Cima Bus del Diaol

Cima Bus del Diaol
Vista al tramonto della Cima Bus del Diaol da sud, dall'alta Val dei Forti
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione  Veneto
Provincia  Belluno
Comune Sedico
Sospirolo
Altezza2 149 m s.l.m.
Prominenza474 m
Isolamento2,63 km
CatenaAlpi
Coordinate46°12′34.74″N 12°04′41.12″E
Altri nomi e significatiCima della Montagna Brusada
Data prima ascensione4 settembre 1902
Autore/i prima ascensioneOskar Schuster, Eugenio Conedera e Giuseppe Zecchini
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Cima Bus del Diaol
Cima Bus del Diaol
Mappa di localizzazione: Alpi
Cima Bus del Diaol
Dati SOIUSA
Grande ParteAlpi Orientali
Grande SettoreAlpi Sud-orientali
SezioneDolomiti
SottosezioneDolomiti di Feltre e delle Pale di San Martino
SupergruppoGruppo Pale di San Martino-Feruc
GruppoGruppo dei Feruc
SottogruppoMonti del Sole
CodiceII/C-31.IV-A.2.b

La Cima Bus del Diaol [1] (2149 m s.l.m.) è una cima del Gruppo dei Feruc,[2] principale elevazione del sottogruppo SOIUSA denominato Monti del Sole.[3] La cima sorge all'interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.[4]

Descrizione

Posta al centro dei Monti del Sole, sorge isolata a sud della Forcella dei Pom (o Forzèla dei Pón, 1937 m s.l.m.) e a nord della Forcella della Caccia Grande (o Forzèla de la Caza Granda, 1879 m s.l.m.); è inoltre collegata alla lunga dorsale che scende verso sud-est dalla Forcella degli Arner (o Forzèla dei Arnèr 1835 m s.l.m.). Di forma slanciata, è disposta come spartiacque tra le dirupate Val Cordevole a est e Val del Mis a ovest. Il suo versante orientale presenta una parete di roccia compatta verticale di circa 250 metri, in quello occidentale è presente invece una grande ed impressionante caverna [5] contornata da evidenti balze di stratificazioni sedimentarie, mentre il versante meridionale è il meno imponente e seppur dirupato è l'unico a mostrare la presenza più sostanziale di vegetazione.[6]

Prende il nome dall'enorme caverna che si trova alla base della sua parete occidentale in Alta Val Feruch che, stando alla tradizione orale locale, avrebbe dovuto ospitare la dimora del diavolo.[7] Alla base della parete orientale, a poca distanza dalla Forcella della Caccia Grande, è presente un covolo [8] adibito a bivacco, utile in caso di necessità o come base d'appoggio per le varie salite alpinistiche.

Alla base delle pareti orientali che danno sulla Val Coraie, tra la Forcella della Caccia Grande e la Forcella dei Pom corre l'Alta Via dei Monti del Sole, vecchio percorso alpinistico gestito dal CAI sezione di Feltre, ormai dismesso.[9]

Le caratteristiche topografiche della montagna sono una prominenza di 474 metri [10] ed un isolamento di 2.63 chilometri.[11]

Storia

La prima ascensione alla cima più elevata dei Monti del Sole avvenne per mano dell'alpinista, medico e scrittore tedesco Oskar Schuster,[12] assieme alle guide alpine Eugenio Conedera [13] e Giuseppe Zecchini;[14] accompagnati dal cacciatore Antonio Antriolo.[15] I tre raggiunsero la base orientale della cima salendo dalla Val Coraie, quindi proseguirono lungo il canalone soprastante fino ad una larga bancata di mughi e ghiaie, sopra la quale un salto di roccia liscio rendeva impossibile la progressione. Dopo svariati tentativi, Conedera riuscì a trovare un passaggio che gli permise di vincere il salto: seguendo un sistema di cenge attraversò completamente la parete meridionale fino a raggiugere quella occidentale e quindi tornò sempre per cenge fino allo spigolo orientale.[16][17]

Va ricordato come il primo nome di questa montagna comparso nella letteratura alpinistica è stato "Cima della Montagna Brusada", utilizzato anche dai primi salitori.[18] Si ipotizza che questa montagna fosse rimasta senza nome per via del fatto che è difficilmente individuabile dal fondo valle.[18][19][20]

Nel 1935, all'interno della guida del Touring Club Italiano dedicata alle Pale di San Martino, al Gruppo dei Feruc ed alle Vette Feltrine, Ettore Castiglioni - riportando la relazione di Schuster - ipotizza che fino allora non ci fosse stata alcuna seconda ripetizione alla cima.[21]

Dopo le esplorazioni di Ettore Castiglioni e Bruno Detassis, l'intero gruppo dei Monti del Sole restò dimenticato. Negli anni '70 il massiccio conobbe un vera e propria esplosione di interesse alpinistico: si vedevano infatti contrapposti gli alpinisti bellunesi (Franco Miotto e Riccardo Bee) agli alpinisti feltrini (Maurizio Zanolla, Diego Della Rosa, Pier Verri e molti altri) sfidarsi a colpi di vie nuove. Anche la Cima Bus del Diaol fu teatro di queste sfide.

Nel tempo la cosiddetta "via normale" divenne quella che superava la paretina che aveva bloccato i primi salitori. L'apritore della via normale fu Giacomo Da Riz.[22] La prima ripetizione documentata della via dei primi salitori (denominata "via comune Schuster") avvenne solo nel 2003 - più di 100 anni dalla prima salita - ad opera di Luca Bridda e Fausto Daone.[23]

Itinerari

Come per la maggior parte delle vette del Gruppo dei Feruc e nonostante la contenuta elevazione, non esistono facili vie di accesso alla cima. Ogni itinerario è prettamente alpinistico e la frequentazione della montagna è estremamente rara.

«Dovrei raccontarvi le mie lunghe avventure tra questi monti, le traversate, le ascensioni, la conquista di numerose cime vergini? Dovrei dirvi (...) che la Cima del Bus del Diaol offre la possibilità di aprirvi cinque o sei nuove vie, una più bella e ardita dell'altra (...) Piano, piano con certi consigli, altrimenti arrischio di suscitare la gelosia dell'amico Brunner, che ha già avuto occasione di esprimermi le sue rimostranze per il mio proposito di svelare e dare in pasto al famelico pubblico degli arrampicatori questo "ultimo angolo di terra incognita"...»

Le vie più semplici si concentrano sul versante meridionale della montagna. La Forcella della Caccia grande può essere raggiunta dalla Val dei Forti per percorso alpinistico.[25] Da qui si può seguire:

  • quella che viene definita comunemente come "via normale";[26]
  • la via comune Schuster, dei primi salitori o con "variante scorciatoia" all'attacco.[27][28]

Altre vie di maggiore complessità e rarissime ripetizioni sono state aperte in seguito. I principali attori furono del "gruppo rocciatori" del CAI Feltre.[29] Seguono alcune vie degne di nota:

  • spigolo sud-ovest, aperta da Frare e Gatto nel 1969;
  • via "Ulrike Meinhof" sulla parete nord-ovest, aperta da Dalla Rosa e Bortolot nel 1977;[30]
  • parete est, aperta da Dalla Rosa e Manolo nel 1978;[31]
  • pilastro centrale della parete sud-ovest, aperta da Dalla Rosa e Bertelle sempre nel 1978;[32]
  • spigolo nord-ovest, aperta da Dalla Rosa e Castellaz nel 1980,[33] con alcune ripetizioni documentate.

Galleria di immagini

Note

  1. ↑ Traduzione letteraria da dialetto veneto in Cima del Buco del Diavolo.
  2. ↑ Marazzi, p. 291.
  3. ↑ I Monti del Sole propriamente detti vanno da Forcella Zana verso sud-est alla Valbelluna e alla Val Cordevole; cfr. Marazzi, p. 291. Al contrario, la vetta più elevata del Gruppo dei Feruc (spesso confuso con il gruppo dei Monti del Sole e che oltre a questi ultimi comprende anche le elevazioni a nord-ovest di Forcella Zana fino a Forcella Franche) è il Piz di Mezzodì, 2240 m s.l.m..
  4. ↑ Nuova perimetrazione del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi (PDF), su dolomitipark.it. URL consultato il 19 luglio 2014 (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2015).
  5. ↑ Denominata "Caverna del Bus del Diaol", da cui la montagna prende appunto il suo nome.
  6. ↑ Mason, p. 122.
  7. ↑ Sommavilla-Celi, p. 105-106.
  8. ↑ Un covolo (dal termine dialettale veneto) è una doline o una grotte carsiche di origine naturale.
  9. ↑ Itinerari del CAI Feltre, su caifeltre.it. URL consultato il 28 novembre 2025.
  10. ↑ Calcolata dalla Forcella Zana (1675 m s.l.m., 46.218565°N 12.05566°E) che la separa dal più elevato Piz di Mezzodì (2240 m s.l.m.).
  11. ↑ Calcolato dalla anticima sud-orientale del Piz di Mezzodì, denominata Al Sass (2164 m s.l.m., 46.218773°N 12.046498°E).
  12. ↑ Pioniere dell'alpinismo tedesco, nel 1903 scalatore di oltre 700 vette e primo salitore di almeno 30 cime; cfr. Schindler.
  13. ↑ Una delle prime guide di Agordo; cfr. Bridda, p.46.
  14. ↑ Una delle più famose guide alpine primierotte del tempo, già conoscitore e accompagnatore di Schuster; cfr. Narci Simion, Giuseppe Zecchini - Le grandi 'Aquile' del passato attraverso la sua stirpe, su aquilemagazine.it, Aquile Magazine, 2014. URL consultato il 14 novembre 2025.
  15. ↑ Originario di La Muda e conoscitore del luogo, non raggiunse la cima per limiti di tempo; cfr. Sommavilla-Celi, pp. 109.
  16. ↑ Sommavilla-Celi, p. 109-111.
  17. ↑ Bridda, p. 46.
  18. 1 2 Schuster, p. 169.
  19. ↑ Castiglioni.
  20. ↑ Sommavilla-Celi, pp. 108-109.
  21. ↑ Castiglioni.
  22. ↑ Miotto-Sommavilla.
  23. ↑ Bridda.
  24. ↑ Ettore Castiglioni, Hic sunt leones, in Rivista Mensile del CAI, n. 12, 1936.
  25. ↑ Da Gena Bassa (440 m s.l.m.) alla Forcella della Caccia Grande (1879 m s.l.m.) in almeno 5 ore, passaggi fino al II grado; cfr. Sommavilla-Celi, pp. 97-98.
  26. ↑ Ore 3-5; AD, difficoltà di II-III grado con un passaggio di IV+. Complessivamente via di 250 m di dislivello e circa 400 m di sviluppo; cfr. Dal Mas.
  27. ↑ La cosiddetta "variante scorciatoia" permette di raggiungere il tratto impegnativo direttamente dalla sua base evitando di provenire in alto dalla parete orientale, come invece avevano fatto i primi salitori; cfr. Sommavilla-Celi, p. 108.
  28. ↑ Ore 3-4; AD+, difficoltà di II-III grado con un passaggio di IV+. Complessivamente via di 250 m di dislivello e circa 400 m di sviluppo; cfr. Mason, pp. 122-125.
  29. ↑ Matteo Fiori, Gruppo rocciatori CAI Feltre - La nostra storia, su caifeltre.it. URL consultato il 4 dicembre 2025.
  30. ↑ Difficoltà dal IV grado al V+ grado (A1 in artificiale).
  31. ↑ Salita di 360 metri, difficoltà dal IV+ grado al V+ grado.
  32. ↑ Salita di 200 metri, difficoltà dal IV grado al V grado.
  33. ↑ Salita di 280 metri, difficoltà dal III grado al V grado.

Bibliografia

  • Luca Bridda, Cima del Bus del Diàol, ripetizione della via Schuster-Conedera-Zecchini, 101 anni dopo la prima ascensione, in Le Alpi Venete, vol. 2, 2004, pp. 44-49.
  • Ettore Castiglioni, Pale di S. Martino, Gruppo dei Feruc, Alpi Feltrine, in Guida dei Monti d'Italia, Milano, Club Alpino Italiano - Touring Club Italiano, 1935.
  • Veniero Dal Mas, Monti del sole. Sentieri, viaz e arrampicate, Feltre, Castaldi, 1991, ISBN 1000002473856.
  • Sergio Marazzi, Atlante orografico delle Alpi. SOIUSA. Suddivisione orografica internazionale unificata del Sistema Alpino, in Quaderni di cultura alpina, Pavone Canavese, Priuli & Verlucca, 2005, ISBN 9788880682738.
  • Vittorino Mason, Sulle tracce di Pionieri e camosci. Vie normali nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, Cremona, Versante Sud, 2008, ISBN 9788887890686.
  • Franco Miotto e Pietro Sommavilla, Sentieri e Viàz dei Monti del Sole, Belluno, Fondazione Giovanni Angelini, 1996, ISBN 9788886106092.
  • (DE) Joachim Schindler, Oscar Schuster (1873–1917) – Bergsteiger, Alpinist, Erschließer, Arzt, Publizist, in Monografien Sächsisches Bergsteigen, Dresda, 2013.
  • (DE) Oskar Schuster, Aus der Pizzongrupper, in Österreichische Alpenzeitung, vol. 11, 1905, pp. 129-137.
  • Pietro Sommavilla e Luca Celi, Monti del Sole e Piz de Mezzodì, Belluno, Fondazione Giovanni Angelini, 2014, ISBN 9788886106429.