Castello di Panocchia
| Castello di Panocchia | |
|---|---|
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| Ubicazione | |
| Stato attuale | |
| Regione | Emilia-Romagna |
| Città | Panocchia, frazione di Parma |
| Indirizzo | via Campana Stanislao 8 ‒ Vigatto Panocchia ‒ Parma (PR) e Via Stanislao Campana, 8 |
| Coordinate | 44°40′34.97″N 10°18′31.92″E |
| Informazioni generali | |
| Tipo | castello tardo-medievale |
| Inizio costruzione | entro il XVII secolo |
| Materiale | laterizio e pietra |
| Condizione attuale | parzialmente restaurato |
| Proprietario attuale | famiglia Nicelli |
| Visitabile | no |
| Informazioni militari | |
| Funzione strategica | presidio della val Parma |
| [1] | |
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Il castello di Panocchia è un maniero tardo-medievale che sorge in via Campana 8, accanto alla chiesa di San Donnino, a Panocchia, frazione di Parma.
Storia
Il maniero,[2] la cui storia è pressoché ignota, secondo alcune ipotesi fu costruito dai conti Rossi quale avamposto fortificato dei castelli di Felino e di Torrechiara e fu successivamente alienato alle famiglie Fascinati e Polli.[3][4] Tuttavia, l'assenza degli elementi tipici delle strutture difensive fa propendere i principali storici verso una datazione successiva: l'edificio fu molto probabilmente eretto entro il XVII secolo per volere dei Cantelli, conti di Vidiana e Casatico e feudatari di Panocchia,[5][6][1] nonché proprietari di un edificio nel borgo almeno dal 1415.[7][8]
A causa della vicinanza del torrente Parma, in occasione delle piene più abbondanti le acque si spinsero fino ai piedi dell'edificio; nel 1732, per prevenire nuovi allagamenti, i fratelli Bartolomeo e Paolo Camillo Cantelli fecero erigere un muro a scarpa a difesa del caseggiato.[9]
In seguito alla scomparsa nel 1736 di Paolo Camillo, ultimo discendente della casata, il castello fu ereditato dal marchese Alfonso Bevilacqua, suo pronipote, che aggiunse al proprio il cognome del prozio.[10]
La struttura, più volte modificata, divenne residenza estiva della famiglia, che vi ospitò vari personaggi illustri,[1] tra i quali il poeta Carlo Innocenzo Frugoni, che ricordò il soggiorno in uno dei suoi componimenti.[11]
Intorno alla metà del XIX secolo il fossato antistante il maniero fu colmato.[9]
Nel corso del XX secolo l'edificio fu destinato a sede di un'attività artigianale.[3]
Nel 1974 fu comprato dai fratelli della famiglia piacentina Nicelli, che in seguito lo trasmisero ai loro discendenti.
Descrizione


L'edificio, frutto di varie modifiche nei secoli, si sviluppa su una pianta a L; due torrioni in stile quattrocentesco si ergono su una base rettangolare alle estremità del lato più lungo, parallelo alla strada, mentre una più alta ed esile torre, dalle forme analoghe, è collocata al centro del corpo principale meridionale.[12][1]
I prospetti, rivestiti in pietra e laterizio, sono caratterizzati dall'andamento a scarpa della muratura inferiore e dalla presenza di due cornici marcapiano in aggetto nei due primi livelli; alla base delle torri si aprono tre ampi portali d'ingresso ad arco a tutto sesto, tutti sormontati dalle fessure chiuse dei bolzoni di antichi ponti levatoi, realizzati quasi sicuramente senza alcuna reale funzione difensiva. Qua e là lungo le pareti si trovano numerose finte piombatoie; in sommità si sviluppano fasce di alti ma poco profondi beccatelli, ripresi anche nella torretta meridionale, mentre non si rilevano tracce di antiche merlature o camminamenti di ronda.[7][13] Il lato est sul retro presenta un loggiato ad arcate a tutto sesto, in alternanza chiuse da vetrate e murate.[13]
All'estremità sud il massiccio corpo principale, probabilmente più antico, è caratterizzato dalla presenza di piccoli oculi ovali in corrispondenza del sottotetto.[13]
All'interno uno degli ambienti conserva un camino seicentesco in arenaria, ornato con uno stemma dei conti Cantelli.[7]
Note
- 1 2 3 4 Cosa Fare, su ciato.it. URL consultato il 18 febbraio 2017.
- ↑ Pannocchia, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 18 febbraio 2017 (archiviato dall'url originale il 19 febbraio 2017).
- 1 2 Dall'Aglio, pp. 731-732.
- ↑ Capacchi, p. 214.
- ↑ Capacchi, p. 214-216.
- ↑ Pannocchia, su dodecapoli.com. URL consultato il 16 dicembre 2023.
- 1 2 3 Capacchi, p. 215.
- ↑ Pezzana, p. 223.
- 1 2 Capacchi, p. 216.
- ↑ Frizzi, p. 242.
- ↑ Frugoni, p. 19.
- ↑ Cirillo, Godi, pp. 337-338.
- 1 2 3 Cirillo, Godi, p. 337.
Bibliografia
- Italo Dall'Aglio, La Diocesi di Parma, II Volume, Parma, Scuola Tipografica Benedettina, 1966.
- Guglielmo Capacchi, Castelli parmigiani, Parma, Artegrafica Silva, 1979.
- Giuseppe Cirillo, Giovanni Godi, Guida artistica del Parmense, II volume, Parma, Artegrafica Silva, 1986.
- Antonio Frizzi, Memorie storiche della nobile famiglia Bevilacqua, Parma, Reale Stamperia, 1779.
- Carlo Innocenzo Frugoni, Poesie dell'abate Carlo Innocenzo Frugoni fra gli arcadi comante eginetico, Tomo X, Lucca, presso Francesco Bonsignori, 1779.
- Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo secondo, Parma, Ducale Tipografia, 1842.
Voci correlate
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