Chrysocheir
Chrysocheir ((in greco Χρυσόχειρ?), conosciuto anche come Chrysocheres, Chrysocheris, o Chrysocheiros (Χρυσόχερης/Χρυσόχερις/Χρυσόχειρος); fl. IX secolo) che significa “mano d'oro”[1], fu il secondo e ultimo sovrano del principato pauliciano di Tephrike dall'863 fino alla sua morte, avvenuta nell'872 o nell'878.
Biografia

Secondo i cronachisti bizantini, Chrysocheir era nipote del capo dei pauliciani Karbeas. Secondo Pietro Siculo, era “nipote e genero” di Karbeas, il che indica che aveva sposato la sua cugina di primo grado, una pratica fortemente condannata dalla Chiesa bizantina[1]. In seguito alla campagna anti-pauliciana lanciata nell'843 dall'imperatrice reggente Teodora, Karbeas e molti dei suoi seguaci fuggirono negli emirati musulmani di confine e fondarono un principato indipendente con capitale Tephrike. Da lì, Karbeas guidò i pauliciani nelle guerre contro l'Impero bizantino a fianco dei musulmani fino alla sua morte nell'863[2][3].
Non si sa nulla della giovinezza di Chrysocheir prima che prese il posto dello zio. Come Karbeas, Chrysocheir potrebbe aver prestato servizio nell'esercito bizantino durante la sua giovinezza[4]. Nemico irriducibile di Bisanzio, Chrysocheir condusse diverse incursioni in profondità nel territorio bizantino, arrivando fino alle coste occidentali dell'Asia Minore e alle vicinanze di Nicea, Nicomedia ed Efeso. In quest'ultima città, si dice che abbia profanato la chiesa di San Giovanni Evangelista, utilizzandola come stalla per i suoi cavalli[1]. L'imperatore Basilio I il Macedone inviò degli emissari per offrire la pace nell'869/70, ma l'offerta fu respinta da Chrysocheir, che secondo quanto riportato avrebbe chiesto all'imperatore di liberare prima la metà orientale dei suoi territori in Asia Minore. È possibile che l'ambasciata fosse guidata da Pietro Siculo, il quale riporta di aver trascorso nove mesi a Tephrike più o meno nello stesso periodo cercando di ottenere il rilascio di prigionieri di guerra di alto rango. Tuttavia, questa ipotesi non è accettata da tutti gli studiosi moderni[1].
Nell'871, l'imperatore Basilio guidò personalmente un attacco contro Tephrike, ma non riuscì a conquistare la città e si ritirò. Nell'872/3, il domestikos tōn scholōn Cristoforo guidò un'altra campagna che ottenne una vittoria decisiva contro i pauliciani nella battaglia di Bathys Ryax. Durante la battaglia, Chrysocheir fu ucciso da un soldato semplice di nome Pullade. La sua testa mozzata fu rispedita a Costantinopoli, dove Basilio, secondo quanto riportato, gli conficcò tre frecce scagliate con il suo arco[1]. Tuttavia, solo sei anni dopo Tephrike cadde nelle mani dei Bizantini, ponendo fine al principato pauliciano[5]. Alcuni studiosi moderni datano comunque la sconfitta e la morte di Chrysocheir nello stesso anno della caduta di Tephrike (cioè l'878/9)[4].
È opinione comune che il ricordo di Chrysocheir sia sopravvissuto nel poema epico bizantino Digenis Akritas sotto forma di “Chrysoberges” (Χρυσοβέργης), il nonno paterno musulmano dell'eroe omonimo[1][4].
Note
Bibliografia
- (EN) Aleksandr Petrovič Každan (a cura di), The Oxford Dictionary of Byzantium, Oxford e New York, Oxford University Press, 1991, p. 1107, ISBN 0-19-504652-8.
- (DE) Ralph-Johannes Lilie, Claudia Ludwig, Beate Zielke e Thomas Pratsch, Prosopographie der mittelbyzantinischen Zeit Online. Berlin-Brandenburgische Akademie der Wissenschaften. Nach Vorarbeiten F. Winkelmanns erstellt, Berlino e Boston, Walter de Gruyter, 2013, DOI:10.1515/pmbz.
- (EN) Mark Whittow, The Making of Byzantium, 600–1025, Berkeley, CA, University of California Press, 1996, ISBN 978-0-520-20496-6, OCLC 33361212.