Castello Doria (Angri)
| Castello Doria | |
|---|---|
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| Stato attuale | |
| Regione | Campania |
| Città | Angri |
| Indirizzo | Piazza Doria, nr. 1 |
| Coordinate | 40°44′17.42″N 14°34′18.21″E |
| Informazioni generali | |
| Tipo | Castello medievale, Palazzo nobile, Prigione di Stato, Sede comunale e Museo |
| Proprietario attuale | Comune di Angri |
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Il Castello Doria è situato nella città di Angri, una cittadina in provincia di Salerno. È un castello appartenuto a diverse famiglie nobili che si sono susseguite nel corso dei secoli, tra cui l'ultima la famiglia Doria, che nel seicento acquisì il feudo ‘Angri’ per la considerevole somma di 40.100 ducati, rimodernandolo ampiamente.
Nel 1908 la famiglia Doria vendette il castello, inclusa la villa privata, all’amministrazione comunale angrese per 90.000 lire.
Storia
La fondazione del castello Doria
Nel 1290 Carlo II D’Angiò assegnò questa fortezza a Pietro De Braheriis. Durante la lotta per la successione al trono di Napoli (vedere il periodo storico del Regno di Napoli) contro gli Aragonesi, la fortezza subì degli assedi, tra cui quello condotto da Forte Braccio da Montone, che bruciò la torre della fortezza. La torre maggiore del castello, detta il mastio, è la parte più antica, che a giudicare dal materiale (tufo dolce e duro, cocci di cotto, selce e sarnide) e dall’imponente, alta, ampia e circolare forma architettonica, risale probabilmente all’epoca romana o bizantina.
Successivamente, nel 1600, Marcantonio Doria restaurò il castello e lo fece adattare a una dimora principesca. Infatti, fu alleggerito dalle possenti strutture dall’aspetto medievale; fu adeguato all’altezza della torre maggiore e circondato da un incantevole parco, nel quale sono presenti ricche aiuole con alberi secolari. L’ingresso presenta decorazioni neoclassiche e al centro si trova una collinetta artificiale, dove è presente una particolare grotta artificiale.
Il castello viene rimodernato sotto i principi Doria
Il castello-fortezza venne ampiamente ristrutturato e rimodernato per volere del principe Marcantonio Doria, dall'architetto Antonio Francesconi.[1]
Il castello diviene sede del comune di Angri
Nel 1908, in seguito, il sindaco Antonio Adinolfi acquistò il castello e lo utilizzò come municipio e carcere. Il parco è stato adibito a villa comunale; l’aia della corte, utilizzata dai contadini per stendervi il grano dopo il raccolto, fu messa a disposizione per la costruzione del Monumento ai caduti.
Il terremoto dell'Irpinia del 23 novembre 1980 rese il castello inaccessibile e quattro anni più tardi, dopo il restauro, è tornato a essere la sede del municipio.
Nuovi progetti di riqualificazione della struttura
Il castello Doria è stato completamente ristrutturato dagli anni inizio 2018 prima parte dell'anno 2022.
È in corso un nuovo progetto comunale per la riconversione dell'intera struttura a museo aperto al pubblico.
Descrizione
L'ubicazione del castello e la sua composizione esterna
La zona dov'è ubicato il castello veniva appellata anticamente Borgo Castello, già Rione Terra, a cui viene attribuita l'arma gentilizia della famiglia Zurolo, feudataria della Terra d'Angri nel XV secolo. Sorge nell'attuale piazza Doria, dalla quale prende il nome.
Vi sono diverse zone facenti parte del castello di cui si ricordano: un arco, la villa Doria, le porte d'accesso, le torri, le strettole ed i vicoli.

Piazza Doria
Fino al periodo del dominio dei principi Doria questa zona si chiamata aia della corte,[2] poi piazza Doria, dopo l'insediamento del comune di Angri.
Dal periodo del secondo dopoguerra a fine anni '90 vi era un tratto nel quale si poteva passare col tram e gli autoveicoli dinanzi al castello, attualmente è chiuso alla loro circolazione ed è area pedonale.
Si estende nella zona sud-est del paese, è la piazza principale, nei pressi vi è l'omonimo castello dal quale prende il nome. È formata da tre isole pedonali, al centro dell'isola-piazza principale vi è il monumento ai caduti angresi della prima e seconda guerra mondiale.

Ex Arco di Fondo Arnedi o Arco dei Doria
Era presente un arco in pietra tra l'attuale Corso Italia e Piazza Doria denominato Arco di Fondo Arnedi, o più semplicemente Arco dei Doria, poiché sorse quando ci fu il dominio dei principi Doria ad Angri. Il nome dell'arco venne cambiato in quello di Fondo Arnedi poiché, vi andò a vivere una famiglia nobiliare nei suoi pressi ed esso delimitava il perimetro di Fondo Raiola, oggi Corso Italia.[4][5]
Casa del Cittadino di Angri e padiglioni limitrofi
Oltre al castello e ai giardini dei Doria vi erano dei locali o padiglioni limitrofi[6] oggi riconvertiti in alte strutture pubbliche, tra le quali si ricorda una sezione dov'è dislocata la casa del cittadino, in altri casali-locali vi sono le attuali sedi di altre associazioni cittadine.
Giardini dei Principi Doria attualmente giardini pubblici
I giardini dei principi Doria vennero chiamati Giardino all'italiana dei Doria d'Angri, fatti realizzare dal principe Marco Antonio Doria,[7][8] dopo la modernizzazione del castello - palazzo omonimo. Si trovano tuttora, modernizzati, di fronte al castello e dopo la strada che li collega, accessibili durante le ore di luce.
Dopo la fine del principato dei Doria ad Angri, il comune li acquisì dagli stessi, cambiandoli al loro interno.
Vi sono diverse opere di artisti campani oltre a delle dediche ad un cittadino locale scomparso, vi compare solo il nome Enzo e vicino ad essa una lapide dedicata ad Arnaldo Mussolini. Infine è presente all'interno della villa anche una nicchia con una statuetta di Gesù.

Grotta dei briganti
Si trova all'interno dei giardini pubblici una collinetta artificiale, un tempo si dice che fosse un'antica via di fuga dei regnanti, oggi l'ingresso è sbarrato.[9][10][11][12]
Torri del castello
Vi sono due torri concentriche, la più antica è quella interna e risale al periodo anteriore alla fine del tredicesimo secolo, inizio del quattordicesimo ed era agli inizi più grande. La seconda è del periodo rinascimentale.[13]
Fossato
Anticamente il fossato interno del castello correva tutto intorno alla torre centrale e alla collegiata di San Giovanni Battista, abbracciando il borgo Terra.
Vi era anche il fossato esterno del quale come per quello interno oggi non rimangono più le traccia.
Mura difensive e di contenimento della città
Molte mura dell'antica cittadina angrese sono state inglobate negli edifici successivamente costruiti nel corso dei secoli come avvenuto anche in altre città europee ma alcune di esse sono ancora visibili e si trovano in due punti di Angri. È possibile ancora oggi vedere alcune di queste mura nel Vicolo porta di Basso, per quelle difensive interne mentre, per quelle di contenimento, nel Vicolo Rodi.
Porte d'ingresso cittadino (periodo medievale)
Le porte della città - fortezza di Angri, in epoca medievale, erano in numero di 10, escludendo le minori (dette portelle o posterle o correturi) inglobate nella cinta muraria del fortezza angrese. Sono tutte scomparse o inglobale negli edifici ad uso civile dopo l'espansione urbanistica della città, intorno al sec. XIX.
Porte inglobate (nella cinta muraria interna ed esterna)
- Il correturo del Torrione;
- Il correturo dei Coronati;
- La posterla, ubicata tra l’odierna Via Murelle e la Villa Comunale.
Porte maggiori
Le restanti porte di dimensioni maggiori erano, in numero di sette:
- Porta dei Concilij o di Monte;
- Porta dei Canzolini o Porta di Basso;
- Porta dei Giudici;
- Porta dei Rafanioli o Porta di San Nicola;
- Porta dei Coronati o dell'Aquilone;
- Porta San Giovanni di Basso o di Levante;
- Porta San Giovanni di Sopra o del Torrione.
Porte minori
Si trovavano al di fuori della cinta muraria-extra muraria della Terra-Universitas Terrae Angriae le seguenti porti minori:
- Porta del Quarto;
- Porta di San Benedetto;
- Porta del Trivio.

Strettoie e strettole
- Strettoia o strettola dei Caprili, collega il cortile o via Abate con via Badia, anticamente era una via di uscita dalle mura interne del rione.
- Strettola di Casa Barba, collega via Murelle e via Concilio, collega il cortile o casa Mainardi con casa Alfano, era anch'essa una via di fuga dalla città.
Vicoli e vicoletti
- Vicolo porta di Basso, una piccola parte delle mura interne dell'antica città angrese sono visibili da questo vicolo.
- Vicolo Rodi, vi sono delle mura di contenimento con ornamento bastionato visibili ancora in questo vicolo.
- Su Corso Vittorio Emanuele, nei pressi della chiesa della SS. Madonna del Carmine, vi era l'ex vico o strettola Camaldoli, prendeva il nome dall'omonimo ex monastero dei frati carmelitani scalzi, soppresso sul volere di un emendamento di Gioacchino Murat. Attualmente con i lavori di costruzione di edifici moderni è scomparsa anche la lapide viaria che indicava il vicolo.
Torri di guardia (attualmente inglobate in edifici civili)
Si ricordano tre diverse torri d'avvistamento che si snodavano nel territorio angrese, solamente di tre di esse si ha memoria:
- La prima torre di guardia più antica della città venne eretta dopo la battaglia dei Monti Lattari, per poter mettere in sicurezza il piccolo nucleo urbano di Angri, attualmente la si trova inglobata nel torrione centrale (torre più grande) del castello Doria, del quale l'attuale castello non esisteva ancora e si sviluppò successivamente intorno ad essa.
- Un'altra torretta di guardia in pietra andata poi inglobata nei successivi edifici civili e di dimensioni più modeste la si trovava vicino alla futura chiesa di Santa Maria del Carmine, più precisamente molto vicina al monastero dei frati carmelitani scalzi, oggi del tutto scomparso anch'esso, inglobato in edifici adibiti ad abitazioni civili.[14][15][16]
- La terza torre di guardia in pietra di cui si ha memoria era presente in posizione sopraelevata rispetto alle altre e, comunicava a mezzo di segnali ottici con le altre torri (del Castello di Angri, di Chiunzi e di Lettere). La strada in tempi più recenti prese il suo nome, Via Torretta, oggigiorno inglobata in altri edifici ad uso civile. La denominazione di tale strada potrebbe derivare anche dalla famiglia Torre da cui, prese il nome questa strada. Vi è stata trovata una necropoli greca, durante la prima metà del XX secolo.[17][18] Nella cartina storica di Angri del 1300 è annotata questa zona come Masseria della Torretta.
Note
- ↑ AA. VV., STRADARIO-Parte Prima, in Le strade di Angri, la toponomastica, i personaggi, le storie, Prefazione del dott. sindaco Giampaolo Mazzola, Angri (SA), EDIZIONI COMUNE ANGRI 2008, dicembre 2008, p. 127. URL consultato il 27 giugno 2025.«Ad Angri, invece, il Palazzo Doria fu progettato dall'architetto Antonio Francesconi ed eretto sulle preesistenti fondamenta del castello-fortezza, realizzato un tempo a difesa dell'abitato e per il controllo degli assi viari. Allo stato, l'aspetto esteriore del castello si presenta del tutto mutato, cioè diverso e spoglio delle originarie linee architettoniche medievali, sulle quali scrupolosi architetti ed ingegneri lo ricostruirono (sul finire del sec. XVIII), trasformandolo in un palazzo vero e proprio, per volontà del P. per Marcantonio Doria. Quindi il castello fu svecchiato e alleggerito dalle pesanti, severe strutture di fortezza medioevale, illeggiadrito dalla graziosa costruzione del corpo avanzato frontale, su cui spazia l'ampia terrazza ove un tempo si apriva il terrazzo maggiore tra le due torri terminali di ponente. L'intero corpo di fabbrica fu adeguato in altezza alla Torre maggiore o principale detta anche Torrione che era più alta rispetto all'attuale conformazione (difatti, venne abbassata e merlata; considerato inoltre, che la stessa già in epoca rinascimentale fu rimaneggiata e cerchiata da altra torre esterna o mozza di m. 14 di diametro con uno spessore di m. 3,60 che la cinge fino alla metà) e adattato a comoda dimora principesca; fu demolita l'imponente muraglia altissima di mezzogiorno, che per il ristretto varco (sbarrato dal portale ogivale in ferro, dai battenti stridenti sui cardini logori), e attraverso il ponte levatoio incardinato nelle mura rivestite di travertino (già ricostruito nel secolo XVI), si entrava nel chiostro, su cui si aprivano le porte delle scuderie, delle armerie, del casermaggio di scudieri, spatari, contergi, militi e serventi. Nelle grandissime sale dell'armeria pendevano sospese ai muri le lance, le spade e gli spadoni, le alabarde, gli uncini e le mazze di ferro, le corazze e gli scudi, gli archi e le alabarde, gli uncini e le mazze di ferro, le corazze e gli scudi, gli archi e le faretre, le fionde, le quadrelle e le zagaglie. Nell'atrio del castello, invece, giacevano a terra le armi pesanti medioevali, come le baldinerie, le balestre, le catapulte, le baliste, le frombole e i proiettili di pietra per lunga gittata e tante altre ancora. Dal chiostro si accedeva poi alla sala castri, ossia alla sala principale del castello dell'utile Signore feudale o feudatario, alle sedi del capitano e del castellano che era il custode del castello e delle carceri, il quale dopo aver prestato solenne giuramento, veniva investito di tale carica secondo l'antico cerimoniale degli statuti dell'Università della Terra con la consegna delle tre chiavi. Il vecchio chiostro, adattato a grande atrio, fu sbarrato da un grande cancello in ferro, sormontato, dallo stemma gentilizio dei Doria. Delle vecchie strutture esistenti nell'atrio, furono alcune demolite e altre riattate, come il pozzo, le vasche o abbeveratoi per i cavalli e i lavatoi per il bucato, ricostruiti poi in pietra arenaria dolce; nei muri rimasero ancora gli anelli di ferro penzolanti per legare i cavalli; a ridosso dell'uno e dell'altro muro vi erano persino dei poggetti che facilitavano alle gentili dame e ai cavalieri armati di montare a cavallo o in carrozza; il grande forno, dove si cuoceva il pane ed altre derrate, fu eliminato unitamente alla grande teglia, al maestoso gelso e al sovrastante pergolato alla cui ombra, nei secoli, sia il baglivo che il capitano tenevano Giustizia; le originarie tracce architettoniche della cappella gentilizia, ove tempo si celebravano messe, sono state nei secoli rimaneggiate.»
- ↑ Carmine Raiola e Carla Mosca, CAPITOLO II, L'OCCUPAZIONE FRANCESCE, 1806-1815, 2.6 Villa Comunale già Doria, in Angri nell'800, prima dell'Unità d'Italia, la storia attraverso i documenti, Angri nell'800, prima dell'Unità d'Italia, la storia attraverso i documenti, Angri (SA), Cooperativa Centro Iniziative Culturali (Angri), ottobre 2003, pp. 41 e 42. URL consultato il 2 maggio 2026.«Vedere dalla cartina di pagina 42, con rifacimento al progetto dell'architetto Pompeo Schiantarelli, anno 1796, per un giardino di delizie.»
- ↑ AA. VV., STRADARIO-Parte Prima, in Comune di Angri (a cura di), Le strade di Angri, la toponomastica, i personaggi, le storie, Prefazione del dott. sindaco Giampaolo Mazzola, Angri (SA), EDIZIONI COMUNE ANGRI 2008, dicembre 2008, p. 51. URL consultato il 27 giugno 2025.«In questo luogo, fino agli anni '50 vi era un imponente portale denominato Arco di fondo Arnedi che delimitava il perimetro dell'area urbana di Angri, in direzione Fondo Raiola (oggi Corso Italia). L'Arco venne restaurato poco dopo la Seconda Guerra Mondiale (1946 ca.) e fu demolito pochi anni dopo il restauro (1948-49) per motivi di viabilità ad opera dell'Amministrazione Comunale per l'apertura di una nuova strada, cioè Corso Italia.»
- ↑ Don Vincenzo Pastore, Capitolo XVI — Marco Antonio Doria: III principe di Angri, Capitolo XIX — Denominazioni topiche e località dell'antica Terra d'Angri., in Angri-Dalla preistoria ai nostri giorni-volume secondo, vol. 2, Cava dei Tirreni (SA), Arti Grafiche Palumbo & Esposito, febbraio 1981, pp. 593, 594, 730 e 733. URL consultato il 3 aprile 2025.
- ↑ Giancarlo Forino, ANGRI, l’immagine un ricordo – Dal 1940 alla fine degli anni ‘70, Angri (SA), Cooperativa Centro Iniziative Culturali, 1988, p. 53. URL consultato il 9 luglio 2025.
- ↑ Carmine Raiola e Carla Mosca, CAPITOLO II, L'OCCUPAZIONE FRANCESCE, 1806-1815, 2.6 Villa Comunale già Doria, in Angri nell'800, prima dell'Unità d'Italia, la storia attraverso i documenti, Angri nell'800, prima dell'Unità d'Italia, la storia attraverso i documenti, Angri (SA), Cooperativa Centro Iniziative Culturali (Angri), ottobre 2003, pp. 41 e 42. URL consultato il 2 maggio 2026.«Oltre al giardino all'italiana furono costruiti dei padiglioni che si estendevano, e si estendono tuttora, lungo la facciata del palazzo, separati dalla strada e dal fossato. Detti padiglioni erano utilizzati sia dal Principe e dai suoi ospiti, che dal giardiniere per sua abitazione e deposito di attrezzi per la cura del giardino.»
- ↑ AA. VV., Archivio di Stato di Napoli, Raccolta piante e disegni.
- ↑ Carmine Raiola e Carla Mosca, CAPITOLO II, L'OCCUPAZIONE FRANCESCE, 1806-1815, 2.6 Villa Comunale già Doria, in Angri nell'800, prima dell'Unità d'Italia, la storia attraverso i documenti, Presentazione di Luigi D'Antuono, Angri (SA), Cooperativa Centro Iniziative Culturali (Angri), ottobre 2003, pp. 41 e 42. URL consultato il 2 maggio 2026.«Il principe Marco Antonio Doria intenzionato a costruirsi una villa dirimpetto al suo palazzo acquistò, nel 1796, sette porzioni di giardinetti di altrettanti proprietari confinanti col suo antico giardino di moja 3 attaccato alle sue celle (ex locale dei Combattenti). Per l'acquisto delle porzioni di giardino, il Regio notaio e tavolario (funzionario tecnico nel Regno di Napoli), interveniva alla misurazione del del terreno ed apprezzo e, successivamente, Marco Antonio d'Oria generosamente aggiungeva altri ducati. Nominò l'architetto Pompeo Schiantarelli per la preparazione di una planimetria con varie costruzioni, fontane, viali, aiuole con varie piante da mettere a dimora, tale da formare un giardino di delizie. Tale giardino fu chiamato Giardino all'italiana dei Doria d'Angri, da Paolo Peduto, il quale osservò una tavola geometrica del 1807 redatta dall'architetto Pasquale Pinto.»
- ↑ Don Vincenzo Pastore, Capitolo XVII — Città Fortezza di Angri, Il Castello - La Torre e la Torretta della Terra d'Angri., in Angri-Dalla preistoria ai nostri giorni-volume secondo, vol. 2, Cava De' Tirreni (SA), Arti Grafiche Palumbo & Esposito, febbraio 1981, p. 641. URL consultato il 3 aprile 2025.«Riempie della sua visione tutta la grande piazza del Corpo della Terra, ove sorge maestoso e solenne a ad un tempo leggiadro e bello, il castello. E a mirarlo viene spontanea la domanda: quando, in quale secolo è stato costruito? Non è facile rispondere ad una disanima attenta di tutti i documenti storici che ci offrono i secoli passati, dai quali soltanto piò scaturire una risposta approssimativa, se non certa e definitiva. Nell'anno 1220 tornando Federico II da Roma, dove era stato incoronato imperatore il 22 novembre da Papa Onorio III, si fermò a Capua, dove tenne l'Assemblea Generale dei Baroni del Regno; nella quale furono discusse e approvate Venti Costituzioni: fra le quali quella che ordinava ai notai di scrivere gli atti pubblici «per licteraturam comunem et legibillem» e non più con caratteri barbari, la cui lettura indecifrabile dava adito ad inganni, a cavilli e a frodi dolose, e a l'altra che ordinava ai baroni di abbattere le fortezze e i castelli abusivamente costruiti e di non più costruirne in avvenire. In forza della quale Costituzione pubblicata a Capua, il castello di Angri, dunque non è stato costruito immediatamente prima del 1220 né immediatamente dopo quella data, perché o sarebbe stato abbattuto o non costruito affatto. Non fu poi costruito sotto Re Carlo I D'Angiò, né sotto i suoi successori angioini, né durante il dominio degli Aragonesi, perché tale avvenimento sarebbe stato senz'altro ricordato e annotato nelle Cancellerie Angioina-Aragonese, dove pure sono annotate particolari notizie riguardanti l'ordinaria amministrazione del feudo della baronia di Angri. Nelle Costituzioni emanante a Capua, scrive Nicola Carrucci « vedasi il Codice Dipplomatico Salernitano, vol. I, pag. 156 (Biblioteca Nazionale-Salerno)», l'imperatore Federico II nomina anche i provisores dei castelli del Principato di Terra di Lavoro e della Terra Beneventana, dà loro istruzioni circa il numero dei servienti di ciascun castello, delle paghe da corrispondersi loro; delle riparazioni eventuali da farsi. Per ogni castello si ordina un inventario, da redigersi in triplice copia, di cui una al castellano, l'altra da conservarsi presso il provvisore e la terza da consegnarsi alla cuira imperiale.»
- ↑ Tiziana Mancini, Aspetti della cultura artistici legati all'esame di alcuni monumenti angresi, in AA. VV. et al., Angri, Territorio di transiti, a cura di Sindaco Umberto Postiglione (mandato 1995-1999), Girolamo Pepe, assessore alla cultura (mandato 1995-1999) e Gianni Rossi, Napoli (NA), Electa Napoli, 24 aprile-11 maggio 1997, pp. 45 e 4, ISBN 9788843556465. URL consultato l'11 luglio 2025.«Dopo circa 150 anni, tra il 1757 ed il 1767, in linea con le tendenze della nobiltà napoletana che si fa costruire per i propri ozi stupende residenze lungo le falde del Vesuvio, i Doria commissionarono all'architetto Antonio Francesconi la trasformazione dell'antica fortezza in casa di villeggiatura. In quest'occasione vengono realizzati il cortile ed il grande scalone a tre piani, punto di raccordo tra il preesistente palazzo, rimaneggiato ampiamente, ed il torrione la cui torre maggiore viene ribassata e merlata. La nuova costruzione occupa tutta quella che è l'area del fortilizio originario, utilizzando per la fondazione del nuovo complesso il materiale costruttivo di recupero. Punto novale per l'articolazione spaziale dell'intero edificio diventa il giardino che, già presente all'epoca dell'acquisto feudale dei Doria, costituisce la scenografia ideale della casa del signore. Infatti l'importanza dell'integrazione tra opera muraria e verde ben risulta dal fatto che ad ogni piano dello scalone ci sono logge le quali non solo consentono il passaggio tra il torrione e la nuova fabbrica, ma si aprono sulla quinta prospettica del grande giardino, oggi divenuto Villa Comunale. A causa della strada che taglia e stravolge l'assetto di tutto il sistema, dei tre accessi differenti che permettevano l'entrata al parco, oggi ne è rimasto soltanto uno. Dai progetti e dai disegni in nostro possesso si può risalire all'aspetto originario del complesso articolato in viali paralleli, con due zone boscose al confine lungo i lati lunghi, serre per piante esotiche, con il vero e proprio giardino all'italiana organizzato in un grande rettangolo diviso in quattro parti ed infine il labirinto. In asse con il viale principale è la collinetta, o per meglio dire il tumolo, tipico elemento che insieme alla piramide figura nell'accezione dell'etica neoclassica come invito alla meditazione. Insieme al padiglione ed all'edicola costituisce testimonianza della nuova sistemazione del giardino affidata a Pasquale Pinto, e voluta, agli inizi del secolo XIX, dal principe Marcantonio Doria, omonimo del più noto primo feudatario di Angri. Sarà proprio costui nel 1908 a vendere per la «modica» cifra di novantamila lire al Comune di Angri l'intero complesso che da allora diventa Municipio.»
- ↑ Berardino Giacomaniello, La grotta dei briganti, in Terra Mia, illustrazioni di Tipoligrafia Buonaiuto, Sarno (SA), EDISUD SALERNO 2008, dicembre 2008, pp. 90 e 91, ISBN 9788895154350. URL consultato il 5 dicembre 2025.«Nella villa dei giardini Doria c'è la montagnella, una piccola collinetta che delimita il confine della villa comunale. Un passaggio, ora chiuso da un cancelletto di ferro, permetteva di accedere attraverso un antro buio nel ventre del piccolo promontorio, che con un circolare tunnel attraversava le viscere della montagnella per tutta la lunghezza della circonferenza. ...era provvisto di un passaggio segreto ora murato, che metteva in comunicazione la villa comunale dei Monti Lattari attraverso il Chianiello dove tanti anni fa era arroccato con la sua banda, formata da trecento briganti il terribile bandito Polito Pastena che usava il nostro Chianiello come base per le frequenti incursioni brigantesche in danno della vicina popolazione di Castellammare di Stabia. Questi fatti di cronaca accadevano nell'anno del Signore 1647. I briganti operarono ancora a lungo sulle dolci colline dei Lattari lasciando una scia di rapine e di sangue e minacciando addirittura di fare scoppiare una guerra tra Angri e Castellammare di Stabia perché, gli stabiesi credevano che il brigante Polito Pastena fosse spalleggiato dagli angresi che davano ospitalità alla banda dei criminali briganti mentre in realtà la popolazione angrese subiva suo malgrado le scorrerie e l'alloggiamento del Pastena che con la sua banda terrorizzava anche i poveri e pacifici abitanti dell'Universitas Terrae Angrie. Questi tristi episodi si leggono dal Memoriale dato alla Maestà di Filippo IV dal barone capitano Giulio Pezzolla che nel 1650 così scriveva da Madrid: Erano 400 banditi divisi in diverse squadre che tenevano terrorizzati tutti quei vassalli di Vostra Maestà tanto che, si era perso il commercio da un luogo all'altro. Commettevano ruberie ai contadini e ai viaggiatori e facevano grossi ricatti. Il loro capo era Giovanni Battista Santocorsi compagno di Polito Pastena che si impadronì e mise a sacco la città di Salerno con i ribelli di Vostra Maestà.»
- ↑ Antonino Pastore, Il tesoro dei brigati, sotto la montagnella, in L'impegno dei giovani angresi-fatti e personaggi, illustrazioni di Francesco D'Amato, Prefazione di Felice Caiazzo, Anna Scimone ed altri, Angri (SA), ZORA EDITORE, febbraio 2024, pp. 105, 106, 107 e 108, ISBN 9791280859204.«Al centro della Villa c'era, e c'è ancora oggi, la Montagnella, una collinetta alla cui base esisteva un accesso che veniva utilizzato dalla famiglia del principe come via di fuga, verso i monti, in caso do attacco nemico al Castello. Oggi l'ingresso è chiuso con inferriate e la via di fuga è crollata.»
- ↑ Giancarlo Forino, Il castello Doria di Angri-Vicende costruttive, in Lucio Santoro e Giancarlo Forino, Il castello di Angri nel contesto delle fortificazioni salernitane, illustrazioni di Gianni Rossi e Pasquale Smaldone, Angri (SA), Cooperativa Centro Iniziative Culturali, settembre 1991, p. 31. URL consultato il 26 agosto 2025.«Delle due torri concentriche, l'esterna risale al periodo rinascimentale, mentre quella interna, più alta, detta maggiore, rappresenta sicuramente il nucleo più antico dell'intera struttura, ma quasi certamente non anteriore alla prima età angioina (fine del Duecento-inizio del Trecento).»
- ↑ AA.VV., Monumenti dimenticati: i resti della cinta muraria medievale di Angri, in la Città, QUOTIDIANO DI SALERNO E PROVINCIA, Salerno (SA), Fondazione Vito Di Canto E.T.S., aprile 2019, pp. 61, 62, 63, 64, 65, 66 e 67.«Ancora, in Via Giudici, in una strettoia situata all'inizio della strada si possono scorgere altri ruderi di mura fortificate munite di torre sporgente a forma quadrata (poi trasformata parzialmente in civile abitazione) con sottostante portale in pietra lavica. Infine, in Via Nuove Cotoniere, all'incrocio con Corso Vittorio Emanuele II, laddove in un tempo non molto remoto esistevano dei ruderi ⎯ dell'XI secolo, poi inglobati in taluni fabbricati per civile abitazione ⎯ dell'Eremo della Congregazione dei Camaldolesi di Maiori, da cui prese nome un'antica stradina (che attraversava la parte posteriore del Monastero Camaldolese e immetteva sul Corso Vittorio Emanuele II) denominata infatti Strettola Camaldoli che oggi più non esiste, presso il quale s'innalzano altrettanti resti della predetta cinta muraria fortificata munita di torre sporgente a forma quadrata, venuta alla lice durante i recenti lavori di scavo e consolidamento dell'area di sedime.»
- ↑ AA.VV., Monumenti dimenticati: i resti della cinta muraria medievale di Angri, in IdeaVision, 28 marzo 2019.«Ancora, in Via Giudici, in una strettoia situata all'inizio della strada si possono scorgere altri ruderi di mura fortificate munite di torre sporgente a forma quadrata (poi trasformata parzialmente in civile abitazione) con sottostante portale in pietra lavica. Infine, in Via Nuove Cotoniere, all'incrocio con Corso Vittorio Emanuele II, laddove in un tempo non molto remoto esistevano dei ruderi ⎯ dell'XI secolo, poi inglobati in taluni fabbricati per civile abitazione ⎯ dell'Eremo della Congregazione dei Camaldolesi di Maiori, da cui prese nome un'antica stradina (che attraversava la parte posteriore del Monastero Camaldolese e immetteva sul Corso Vittorio Emanuele II) denominata infatti Strettola Camaldoli che oggi più non esiste, presso il quale s'innalzano altrettanti resti della predetta cinta muraria fortificata munita di torre sporgente a forma quadrata, venuta alla lice durante i recenti lavori di scavo e consolidamento dell'area di sedime.»
- ↑ AA. VV., Monumenti dimenticati: i resti della cinta muraria medievale di Angri, in Sulle origini di una chiesa angioina nella terra d'Angri: la SS. Annunziata, Nola (NA), Tipografia Vulcanica s.r.l., dicembre 2019, pp. 64, 65, 66, 67 e 68, ISBN 9788899742430. URL consultato il 18 settembre 2025.«Ancora, in Via Giudici, in una strettoia situata all'inizio della strada si possono scorgere altri ruderi di mura fortificate munite di torre sporgente a forma quadrata (poi trasformata parzialmente in civile abitazione) con sottostante portale in pietra lavica. Infine, in Via Nuove Cotoniere, all'incrocio con Corso Vittorio Emanuele II, laddove in un tempo non molto remoto esistevano dei ruderi — dell'XI secolo, poi inglobati in taluni fabbricati per civile abitazione — dell'Eremo della Congregazione dei Camaldolesi di Maiori, da cui prese nome un'antica stradina (che attraversava la parte posteriore del Monastero Camaldolese e immetteva sul Corso Vittorio Emanuele II) denominata infatti Strettola Camaldoli che oggi più non esiste, presso il quale s'innalzano altrettanti resti della predetta cinta muraria fortificata munita di torre sporgente a forma quadrata, venuta alla lice durante i recenti lavori di scavo e consolidamento dell'area di sedime.»
- ↑ Don Vincenzo Pastore, Capitolo III — Origine storica di Angri, in Angri-Dalla preistoria ai nostri giorni-volume primo-Dalle remote origini al dominio feudale dei Doria-volume primo, vol. 1, Cava De' Tirreni (SA), Arti Grafiche Palumbo & Esposito, febbraio 1981, pp. 54, 55, 56 e 310.«Durante gli scavi per la fondazione della Città dei Ragazzi, voluta da Don Enrico Smaldone, fu trovata una necropoli di origine greca, con moltissimi oggetti d'epoca.»
- ↑ Don Vincenzo Pastore, Capitolo XVII — Città Fortezza di Angri. Il Castello - La Torre e la Torretta della Terra d'Angri., in Angri-Dalla preistoria ai nostri giorni-volume secondo, vol. 2, Cava De' Tirreni (SA), Arti Grafiche Palumbo & Esposito, febbraio 1981, pp. 639 e 640. URL consultato il 3 aprile 2025.
Bibliografia
Fonti storiche
- Lucio Santoro e Giancarlo Forino, Il castello di Angri nel contesto delle fortificazioni salernitane, illustrazioni di Gianni Rossi e Pasquale Smaldone, Angri (SA), Cooperativa Centro Iniziative Culturali, settembre 1991. URL consultato il 26 agosto 2025.
- Tiziana Mancini, Aspetti della cultura artistici legati all'esame di alcuni monumenti angresi, in AA. VV. et al., Angri, Territorio di transiti, a cura di Sindaco Umberto Postiglione (mandato 1995-1999), Girolamo Pepe, assessore alla cultura (mandato 1995-1999) e Gianni Rossi, Napoli (NA), Electa Napoli, 24 aprile-11 maggio 1997, pp. 45 e 46, ISBN 9788843556465. URL consultato l'11 luglio 2025.
- Carmine Raiola e Carla Mosca, CAPITOLO II, L'OCCUPAZIONE FRANCESCE, 1806-1815, 2.6 Villa Comunale già Doria, in Angri nell'800, prima dell'Unità d'Italia, la storia attraverso i documenti, Presentazione di Luigi D'Antuono, Angri (SA), Cooperativa Centro Iniziative Culturali (Angri), ottobre 2003, pp. 41 e 42. URL consultato il 2 maggio 2026.
- Gaetano Marra, PARTE II-Angri e il suo castello, Una torre e quattro casali e La grotta dei briganti, in Terra d'Angri-Tradizioni, leggende e storia, Prefazione di Luigi Montella, Sarno (SA), Cooperativa Centro Iniziative Culturali,, aprile 2004, pp. 46, 47, 48, 49, 50, 51, 52, 53, 54, 67, 68 e 69, ISBN 9788894676990.
- Nicola Della Monica, Le grandi famiglie di Napoli, le vicende, gli aneddoti, le curiosità mondane dei tanti illustri casati protagonisti della storia partenopea, 2ª ed., Roma (RM), Newton & Compton, 1º gennaio 2007 [1998], p. 172, ISBN 8881837897. URL consultato l'11 luglio 2025.
- Don Vincenzo Pastore, Capitolo III — Origine storica di Angri., in Angri-Dalla preistoria ai nostri giorni-volume primo-Dalle remote origini al dominio feudale dei Doria-volume primo, vol. 1, vol. 1, Cava De' Tirreni (SA), Arti Grafiche Palumbo & Esposito, febbraio 1981, pp. 54, 55, 56 e 310.
- Don Vincenzo Pastore, Capitolo XVI — Marco Antonio Doria: III principe di Angri, Capitolo XVII — Città Fortezza di Angri, Il Castello - La Torre e la Torretta della Terra d'Angri. Capitolo XIX — Denominazioni topiche e località dell'antica Terra d'Angri., in Angri-Dalla preistoria ai nostri giorni-volume secondo, vol. 2, Cava De' Tirreni (SA), Arti Grafiche Palumbo & Esposito, febbraio 1981, pp. 593, 594, 639, 640, 641, 730 e 733. URL consultato il 3 aprile 2025.
- Berardino Giacomaniello, La grotta dei briganti, in Terra Mia, illustrazioni di Tipoligrafia Buonaiuto, Sarno (SA), EDISUD SALERNO 2008, dicembre 2008, pp. 90 e 91, ISBN 9788895154350. URL consultato il 5 dicembre 2025.
- AA. VV., STRADARIO-Parte Prima, in Comune di Angri (a cura di), Le strade di Angri, la toponomastica, i personaggi, le storie, Prefazione del dott. sindaco Giampaolo Mazzola, Angri (SA), EDIZIONI COMUNE ANGRI 2008, dicembre 2008, pp. 126 a129. URL consultato il 27 giugno 2025.
- AA. VV., Monumenti dimenticati: i resti della cinta muraria medievale di Angri, in Sulle origini di una chiesa angioina nella terra d'Angri: la SS. Annunziata, Nola (NA), Tipografia Vulcanica s.r.l., dicembre 2019, pp. 64, 65, 66, 67 e 68, ISBN 9788899742430. URL consultato il 18 settembre 2025.
- Antonino Pastore, Il tesoro dei brigati, sotto la montagnella, in L'impegno dei giovani angresi-fatti e personaggi, illustrazioni di Francesco D'Amato, Prefazione di Felice Caiazzo, Anna Scimone ed altri, Angri (SA), ZORA EDITORE, febbraio 2024, pp. 105, 106, 107 e 108, ISBN 9791280859204.
Fonti archivistiche
- AA. VV., Archivio di Stato di Napoli, Raccolta piante e disegni.
Voci correlate
- Angri
- Angioini
- Battaglia dei Monti Lattari
- Braccio da Montone
- Carlo II D’Angiò
- Chiesa di Santa Maria del Carmine (Angri)
- Collegiata di San Giovanni Battista (Angri)
- Corona d'Aragona
- Doria (famiglia)
- Monumento ai caduti (Angri)
- Mura di contenimento
- Ordine dei carmelitani scalzi
- Strada urbana
- Torre (famiglia)
- Zurolo (famiglia)
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- L'anima angioina di Angri: il Castello Doria, su ecampania.it.
- Sezione dedicata al Castello Doria, su comune.angri.sa.it.
- Sezione dedicata al Parco dei Doria, su comune.angri.sa.it
