Cesare Fabris

Cesare Fabris (Follina, 16 maggio 1885 – Venezia, 10 gennaio 1949) è stato un geofisico e fisico italiano.

Biografia

Cesare Fabris fu un geofisico e meteorologo italiano, attivo nella seconda metà dell’Ottocento e considerato tra i pionieri degli studi atmosferici e geomagnetici nel contesto scientifico nazionale. Nato a Follina, in provincia di Treviso, il 16 maggio 1885, compì gli studi liceali a Venezia e si laureò in fisica all’Università di Padova nel 1909, entrando subito come assistente all’osservatorio astronomico di Padova.[1]

Nel 1911 fu nominato assistente del Servizio aerologico del Comitato talassografico italiano e prese servizio alla Stazione aerologica di Vigna di Valle, centro nevralgico delle osservazioni aeronautiche e dei lanci di palloni piloti. In questi anni pubblicò numerosi rapporti tecnici sui sondaggi aerologici condotti in Italia e in Libia, contribuendo alla sistematizzazione delle tecniche di rilevamento atmosferico. Nel 1913 diede alle stampe un corso di meteorologia e aerologia, considerato tra i primi manuali italiani dedicati alla disciplina.[2][3]

Dal 1914 Fabris si dedicò all’insegnamento nelle scuole normali e poi al liceo “Marco Polo” di Venezia, continuando parallelamente le ricerche meteorologiche. Tra i suoi lavori più citati figura Tipi isobarici principali europei e la loro azione sull’Italia (1917), benché oggi difficilmente reperibile. Partecipò al congresso internazionale di meteorologia di Venezia del 1920, presentando lo studio Sulla struttura dei cicloni (1923), legato alle teorie della scuola di Bergen.[4]

Negli anni Venti fu attivo presso l’Istituto di geografia fisica dell’Università di Padova e nel 1925 ottenne la libera docenza in meteorologia. Dal 1930 insegnò matematica e fisica tecnica all’Istituto universitario di architettura di Venezia, incarico mantenuto fino alla morte. Parallelamente assunse la direzione dell’Ufficio segnalazioni del Magistrato alle Acque, dedicato alle previsioni meteorologiche a brevissimo termine.

Nel 1931 pubblicò il suo contributo più influente, Teorie moderne sull’origine e sulla struttura dei cicloni, opera che introdusse in Italia le concezioni di Bjerknes e della scuola norvegese, favorendo il rinnovamento della meteorologia sinottica. Seguì altri studi dedicati alle masse d’aria mediterranee, al ruolo delle Alpi nei fenomeni atmosferici e alle precipitazioni nel Veneto.[5]

Fabris morì a Venezia il 10 gennaio 1949. La sua produzione scientifica ebbe un ruolo significativo nell’evoluzione della meteorologia italiana tra le due guerre.[6]

Note

  1. ↑ Contributi di Cesare Fabris all'osservatorio padovano, su treccani.it.
  2. ↑ FABRIS, Cesare - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 20 luglio 2026.
  3. ↑ Le Alpi come fattore meteorologico - Fabris Cesare, su sbnfvg.it.
  4. ↑ Bollettino del Comitato talassografico, su Un secolo di carta Venezia. URL consultato il 20 luglio 2026.
  5. ↑ Archivio Storico dell'Osservatorio Astronomico di Padova, su www.beniculturali.inaf.it. URL consultato il 20 luglio 2026.
  6. ↑ Anticiclone - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 20 luglio 2026.

Collegamenti esterni

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