Castello di Komine
| Castello di Komine | |
|---|---|
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| Ubicazione | |
| Stato | |
| Città | Shirakawa |
| Coordinate | 37°07′57.45″N 140°12′48.9″E |
| Informazioni generali | |
| Tipo | Castello giapponese |
| Inizio costruzione | 1340 |
| Condizione attuale | Restaurato |
| Sito web | www.city.shirakawa.fukushima.jp/page/page001390.html |
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Il castello di Komine è un castello giapponese ubicato a Shirakawa.
Storia
Le origini del castello vengono fatte risalire al 1340 durante il periodo Nanboku-chō: in quell'anno Yuki Chikatomo edificò una fortificazione sulle colline di Kominegaoka, ai cui piedi scorreva il fiume Abukuma e le diede il nome di castello di Komine. Nel 1590 il clan Yūki perse il controllo dei propri domini a causa di un decreto emanato da Toyotomi Hideyoshi:[1] il territorio entrò quindi a far parte dei possedimenti della regione di Aizu e il controllo della struttura passò inizialmente al clan Gamō, in seguito al clan Uesugi e poi nuovamente al clan Gamō. Nel 1627 fu trasferito dal castello di Tanagura Niwa Nagashige[2] con una rendita di 100 000 koku, il quale, a partire dal 1629 avviò una radicale ristrutturazione della fortezza su ordine dello shogunato: i lavori durarono circa quattro anni e si conclusero nel 1632,[3] durante i quali il corso principale dell'Abukuma fu deviato a nord del castello e il vecchio letto del fiume a sud venne interrato per permettere la costruzione del ninomaru e del sannomaru e fu ampliato il fossato sul lato orientale del takenomaru; nei terreni bonificati inoltre sorsero dei quartieri mercantili chiamati machiya e si stabilirono numerosi abitanti provenienti da Aizu, facendo prendere alla zona la denominazione di Aizu-machi. Leggenda narra che durante i lavori di ristrutturazione le mura in pietra del nucleo principale crollarono più volte consecutivamente: per porre fine a questi ripetuti fallimenti, le autorità decisero di ricorrere alla pratica del sacrificio umano, nota localmente con il termine di hitobashira, stabilendo che la vittima sarebbe stata la prima persona a presentarsi presso il cantiere della fortezza all'inizio della giornata. Il destino volle che la prima a giungere sul luogo fosse Otome, la giovane figlia di Wachi Hanzaburo, ovvero il magistrato incaricato della supervisione dei lavori edili: il padre cercò disperatamente di segnalarle con la mano di non avvicinarsi e di allontanarsi immediatamente, ma la ragazza interpretò erroneamente quel gesto come un invito ad affrettare il passo, venendo così catturata e sepolta viva al di sotto delle fondamenta.[3] Dopo il compimento del rito sacrificale, le mura in pietra vennero finalmente completate senza registrare ulteriori cedimenti strutturali: nel punto esatto in cui la giovane fu sepolta venne piantato un albero di ciliegio, il quale prese da allora il nome di Otome-zakura.[3]
Successivamente il castello passò sotto il controllo di ventuno generazioni di signori appartenenti a sette diverse casate:[2] i clan Niwa, Sakakibara, Honda, Okudaira-Matsudaira, Echizen-Matsudaira, Hisamatsu-Matsudaira e Abe. Nel 1867 il clan Abe fu trasferito al dominio di Tanagura e di conseguenza il dominio di Shirakawa divenne un territorio sotto il controllo dello shogunato e la gestione della fortezza fu affidata al clan Niwa. L'anno successivo il castello fu teatro dello scontro tra le truppe Ōuetsu Reppan Dōmei, fedeli allo shogunato, e l'esercito del nuovo governo imperiale nel contesto della guerra Boshin: il primo maggio, durante la battaglia di Shirawaka-guchi, la maggior parte degli edifici del complesso fu distrutta da un incendio e il castello capitolò.[3] Con l'emanazione dell'editto di abolizione dei castelli del 14 gennaio 1873, la struttura fu inizialmente classificata tra le fortezze da preservare, sebbene del vecchio complesso rimasero ormai soltanto i kuruwa, i bastioni in terra detti dorui, le mura in pietra e i fossati d'acqua. Nel 1887 l'area del castello fu interessata da una trasformazione logisitica: nella parte del sannomaru venne fatta passare la ferrovia Tōhok con annessa stazione, parte della superficie fortificata fu venduta a privati, mentre la sezione intorno al nucleo principale passò sotto la giurisdizione del ministero dell'Esercito, prima di essere definitivamente ceduta alla città di Shirakawa nel 1893.[1]
Un'altra zona del castello fu trasformata nel 1952 nel campo da baseball comunale denominato stadio Shiroyama, nella quale una sezione delle mura in pietra alta circa dieci metri e larga cinquanta metri fu impiegata come sfondo scuro dietro la posizione del lanciatore. L'area circostante divenne sede del mercato dei cavalli e di varie gare di ciclismo su pista. A seguito di alcuni progetti di riqualificazione volti a istituire un parco storico, le strutture dello stadio furono interamente rimosse nel 1987: basandosi sui disegni storici di un documento redatto nel 1808, nel 1991 si completò la ricostruzione della torre a tre piani sul sito del nucleo principale, a cui fece seguito, nel 1994, il ripristino della porta anteriore.[1] Il 6 aprile 2006 il sito venne inserito nella lista dei cento castelli più famosi del Giappone,[2] mentre nel 2010 è stato dichiarato monumento del Giappone.[4]
Il terremoto del Tōhoku dell'11 marzo 2011 provocò il crollo e l'allentamento delle pietre[5] in diversi punti delle mura e dei cortili fortificati, mentre la torre a tre piani rimase in piedi; danni si registrarono al cortile fortificato, alle aree del parco e ad alcuni monumenti in pietra, determinando l'immediato divieto di accesso al nucleo principale. I lavori di restauro iniziarono nell'autunno del 2011: per il ripristino si procedette mappando ogni singola pietra crollata, la cui forma venne confrontata con le fotografie storiche delle mura per identificarne l'esatta collocazione originaria e rimontarla nella sua posizione iniziale. Il castello venne riaperto il 19 aprile 2015,[2] mentre nel marzo 2019 i lavori furono dichiarati completamente conclusi.[4]
Descrizione
Il nucleo principale, l'honmaru, ospita la torre gosankai yagura, il palazzo honmaru goten e due porte fortificate con torre dette yaguramon, nello specifico la porta mae-gomon e la porta sakura-mon. La torre gosankai yagura, edificata originariamente nel 1632, è stata ricostruita fedelmente nel 1991,[4] utilizzando legno di cedro del monte Matsunami Inari, al posto del cemento armato come avvenuto in altre situazioni analoghe; è in stile sōtōgata, articolata su tre livelli e tre piani e fungeva da mastio della fortezza: è caratterizzata da un ampio margine lasciato sul bordo superiore delle mura in pietra, dalla presenza di una torre denominata tsukeyagura e da finestre a bovindo poste al secondo piano, simile al mastio del castello di Aizuwakamatsu; inoltre, il rivestimento esterno è costituito da tavole di legno sovrapposte laccate di nero e le finestre sono di piccole dimensioni per proteggere l'ambiente dalle intemperie. Il tetto è realizzato mediante la tecnica della posa a incastro: le tegole riproducono il motivo decorativo dell'umebachi, ovvero lo stemma di famiglia appartenente a Matsudaira Sadanobu. Per le mura in pietra è stata applicata la tecnica del ranzuki, la quale prevede la posa di blocchi di varie dimensioni senza un ordine regolare: il materiale utilizzato è la pietra locale di Shirakawa. I dettagli architettonici relativi a tutti gli edifici del complesso sono stati ricavati da planimetrie del periodo Edo,[2] tra le quali spiccano i documenti d'archivio noti come Shirakawa-jō Oyagura Ezu e Honmaru Goten Ezu.
Molti degli edifici dislocati all'interno del complesso andarono perduti nel corso del tempo a causa di incendi o demolizioni; tuttavia, la torre del tamburo denominata taiko yagura, che sorgeva originariamente sul lato occidentale della porta taiko-mon nei pressi dell'ingresso del secondo nucleo, fu venduta a privati nel 1873. Dopo essere stata inizialmente trasferita sul terrapieno Momiji-dote, nel 1930 venne spostata nel centro di Shirakawa, dove è utilizzata come sala da tè: a causa di questi spostamenti l'edificio andò incontro a profonde modifiche che ne compromisero in gran parte la configurazione originaria; ciononostante, costituisce l'unica testimonianza architettonica dell'epoca ancora intatta. Altri resti all'interno del sito includono le mura in pietra e i fossati del nucleo principale e del takenomaru.
Note
- 1 2 3 (JA) 小峰城跡【こみねじょうあと】, su city.shirakawa.fukushima.jp. URL consultato il 29 giugno 2026.
- 1 2 3 4 5 (EN) Komine Castle, su ana.co.jp. URL consultato il 29 giugno 2026.
- 1 2 3 4 (EN) Komine-jo Castle, su tohokuandtokyo.org. URL consultato il 29 giugno 2026.
- 1 2 3 (JA) しらかわ桜情報, su city.shirakawa.fukushima.jp. URL consultato il 29 giugno 2026.
- ↑ (EN) Komine Castle, su densho-road-fukushima.com. URL consultato il 29 giugno 2026.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- (JA) Sito ufficiale, su city.shirakawa.fukushima.jp.
