Clemente Alberi

Clemente Alberi (Bologna, 1803 o 1812[1] – Bologna, 1864) è stato un pittore italiano. Nel corso della sua carriera realizzò pale d'altare, ritratti e copie da pittori seicenteschi.[2]
Biografia
Esordi
Figlio d'arte — il padre era il pittore e accademico Francesco Alberi[3], «propugnatore di un neoclassicismo imbevuto di ideali d'impegno politico e religioso»[4] — Clemente Albéri nacque a Bologna nel 1803 o a Ferrara nel 1812, a seconda delle fonti.[1]
Si formò all'Accademia di Belle Arti di Bologna sotto la guida paterna[2], distinguendosi e vincendo qualche premio,[4] realizzando copie, dipinti di soggetto storico e religioso o ancora ritratti.[4] Fu soprattutto per questi ultimi che si fece notare e che ricevette commissioni, anche grazie alla partecipazione all'Esposizione di Firenze del 1827.[5]
In questo periodo il suo stile è detto «disinvolto e facile, perfetto nella sua compitezza accademica»[6]o ancora «ricco di armonia, esattezza, verità» e di dettagli realizzati con cura.[5][7] In alcune opere giovanili, quali il Ritratto della Contessa Giulia Tomasi Amiani di Fano del 1831 o il Ritratto di Teresa Garavuzzi si ritrovava l'influenza di Ingres.[5][2]
Gli anni della maturità
Alla fine degli studi, fu assunto come professore nelle scuole comunali di eloquenza e disegno di Pesaro,[5] per poi insegnare a sua volta pittura in Accademia tra il 1839 e il 1860[8], fatto che diede adito a voci e supposizioni di nepotismo.[2][5] Tra i suoi allievi figureranno Andrea Besteghi[9], Giulio Cesare Ferrari, Antonio Muzzi e Antonio Rosaspina (1830-1871).[4]

Artista in ascesa, Alberi ricevette commissioni importanti per opere d'arte sacra,[5] tra cui si ricorda nel 1841 l'ancona per San Girolamo alla Certosa, copia da Agostino Carracci dell'Ultima comunione di san Girolamo[2][5], la Pietà copiata da Guido Reni e realizzata per la chiesa di Santa Maria della Pietà di Bologna, in cui preferì restituire il colore del fasto originale[5], o ancora gli affreschi della cupola di San Domenico, considerati dal Bezzuoli il suo capolavoro.[10] Tra i suoi committenti si annovera anche l'imperatore Nicola I di Russia, che gli commissiona copie dai secentisti.[5]
Dagli anni quaranta dell'Ottocento abbandonò il neoclassicismo accademico per dei ritratti più simili al vero e velati di uno psicologicismo prima assente[5]; in particolare, all'apice della sua carriera artistica, nei primi anni cinquanta dell'Ottocento i suoi ritratti sono più moderni e «si avverte un tentativo di maggiore semplicità dovuto probabilmente all'influenza della nascente tecnica fotografica», ad esempio nel Ritratto dell'ing. Brunelli del 1854.[2][5]
Gli ultimi anni
Tuttavia, per il mutato clima artistico e forse per una stanchezza di esecuzione, la parabola di Clemente Alberi veniva già considerata discendente pochi anni dopo.[5]
Clemente Alberi morì a Bologna nel 1864. È sepolto nella tomba di famiglia della Certosa di Bologna, al pozzetto n° 16 del vestibolo nord della Sala delle Catacombe.[2]
Il figlio Raffaele Alberi, a sua volta pittore, morì prematuramente poco dopo, nel 1867.[11]
Opere scelte
- Ritratto della contessa Giulia Tomani Amiani, 1831, Pinacoteca civica di Fano
- La scoperta del delitto di Caino, 1838, Collezione d'arte e di storia della Fondazione Carisbo
- Ritratto del marchese Matteo Ricci, 1843, Collegio San Luigi di Bologna
- Ritratto di uomo, 1843, Pinacoteca nazionale di Bologna
- Ritratto dell'ing. Carlo Brunelli, 1854, collezione privata, Bologna
Note
- 1 2 Clemente Albéri nacque a Ferrara nel 1812 secondo A.M. Comanducci e Francesco Malaguzzi Valeri, oppure a Bologna nel 1803 secondo C. Masini. Cfr. Ennio Golfieri, Lineamenti dell'Ottocento artistico romagnolo (PDF), in Studi Romagnoli, n. 19, 1953, p. 225..
- 1 2 3 4 5 6 7 Roberto Martorelli, Alberi Clemente, su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 10 marzo 2023.
- ↑ Galetti e Camesasca 1950, pp. 21-22.
- 1 2 3 4 Elisabetta Farioli 1983, p. 84
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Elisabetta Farioli 1983, p. 85
- ↑ Renzo Grandi 1980, citato in Elisabetta Farioli 1983, pp. 84-85
- ↑ Anche secondo lo storico dell'arte Roberto Martorelli, «la sua ampia produzione di ritratti mostra [...] una innegabile qualità pittorica e un adeguamento stilistico, pur mantenendosi entro il recinto della cultura accademica.» Cfr. Alberi Clemente, Storia e Memoria di Bologna.
- ↑ Nel 1861 Antonio Puccinelli prese il suo posto in Accademia. Cfr. Golfieri 1953
- ↑ Cfr. 26 dicembre 1869. Muore il pittore Andrea Besteghi, su Bologna Online, Biblioteca Salaborsa, 31 gennaio 2023 (ultimo aggiornamento 6 febbraio 2023). URL consultato il 16 febbraio 2023.
- ↑ D.G. Mugnoz, Di un nuovo dipinto del professor Clemente Alberi, La Farfalla, 7 agosto 1844, citato in Elisabetta Farioli 1983, p. 85
- ↑ Daniele Benati, Alberi Raffaele, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato il 9 agosto 2025.
Bibliografia
- Ugo Galetti e Ettore Camesasca, Enciclopedia della pittura italiana, vol. 1, Garzanti, 1950, pp. 21-22.
- Elisabetta Farioli, Clemente Alberi, in Renzo Grandi (a cura di), Dall'Accademia al vero. La pittura a Bologna prima e dopo l'Unità d'Italia, Casalecchio di Reno, Grafis, 1983, pp. 84-87. (catalogo della mostra dal 29 gennaio al 4 aprile 1983 alla Galleria d'arte moderna di Bologna)
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Francesco Malaguzzi Valeri, ALBERI, Francesco e Clemente, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1929.
- Roberto Martorelli, Alberi Clemente, in Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna.
- Clemente Alberi, su PatER - Catalogo del Patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna, Regione Emilia-Romagna.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 96332212 · SBN UBOV148012 · CERL cnp00527951 · Europeana agent/base/143297 · ULAN (EN) 500089482 · GND (DE) 129093815 |
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