ad archi rotondi, mentre ai fianchi si apriva quattro finestrelle quadrate, uguali a quelle del piano di mezzo. Tra le finestrelle quadrate sono presenti due putti porta cimieri e porta stemmi, entrambi scolpiti in pietra di Nanto en contre partie, all'interno di campi rettangolari.
Corona l'edificio una cornice con più modanature a dentelli, fogliette e cordoni.
Seppur la xilografia del Seicento sia affidabile per quanto riguarda le decorazioni, non lo è altrettanto per quanto riguarda le proporzioni.[2]
Note
Bibliografia
- Andrea Moschetti, Un quadriennio di Pietro Lombardo a Padova (1464-1467). Con un'appendice sulle date di. nascita e di morte di Bartolommeo Bellano, Padova, 1914, pp. 9-41, 89-90.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
- Ville venete - Casa Olzignani, su lavecchiapadova.it.
