Charivari

Lo charivari (termine francese, dal greco καρηβαρία; in italiano capramarito o anche chiavramarito, alterazioni popolari del latino medievale charavaritum o chalvaritum)[1][2] era una plateale manifestazione di protesta, in cui si dava espressione a sentimenti collettivi di rabbia o di irrisione rivolti a individui responsabili di atti ritenuti offensivi verso la morale comune.

Nella letteratura italiana il termine è stato tradotto anche nella forma "chiassata".[3]

Storia e funzione sociale

Rappresentazione medievale di uno charivari

Definito da Georges Minois "riso vendicatore", "derisione aggressiva" (per la valenza evidentemente parodica), lo charivari assolveva a una funzione sociale di controllo dell'individuo, che era sanzionato nel momento in cui contravveniva a norme del codice etico della comunità. Si configurava anche come strumento di preservazione della moralità domestica, in quanto "arma di autodisciplina" della collettività volta ad espellere il bizzarro, il diverso, l'anormale, motteggiando e umiliando l'escluso.

Il rito, comune presso le società rurali, potrebbe avere un'origine demologica antica, relativa al rapporto tra morti e vivi e alla fobia suggestiva delle "anime non placate" (di persone decedute anzitempo). Processioni di persone nel ruolo di anime purganti erano inscenate in chiave apotropaica al fine di allontanare il pericolo dell'ira del defunto. Alle vecchie forme rituali sarebbero subentrate nuove finalità antropologiche meno legate alla dimensione del magico e dell'irrazionale.

Gli charivari erano comuni durante il Medioevo in Europa centrale e in Inghilterra. Secondo alcuni, la processione sarebbe collegata alle epidemie e alle carestie che investirono l'Europa del XIV secolo, in quanto espressione di disapprovazione sociale contro eventi la cui teleologia appariva sconosciuta o oscura, oppure la cui funzione nell'economia salvifica cristiana appariva incomprensibile. Uno charivari poteva avere anche valenze politiche ed incarnare un sentimento di insoddisfazione contro l'ordine costituito (spesso finendo per costituire un problema di ordine pubblico, soprattutto quando degeneravano in disordini).

La Chiesa appariva ostile verso questo tipo di pratiche, anche se alcune confraternite religiose in Provenza, nel XVI secolo, tentarono di farle proprie.

L'usanza è rimasta in auge fino al XX secolo.[4]

Modalità

Lo charivari spesso consisteva in un assembramento di persone che, talvolta travestite e utilizzando utensili, provocavano chiasso presso l'abitazione della persona alla quale la protesta era indirizzata, che in tal modo veniva esclusa di fatto dalla comunità e spinta o ad abbandonare il gruppo o a fare ammenda (talvolta per la vergogna gli stigmatizzati erano portati al suicidio). L'evento poteva prolungarsi anche per diverso tempo fino a che le motivazioni della protesta non venivano soddisfatte.[4]

Le più comuni trasgressioni punite non erano soltanto quelle relative alla differenza d'età degli sposi, ma venivano bersagliati anche vedovi che si risposavano troppo frettolosamente, scapoli che si accasavano in età troppo avanzata, coloro che si ammogliavano pur avendo uno svantaggio fisico o psichico, coppie che non avevano avuto figli entro un anno dalle nozze, mariti vittime di mogli fedifraghe o autoritarie: quest'ultimi, ad esempio, venivano fatti sfilare con la forza seduti al contrario in sella a un somaro ("corsa sull'asino"); i mariti traditi o sottomessi, avendo mancato di supervisione sulle mogli, erano ritenuti colpevoli di attentare all'autorità patriarcale. Nel caso frequente di un uomo anziano convolato a nozze con una giovane donna, lo charivari era organizzato dai ragazzi del villaggio per costringerlo a pagare da bere e ristabilire l'equilibrio infranto (il vecchio aveva sottratto loro una potenziale moglie coetanea).[5] Le manifestazioni violente di controllo comunitario raddoppiavano nel caso di una donna matura che avesse sposato un uomo più giovane: le strepitanti irruzioni notturne nella camera degli sposi e i saccheggi nella loro casa potevano durare anche otto giorni.[6]

Note

  1. ↑ capramarito, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 13 settembre 2025.
  2. ↑ Altri varianti italiane sono: scampanata o scampanacciata (Toscana), scornata (Friuli), ciambelleria (Napoli), batterella (Verona), etc.
  3. ↑ Elena Gianini Belotti, Amore e pregiudizio. Il tabù dell'età nei rapporti sentimentali, Milano, Arnoldo Mondadori, 1988, pp. 14-15.
  4. 1 2 Georges Minois, Storia del riso e della derisione, su books.google.it. URL consultato il 2 maggio 2012.
  5. ↑ Elena Gianini Belotti, Op. cit., p. 14 (citando Edward Shorter, Famiglia e civiltà).
  6. ↑ Elena Gianini Belotti, Op. cit., p. 15 (citando Claude Delong, La vita quotidiana nella Francia di Luigi XIV).

Bibliografia

Voci correlate

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