Clan Cappello
Il clan Cappello è un'organizzazione e famiglia mafiosa, originaria della provincia di Catania, che prende il nome dal capomafia Salvatore Cappello. È considerata insieme alla Famiglia di Catania, di Nitto Santapaola, la cosca catanese più potente della Sicilia orientale.
Fondatori e capi storici del clan
Secondo le ricostruzioni dei più citati pentiti e delle forze dell'ordine il clan Cappello è composto da tale formazione:


| Cosca Cappello dagli anni 90/92 | |
|---|---|
| Padrini storici capimafia | Salvatore Cappello e Giuseppe Salvo[1] |
| Capi ala militare | Ignazio Bonaccorsi e Concetto Bonaccorsi (pentito) |
| Capi | Santo Romano, Ernesto Sanfilippo, Mario Pace, Riccardo Ferrara (spinnacardiddi), Massimiliano e Giampiero Salvo (i carruzzeri), Giuseppe Salvatore Lombardo (u' ciuraru), Giuseppe Cutaia, Francesco Egitto, Giovanni Fazio, Francesco e Carmelo Finocchiaro (iattaredda), Giovanni Catanzaro (u' milanisi), Sabastiano (Nuccio) e Aurelio Balbo, Antonino Di Stefano (Nino cammisa), Cosimo Viglianesi, Massimiliano Cappello, Maria Rosaria Campagna (compagna di Turi Cappello) |
| Elementi di spicco | Giovanni Colombrita, Sebastiano Lo Giudice, Orazio Privitera, Angelo Guzzetta, Arturo e Vito Censabella (scienziati), Francesco Castorina, Carmelo Zappalà (u' tunnacchiu) Angelo Cacisi (ramazza), Orazio Finocchiaro (iattaredda), Enrico Sapienza, Carmelo Trovato, Orazio Pardo, Pietro Guerrera (pummaroru), Felice Finocchiaro, Rosario Litteri, Gaetano La Guzzi, Francesco Spampinato, Silvio Indelicato |
| Quartieri | Cappuccini, San Cristoforo, San Giorgio, Librino, Nesima, Cibali, Tondicello della Playa, Monte Pò, Civita, San Giuseppe La Rena, Angeli Custodi, Fortino |
Storia
Da Pillera a Cappello
Negli anni 1970 vigeva nel territorio catanese il clan Ferlito con a capo il boss Alfio Ferlito. Quest'ultimo vi era circondato da altri boss di primo piano della mafia catanese come: Salvatore Pillera noto come "Turi Cachiti" e Michele Vinciguerra meglio noto come "Cicaledda" cognato del Ferlito. Numerosi contrasti tra clan locali portarono all'interno del consorzio criminale nuove alleanze, come il clan Savasta con a capo Antonino Puglisi detto "Nino Savasta" e Giuseppe Salvo meglio noto come "Pippo 'u carruzzeri", quest'ultimo cugino di Turi Pillera. La famiglia Ferlito-Pillera era una vera roccaforte della mafia e tra alcuni affiliati all'interno del gruppo vantava la presenza di personaggi importanti, come: Giuseppe Sciuto (detto "Pippo Tigna"), Arturo Caltabiano, Natale Reito, Salvatore Palermo, Carmelo Ternullo (detto "lampadina") Antonino Strano Stellario (detto "Nino figghiu pessu"), Santo Castorina (Panizza) e il giovane futuro capomafia Salvatore Cappello, detto Turi. Cappello non era un mafioso qualunque, ma bensì colui che, nonostante la sua giovane età, nell'arco degli anni riuscì a farsi strada tra la mafia catanese, riuscendo a spodestare chiunque cercasse di mettere il bastone tra le ruote. Nel 1982 dopo la strage della circonvallazione dove perse la vita il capomafia Alfio Ferlito il clan venne retto da Salvatore Pillera "cachiti". Gli storici alleati del clan Ferlito-Pillera, cioè il clan Savasta, guidato da Giuseppe Salvo e Antonino Puglisi subirono tensioni interne per la guida e gli affari del clan. In quel periodo esattamente nel 1984 il boss Giuseppe Salvo rimase vittima di due agguati organizzati dal Puglisi[2], ma riuscì a salvarsi. Nacque la scissione tra questi ultimi e alcuni affiliati di spicco del clan Savasta, come: Salvatore Vittorio e Gino Pavone, scelsero di seguire Pippo 'u carruzzeri nella sua decisione di schierarsi direttamente con il gruppo di Pillera. Sfociarono numerosi episodi che videro la frazione guidata da Turi Pillera "Cachiti" e Giuseppe Salvo "u' carruzzeri", contrapporsi ad Antonino Puglisi. Successivamente con la mediazione di altri clan alleati riuscirono a sanare la frattura tra l'alleanza dei Clan Pillera e Savasta. Tuttavia la scissione tra il Salvo ed il Puglisi il clan Savasta, si indebolì pesantemente e non più visto di buon occhio dai vertici del clan Pillera; il gruppo della Savasta guidato da Antonio Puglisi cerco alleanze con il clan Laudani detti "mussi di ficurinia"; quest'ultimi prima legati al clan Pillera e successivamente nel 1986 divennero nemici.
Nel 1986, il capomafia Salvatore Pillera venne tratto in arresto. Dal carcere stesso il boss Pillera avrebbe scelto come erede/reggente del clan suo figlioccio; il giovane Turi Cappello. La frazione del Pillera cambiò aspetto, assumendo il binomio Pillera-Cappello. La decisione di incaricare Cappello come reggente, portò numerosi squilibri all'interno della cosca[3][4]. Giuseppe Sciuto, detto "Pippo Tigna", non accettò tale scelta e iniziò una guerra interna all'insaputa di Turi Pillera che in quel periodo rimase detenuto. L'ira di Sciuto sfociò in numerose faide: il suo intento era quello di eliminare tutti quelli che rimasero fedeli al clan Pillera. La guerra tra i Pillera-Cappello da un lato e gli Sciuto-Laudani e Savasta dall'altro causò numerosi episodi di sangue: nel 1989 caddero infatti sotto i colpi di pistola Vincenzo Catalano e Orazio Zappalà, per mano dei Pillera-Cappello. Giovanni Castiglia[5][6], paciere del clan, cugino di Giuseppe Salvo e zio di Salvatore Pillera, venne ucciso dalla cosca Sciuto-Laudani. All'inizio della sanguinosa faida, il boss Pippo Salvo (braccio destro del Pillera) venne invitato più volte a cambiare la scelta del Pillera sulla reggenza del clan, ma così non fu. Quest'ultimo affermò la volontà sua e del cugino Pillera nel schierare come erede naturale del clan il giovane Turi Cappello, essendo figlioccio del Pillera e compare del Salvo. Il triumvirato composto dagli Sciuto-Laudani-Savasta sferrarono un'ulteriore azione militare al fine di debellare la cosca Pillera-Cappello, esattamente nel 1989 colpirono il boss di maggior calibro della cosca; Giuseppe Salvo 'u carruzzeri, quest'ultimo riuscì a salvarsi. Inerente agli ultimi episodi la risposta dei Pillera-Cappello fu immediata, a distanza di qualche giorno vennero eliminati tre esponenti della cosca Sciuto: i fratelli Giuseppe, Mario e Orazio Buda[7]. Sempre nel 1989 venne ucciso a Milano Santo Castorina detto 'Panizza', fedele di Pippo Tigna. Dopo alcuni mesi, nel 1990, il boss del clan Pillera-Cappello Antonino "Nino" Pace venne freddato in un salone da barba nel quartiere Canalicchio. In risposta a tale episodio il figlio del capostipite dei "mussi di ficurinia" Santo Laudani rimase trucidato per mano del giovane Salvatore Cappello nella famosa macelleria di famiglia dei Laudani nella stessa zona[8].
Inizi anni 90, Antonino Strano Stellario detto "Nino figghiu pessu" elemento di spicco del clan Pillera, fece arrivare all'interno del carcere direttamente a Salvatore Pillera, la notizia che Turi Cappello iniziò guerre con altre cosche per futili motivi: tale episodio portò numerosi squilibri, Turi Cachiti si innervosì e avrebbe detto a Cappello "io lascio la pace e tu fai la guerra". Pillera non vedeva di buon occhio alcuni nuovi schieramenti all'interno del suo gruppo, infatti condannava i comportamenti agguerriti di Jimmy miano (capo dei cursoti milanesi) alleato dei Pillera-Cappello e di Ignazio Bonaccorsi che da poco tempo era transitato dal clan dei cursoti catanesi al Clan Pillera per volontà dei boss, Pippo Salvo, Turi Cappello e Nino Pace. All'interno del carcere di piazza lanza, esattamente nel 1992, erano presenti i tre capimafia: Salvatore Pillera, Giuseppe Salvo 'u carruzzeri e Salvatore Cappello. Quest'ultimo non si aspettava questa accusa da parte del Pillera. Così vi fu una scissione definitiva tra il gruppo Pillera-Cappello. Pippo Salvo e Turi Cappello decisero di mettersi in proprio creando un nuovo clan, il quale avrebbero optato, per evitare ulteriori pressioni da parte dalle forze dell'ordine di mettere il nome del boss Jimmy Miano capoclan dei "cursoti milanesi"[9] e amico fidato del Cappello, morto nel 2005. Tale idea non fu accettata da alcuni membri del clan, dato che buona parte degli affiliati volevano per lealtà e per anzianità che il nuovo clan dovesse portare il nome di Giuseppe Salvo 'u carruzzeri (essendo stato quest'ultimo negli anni precedenti boss carismatico, co-fondatore del clan Savasta e braccio destro del Pillera) con a capo lo stesso Salvo Giuseppe e Cappello Salvatore. La questione si risolve quando lo stesso Giuseppe Salvo decise che a portare il nome del clan doveva essere il compare Turi Cappello divenuto giovane capomafia. Dentro il carcere avvenne la nascita definitiva del clan Cappello che vide l'unione tra la mafia catanese dei Cappello e la 'Ndrangheta di Franco Coco Trovato: tale unione fu celebrata da quest'ultimo, indicato come uno dei capi più potenti di tutta la 'Ndrangheta calabrese.
Prima ancora della faida contro i gruppi Laudani-Savasta e Sciuto vi fu la faida contro il clan Santapaola, che iniziò quando era ancora in vita Alfio Ferlito, ucciso poi nella cosiddetta Strage della circonvallazione nel 1982 a Palermo. Lo scontro tra i clan Ferlito-Pillera e Santapaola fu il più cruento della storia della mafia catanese, in quanto entrambe le parti persero personaggi di spicco come Alfio Ferlito e Salvatore Palermo, tra i Ferlito-Pillera, e Rosario Romeo (braccio destro di Nitto Santapaola) e Francesco Grillo del clan Santapaola. La riappacificazione tra Pillera e Santapaola avvenne quando i due si trovarono in carcere[10]. Nonostante la pax mafiosa che Nitto Santapaola stabilì con Turi Pillera; Nitto Santapaola nutriva un forte rancore nei confronti di Turi Cappello[11], colpevole solamente dal fatto di essersi schierato con Ferlito-Pillera quando il Santapaola lo invitò a fare parte del suo gruppo. Nitto Santapaola destava da sempre preoccupazione sulla presenza di Turi Cappello sul territorio catanese, perché aveva etichettato quest'ultimo come un soggetto pericoloso e carismatico nonostante la sua giovane età. Jimmy Miano (capoclan dei cursoti milanesi e amico fidato del Cappello) cercò di riappacificare i clan tramite il boss Aldo Ercolano, ma nonostante i buoni rapporti tra questi ultimi tale tentativo non andò a buon fine. Solo l'incontro all'interno del carcere tra il braccio destro di Nitto Santapaola, tale Francesco Mangion, detto "Ciuzzu 'u firraru" e Giuseppe Salvo detto 'u carruzzeri (ex braccio destro e cugino di Salvatore Pillera e compare di Salvatore Cappello) ebbe riscontro positivo: ed è stato così che si è stabilita una nuova pace tra le famiglie mafiose più potenti della città.
Legami con la politica
Il clan catanese vanta di un solo uomo che teneva legami con la politica: Giuseppe Salvo, conosciuto meglio con il soprannome di Pippo 'u carruzzeri. Il 18 dicembre 1990 il capomafia venne arrestato[12] insieme all'assessore al traffico Mariano Genovese: dietro di loro il sospetto che stessero mettendo le mani sui servizi di rimozione auto creando una società, la "Catania Soccorso", un business da almeno un miliardo e mezzo di lire l'anno. Tale episodio rimase nella storia essendo il primo reato documentato di mafia e politica in Italia e probabilmente in tutto il mondo. Il Salvo venne anche accusato di appartenere a Cosa nostra[13]: secondo le indagini svolte dalle forze dell'ordine e ricostruzioni della stampa, avrebbe vantato da sempre buoni rapporti con il referente di Cosa nostra catanese, Nitto Santapaola[14]. Salvo venne preso di mira dal giudice Felice Lima, il cui intento era quello di mandare in carcere tutti i capi clan catanesi come Giuseppe Salvo. Felice Lima si mise alle calcagne del Salvo in modo da indebolire la figura di Turi Cappello, all'epoca latitante, e poterlo acciuffare[14].
Cappello e la Camorra
Nel febbraio del 1992 il giovane boss Turi Cappello venne arrestato a Napoli[15] in compagnia di Ignazio Bonaccorsi detto 'u carateddu[15], personaggio molto noto nell'ambiente criminale. Secondo alcune fonti Cappello era entrato in affari con la camorra di Carmine Alfieri[15][16]. Il clan Cappello fino ad oggi è molto noto anche nel territorio camorristico.
Famiglia Salvo o meglio noti come "i carruzzeri"
Tutto nacque a metà degli anni 70. Giuseppe Salvo, detto Pippo 'u carruzzeri, era il boss di punta del clan Savasta, in seguito a contrasti sulla leadership con Antonino Puglisi detto a Savasta, rimase vittima di due agguati interni. Entrambi nel 1984. Da allora decise di separarsi. Personaggi di spicco come Turi Vittorio e Gino Pavone seguirono il Salvo nella scissione con Puglisi. Pippo 'u carruzzeri si allea perciò con il cugino Turi Pillera e stringe i rapporti con l'amico di sempre, il giovanissimo Turi Cappello: nasce così il clan Salvo, confluito nella cosca Pillera che salì alla ribalta delle cronache nel dicembre del 1990, quando il boss venne arrestato insieme all'assessore socialista Mariano Genovese, fatto che sconvolse non solo la giunta comunale ma tutto l'establishment catanese[17][18]. Dopo l'arresto dei boss Pippo Salvo nel 1990 e di Turi Cappello nel 1992, entrambi furono protagonisti di una scissione senza eguali all'interno del clan Pillera che avvenne all'interno del carcere di piazza Lanza di Catania. Pippo Salvo insieme a Turi Cappello fondò il clan Cappello. All'interno di quest'ultimo vigeva il clan Salvo, un clan totalmente autonomo dove quest'ultimo passò per natura nelle mani dei figli del boss. Il clan Salvo fu bersaglio di numerose inchieste. Nel 1996 avvenne l’"operazione Samarcanda" con il giovanissimo figlio del boss: con Giovanni Piero, meglio noto come Giampiero, tale clan salì alla ribalta in quanto detenevano il monopolio sul territorio di bande dedicate per rapinare i tir; in tale episodio furono arrestate oltre 20 persone. Nell'ottobre 2002 l’operazione denominata "benzina e abiti per i ragazzi del clan" quest'ultimo subì ulteriori inchieste. Entrambi i figli, cui Giampiero e Massimiliano (detti "i figghi do carruzzeri"), vennero arrestati. Il clan Salvo (prima inserito nel clan Pillera e successivamente, dopo la scissione di quest'ultimo, nella cosca Cappello) rischiò di essere decapitato. Secondo fonti investigative e dai racconti dei collaboratori di giustizia Giovanni Pantellaro "giocattolo" e Gaetano D'Aquino, i figli di Pippo Salvo hanno sempre ricoperto ruoli di responsabilità e vertice all'interno del clan Cappello. Avrebbero totale autonomia decisionale, sia Giampiero che Massimiliano, sarebbero secondi solo al padre ed a Salvatore Cappello. Con la scarcerazione successiva del figlio maggiore Giampiero, il clan andò alla conquista di nuovi territori nella provincia di Enna, come Catenanuova, Centuripe, Regalbuto[19]. Dietro tutto ciò figura il nome di Filippo Passalacqua, divenuto collaboratore di giustizia da marzo 2015[20], il quale riuscì a legarsi con i Salvo sposando la figlia del boss, Giovanna Maria. Giampiero Salvo e Filippo Passalacqua sono stati entrambi condannati per la cosiddetta «strage di Catenanuova»[21], che avvenne il 15 luglio 2008 quando un commando fece irruzione in un bar nel centro del paese, uccidendo a colpi di kalashnikov e pistola un pregiudicato legato ai Santapaola e ferendo altre cinque persone[22][23][24]. Il figlio minore Massimiliano conosciuto meglio come Massimo 'u carruzzeri una volta fuori dal carcere nel 2011 fino al suo arresto, era il reggente del clan, etichettato dalla procura di Catania come il numero 1 della mafia catanese, affermando in ogni inchiesta il ruolo di capo carismatico; di lui parlano molte inchieste come operazione Penelope, operazione gaming off line, operazione Gorgoni.
L'ala militare del clan: Famiglia Bonaccorsi "i carateddi"
All'interno del clan Cappello vive la cosiddetta ala militare. Tutto inizia alla fine degli anni 1988/90 quando il giovane Turi Cappello era reggente del clan Pillera. Cappello in quel periodo era in forte ascesa, voleva arricchire il clan di personaggi agguerriti. I fratelli Bonaccorsi Ignazio e Concetto, detti "i carateddi", erano membri dei Cursoti catanesi, ebbero numerosi contrasti interni. Turi Cappello cerco di avvicinare le figure dei fratelli Bonaccorsi all'interno del clan Pillera-Cappello. Tale affiliazione avvenne con il beneplacito dei boss Giuseppe Salvo e Antonino Pace. Ignazio Bonaccorsi, personaggio agguerrito ed esponente del clan Pillera-Cappello nel momento della scissione interna tra Pillera e Cappello decise di schierarsi con quest'ultimo come gli altri due fratelli: Concetto (divenuto collaboratore di giustizia) e Massimiliano (deceduto). Ignazio Bonaccorsi forte del legame con i vertici del clan Cappello divenne un boss di primo piano, creandosi spazio autonomo con il gruppo militare da lui guidato, i cosiddetti "carateddi". A capo di quest'ala vi sono due dei tre fratelli rimasti in vita, Ignazio e Concetto Bonaccorsi, detti i carateddi. Il terzo Massimiliano nel gennaio 1997 rimase vittima di un agguato nella guerra contro il clan di Santo Mazzei "u carcagnusu". All'inizio degli anni 90 i due boss finirono in galera. Ignazio venne arrestato a Napoli in compagnia di Turi Cappello; nel febbraio 1992[15]. Concetto venne acciuffato il giorno del suo matrimonio nel territorio di Valverde a Catania, luglio 1991. La famiglia dei carateddi, rischiò di essere decapitata soprattutto dopo l'arresto del nipote Sebastiano Lo Giudice, detto Iano 'u carateddu[25]. Personaggio senza scrupoli e di elevata caratura criminale, Iano 'u carateddu classificato come boss-killer nel periodo di libertà fu capace di far tremare i vertici di altre cosche catanesi, costretti a sottomettersi alle sue spietate regole. Secondo alcune rivelazioni dei più recenti pentiti Iano 'u carateddu con il suo gruppo si impose negli anni di libertà alle altre cosche catanesi. Oltre ciò riuscì a legarsi con la cosca palermitana dei Lo Piccolo.
L'alleanza con altre cosche
Il clan Cappello vanta legami anche con altri gruppi criminali che sono diventate vere e proprie "filiali" del clan nelle province di Catania e Siracusa: con il clan Cintorino di Calatabiano[26], clan Urso-Bottaro-Attanasio di Siracusa, clan Giuliano di Pachino (SR)[27]. Nella città di Catania l'alleanza stipulata varia da molte cosche: clan Pillera-Puntina, Piacenti-Ceusi, Cursoti milanesi. Al di fuori della Sicilia invece i Cappello hanno stretto legami con il clan Mallardo di Giugliano in Campania, con il clan Alfieri di Saviano e con le 'ndrine Trovato di Marcedusa e Bellocco di Rosarno[28][29]. Dai primi anni 2000 sono documentati rapporti con la mafia albanese per il traffico di droga[30].
Reggenti del clan
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Reggenti/Responsabili del clan dopo l'arresto del capomafia Turi Cappello nel 1992 in poi |
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| Reggenti in ordine di scarcerazione o soggetti a piede libero
Dal 1993 al 1995 Mario Villani detto 'u rossu, Santo Romano ed Ernesto Sanfilippo Dal 1995 al 1996 Giuseppe Salvatore Lombardo detto 'u ciuraru, Giuseppe Cutaia, Giovanni Piero Salvo 'u carruzzeri (gruppo Salvo G.-Cappello) Dal 1996 al 1999 Giuseppe Cutaia, Agatino Litrico Dal 1999 al 2000 Silvestro Indelicato, Francesco Spampinato, Gaetano la Guzzi, Orazio Pardo Dal 2000 al 2002 Massimiliano Salvatore Salvo detto u figghiu do carruzzeri (gruppo Salvo G.-Cappello), Giovanni Piero Salvo u figghiu do carruzzeri (gruppo Salvo G.-Cappello), Gaetano La Guzzi Dal 2002 al 2005 Angelo Cacisi detto Ramazza Dal 2005 al 2006 Orazio Pardo Dal 2006 al 2009 Giovanni Colombrita, Salvatore Caruso, Giovanni Piero Salvo, Rosario Litteri, Orazio Pardo, Gaetano D'aquino Dal 2006 al 2009 Sebastiano Lo Giudice, Orazio Privitera (gruppo Bonaccorsi-Carateddi) Dal 2009 al 2010 Filippo Passalacqua (gruppo Salvo G.-Cappello), Santo Strano detto facci palemmu Dal 2010 al 2011 Giovanni Catanzaro detto 'u milanisi Dal 2011 al 2013 Massimiliano Salvatore Salvo detto u carruzzeri Dal 2013 al 2017 Massimiliano Salvatore Salvo detto 'u carruzzeri e Giuseppe Salvatore Lombardo detto 'u ciuraru in concomitanza con Giovanni Catanzaro 'u milanisi e Santo Strano detto facci palemmu Dal 2017 al 2020 Giovanni Pantellaro Dal 2021 Massimiliano Cappello |
Note
- ↑ lasicilia.it, http://www.lasicilia.it/news/catania/2608487/muore-in-carcere-il-boss-pippo-salvo-u-carruzzeri-disposta-l-autopsia.html.
- ↑ Copia archiviata, su siciliaantiusura.it. URL consultato il 23 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2017).
- ↑ siciliaantiusura.it, http://www.siciliaantiusura.it/filedown.asp?s=25379&l=2.
- ↑ l'Unità.it - Biografie, su archiviofoto.unita.it (archiviato dall'url originale il 6 settembre 2014).
- ↑ Il boss catanese Laudani condannato all'ergastolo, su lasiciliaweb.it, 7 gennaio 2011. URL consultato il 30 settembre 2019 (archiviato dall'url originale il 7 marzo 2016).
- ↑ Copia archiviata (PDF), su liberainformazione.org. URL consultato il 31 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 6 settembre 2014).
- ↑ MAFIA ZERO: Processo "Clessidra", tre ergastoli, su mafiazero.blogspot.it.
- ↑ UN'AUTOBOMBA CONTRO I CARABINIERI - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it, 28 settembre 1990. URL consultato il 12 aprile 2021.
- ↑ Processo Lombardo, il governatore in aula. «Non sono solito chiedere voti via sms» - MeridioNews, su ctzen.it, 28 aprile 2012. URL consultato il 31 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 6 settembre 2014).
- ↑ Preso il padrino che voleva unire i clan catanesi, su archiviostorico.corriere.it.
- ↑ " poliziotto e sicario di Santapaola ", su archiviostorico.corriere.it.
- ↑ CATANIA, ASSESSORE IN MANETTE - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it, 19 dicembre 1990.
- ↑ 'SI', A CATANIA COMANDANO LORO...' - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it, 20 dicembre 1990.
- 1 2 http://archiviostorico.unita.it/cgi-bin/highlightPdf.cgi?t=ebook&file=/archivio/uni_1990_12/19901219_0007.pdf&query=Giuseppe%20Rizzo Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive.
- 1 2 3 4 IN MANETTE BOSS DELLA MAFIA CATANESE, su Archivio - la Repubblica.it, 9 febbraio 1992. URL consultato il 19 febbraio 2023 (archiviato il 23 luglio 2012).
- ↑ NOINDC, su archiviostorico.corriere.it.
- ↑ CATANIA, ASSESSORE IN MANETTE - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it, 19 dicembre 1990. URL consultato l'11 settembre 2021.
- ↑ 'SI' , A CATANIA COMANDANO LORO...' - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it, 20 dicembre 1990. URL consultato l'11 settembre 2021.
- ↑ Traffico di droga e estorsioni, sgominato l'impero del clan Cappello - Corriere del Mezzogiorno, su corrieredelmezzogiorno.corriere.it, 18 febbraio 2014.
- ↑ Copia archiviata, su ilgiornaleperenna.it. URL consultato il 31 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 6 settembre 2014).
- ↑ Strage di Catenanuova, la Procura generale: "Ergastolo per Salvo e 15 anni a Passalacqua", su Giornale di Sicilia, 29 giugno 2017. URL consultato l'11 settembre 2021.
- ↑ "Strage di Catenanuova": nuovo interrogatorio per Salvo, su Giornale di Sicilia, 7 novembre 2012. URL consultato l'11 settembre 2021.
- ↑ Strage di Catenanuova, ergastolo al presunto boss Salvo, su Giornale di Sicilia, 24 febbraio 2016. URL consultato l'11 settembre 2021.
- ↑ Mafia, svolta sulla strage di Catenanuova: altri 4 arresti, tra loro anche una donna, su la Repubblica, 12 maggio 2015. URL consultato l'11 settembre 2021.
- ↑ Bloccato summit di mafia a Catania. In manette Lo Giudice, il capo della cosca dei Carateddi, su Archivio Sicilia Informazioni, 8 marzo 2010. URL consultato il 28 maggio 2021 (archiviato dall'url originale il 24 giugno 2015).
- ↑ Colpo di scena nel delitto Mazzullo Cassazione annulla l'assoluzione - LiveSicilia Catania, su catania.livesicilia.it. URL consultato il 31 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 6 luglio 2013).
- ↑ E Catania punta alla secessione mafiosa con Palermo, su lasicilia.it, 25 febbraio 2019. URL consultato il 23 gennaio 2023.
- ↑ IN MANETTE BOSS DELLA MAFIA CATANESE - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it, 9 febbraio 1992. URL consultato il 6 novembre 2021.
- ↑ MICROSPIA INCASTRA IL FINTO PENTITO - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it, 30 aprile 1996. URL consultato il 6 novembre 2021.
- ↑ Traffico di droga albanese il giro passava dalla Puglia - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it, 26 agosto 2001. URL consultato il 21 novembre 2021.