Castevoli
| Castevoli frazione | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | Mulazzo |
| Territorio | |
| Coordinate | 44°17′21.84″N 9°54′29.02″E |
| Altitudine | 406 m s.l.m. |
| Abitanti | 50[1] (2011) |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 54026 |
| Prefisso | 0187 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Patrono | san Martino |
| Giorno festivo | 11 novembre |
| Cartografia | |
Castevoli è una frazione del comune italiano di Mulazzo, nella provincia di Massa-Carrara, in Toscana.
La frazione è composta dalle tre località principali di Borgo, Foce e Pieve, oltre che dalle borgate rurali di Bergondola, Ca' del Prado, Costa d'Arzola, Fontanasaqui, Percangiola, Pradola, Rivazzo, Sogaglia e Terceretoli.
Il nome del borgo deriva dal toponimo "Casteolo", ossia "terra murata".[2]
Storia

Il castello, la cui edificazione risale al XI secolo, ha la sua origine da una piccola fortificazione costruita allo scopo di presidiare la strada romana che conduceva a Piacenza.[3]
Le prime notizie di Castevoli risalgono al 1077 con la concessione dell'imperatore Arrigo IV[4] del paese ai Marchesi Ugo e Folco d'Este consorti dei Malaspina, ai quali Castevoli pervenne nel 1195. Nella divisione del 1221 restò assegnata a Corrado, capostipite della linea di Mulazzo, nella successiva divisione, conseguente alla morte di Federico di Corrado, Castevoli venne legata al feudo di Villafranca che la conservò fino al 1416 quando dovette cederla alla Repubblica di Genova.
Nel dominio genovese rimase fino al 1464; poi in seguito ai patti stipulati tra Tommaso di Campofregoso, che per acquisto ne era divenuto padrone, e Azzone Malaspina. di Mulazzo, Castevoli finì ai marchesi di Mulazzo che ben presto la riconsegnarono ai loro parenti di Villafranca. Rimase unita a Villafranca fino al 1561 quando, alla morte del marchese Giovan Battista, i due figli Alfonso e Tommaso spartirono i beni: al primo rimase il condominio di Villafranca diviso con il cugino Federico, a Tommaso restò soprattutto Castevoli che eresse in feudo diventandone primo signore. Nel 1574 questi ottenne dall'imperatore Massimiliano II, oltre all'investitura del feudo, «salvaguardia amplissima contro le pretenzioni del Senato di Milano», che vantava ragioni sui feudi della Lunigiana derivati dalla nota investitura di Venceslao. Nel marzo 1577 ebbe da Rodolfo II, succeduto al padre Massimiliano II, la più ampia conferma del feudo. Aveva sposato Bianca, figlia di Niccolò Secca d'Aragona capitano generale di giustizia nello stato di Milano, e si era giovato della ricca dote della moglie anche per riattare e in parte trasformare il castello di Castevoli rendendolo più conforme alla funzione di sede di feudo. All'ingresso aveva collocato una scritta che diceva del suo retto modo di condursi:
TEMPUS NOSCE
NIL IMPROVISO
NEC CUM IRA JUDICES
T. MALASPINA ARAGONIUS A.D. MDLXIII»
Dopo la sua morte, avvenuta nel 1603, il figlio Francesco terminò l'opera che fece di Castevoli un complesso borgo feudale pianificato, con un'imponente residenza centrale e una cinta fortificata a racchiudere le case del paese.
Il ramo castevolese della famiglia Malaspina si estinse con la morte di Niccolò di Tommaso II nel 1676 senza lasciare eredi, il feudo venne quindi reclamato e ottenuto da Alfonso Malaspina di Villafranca nel settembre 1678. Nel 1678 Alfonso II divenne così marchese di Castevoli, Cavanella, Stadomelli ed ebbe in comunione col ramo di Villafranca il castello di Malnido dal quale governarono ad anni alterni col ramo di Villafranca. Questa linea si estinse direttamente nel 1744, con Scipione II che lasciò il feudo al fratello minore Opizzone Paolo, il quale cedette una porzione del feudo ai marchesi di Mulazzo e a quelli di Tresana. Nel 1757 cedette parte del marchesato alla linea di Mulazzo e parte alla linea di Villafranca. Gli succedette nel 1759 Tommaso III, sotto la reggenza della madre Edvige e di Annibale Malaspina fino al 1774. Rientrato da Roma per prendere il governo del feudo, dapprima creò gravi contrasti con la linea di Mulazzo per questioni di confini e di pedaggi e con la Toscana per i confini tra Lusuolo e Canossa (1763), poi dal 1791-94 iniziò una serie di rivolte contro il suo governo autoritario e dispotico per l'imposizione di lavori e tasse gravose. Tommaso, che risiedeva spesso a Roma, governò il feudo fino al 1797, ereditando nel 1796 dalla linea maggiore della Virgoletta l'intero marchesato di Villafranca. Il popolo, dopo aver goduto da più di un secolo di relativa libertà, si trovò oppresso dalle richieste dei Malaspina di Villafranca, così nel 1791 iniziò una sommossa popolare che sarebbe terminata nel 1795.
Il castello, dopo essere rimasto in condizioni di abbandono per due secoli, nel 1991 è stato recuperato da Erika End e Loris Nelson Ricci che ne hanno iniziato il restauro, facendone la propria residenza e la sede di un Centro Culturale Internazionale nel ramo artistico dove si trovano dipinti, sculture, e progetti architettonici.[3][6]
Monumenti e luoghi d'interesse

Il borgo è caratterizzato da un ingresso protetto da due porte, e da un massiccio torrione cilindrico in pietra, all'entrata del borgo vi è murata una Madonna con Bambino del XV secolo, in marmo con a lato due angeli in arenaria.[7] Ha una grande corte interna triangolare circondata dal mastio e dalla torre collegati in un organismo compatto.
La chiesa di Castevoli prende il nome da San Martino e si trova in una zona isolata dal nucleo abitato. È anteriore all'anno 1000, e di essa si trova traccia in un atto di concessione al vescovo di Luni risalente al 998. Eretta su terreno cedevole, nel tempo ha necessitato di continui supporti e ristrutturazioni. La struttura odierna ha un interno ad aula unica; agli inizi dell'anno Duemila il tetto è stato interessato da interventi di rifacimento, e una rete protegge dal crollo dei soffitti causato da scosse sismiche.[8] Rimangono scarsi indizi dell'edificio originario nella struttura odierna; fra questi, un grande fonte battesimale costruito in pietra.[9] La chiesa ha una facciata semplice con un rosone circolare sopra il portale, ed è affiancata da un campanile in pietra arenaria caratterizzato da un arco e da uno sperone che fungono da sostegno. Non lontano si trova un'iconografia che raffigura San Martino mentre taglia il proprio mantello per tenderlo a un mendicante infreddolito.[10]
Di fronte al borgo si trova l'antico convento di San Bernardino, dei frati minori osservanti;[11][12][13] ne resta l'oratorio, utilizzato come chiesa conventuale prima e come cappellania per il paese del Borgo di Castevoli poi, insieme all'accesso al cimitero.
Note
- ↑ Nel 2011 sono censiti da Istat 18 abitanti nella località Borgo, 16 abitanti nella località Foce e 16 abitanti nella località Pieve.
- ↑ Castello e Borgo di Castevoli, su Castelli Toscani.
- 1 2 Castello di Castevoli, su Lunigiana World.
- ↑ Michelotti, p. 114 nota 10. L'Autore rileva che Eugenio Branchi, Storia della Lunigiana feudale, vol. II, Pistoia, 1897, p. 166, attribuisce il diploma ad Arrigo III, morto nel 1056.
- ↑ Branchi, p. 168.
- ↑ G.U., La Lunigiana piange Loris Nelson Ricci, un "maestro" dell'arte, in Il Tirreno, 10 agosto 2021. URL consultato il 6 agosto 2026.
- 1 2 Veduta del fianco meridionale del castello Malaspina a Castevoli, su Catalogo generale dei Beni Culturali, Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione.
- ↑ Chiesa di San Martino <Castevoli, Mulazzo>, su Le Chiese delle Diocesi d'Italia. URL consultato l'8 agosto 2026.
- ↑ Paolo Bissoli, Paesi di Lunigiana: Castevoli, in Il Corriere Apuano, 29 maggio 2020. URL consultato il 9 agosto 2026.
- ↑ Pieve di San Martino, su Terre di Lunigiana. URL consultato il 9 agosto 2026.
- ↑ Branchi, p. 173.
- ↑ Giuliani, p. 32 nota 11.
- ↑ Michelotti, p. 116.
Bibliografia
- Eugenio Branchi, Storia della Lunigiana feudale, II, Pistoia, Beggi Tommaso, 1897, ISBN non esistente.
- Manfredo Giuliani, La pieve, il vico e il borgo di Castevoli, in Memorie della Accademia Lunigianese di Scienze Lettere ed Arti "Giovanni Capellini", La Spezia, pp. 21-33, ISBN non esistente.
- Nicola Michelotti, La sollevazione di Castevoli negli atti processuali, in Archivio Storico delle Province Parmensi, XXXVI, serie IV, La Spezia, 1984.
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