Cho Ki-chon

Cho Ki-chon

Cho Ki-chon[1] (조기천?, 趙基天?, Jo GicheonLR, Cho Kich'ŏnMR; Vladivostok, 6 novembre 1916 – Pyongyang, 31 luglio 1951) è stato un poeta nordcoreano. Riconosciuto come poeta nazionale,[2] è considerato il padre della letteratura nordcoreana, donandole il poema di genere misto tra l'epica e il realismo socialista che caratterizza la letteratura nazionale ancora oggi. Cho è conosciuto anche come il "Majakovskij coreano" vista l'enorme influenza che il poeta russo ebbe non solo sui suoi lavori, ma anche sul stesso credo politico, essendo stata la sua figura che lo fece avvicinare agli ideali comunisti.

Nato nella città russa dell'Estremo Oriente al confine coreano, al tempo sotto dominio giapponese, poté entrare nella propria terra liberata grazie all'invasione sovietica della Manciuria nel 1945 dove, già istruito nella cultura letteraria sovietica e un esperto nel proprio campo, fu una delle più grandi influenze nella modellazione dell'arte nordcoreana, e questo contributo è visibile tutt'oggi. Nel periodo coreano, Cho contribuì enormemente anche al Culto della personalità di Kim Il-sung.

Durante la Guerra di Corea lavorò per Rodong Sinmun, il giornale ufficiale del Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea e scrisse diversi poemi di propaganda. Morì il 31 luglio del 1951 durante un attacco aereo americano sulla città di Pyongyang.

Onorificenze

Note

  1. ↑ Nell'onomastica coreana il cognome precede il nome. "Cho" è il cognome.
  2. ↑ (KO) 기획 기사 [9.9절 방북취재-6], su 재미동포전국연합회. URL consultato il 1º giugno 2026.

Bibliografia

Tatiana Gabroussenko, Cho Ki-chon: The Person Behind the Myths, Honolulu, University of Hawaii Press, 2005, ISBN 88-06-17362-6.