Chiaramonte Gulfi
| Chiaramonte Gulfi comune | |
|---|---|
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Libero consorzio comunale | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Mario Cutello (indipendente di centro-sinistra) dal 13-6-2022 |
| Territorio | |
| Coordinate | 37°02′N 14°42′E |
| Altitudine | 668 m s.l.m. |
| Superficie | 127,38 km² |
| Abitanti | 8 100[1] (31-5-2026) |
| Densità | 63,59 ab./km² |
| Frazioni | Piano dell'Acqua, Quaglio, Roccazzo, Sperlinga |
| Comuni confinanti | Comiso, Licodia Eubea (CT), Mazzarrone (CT), Monterosso Almo, Ragusa, Vittoria |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 97012 |
| Prefisso | 0932 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 088002 |
| Cod. catastale | C612 |
| Targa | RG |
| Cl. sismica | zona 1 (sismicità alta)[2] |
| Cl. climatica | zona D, 1 565 GG[3] |
| Nome abitanti | chiaramontani |
| Patrono |
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| Giorno festivo | rispettivamente:
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| Cartografia | |
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| Sito istituzionale | |
Chiaramonte Gulfi (in siciliano: Ciaramunti[4]) è un comune italiano di 8 100 abitanti[1] del libero consorzio comunale di Ragusa, in Sicilia.
Geografia fisica
Territorio
Chiaramonte Gulfi si trova a 17 km da Ragusa, su una collina a nord rispetto al capoluogo. Il paese si trova ad una quota di 668 m s.l.m. mentre l'altitudine massima del territorio comunale si raggiunge sul monte Arcibessi a 906 m s.l.m.
Il territorio del comune di Chiaramonte Gulfi è il 5º per estensione (126 km²) all'interno del libero consorzio comunale di Ragusa e comprende un'area che va dai monti Iblei fino alla piana di Vittoria. I corsi d'acqua del comune sono tutti a carattere torrentizio, eccetto il fiume Dirillo, che segna il confine con la Città metropolitana di Catania.
Origini del nome
Il nome di Chiaramonte Gulfi[5] (Ciaramùnti, in siciliano) si riferisce al conte Manfredi Chiaramonte che, essendo stato creato conte di Modica dal re aragonese Federico III nel 1296, fondò il paese, cui dette il nome del proprio casato, dopo la distruzione di Gulfi, perpetrata nel 1299 dagli Angioini. Chiaramonte, sorta intorno al 1300, fu subito abitata dai pochi scampati all'eccidio di Gulfi. I cittadini di oggi sono chiamati Ciaramuntàni. Il nome dell'antico centro di Gulfi verrà aggiunto a quello ufficiale del comune solo nel 1881, come memoria dell'antica origine del paese. Quasi tutti gli antichi toponimi sono andati distrutti. L'antico toponimo "Porta di la chaza", cui è subentrato il nuovo "Arco dell'Annunziata", e il toponimo "via della muraglia" mostrano ancora una limitata parte dell'antica cinta muraria.
Storia
Dalla preistoria all'età classica
Il territorio dell'odierna Chiaramonte Gulfi risulta abitato fin dalla preistoria e costituisce una delle aree archeologicamente più ricche dei monti Iblei. Numerose campagne di scavo e ricognizioni archeologiche hanno individuato insediamenti fortificati (castellieri) risalenti all'età del bronzo e all'età del ferro, oltre a necropoli, abitati e testimonianze che documentano la continuità del popolamento umano dalla protostoria fino all'età medievale.[6][7]
Tra la fine del VII secolo a.C. e gli inizi del VI secolo a.C., nell'ambito dell'espansione territoriale della Siracusa greca verso l'entroterra della Sicilia sud-orientale, venne fondata la città di Akrillai (Ἄκριλλαι), destinata a controllare le principali vie di comunicazione fra Siracusa, Kamarina e Gela. La sua posizione, dominante le vallate del Dirillo e dell'Irminio, ne fece uno dei più importanti avamposti militari siracusani, con funzioni sia difensive sia amministrative.[8]
Durante la grande offensiva cartaginese del 406 a.C., guidata da Annibale Magone, la città fu conquistata e rasa al suolo insieme a numerosi altri centri della Sicilia greca. In seguito Akrillai venne ricostruita, probabilmente nell'ambito della politica di ripopolamento promossa da Timoleonte nel IV secolo a.C., tornando a svolgere il proprio ruolo strategico nell'organizzazione territoriale siracusana.[9]
Nel territorio comunale ricade anche il sito archeologico di Scornavacche, importante abitato ellenistico sviluppatosi lungo il corso del Dirillo. Le indagini archeologiche hanno portato alla luce quartieri residenziali, impianti produttivi e numerose fornaci, dimostrando come il centro fosse specializzato nella produzione di ceramiche destinate al commercio regionale. Fondato in età greca, l'abitato venne distrutto nel 406 a.C. durante l'invasione cartaginese, successivamente ricostruito e definitivamente abbandonato intorno al 280 a.C.. I materiali rinvenuti sono oggi conservati principalmente presso il Museo archeologico ibleo di Ragusa.[10]
Dall'età romana all'alto Medioevo
Durante la seconda guerra punica, Akrillai fu teatro di uno degli episodi decisivi della conquista romana della Sicilia. Nel 213 a.C., nei pressi della città, l'esercito siracusano comandato da Ippocrate venne sconfitto dalle truppe del console Marco Claudio Marcello, episodio ricordato da Tito Livio e determinante per il definitivo consolidamento del dominio romano sull'isola.[11]
Entrata a far parte della provincia romana di Sicilia, la città assunse il nome latinizzato di Acrillæ e continuò ad essere abitata durante l'età imperiale, come testimoniano i numerosi reperti archeologici rinvenuti nell'area. Il territorio mantenne una spiccata vocazione agricola, favorita dalla fertilità degli altipiani iblei e dalla presenza di importanti vie di comunicazione interne.[12]
Le più recenti ricerche condotte dall'Università di Bologna hanno inoltre individuato, nella contrada San Nicola, un vasto villaggio rurale sviluppatosi tra l'età romana e quella bizantina, corredato da una necropoli e da edifici produttivi. La scoperta ha consentito di ridefinire il quadro dell'occupazione del territorio, dimostrando come il popolamento dell'area non si interrompesse con il declino dell'antica Acrillae, ma proseguisse fino ai secoli dell'alto Medioevo.[13]
Secondo la tradizione storiografica locale, l'antica Acrillae sarebbe stata definitivamente distrutta nell'827, durante le prime fasi della conquista musulmana della Sicilia guidata da Asad ibn al-Furat. Sebbene le fonti medievali non consentano di ricostruire con assoluta certezza gli eventi, è generalmente ritenuto che una parte della popolazione superstite si trasferisse sulle pendici del Monte Arcibessi, dove sorse un nuovo abitato denominato Gulfi. L'origine del toponimo viene generalmente ricondotta alla lingua araba, nella quale indicherebbe una «terra amena» o «luogo piacevole», in riferimento alla fertilità del territorio e alla posizione dominante sul paesaggio circostante.[14]
La rifondazione dei Chiaramonte
Nel corso della guerra del Vespro, Gulfi fu coinvolta nelle operazioni militari che interessarono la parte sud-orientale della Sicilia. Nel 1299 l'abitato venne conquistato e distrutto da Ruggero di Lauria, passato al servizio degli Angioini dopo la pace di Anagni. Le cronache ricordano che la presa della città fu accompagnata da un grave eccidio della popolazione e dalla quasi totale distruzione dell'insediamento.[14]
Pochi anni dopo, Manfredi I Chiaramonte, conte di Modica per investitura di Federico III di Sicilia, promosse la rifondazione del centro in posizione più elevata e maggiormente difendibile. Attorno al cosiddetto Baglio, nucleo fortificato comprendente il castello e le prime abitazioni, si sviluppò progressivamente il nuovo abitato, protetto da una cinta muraria dotata di torri e porte urbiche. Dal casato feudale che ne promosse la rinascita il centro assunse il nome di Chiaramonte, destinato a conservarsi nei secoli successivi.[14]
Dallo sviluppo della contea di Modica al XVII secolo
Nel corso del XIV secolo Chiaramonte consolidò progressivamente il proprio ruolo quale uno dei principali centri interni della Contea di Modica, potente Stato feudale che godeva di un'ampia autonomia amministrativa e politica all'interno del Regno di Sicilia. Grazie alla posizione dominante sugli altipiani iblei e lungo le principali direttrici commerciali tra la costa meridionale e l'entroterra, il centro conobbe un costante incremento demografico ed economico, fondando la propria prosperità sull'agricoltura, sull'allevamento e sulle attività artigianali.[14]
Nel 1366 il centro contava circa duecento nuclei familiari, concentrati prevalentemente all'interno della cinta muraria edificata dai Chiaramonte. Il nucleo originario del Baglio, sviluppatosi attorno al castello comitale, costituiva ancora il cuore politico, militare e religioso della città, mentre nei decenni successivi iniziarono a svilupparsi nuovi quartieri all'esterno delle mura, favoriti dalla crescita della popolazione e dall'espansione delle attività economiche.[14]
Nel corso del XVI secolo l'espansione urbana interessò soprattutto i quartieri del Burgo e del Salvatore, sorti oltre l'antica cinta fortificata. Dai Riveli del 1593 emerge come il quartiere del Baglio comprendesse 278 abitazioni, mentre il Burgo ne contava 297 e il Salvatore 258, per una popolazione complessiva di circa 5 711 abitanti, valore considerevole nel panorama della Sicilia sud-orientale dell'epoca.[14]
La città conservava ancora un articolato sistema difensivo medievale. L'accesso all'abitato era garantito principalmente da due porte monumentali: la Porta di la Chaza, rivolta verso nord, e la Porta di Ragusa, posta sul versante meridionale. Delle antiche fortificazioni rimangono oggi limitate testimonianze, tra le quali l'Arco dell'Annunziata, risalente al XIV secolo, che costituiva uno degli accessi all'antico centro murato.[15]
L'importanza strategica di Chiaramonte emerge anche dall'organizzazione militare della contea. Nel 1614 il centro disponeva infatti di una compagnia di quarantadue cavalieri armati di spada e archibugio, incaricati della difesa del territorio comitale nell'ambito dell'ordinamento militare del Regno di Sicilia.[14]
Il terremoto del 1693 e la ricostruzione
L'11 gennaio 1693 Chiaramonte fu gravemente colpita dal devastante terremoto della Val di Noto del 1693, il più violento evento sismico della storia della Sicilia orientale. Il sisma provocò il crollo di gran parte degli edifici civili e religiosi, distrusse quasi completamente il castello medievale dei Chiaramonte e causò ingenti perdite umane, modificando profondamente l'assetto urbanistico della città.[15][16]
Diversamente da altri importanti centri della Sicilia sud-orientale, quali Noto, Avola o Grammichele, ricostruiti in siti differenti rispetto agli insediamenti medievali, Chiaramonte venne riedificata mantenendo sostanzialmente il preesistente impianto urbanistico. Le nuove architetture civili e religiose sorsero quindi lungo il tessuto viario medievale, determinando una singolare fusione tra l'impianto urbanistico trecentesco e le forme artistiche del barocco siciliano, ancora oggi chiaramente leggibile nel centro storico.[15] Nel corso del XVIII secolo la ricostruzione interessò l'intero abitato, favorendo il rinnovamento delle principali chiese, dei palazzi nobiliari e degli edifici pubblici. Parallelamente si modificò anche la suddivisione amministrativa interna della città: gli antichi quartieri medievali vennero progressivamente sostituiti da quattro nuovi quartieri dedicati ad altrettanti santi patroni, riflesso della crescente influenza esercitata dalle istituzioni ecclesiastiche sulla vita urbana.[17]
L'importanza economica e sociale degli enti religiosi emerge chiaramente dai Riveli del 1748, analizzati da Gianni Morando, dai quali risulta che quasi la metà del patrimonio immobiliare e fondiario della città fosse controllata da 176 religiosi, a fronte di una popolazione laica di circa 5 972 abitanti. Tale situazione testimonia il rilevante peso esercitato dal clero nella vita economica, amministrativa e culturale della Chiaramonte settecentesca.[17]
Dall'abolizione del feudalesimo all'Unità d'Italia
Tra la fine del XVIII secolo e i primi decenni del XIX secolo Chiaramonte, come l'intera Contea di Modica, fu interessata dai profondi mutamenti politici e istituzionali che interessarono il Regno di Sicilia. L'abolizione del sistema feudale, sancita nel 1816, pose termine ai privilegi giurisdizionali delle antiche famiglie feudali e determinò una progressiva riorganizzazione dell'amministrazione locale, favorendo l'affermazione di una nuova classe dirigente composta da proprietari terrieri, professionisti e rappresentanti della borghesia agraria.[18][19]
Nel corso dell'Ottocento l'economia del centro continuò a fondarsi prevalentemente sull'agricoltura e sulla pastorizia. Ampie superfici del territorio erano destinate alla coltivazione dei cereali, della vite e dell'olivo, mentre assunsero crescente importanza la produzione olearia e l'allevamento bovino, attività favorite dalla conformazione dell'altopiano ibleo. Parallelamente continuarono a svilupparsi numerose attività artigianali, in particolare quelle legate alla lavorazione della pietra, del legno e dei prodotti agricoli.[15]
Durante i moti rivoluzionari del 1848 anche il territorio chiaramontano fu coinvolto, seppure marginalmente, nel più ampio movimento insurrezionale siciliano contro il governo borbonico. Dopo la restaurazione dell'autorità del Regno delle Due Sicilie, il centro continuò a rappresentare uno dei principali comuni agricoli dell'entroterra ragusano.[19]
Il 17 dicembre 1860, in seguito alla spedizione dei Mille, Chiaramonte entrò a far parte del Regno di Sardegna, che il 17 marzo 1861 diventò il Regno d’Italia. Con la riforma amministrativa successiva all'unificazione nazionale il comune venne incluso nella provincia di Siracusa, della quale fece parte fino all'istituzione della provincia di Ragusa nel 1927.[20]
Con regio decreto del 1881 alla denominazione ufficiale di Chiaramonte venne aggiunto l'appellativo Gulfi, in memoria dell'antico abitato medievale distrutto alla fine del XIII secolo, assumendo così l'attuale denominazione di Chiaramonte Gulfi.[14]
Dall'età contemporanea ad oggi
Nel corso del XX secolo Chiaramonte Gulfi consolidò la propria economia agricola, distinguendosi nella produzione dell'olio d'oliva degli Iblei, delle mandorle, del vino e dei prodotti zootecnici. L'allevamento bovino e la produzione casearia contribuirono in maniera significativa allo sviluppo economico locale, affiancando le tradizionali coltivazioni cerealicole e arboree.[21]
L'istituzione della provincia di Ragusa il 2 gennaio 1927 determinò il passaggio del comune dalla provincia di Siracusa al nuovo ente amministrativo. Negli stessi decenni il centro fu interessato da interventi di ammodernamento delle infrastrutture, dalla realizzazione di nuovi edifici pubblici e dall'espansione dell'abitato oltre il nucleo storico medievale.[15]
Dopo la seconda guerra mondiale il fenomeno dell'emigrazione interessò anche Chiaramonte Gulfi, determinando una progressiva diminuzione della popolazione residente, comune a numerosi centri dell'entroterra siciliano. Parallelamente il miglioramento della viabilità e dei collegamenti con Ragusa, Comiso e Vittoria favorì una graduale diversificazione delle attività economiche, con lo sviluppo del commercio, dei servizi e del turismo culturale.[20]
A partire dagli ultimi decenni del Novecento è cresciuta l'attenzione nei confronti del patrimonio storico, archeologico e paesaggistico del territorio. Le campagne di scavo condotte nel sito di Akrillai e nell'area di Scornavacche, cui si sono aggiunte le più recenti ricerche dell'Università di Bologna, hanno contribuito ad ampliare significativamente le conoscenze sull'evoluzione del popolamento dell'altopiano ibleo dall'età del bronzo al Medioevo.[13]
Nel XXI secolo Chiaramonte Gulfi continua a rappresentare uno dei principali centri dell'entroterra ragusano, con un'economia basata sull'agricoltura di qualità, sull'olivicoltura, sulla zootecnia e sulla valorizzazione del patrimonio storico e culturale. La presenza di musei civici, del sito archeologico di Akrillai e di un centro storico che conserva l'impianto medievale, arricchito dalle architetture ricostruite dopo il terremoto del 1693, costituisce uno dei principali elementi di richiamo turistico della città.[21]
Simboli
Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del Presidente della Repubblica Sandro Pertini del 31 maggio 1985.[22]
- Stemma

Nei fatti, Chiaramonte Gulfi utilizza uno stemma dalla differente blasonatura, recante il monte di cinque cime d'argento in campo rosso, emblema della famiglia Chiaramonte, sormontato dal monogramma mariano come "Città di Maria", timbrato dalla corona comitale ed accollato ad un'aquila coronata al naturale, tenente tra gli artigli una lista con l'iscrizione Civitas Claramontis, il tutto inserito in uno scudo di argento con ornamenti esteriori da Comune.
- Gonfalone

Il gonfalone è un drappo di azzurro, con al centro riportato lo stemma del Comune.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose
Basilica di Santa Maria La Nova

La basilica di Santa Maria La Nova costituisce la chiesa madre di Chiaramonte Gulfi e rappresenta il principale edificio religioso della città. Sorge nel cuore del centro della Città ed è dedicata alla Vergine Maria con il titolo di Santa Maria La Nova. La fondazione della chiesa è documentata da un atto del 1450 e andò a sostituire la prima chiesa Parrocchiale della Città che era la Chiesa dell'Annunziata, costruita dentro le mura sin dalla fondazione di Chiaramonte 1299, L'edificio originario era realizzato secondo i canoni dell'architettura gotica siciliana, con archi a sesto acuto e una copertura lignea decorata da tavole dipinte con motivi arabescati. Agli inizi del XVII secolo, in particolare nel 1608, la chiesa fu oggetto di un'importante trasformazione che ne modificò profondamente l'aspetto interno secondo il gusto del primo barocco siciliano. Ulteriori interventi seguirono dopo il devastante terremoto della Val di Noto del 1693, quando vennero ricostruite e rinnovate diverse parti dell'edificio.[15] Nel corso dei più recenti restauri sono state riportate alla luce numerose sepolture e ambienti ipogei posti al di sotto del pavimento realizzato nel 1909, costituiti da cripte funerarie e camere sepolcrali appartenenti alla confraternita del SS. Sacramento e al clero locale. Tali ambienti sono stati oggetto di interventi di recupero e di studio archeologico.[24]
Santuario della Beata Maria Vergine di Gulfi

Il santuario della Beata Maria Vergine di Gulfi Patrona Principale e Regina della Città, noto anche come santuario di Santa Maria la Vetere, sorge alcuni chilometri a sud dell'abitato, nel luogo in cui, secondo la tradizione, sarebbe stata rinvenuta l'antica immagine della Vergine dopo la distruzione dell'antico centro di Gulfi. La Madonna di Gulfi è venerata quale patrona principale e regina della città di Chiaramonte Gulfi. Il santuario costituisce uno dei più importanti luoghi di culto mariano della Sicilia sud-orientale ed è meta di continui pellegrinaggi provenienti dall'intera isola, soprattutto in occasione delle annuali celebrazioni patronali.[15] L'attuale edificio è il risultato di numerosi interventi succedutisi nei secoli, che hanno ampliato e rinnovato il primitivo luogo di culto conservando tuttavia il forte valore identitario e devozionale del santuario, strettamente legato alla storia della città fin dal Medioevo.[25]
Chiesa commendale dell'Ordine Gerosolimitano di San Giovanni Battista

La chiesa commendale di San Giovanni Battista costituisce uno dei più importanti edifici medievali della città. Dedicata al Protettore San Giovanni Battista, venne edificata nel XIV secolo dai Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, ai quali apparteneva la commenda di Chiaramonte, dipendente da quelle di Modica e Randazzo.[14] L'edificio presenta un impianto basilicale a tre navate e conserva significative testimonianze delle decorazioni originarie. Tracce degli antichi affreschi medievali sono ancora visibili su alcune colonne e sulle murature interne. Nel corso dei secoli la chiesa è stata più volte ampliata e restaurata, arricchendosi di opere pittoriche e scultoree di notevole interesse artistico, tra cui una tela di ambito caravaggesco e un dipinto tradizionalmente attribuito alla scuola di Albrecht Dürer, la cui attribuzione è tuttavia oggetto di studi specialistici.[15] Dal 1587 è documentata la presenza della confraternita di Maria Santissima della Misericordia, tuttora attiva nella vita religiosa cittadina. Nel 1995 la chiesa è stata dotata di un nuovo altare e di un ambone in marmo di Carrara con inserti bronzei, mentre nel 2000 è stato inaugurato il portale monumentale in bronzo, decorato con episodi della vita di san Giovanni Battista.[26]
Chiesa di San Vito
La chiesa di San Vito, Compatrono della città. L'edificio attuale risale al XVI secolo, ma la tradizione e la documentazione storica attestano l'esistenza, nella stessa area, di un più antico luogo di culto dedicato a San Lorenzo, già protettore dell'antica Gulfi insieme a Santa Maria la Vetere.[15] Nel corso del Cinquecento il culto di san Vito acquistò particolare importanza nella religiosità cittadina, fino alla proclamazione del santo quale patrono della comunità. Intorno alla metà del secolo il patronato principale tornò tuttavia alla Madonna di Gulfi, mentre san Vito conservò il titolo di compatrono, mantenuto ancora oggi.[14] L'interno custodisce dipinti, statue lignee e arredi liturgici realizzati tra il XVII e il XIX secolo da artisti locali, testimonianza della vivace produzione artistica sviluppatasi a Chiaramonte Gulfi nel corso dell'età moderna.
Altri edifici religiosi
- Chiesa di San Filippo. Edificata tra il XVI e il XVII secolo, costituisce uno dei principali luoghi di culto del centro storico. Al suo interno si conservano la cappella del Rosario, un pregevole arco marmoreo riconducibile alla scuola dei Gagini e la statua di Maria Santissima del Rosario, scultura seicentesca in marmo alabastrino di notevole valore artistico.[15]
- Chiesa del Santissimo Salvatore. Situata nell'omonimo quartiere, è una delle più antiche chiese cittadine. Originariamente articolata su due navate, subì gravi danni durante il terremoto della Val di Noto del 1693, conservando successivamente una sola navata. Custodisce la statua marmorea del Santissimo Salvatore, che la tradizione vuole giunta insieme all'immagine della Madonna di Gulfi, oltre a numerose opere scultoree dedicate a San Sebastiano, San Nicola di Bari, San Biagio e Maria Santissima della Mercede. Presso la chiesa ha sede l'antica confraternita del Santissimo Salvatore.[15]
- Santuario della Madonna delle Grazie. Sorge poco fuori dal centro abitato, immerso in una pineta, ed è uno dei principali luoghi di devozione mariana del territorio. L'edificio, risalente al XVI secolo, presenta un'unica navata e conserva una cappella seicentesca in pietra tenera realizzata da Simone Mellini. Al suo interno è custodita una statua marmorea della Madonna attribuita allo scultore messinese Cola Luca Maldotto e datata 1645.[15]
- Chiesa di San Giuseppe. Eretta nel XVII secolo per volontà dei baroni Montesano, fu ampliata e decorata dopo il terremoto del 1693 con ricchi apparati in stucco attribuiti a Gianforma. Conserva la statua del santo titolare scolpita dal chiaramontano Benedetto Cultraro, oltre alle statue in pietra raffiguranti Sant'Anna, Gioacchino, Zaccaria ed Elisabetta, nonché quattro tele collocate negli altari laterali.[15]
- Chiesa di Santa Teresa d'Avila. Costruita nel XVII secolo e originariamente annessa al monastero delle carmelitane scalze, conserva un altare ligneo settecentesco e una tela raffigurante la santa titolare, opera del pittore chiaramontano Simone Ventura.[15]
- Chiesa di San Silvestro. Piccolo edificio sacro risalente al XV secolo, costituisce una delle più antiche testimonianze religiose della città. All'interno è custodita una statua settecentesca di san Silvestro, opera di autore ignoto.[15]
- Chiesa del Carmelo - Sacra Famiglia. Già dedicata a Maria Maddalena e annessa al convento dei frati cappuccini, subì numerose trasformazioni dopo la soppressione degli ordini religiosi. Parte dell'antico convento fu destinata a carcere mandamentale, mentre nel XX secolo il complesso passò alle carmelitane scalze, assumendo l'attuale dedicazione alla Sacra Famiglia.[15]
- Convento di Santa Maria di Gesù. Fondato nel XVII secolo dai francescani osservanti, rappresenta uno dei più importanti complessi conventuali del territorio. L'interno è impreziosito da raffinati stucchi attribuiti alla scuola di Giacomo Serpotta, da un crocifisso ligneo di Umile da Petralia, dalla cappella del Santissimo Crocifisso realizzata da Benedetto Cultraro, dalla Deposizione dalla croce attribuita a Mattia Preti e dalla statua marmorea della Vergine scolpita nel XVI secolo da Giuliano Mancino e Bartolomeo Berrettaro.[15]
- Chiesa di Santa Lucia. La tradizione locale collega questo edificio al passaggio di Santa Lucia durante il viaggio verso Siracusa. L'attuale chiesa, ricostruita in epoca moderna, conserva una tela raffigurante la santa realizzata dal pittore chiaramontano A. Di Vita, collocata in sostituzione dell'opera originaria trafugata negli anni Ottanta del XX secolo.[15]
- Calvario. Realizzato agli inizi del XIX secolo, costituisce uno dei principali luoghi della devozione popolare chiaramontana. Il complesso architettonico comprende le tre croci della Crocifissione e numerose sculture seicentesche e settecentesche provenienti da edifici precedenti, tra cui le statue dei compatroni San Giovanni Battista e San Vito.[15]
- Quattro Cappelle. Monumentale edicola quadrifronte di gusto neoclassico situata all'ingresso della città. La prima struttura fu fatta erigere nel XVIII secolo dal gesuita Antonino Finocchio per ricordare l'antica chiesa del Santissimo Salvatore. Nella seconda metà del XIX secolo venne costruito l'attuale edificio, progettato da Gaetano Distefano. I bassorilievi in terracotta oggi visibili furono realizzati nel 1954 dallo scultore chiaramontano Gesualdo Vittorio Nicoletti.[15]
Architetture civili

- Arco dell'Annunziata. Costituisce l'unica porta medievale superstite dell'antica cinta muraria di Chiaramonte Gulfi. Edificato nel XIV secolo contestualmente alla rifondazione della città promossa da Manfredi I Chiaramonte, era conosciuto fino al XVIII secolo con il nome di Porta di la Chaza, poiché si apriva verso la piazza principale dell'abitato medievale. Rappresenta una delle più significative testimonianze dell'originario sistema difensivo urbano.[27]
- Porta di Ragusa. Costituiva il principale accesso meridionale alla città fortificata e permetteva il collegamento con Ragusa e con l'antico abitato di Gulfi. Demolita probabilmente tra il XVIII e il XIX secolo, non ne rimangono oggi tracce materiali; la sua ubicazione è generalmente individuata nell'area dell'antico Baglio del castello.[27]
- Posterla. Era una piccola porta secondaria aperta lungo la cinta muraria medievale, situata tra l'attuale via Guastella e la via Porta. Destinata prevalentemente al passaggio pedonale, è oggi completamente scomparsa.[27]
- Palazzo Montesano. Edificato nel XVIII secolo quale residenza dell'omonima famiglia nobiliare, costituisce uno dei principali esempi di architettura civile barocca della città. Restaurato e rifunzionalizzato, ospita oggi il complesso dei musei civici di Chiaramonte Gulfi, comprendente il Museo dell'olio, il museo etnografico, il museo di arte sacra, la pinacoteca e altri spazi espositivi dedicati alla storia e alle tradizioni locali.[15]
- Palazzo Comunale. Costruito tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, presenta un prospetto ispirato ai canoni dello stile Liberty e costituisce la sede dell'amministrazione comunale. Sorge lungo uno degli assi principali del centro storico, affacciandosi sulla piazza municipale.[28]
- Villa comunale. Realizzata tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, è il principale giardino pubblico cittadino. Disposta secondo l'impianto del giardino all'italiana, offre un ampio panorama sull'altopiano ibleo, sulla piana di Vittoria e, nelle giornate particolarmente limpide, fino alla costa meridionale della Sicilia.[15]
- Palazzo Cultrera. Situato in via Nicastro, è una dimora signorile edificata nel XVII secolo e successivamente rimaneggiata. Costituisce una significativa testimonianza dell'architettura residenziale della nobiltà e della borghesia chiaramontana di età moderna.[15]
- Fontane del Ferriero e della Fontana. Costruite nel XIX secolo, rappresentano due delle principali opere pubbliche realizzate per l'approvvigionamento idrico della città prima della realizzazione dell'acquedotto moderno. Per lungo tempo costituirono importanti luoghi di incontro della vita quotidiana cittadina.[15]
- Torre di Mazzarronello. Situata nell'omonima contrada, è una torre rurale fortificata risalente al XIV secolo, probabilmente realizzata con funzioni di controllo del territorio e di difesa delle proprietà agricole della contea di Modica. L'edificio costituisce una delle più interessanti testimonianze dell'architettura militare rurale del territorio chiaramontano.[14]
- Castello di Cicimia. Situato nell'omonima contrada, è costituito dai ruderi di una residenza feudale sviluppatasi tra il XVII e il XIX secolo sopra strutture più antiche, probabilmente di origine medievale. Del complesso rimangono parte delle murature perimetrali, alcuni ambienti di servizio e le tracce dell'antico impianto difensivo, testimonianza dell'organizzazione del territorio rurale durante l'età feudale.[15]
Società
Evoluzione demografica
Abitanti censiti[29]

Lingue e dialetti

Oltre alla lingua ufficiale italiana, a Chiaramonte Gulfi si parla la lingua siciliana nella sua variante metafonetica sud-orientale. La ricchezza di influenze del siciliano, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, deriva dalla posizione geografica dell'isola, la cui centralità nel mar Mediterraneo ne ha fatto terra di conquista di numerosi popoli gravitanti nell'area mediterranea.
Tradizioni e folclore
Le tradizioni religiose costituiscono uno degli elementi più caratteristici dell'identità culturale di Chiaramonte Gulfi. Il calendario liturgico cittadino ruota principalmente attorno al culto della Beata Maria Vergine di Gulfi, patrona principale della città ab immemorabili, e alle celebrazioni dedicate a san Giovanni Battista, protettore della città, e a san Vito martire, compatrono secondo l'antica tradizione locale.[30]
Festa della Beata Maria Vergine di Gulfi
La principale ricorrenza religiosa cittadina è la festa della Beata Maria Vergine di Gulfi, celebrata annualmente a partire dalla domenica in Albis, la prima domenica successiva alla Pasqua. La festa conserva ancora oggi l'impianto rituale consolidatosi nel XVII secolo: il simulacro marmoreo della Vergine viene trasportato processionalmente dal santuario di Gulfi alla basilica di Santa Maria La Nova, dove permane per l'intero novenario patrocinato dalle antiche maestranze cittadine, culminante nel terzo martedì dopo Pasqua, giorno della solennità patronale.[31]
L'arrivo miracoloso del simulacro da Costantinopoli si attribuisce al sec. VIII, secondo una antica tradizione,sul luogo però esisteva già una chiesa bizantina a partire dal V sec. dedicata alla Vergine Maria. Patrona di Gulfi fu anche della nuova Chiaramonte e nel 1550 la comunità chiaramontana elesse nuovamente la Vergine quale patrona principale; tale patronato fu riconfermato nel 1644 in conformità alle disposizioni emanate da papa Urbano VIII in materia di patronati civici e approvate dalla Sacra Congregazione dei Riti. Nel 1831 la Sacra Congregazione approvò inoltre l'ufficio e la messa propria della patrona per la Città e la diocesi di Siracusa, riconfermandola nuovamente Patrona Principale, con decreto a firma del Cardinale Pedicini.
Il 6 maggio 1954 il simulacro della Vergine ricevette la solenne incoronazione canonica concessa dal Capitolo Vaticano, riconfermandola Patrona Principale e Regina; nel 2005, in occasione del cinquantesimo anniversario dell'evento, la città offrì simbolicamente alla patrona una chiave d'oro quale segno del suo secolare patrocinio.
L'11 gennaio ricorre inoltre la festa del Patrocinio di Nostra Signora di Gulfi, istituita in memoria della protezione attribuita alla Vergine durante il terremoto del Val di Noto del 1693.[32]
Tra le manifestazioni devozionali più caratteristiche figura anche la Quindicina dell'Assunta, che si svolge dal 1º al 15 agosto. Ogni mattina numerosi pellegrini raggiungono il santuario per assistere alla messa dell'aurora, mentre nelle vie del centro storico vengono allestite le tradizionali cappelluzze, piccoli altarini votivi dedicati alla Vergine presso i quali si svolgono momenti di preghiera e iniziative comunitarie.[32]
Festa di san Giovanni Battista
San Giovanni Battista è venerato quale protettore della città. Le celebrazioni hanno inizio liturgicamente l'11 giugno e raggiungono il loro culmine nelle giornate del 23 e 24 giugno. La vigilia è caratterizzata dalla tradizionale svelata del simulacro e dal pellegrinaggio continuo dei fedeli, mentre nel giorno della solennità si svolgono le celebrazioni liturgiche, l'offerta votiva dei bambini e la processione del simulacro attraverso il centro storico con la visita alle principali chiese cittadine.[33]
Fra gli elementi più caratteristici della festa figurano la sciuta, ossia la solenne uscita del simulacro dalla chiesa, e il lancio degli nzareddi, sottili nastri di carta colorata che accompagnano il passaggio del santo tra il suono delle bande musicali e la partecipazione delle confraternite cittadine.
Festa di san Vito
San Vito martire è tradizionalmente venerato quale co - patrono della città. La festa esterna, celebrata oggi nell'ultima domenica di agosto, era originariamente fissata al 15 giugno ma venne successivamente trasferita per evitare la sovrapposizione con le celebrazioni dedicate a san Giovanni Battista. I festeggiamenti comprendono il trasferimento del simulacro nella chiesa madre, il triduo di preparazione, le celebrazioni liturgiche e la processione conclusiva per le vie cittadine.[34]
Settimana Santa
I riti della Settimana Santa rappresentano uno dei momenti più significativi della religiosità popolare chiaramontana e coinvolgono le antiche confraternite del Santissimo Sacramento, di San Vito, di Maria Santissima della Misericordia e San Giovanni Battista, di San Filippo e del Santissimo Rosario e del Santissimo Salvatore. Particolarmente sentite sono la processione del Cristo alla Colonna del mercoledì santo, la visita agli altari della reposizione del giovedì santo e la processione del Cristo morto e dell'Addolorata del venerdì santo.[32]
Altre ricorrenze
Il calendario religioso comprende inoltre le feste dedicate a Maria Santissima delle Grazie, al Santissimo Salvatore, a sant'Antonio di Padova, a san Giuseppe, a san Filippo d'Agira, a san Nicola, a santa Lucia, a san Sebastiano, all'Immacolata Concezione, alla Madonna del Carmine e a san Francesco d'Assisi. Tali ricorrenze, promosse dalle rispettive parrocchie e confraternite, costituiscono parte integrante del patrimonio devozionale e culturale della comunità chiaramontana.[30]
Cultura
Musei
- Museo dell'olio: documenta la tradizione olivicola degli Iblei attraverso antichi frantoi, macchinari, utensili agricoli e testimonianze della produzione dell'olio d'oliva, attività che ha storicamente rappresentato uno dei principali settori dell'economia locale.[35]
- Museo ornitologico: raccoglie una ricca collezione di esemplari naturalizzati appartenenti all'avifauna siciliana e mediterranea, con finalità scientifiche, didattiche e divulgative.[36]
- Casa Museo Liberty: ricostruisce gli ambienti di una dimora borghese dei primi decenni del XX secolo mediante arredi, suppellettili e decorazioni riconducibili allo stile Liberty.[37]
- Museo di arte sacra: conserva dipinti, sculture, argenti, reliquiari, paramenti liturgici e altri beni provenienti dalle chiese del territorio comunale, documentando l'evoluzione della devozione religiosa locale tra il XVI e il XX secolo.[38]
- Museo degli strumenti etnico-musicali: espone una raccolta di strumenti musicali tradizionali provenienti da numerosi Paesi del mondo, con particolare attenzione agli aspetti etnomusicologici e antropologici.[39]
- Pinacoteca "Giovanni De Vita": raccoglie opere del pittore chiaramontano Giovanni De Vita e di altri artisti contemporanei, costituendo uno dei principali spazi espositivi del comune.[40]
Biblioteche
Il servizio bibliotecario cittadino è assicurato dalla Biblioteca comunale, che raccoglie un patrimonio librario dedicato prevalentemente alla storia, alla cultura e alle tradizioni del territorio ibleo, oltre a opere di narrativa, saggistica e consultazione generale. La biblioteca promuove attività di promozione della lettura, iniziative culturali e servizi di consultazione e prestito rivolti alla cittadinanza.[41]
Economia
L'attività principale è quella del settore agricolo, sia come produzione diretta, sia come trasformazione dei prodotti. La produzione consiste principalmente in ortaggi, mandorle e olive. Viene praticato l'allevamento dei maiali e la trasformazione della carne suina in salumi tipici (principalmente la salsiccia).
Viticoltura
Le uve da tavola prodotte nel territorio di Chiaramonte Gulfi fanno parte dell'Uva da tavola di Mazzarrone[42] a cui è stato attribuito il marchio di origine IGP, mentre le uve destinate alla vinificazione vengono anche impiegate per la produzione del Cerasuolo di Vittoria, che è un vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita.
Olivicoltura
Il territorio di Chiaramonte Gulfi è anche ricco di oliveti ed oleifici che ricadono nel comprensorio del Consorzio D.O.P. Monti Iblei[43] che tutela e garantisce l'eccellente qualità dell'Olio Extravergine di Oliva prodotto nell'area dei Monti Iblei. L'olio di oliva della zona ha vinto numerosi premi internazionali[44][45] confermandosi uno tra i migliori oli del mondo.
Industria
La piccola zona industriale dove sono presenti industrie artigianali per la produzione di scarpe, sedie, carpenteria metallica si sta sviluppando a valle del paese, lungo la SP 7 che porta alla SS 514 (strada a scorrimento veloce) che mette in comunicazione Ragusa e Catania.
Infrastrutture e trasporti
Strade
Il paese è collegato a Ragusa dalla SP 10 e a Comiso dalla SP 7. L'arteria stradale più importante che attraversa il territorio comunale è la Strada statale 514 di Chiaramonte che va dal capoluogo ibleo a Catania.
Ferrovie
Chiaramonte Gulfi fu servita dalla Ferrovia Siracusa-Ragusa-Vizzini fino al 1949, anno in cui fu chiusa la tratta Bivio Giarratana - Ragusa. La stazione ferroviaria si trova a 3 km dal paese ed è stata convertita in un'attività commerciale durante gli anni 1990.
Aeroporti

L'aeroporto più vicino è l'aeroporto "Pio La Torre" di Comiso che dista 12 km dal paese. Tra il 2004 e il 2008 l'aeroporto è stato riconvertito a civile da militare ed allo stesso tempo si è provveduto ad allungare la pista che sulla parte nord ricade in minima nel territorio comunale di Chiaramonte Gulfi.
Mobilità urbana
Il servizio urbano di Chiaramonte è fornito dall'AST, che opera un servizio limitato ad una linea che unisce Chiaramonte al suo quartiere di espansione Villaggio Gulfi.
Amministrazione
Sindaci e Commissari straordinari (dal 23 maggio 1989)
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 23 maggio 1989 | 28 giugno 1990 | Ignazio Gafà | Democrazia Cristiana | Sindaco | [46] |
| 6 luglio 1990 | 5 novembre 1992 | Paolo Calabrese | Democrazia Cristiana | Sindaco | [46] |
| 8 aprile 1993 | 22 novembre 1993 | Angelo Politi | — | Commissario straordinario | [46] |
| 8 dicembre 1993 | 1º dicembre 1997 | Sebastiano Gurrieri | Partito Socialista Italiano | Sindaco | [46] |
| 1º dicembre 1997 | 28 maggio 2002 | Sebastiano Gurrieri | lista civica | Sindaco | [46] |
| 28 maggio 2002 | 15 maggio 2007 | Giuseppe Nicastro | lista civica | Sindaco | [46] |
| 15 maggio 2007 | 11 maggio 2012 | Giuseppe Nicastro | lista civica | Sindaco | [46] |
| 11 maggio 2012 | 10 giugno 2017 | Vito Fornaro | lista civica | Sindaco | [46] |
| 10 giugno 2017 | 21 marzo 2022 | Sebastiano Gurrieri | Liberiamo la Città (lista civica) |
Sindaco | [46] |
| 5 maggio 2022 | 17 giugno 2022 | Giovanna Cassarino | — | Commissario straordinario | [46] |
| 17 giugno 2022 | in carica | Mario Cutello | Presenti - Mario Cutello Sindaco (lista civica di centro-sinistra) |
Sindaco | [46] |
Gemellaggi
Clermont sull'Oise, dal 18 maggio 1986[47]
Sport
La principale manifestazione sportiva che si svolge nel territorio comunale è la Coppa Monti Iblei, competizione automobilistica di cronoscalata organizzata lungo il percorso che collega Chiaramonte Gulfi alla zona montana di Monte Arcibessi. Istituita nella seconda metà del XX secolo, la gara è divenuta uno degli appuntamenti tradizionali dell'automobilismo siciliano e, in diverse edizioni, è stata inserita nel calendario del Campionato Italiano Velocità Montagna, richiamando piloti provenienti da tutta Italia.[48][49]
Note
- 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
- ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
- ↑ Giovan Battista Pellegrini, Toponomastica italiana. 10.000 nomi di città, paesi, frazioni, regioni, contrade, monti spiegati nella loro origine e storia, Milano, Hoepli, 1990.
- ↑ Gianni Morando, Chiaramonte medievale e la contea di Modica, Flaccovio editore, Palermo 2000, p. 48.
- ↑ Missione archeologica di Chiaramonte Gulfi, su disci.unibo.it, Università di Bologna - Dipartimento di Storia Culture Civiltà. URL consultato il 27 giugno 2026.
- ↑ Chiaramonte Gulfi, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 27 giugno 2026.
- ↑ Antonino Di Vita, Ricerche archeologiche in territorio di Chiaramonte Gulfi (Acrillae), Catania, Centro di Studi sull'Antichità Siciliana, 1954.
- ↑ Antonino Di Vita, La penetrazione siracusana nella Sicilia sud-orientale alla luce delle recenti scoperte archeologiche, in Kokalos, II, 1956.
- ↑ Giovanni Di Stefano, Scornavacche, in Bibliografia Topografica della Colonizzazione Greca in Italia e nelle Isole Tirreniche, V, Pisa-Roma, ETS, 1987.
- ↑ Tito Livio, Ab Urbe Condita, XXIV.
- ↑ Antonino Di Vita, Ricerche archeologiche in territorio di Chiaramonte Gulfi (Acrillæ), Catania, Centro di Studi sull'Antichità Siciliana, 1954.
- 1 2 Progetto Chiaramonte Gulfi, su site.unibo.it, Università di Bologna. URL consultato il 27 giugno 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Gianni Morando, Chiaramonte medievale e la contea di Modica, Palermo, Flaccovio, 2000.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 Corrado Melfi, Chiaramonte Gulfi. Arte e storia, Ragusa, Edizioni Leggio, 2008.
- ↑ Paolo Gazzola, La ricostruzione della Val di Noto dopo il terremoto del 1693, Bari, Laterza, 1963.
- 1 2 Gianni Morando, I Chiaramontanissimi. Dai Riveli del 1748, Palermo, Priulla, 1996.
- ↑ Denis Mack Smith, Storia della Sicilia medievale e moderna, Roma-Bari, Laterza, 1970.
- 1 2 Orazio Cancila, Storia della Sicilia, Roma-Bari, Laterza, 2003.
- 1 2 Francesco Renda, Storia della Sicilia dalle origini ai giorni nostri, III, Palermo, Sellerio, 2003.
- 1 2 Storia della città, su comune.chiaramontegulfi.rg.it, Comune di Chiaramonte Gulfi. URL consultato il 27 giugno 2026.
- ↑ Chiaramonte Gulfi, su Archivio Centrale dello Stato. URL consultato il 28 marzo 2025.
- 1 2 Statuto del Comune di Chiaramonte Gulfi (PDF), in Gazzetta ufficiale della regione siciliana, n. 26, 17 giugno 2005, Art. 3 Territorio ed emblema comunale.
- ↑ Patrimonio storico e artistico, su comune.chiaramontegulfi.rg.it, Comune di Chiaramonte Gulfi. URL consultato il 27 giugno 2026.
- ↑ Santuario della Madonna di Gulfi, su diocesidiragusa.it, Diocesi di Ragusa. URL consultato il 27 giugno 2026.
- ↑ Chiesa di San Giovanni Battista, su diocesidiragusa.it, Diocesi di Ragusa. URL consultato il 27 giugno 2026.
- 1 2 3 Gianni Morando, Chiaramonte medievale e la contea di Modica, Palermo, Flaccovio, 2000.
- ↑ Palazzo comunale, su comune.chiaramontegulfi.rg.it, Comune di Chiaramonte Gulfi. URL consultato il 27 giugno 2026.
- ↑ Dati tratti da:
- Popolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (PDF), su ebiblio.istat.it, ISTAT.
- Popolazione residente per territorio – serie storica, su esploradati.censimentopopolazione.istat.it.
Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
- 1 2 Feste religiose, su Comune di Chiaramonte Gulfi. URL consultato il 3 luglio 2026.
- ↑ Festa di Maria SS. di Gulfi, Patrona principale della città, su Comune di Chiaramonte Gulfi. URL consultato il 3 luglio 2026.
- 1 2 3 Chiaramonte Gulfi - Le processioni e le feste religiose in Sicilia, su Processioni di Sicilia. URL consultato il 3 luglio 2026.
- ↑ Festa di San Giovanni Battista, Protettore della città, su Comune di Chiaramonte Gulfi. URL consultato il 3 luglio 2026.
- ↑ Festa di San Vito Martire, su Comune di Chiaramonte Gulfi. URL consultato il 3 luglio 2026.
- ↑ Museo dell'olio, su Comune di Chiaramonte Gulfi. URL consultato il 27 giugno 2026.
- ↑ Museo ornitologico, su Comune di Chiaramonte Gulfi. URL consultato il 27 giugno 2026.
- ↑ Casa Museo Liberty, su Comune di Chiaramonte Gulfi. URL consultato il 27 giugno 2026.
- ↑ Museo di arte sacra, su Comune di Chiaramonte Gulfi. URL consultato il 27 giugno 2026.
- ↑ Museo degli strumenti etnico-musicali, su Comune di Chiaramonte Gulfi. URL consultato il 27 giugno 2026.
- ↑ Pinacoteca Giovanni De Vita, su Comune di Chiaramonte Gulfi. URL consultato il 27 giugno 2026.
- ↑ Biblioteca comunale, su Comune di Chiaramonte Gulfi. URL consultato il 27 giugno 2026.
- ↑ Decreto e disciplinare (PDF), su ismea.it (archiviato dall'url originale il 6 marzo 2016).
- ↑ Reg. CE n. 2325 del 24 novembre 1997 (GUCE n. 322 del 25 novembre 1997).
- ↑ Articolo sul premio "Orciolo d'Oro di Pesaro".
- ↑ Chiaramonte Gulfi - Città dell'olio - L'olio extravergine di oliva DOP, su comune.chiaramonte.rg.it (archiviato dall'url originale il 12 marzo 2009).
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 https://amministratori.interno.it/
- ↑ Chiaramonte e Clermont, 30 anni di gemellaggio, su ragusanews.com, 18 maggio 2016. URL consultato il 7 ottobre 2025.
- ↑ Campionato Italiano Velocità Montagna, su ACI Sport. URL consultato il 27 giugno 2026.
- ↑ Coppa Monti Iblei, su Comune di Chiaramonte Gulfi. URL consultato il 27 giugno 2026.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Sito ufficiale, su comune.chiaramonte-gulfi.gov.it.
- Chiaramónte Gulfi, su sapere.it, De Agostini.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 266590093 · LCCN (EN) n97096051 · GND (DE) 7609378-5 · J9U (EN, HE) 987007545006505171 |
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