Celebration of the Lizard

Celebration of the Lizard
ArtistaThe Doors
Autore/iThe Doors
GenereRock psichedelico
Art rock
Acid rock
Edito daElektra Records
Pubblicazione originale
IncisioneAbsolutely Live
Data1970
Durata
  • 14:28 (live version)
  • 17:01 (studio version)

Celebration of the Lizard è un brano musicale sotto forma di suite e performance teatrale del gruppo rock statunitense The Doors, composto da Jim Morrison per quanto riguarda il testo e dai restanti membri dei Doors per la musica.

Scritto come un insieme di poesie, il pezzo include sia versi parlati che testi cantati, sezioni musicali, danza interpretativa, reazione del pubblico (innescata dall'esecuzione del pezzo dopo aver detto al pubblico che avrebbero eseguito invece Light My Fire) e passaggi di narrazione allegorica, sebbene i Doors spesso eseguissero interpretazioni abbreviate che omettevano alcuni o addirittura la maggior parte di questi elementi.[1][2]

Esclusa dall'album Waiting for the Sun del 1968 fatta eccezione per il frammento Not to Touch the Earth, Celebration of the Lizard venne eseguita nella sua interezza in diversi concerti dei Doors, con un'esecuzione live completa del brano presente nell'album dal vivo del 1970 Absolutely Live e nella compilation live In Concert del 1991. Altre versioni da vivo furono incluse nel cofanetto The Doors Box Set del 1997 e negli album Live at the Aquarius Theatre: The First Performance e Live at the Aquarius Theatre: The Second Performance del 2001, relativi a un concerto del luglio 1969. Una versione completa registrata in studio apparve nella compilation Legacy: The Absolute Best del 2003 e come bonus track nell'edizione per il 40º anniversario di Waiting for the Sun (2007).

Storia

«Non dobbiamo dimenticare che la lucertola e il serpente sono identificati con l'inconscio e con le forze del male. C'è qualcosa di profondo nella memoria umana che reagisce fortemente ai serpenti. Anche se non ne avete mai visto uno. Credo che un serpente incarni tutto ciò che temiamo. Quel pezzo, Celebration of the Lizard, era una sorta di invito alle forze oscure. Ma era ironico, non era da prendersi sul serio.»
— Jim Morrison, 1971[3]

Secondo Morrison, Celebration of the Lizard era stato "assemblato in diverse occasioni a partire da elementi già esistenti, anziché avere un nucleo generativo da cui crescere".[4] Le prime esecuzioni dell'opera completa avvennero durante i concerti dei Doors alla fine del 1967.[5] Morrison avrebbe voluto inciderla in studio ed includere il pezzo come seconda facciata del terzo album della band, Waiting for the Sun, nel 1968. Tuttavia, il produttore discografico Paul A. Rothchild e i restanti membri del gruppo pensavano che le lunghe sezioni poetiche e la lunghezza complessiva del brano rendessero impossibile una registrazione completa. La band fece alcuni tentativi di registrare il brano completo ma i quattro Doors abbandonarono l'idea perché insoddisfatti del risultato.[6]

Nelle intenzioni di Morrison, la composizione doveva essere una lunga concept-song sulla falsariga di The End e When the Music's Over nei precedenti due album della band, in cui si celebrava il mito del Re Lucertola, uno sciamano che avrebbe liberato le menti conservatrici della classe media statunitense. Tuttavia quando si palesò che il pezzo avrebbe occupato un lato intero del nuovo LP, l'idea non convinse la casa discografica che invece voleva singoli di successo di non più di tre minuti di durata. Jim Morrison accolse con evidente frustrazione la scelta di scartare la sua creazione. È infatti noto che egli considerasse Celebration of the Lizard la sua opera letteraria più importante, quella a cui aveva dedicato più sforzi sin dai tempi di Venice nel 1965, che avrebbe definitivamente affermato la sua personalità artistica come poeta.[7]

Solo il passaggio musicale Not to Touch the Earth, originariamente parte integrante della suite Celebration of the Lizard, venne registrato separatamente ed incluso in Waiting for the Sun, mentre il testo del resto del brano fu pubblicato all'interno della copertina apribile dell'LP in vinile originale, con la nota a piè di pagina "Testo di una composizione teatrale dei Doors". In un'intervista del 1970 con Salli Stevenson della rivista Circus, Morrison riferì di essere soddisfatto della versione live di Celebration of the Lizard apparsa nell'album Absolutely Live del 1970, sebbene osservò: «Penso che non sia una gran versione di quel pezzo, ma sono contento che siamo andati avanti e l'abbiamo pubblicata, perché dubito che altrimenti l'avremmo mai inserita in un disco».[8] Nei concerti successivi della band, fu eseguita solo la sezione Wake Up! come preludio ad altre canzoni.[9]

Sezioni

La suite musicale Celebration of the Lizard è suddivisa in sette sezioni:

  1. Lions in the Street
  2. Wake Up!
  3. A Little Game
  4. The Hill Dwellers
  5. Not to Touch the Earth
  6. Names of the Kingdom
  7. The Palace of Exile

Descrizione

Nella prima sezione il protagonista abbandona la sua città, lasciandosi dietro il cadavere della madre in uno scenario di degrado urbano quasi post-apocalittico, diretto verso sud. Segue poi il risveglio (Wake Up!) in una stanza di hotel con un serpente al suo fianco. In una scena onirica, il rettile si trasforma in una donna e poi insegue l'uomo fuggito in bagno in preda al terrore. Donna e serpente sembrano fondersi assieme e stritolano il protagonista con inesorabile lentezza lasciandolo esanime sul pavimento. Nella terza parte, A Little Game, la sanità mentale del protagonista sembra vacillare. Con il titolo di Go Insane ("impazzire") questa sezione era già presente nel primo nastro demo dei Doors ma era stata infine scartata. Giocando il "gioco di impazzire", secondo il narratore è possibile raggiungere la parte più remota della mente umana. In The Hill Dwellers Morrison sembra fare riferimento ad una leggenda dei nativi americani circa una favolosa razza di esseri metà uomini e metà rettili che nell'antichità abitava una città sotterranea sotto l'odierna Los Angeles. Si verifica un massacro e gli abitanti della città fuggono in preda al panico, mentre nella sezione Not to Touch the Earth seguono una serie di immagini caleidoscopiche, a partire da quella del "cadavere del presidente in macchina" che fa riferimento all'omicidio di John Fitzgerald Kennedy del 1963, per poi farsi sempre più frenetiche, cupe e fosche fino alla comparsa del Re Lucertola e della sua celebre affermazione: «I am the Lizard King. I can do anything» ("Sono il Re Lucertola. Posso fare tutto"). Egli, dopo avere vissuto per sette anni nella lussuria e nel vizio fa ritorno nel suo regno popolato da uomini giusti, pronto per entrare trionfalmente nella sua città natale circondato dai suoi seguaci adoratori.[10]

Accoglienza

Nel corso degli anni Celebration of the Lizard ha generato pareri contrastanti. Alcuni critici musicali la ritengono un capolavoro mancato che avrebbe reso Waiting for the Sun un album migliore. Altri la considerano un'opera teatrale affascinante, ricca di immagini evocative, ma non del tutto riuscita sotto il profilo musicale. Infine, alcune critiche la definiscono eccessiva e sconnessa e un passo falso, con testi che possono apparire pretenziosi.

Note

  1. ↑ Richard Goldstein, The Shaman as Superstar, in New York, New York, 5 agosto 1968.
  2. ↑ Mick Wall, Love Becomes a Funeral Pyre: A Biography of the Doors, Hachette Books, 30 ottobre 2014, p. 302–303, ISBN 978-1409151258.
  3. ↑ (EN) Richie Weidman, The Doors FAQ: All That's Left to Know About the Kings of Acid Rock, Rowman & Littlefield, 2011, p. 217, 236, ISBN 978-1617131141.
  4. ↑ Jerry Hopkins, The Rolling Stone Interview: Jim Morrison, in Rolling Stone, New York, Wenner Media, 26 luglio 1969. URL consultato il 9 marzo 2021.
  5. ↑ (EN) Mick Wall, Love Becomes a Funeral Pyre: A Biography of the Doors, Hachette Books, 30 ottobre 2014, p. 216, ISBN 978-1409151258.
  6. ↑ David Moskowitz, The 100 Greatest Bands of All Time: A Guide to the Legends Who Rocked the World, Santa Barbara, California, Greenwood, 2016, p. 223, ISBN 978-1440803390.
  7. ↑ Aurelio Pasini, The Doors. Until the End. Testi commentati, Roma, Arcana Edizioni Srl, 2008, p. 330, ISBN 978-88-6231-012-3.
  8. ↑ Salli Stevenson, Jim Morrison - Circus Magazine Interview, su morrison-the-lizard-king.blogspot.com, 13 ottobre 1970. URL consultato il 14 dicembre 2023.
  9. ↑ (EN) Mick Wall, Love Becomes a Funeral Pyre: A Biography of the Doors, Hachette Books, 30 ottobre 2014, p. 217–218, ISBN 978-1409151258.
  10. ↑ Aurelio Pasini, The Doors. Until the End. Testi commentati, Roma, Arcana Edizioni Srl, 2008, p. 330-342, ISBN 978-88-6231-012-3.

Bibliografia

Collegamenti esterni