Chiluria

Chiluria
Specialitàinfettivologia
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-10R82.0

La chiluria, nota anche come urina chilosa, è una condizione medica caratterizzata dalla presenza di chilo nel flusso urinario, che conferisce all'urina un aspetto bianco lattiginoso.[1] È dovuta molto spesso all'infestazione da parte di un parassita, difatti è particolarmente diffusa in Africa e nel subcontinente indiano, dove le parassitosi potenzialmente causa di chiluria, denominate filariasi linfatiche, sono più diffuse.

Di solito la chiluria è irregolare e intermittente. Quando compare, può persistere diversi giorni, settimane o persino mesi. Diversi fattori possono scatenare recidive della chiluria.

Eziologia

La chiluria è spesso causata dalla filariasi linfatica, parassitosi riguardante il nematode Wuchereria bancrofti, un verme filiforme in grado di annidarsi nei vasi linfatici.[1] La filariasi può esitare nell'ostruzione dei vasi linfatici periferici, con conseguente aumento della pressione all'interno dei vasi, il che causa un anomalo flusso collaterale della linfa, reindirizzando il flusso linfatico nel comparto intestinale verso i reni e/o gli ureteri.[2] L'ostruzione dei vasi determina inoltre un'infiammazione locale, che a sua volta porta alla dilatazione dei vasi linfatici e al possibile sviluppo di una fistola urinaria dovuta alla rottura dei vasi interessati. A questo punto i leucociti, i lipidi e le vitamine liposolubili entrano nel tratto urinario e si mescolano all'urina regolarmente prodotta dal lavoro di filtrazione dei reni; la torbidità e il colore biancastro dell'urina mescolata al chilo si devono soprattutto alla componente lipidica di quest'ultimo.[1]

Altre possibili cause della chiluria sono malformazioni congenite dei vasi linfatici, traumi contusivi o penetranti, complicazioni di interventi chirurgici, infezioni non parassitarie, tumori maligni e la gravidanza. Tra queste, la causa più comune sono le malformazioni strutturali dei vasi.[3]

Clinica

Chiluria visibile durante cistoscopia con cateterizzazione dell'uretere

Una volta ostruiti, i vasi possono riversare la linfa nell'ilo renale o nell'uretere (o direttamente nella vescica, in casi più rari) e il chilo può fuoriuscire nel tratto urinario, dando all'urina un caratteristico aspetto opalescente e un colore biancastro. In alcuni casi sussiste una concomitante ematuria, il che determina la cosiddetta "ematochiluria".

I sintomi della chiluria possono includere disuria (dolore durante la minzione), stranguria, ematuria (sangue nelle urine), ricorrenti infezioni del tratto urinario; se l'ostruzione linfatica è tale da alterare il flusso dei leucociti e delle sostanze nutritive assorbite (soprattutto sotto forma di chilomicroni) dall'intestino tenue, possono verificarsi anche calo ponderale, ipoproteinemia e immunodeficienza. Se non trattata, la chiluria può cronicizzare e portare a malnutrizione e carenza di vitamine liposolubili.[4]

In genere la condizione è autolimitante, ma in alcuni casi può portare a complicanze di vario genere.

Diagnosi

La diagnosi viene effettuata mediante esame macroscopico e microscopico delle urine, esami del sangue (che possono evidenziare un'ipertrigliceridemia), ultrasonografia e linfangiografia; possono essere anche effettuati esami endoscopici per indagare eventuali ristagni di linfa e deviazioni del corso della stessa.[5]

Trattamento

Seguire una dieta povera di lipidi, accompagnata da un'abbondante idratazione, può mitigare il quadro clinico della chiluria. Farmaci per diminuire l'assorbimento intestinale del colesterolo (soprattutto le statine, ad esempio l'ezetimibe) può apportare benefici in alcuni pazienti che presentano chiluria.[5]

In ogni caso, nelle forme a eziologia parassitica, vengono in genere prescritti farmaci vermifughi contro le filarie, ad esempio la dietilcarbamazina. Se i canali linfatici sono stati gravemente danneggiati, può essere necessaria un intervento chirurgico. È comune il ricorso alla scleroterapia mediante l'infusione di una soluzione all'1% di nitrato di argento o, in alternativa, di iodopovidone alla stessa concentrazione.[4]

Note

  1. 1 2 3 (EN) Saha M, Ray S, Goswami M, Kundu S, Saha P, Saha A, Maitra S, Talukdar A, An occult filarial infection presenting as chyluria with proteinuria: a case report and review of literature, in BMJ Case Reports, 2012, DOI:10.1136/bcr.01.2012.5635, PMID 22669920.
  2. ↑ (EN) Paul, Sagorika; Kumar, Manoj; Singh, Viswajeet; Sankhwar, Satyanarayan, Chyluria: is retrograde pyelogram mandatory prior to endoscopic sclerotherapy?, in BMJ Case Reports, giugno 2014, DOI:10.1136/bcr-2013-200550, ISSN 1757-790X, PMID 24395870.
  3. ↑ (EN) Sabbah, A.; Koumako, C.; El Mouhadi, S.; Ali, A.; Minssen, L.; Vanderbecq, Q.; Arrivé, L., Chyluria: Non-enhanced MR lymphography, in Insights into Imaging, vol. 14, n. 1, 2023, pp. 119, DOI:10.1186/s13244-023-01461-2, PMID 37405513.
  4. 1 2 (EN) Guttilla, Andrea; Beltrami, Paolo; Bettin, Laura; Galantini, Andrea; Moro, Fabrizio Dal; Ficarra, Vincenzo; Zattoni, Filiberto, Non-Parasitic Chyluria: Our Experience With Sclerotherapy With Solution of Povidone-Iodine and Destrose and A Review of the Literature, in Urology Case Reports, vol. 8, n. 28-30, settembre 2016, DOI:10.1016/j.eucr.2016.05.010, ISSN 2214-4420, PMID 27413693.
  5. 1 2 (EN) Tanaka, Shigeru; Tsuruya, Kazuhiko; Tsuchimoto, Akihiro; Eriguchi, Masahiro; Kitazono, Takanari, Successful treatment of massive proteinuria and severe chyluria by inhibition of cholesterol absorption with ezetimibe in a patient with filariasis, in Clinical Kidney Journal, vol. 5, n. 5, ottobre 2012, pp. 449-452, DOI:10.1093/ckj/sfs110, ISSN 2048-8505, PMID 26019826.

Voci correlate