Chun Wai Chan

Chun Wai Chan al Prix de Lausanne nel 2010

Chun Wai Chan (陳鎮威T, 陈镇威S, Chén ZhènwēiP; Huizhou, 15 giugno 1992) è un ballerino cinese, primo ballerino del New York City Ballet dal 2022.

Biografia

Nato a Huizhou, iniziò a studiare danza all'età di sei anni e tra il 2004 e il 2010 proseguì con la sua formazione a Canton.[1] Nel 2010 fu tra i finalisti del Prix de Lausanne e ottenne una borsa di studio per perfezionarsi alla scuola dell'Houston Ballet.[1] Dopo aver conseguito il diploma, nel 2012 fu scritturato dalla compagnia, di cui divenne primo ballerino nel 2017.[1] Nel 2020 partecipò al talent show della Hunan Television Dance Smash, classificandosi tra i finalisti.[2]

Nel 2021 si unì al New York City Ballet in veste di solista su invito di Justin Peck. L'anno dopo fu proclamato primo ballerino della compagnia, diventando così il primo danzatore cinese a diventare ballerino principale del New York City Ballet.[3][4] Con la compagnia ha danzato in molti dei grandi ruoli maschili del repertorio di George Balanchine, incluso Apollo, Diamonds ed Emerals in Jewels, Cavalier ne Lo schiaccianoci e Siegfried ne Il lago dei cigni. Ha inoltre danzato come protagonista in balletti di Peter Martins, Jerome Robbins, Christopher Wheeldon, Justin Peck e Aleksej Ratmanskij.[5]

Note

  1. 1 2 3 (EN) ‘Princes Can Be Asian, Too’: A Dancer Breaks Barriers in Ballet, in The New York Times, 28 luglio 2022. URL consultato il 22 novembre 2025.
  2. ↑ (EN) A tough nut to crack, su Global China Daily. URL consultato il 22 novembre 2025.
  3. ↑ (EN) Chun Wai Chan Promoted to Principal Dancer at New York City Ballet (Published 2022), in The New York Times, 20 maggio 2025. URL consultato il 22 novembre 2025.
  4. ↑ (EN) Margaret Fuhrer, Chun Wai Chan, New York City Ballet's First Chinese Principal, Brings Hunger and Humility to His Multinational Career, su Dance Magazine, 18 aprile 2023. URL consultato il 22 novembre 2025.
  5. ↑ (EN) Jennifer Homans, Alexei Ratmansky and Tiler Peck Bring Fine New Work to City Ballet, in The New Yorker, 4 marzo 2024. URL consultato il 22 novembre 2025.