Cocaina S.p.A.

Cocaina S.p.A.
AutoreVincenzo Spagnolo
1ª ed. originale2010
GenereSaggio
SottogenereGeopolitica, narcotraffico, criminalità
Lingua originaleitaliano
AmbientazioneItalia, Colombia, Messico, Venezuela, Argentina, Brasile, Bolivia, Perù, Spagna, Paesi Bassi, Africa, Australia

Cocaina S.p.A. è un saggio-inchiesta-reportage, scritto dal giornalista Vincenzo Spagnolo e pubblicato nel 2010 da Luigi Pellegrini Editore, che racconta e analizza, in modo dettagliato e documentato (487 pagine, con un vasto apparato di note, fonti e un'ampia bibliografia), la complessa ragnatela criminale e la lunga filiera della produzione, dei traffici, dello spaccio e del consumo della polvere bianca, dal Sudamerica fino in Europa, passando per il Messico e l'Africa occidentale.[1] Un'inchiesta che si snoda dall'America latina passando per il Nord Europa, l'Africa e la Spagna, fino in Italia,[2] raccontando attraverso centinaia di interviste le vicende di trafficanti, investigatori, magistrati e poveri trasportatori (come i "muli": uomini, donne e bambini che arrivano a ingoiare decine di ovuli di droga, dando il proprio stomaco "in affitto" ai trafficanti in cambio di qualche migliaio di euro ma rischiando la morte per overdose, qualora la pellicola che riveste l'ovulo venga intaccata dai succhi gastrici).[3]

Diffusione e rilevanza scientifica del saggio

Il volume viene stampato ininterrottamente dal 2010,[4] è a disposizione di ricercatori e studiosi nelle principali biblioteche del pianeta (da quella del Congresso degli Stati Uniti d'America a quella di Harvard fino alla Biblioteca nazionale di Roma)[5] e viene segnalato in classifiche presenti sul web[6] fra i saggi più validi in materia.[4] In un articolo pubblicato nel 2015 sul quotidiano La Stampa, il docente di criminologia all'università britannica di Oxford, Federico Varese, ha definito Cocaina S.p.A. una delle "inchieste fondamentali"[7] realizzate in materia di narcotraffico. Per la profondità di analisi, il testo è stato citato in tesi di laurea e ricerche universitarie,[8] in documenti istituzionali italiani della Camera dei deputati[9] e in relazioni europee come il rapporto "Financing of organised crime", realizzato dal Center for Study of Democracy insieme alle università di Trento e Teeside, all'Agenzia per la sicurezza nazionale della Bulgaria, alla Polizia di Stato della Lettonia e all'Istituto nazionale francese di studi avanzati in sicurezza e giustizia.[10] Il magistrato antimafia Nicola Gratteri, esperto di contrasto alle narcomafie, ha considerato il saggio di Spagnolo "un libro molto documentato".[11] Anche la rivista ufficiale della Polizia di Stato, Polizia Moderna, ha riportato le analisi di Spagnolo, menzionando esplicitamente il valore del saggio.[12]

I mille nomi della bamba

La pianta di coca ha foglie ovali di color verde ed è presente nella cultura degli indios da prima dell'arrivo di Cristoforo Colombo. Le leggende del popolo Inca raccontano che fu un dono fatto agli uomini dal Dio Sole. Cresce soprattutto a un'altitudine fra i 600 e i 1.000 metri. Gli indios la consumano nei riti religiosi e, in alcune regioni andine, ne masticano le foglie per riprendersi dalla fatica o dalla tensione corporea derivata dall'altitudine. La pianta cresce spontaneamente. Non c'era perciò necessità di estendere a dismisura le piantagioni, almeno finché non è diventata la materia prima dell'industria mondiale della cocaina.

Nella legislazione internazionale e nella letteratura scientifica, la cocaina viene considerata una sostanza stupefacente. Chimicamente, è un alcaloide (formula bruta: C17 H21 NO4), ricavato dalle foglie della coca (Erythroxylum coca) o per sintesi dall'ecgonina. Ma nel mercato criminale dei traffici e dello spaccio al dettaglio, viene indicata con soprannomi fantasiosi, C'è chi la chiama bamba (termine derivato dalla località di Cochabamba, da dove si dice provenga la cocaina di qualità migliore) e chi cocco, gesso, polvere d'angelo, blanca, cubaita, bonza o polvere di stelle, bonza, piscia di gatto. Le dosi in cui viene spacciata hanno anch'esse nomi legati alla quantità o alla forma: grammo, pallino, boccino.

L'incipit

L'inchiesta si apre col racconto di una vicenda agghiacciante scoperta in Brasile, a Rio de Janeiro, nella Favela da Coreia, un vasto agglomerato di casupole nella periferia ovest della metropoli. I poliziotti brasiliani entrano nell'abitazione di un presunto narcos. Quando arrivano nel cortile, fanno un salto all'indietro vedendo due enormi caimani "dal collo giallo", una specie tipica della regione amazzonica. Vicino ai due rettili, scorgono resti di corpi umani. In seguito le investigazioni appureranno che i caimani venivano impiegati come "smaltitori", per divorare esponenti delle bande di trafficanti rivali, alcune volte ancora vivi. Per renderli più feroci, fra un pasto umano e l'altro, non venivano alimentati.

La vicenda, avvenuta nel 2008, viene riferita fra gli altri dal quotidiano Folha de São Paulo. Ma sembra quasi riportare all'epoca delle fiere che nel Colosseo sbranavano i cristiani per volere degli imperatori. E ciò dà l'idea di quanto potere e crudeltà abbiano taluni padrini delle reti di narcotraffico, il cui potere nasce non da un'investitura popolare ma da una sommatoria di ricchezza e di violenza, "plata o plomo" per dirla col boss colombiano Pablo Escobar, scelte in base alle necessità del momento.

Un'industria piramidale

L'universo dei traffici di coca ricorda una piramide. L'ampia base è divisa in due metà: una è la manovalanza (campesinos, chimici, guardie) che coltivano, raccolgono, raffinano e proteggono le foglie di coca e ne ricavano la cocaina. L'altra è costituita dagli spacciatori, in inglese chiamati dealer (venditori) o pusher. Al centro della piramide, stanno gli intermediari: corrieri, faccendieri, funzionari corrotti, prestanome di beni o di imprese, fornitori di servizi o di materie necessarie alle operazioni di laboratorio, come i precursori chimici. Più in alto ci sono i cosiddetti "broker": parlano diverse lingue, hanno agende zeppe di numeri di telefono e di e-mail e si occupano di far incontrare domanda e offerta. Raccolgono gli ordinativi e le quote di pagamento dalle mafie, chiamano i produttori e concordano costi e spedizioni, che viaggiano nascoste dentro container la cui bolla di accompagnamento segnala innocui carichi di frutta esotica o di legname. A volte alcuni di loro vengono aggregati alle organizzazioni criminali come contabili o incaricati, se hanno conoscenze bancarie e di mercati finanziari, del lavaggio di denaro. Ma a ogni gradone della piramide si trovano anche uomini d'armi dei gruppi, che vengono impiegati per eseguire punizioni, agguati, sequestri e altri delitti. In cima alla piramide, al di sopra di ognuno, stanno gli imperatori dell'universo narcos: più che manager o imprenditori, somigliano a veri e propri monarchi. Il loro potere si fonda su un'industria globale che secondo i rapporti dell'UNODC di Vienna produce oltre duemila tonnellate di cocaina l'anno.

Le mani del raspachín

L'industria della coca si serve della manodopera dei contadini, i campesinos, li sfrutta e li sottopaga. Nel libro di Spagnolo, viene riportato l'incontro con Pedro, un trentacinquenne colombiano che dimostra almeno dieci anni in più della sua età. Si è logorato il fisico e la salute lavorando sin da bambino per pochi pesos al giorno nelle piantagioni di coca delle foreste amazzoniche della regione del Putumayo. In quelle aree, di solito viene seminata la varietà peruana, le cui foglie più spesse possono garantire un maggior contenuto di cocaina, se confrontate con le varietà selvatiche che crescono spontaneamente in Amazzonia. Se coltivate in modo intensivo, alcune piantagioni arrivano a garantire fino a quattro raccolti l'anno. Ma fra quelle foreste - che ha visitato quando era vicesegretario delle Nazioni Unite e direttore dell'UNODC - l'italiano Antonio Maria Costa ha constatato l'esistenza di piante "biotech", da cui i narcos ottengono fino a 8 raccolti l'anno [13]. Quando arriva il momento del raccolto, tocca al raspachín, che - come lascia intuire il termine locale - raspa letteralmente le piccole foglie di coca dall'arbusto. A volte lo fa a mani nude, altre volte ricorre a piccoli attrezzi artigianali realizzati alla bisogna. In un solo giorno di lavoro può raspare e ammucchiare fino a 25 chilogrammi di fogliame, che vengono poi trasportate in un laboratorio. Niente di tecnologico, quasi sempre si tratta di baracche col tetto in paglia, nascoste nel folto degli alberi, dove le foglie sono sminuzzate e poi sottoposte al procedimento chimico. Sull'ammasso di fogliame viene versata prima una mescola di acqua, cemento e candeggina. Poi lo si colloca dentro un bidone con benzina o cherosene, che servirà a estrarre dalle foglie l'alcaloide della cocaina. Il tutto viene poi passato sotto un torchio, dal quale filtra un liquido che, con l'aggiunta di acido solforico, porta a ottenere il solfato di cocaina, mentre un'aggiunta di soda caustica serve a neutralizzare la componente acida. Il risultato è un liquido lattiginoso al quale viene mescolata ammoniaca, che ha l'effetto di far cristallizzare il solfato di cocaina sul fondo del bidone. Sono trascorse almeno 24 ore dall'inizio del procedimento e solo in quella fase, con un telo, vengono filtrate le impurità e lasciata passare la componente di quella che diverrà la cosiddetta "pasta base", ossia un composto di solfato di cocaina che contiene resti di benzina, acido solforico, soda e cemento. La pasta base di cocaina (indicata anche con le sole iniziali, Pbc) è la merce che i coltivatori affidano alle mani dei trafficanti.A Pedro, il raspachin incontrato dall'autore, sui 963 dollari che (secondo le stime dell'Onu) costituivano il prezzo di un chilo di pasta base nel 2009 in Colombia, veniva pagato solo l'equivalente di 25-30 dollari a settimana. Im generale, secondo i calcoli degli analisti, ai campesinos va lo 0,6% del prezzo finale della coca. Ciò li rende, insieme ai raspachines, il primo, poverissimo anello della lunga e ricca catena del traffico cocalero, la base di una piramide al cui vertice siedono boss miliardari. Non solo: spesso vengono reclutati con la forza, ancora minorenni, da bande paramilitari che li costringono a lavorare nei campi.

L'inquinamento dell'Amazzonia

Nel saggio viene anche esplorato un aspetto meno noto relativo alle conseguenze del narcotraffico, analizzando i danni ambientali recati dall'industria "coquera" al polmone verde del pianeta. I calcoli di agenzie ambientali latinoamericane indicano infatti che, per ogni ettaro da ricavare per una piantagione di coca, siano disboscati quattro ettari di selva amazzonica, con l'utilizzo intensivo di prodotti chimici e diserbanti: in uno spazio di soli due ettari, per estrarre la coca dalle foglie occorrono 250 litri di benzina ogni due mesi. Così, dopo una decina d'anni al massimo, quel terreno diventa sterile e i campesinos debbono trovarne un altro, disboscando nuove aree e avvelenandole con carburanti e prodotti chimici usati per la lavorazione della cocaina. Secondo la Comisión nacional para el Desarrollo y Vida sin droga (Devida) peruviana,[14] solamente in Perù (che resta uno dei tre principali Paesi produttori, insieme a Colombia e Bolivia) nel corso di quarant'anni la coltivazione intensiva di coca ha desertificato due milioni e mezzo di ettari di foresta.

Riconoscimenti

  • Segnalazione della giuria del Premio letterario nazionale "Giuseppe Giusti" edizione 2010, patrocinato dalla Presidenza della Repubblica.[15]

Note

  1. ↑ Cocaina S.p.A., su www.archivioradiovaticana.va. URL consultato l'11 dicembre 2025.
  2. ↑ (EN) Un affare criminale, lurido e vantaggioso, su www.tramefestival.it. URL consultato l'11 dicembre 2025 (archiviato dall'url originale il 14 settembre 2011).
  3. ↑ DIRITTI GLOBALI - HOME • Diritti Globali, su Diritti Globali. URL consultato l'11 dicembre 2025.
  4. 1 2 GP, I 10 migliori libri sulla cocaina, su Notizie scientifiche.it, 2 maggio 2023. URL consultato l'11 dicembre 2025.
  5. ↑ Vincenzo R. Spagnolo, Cocaina s.p.a., Luigi Pellegrini Editore, 2010, ISBN 978-88-8101-558-0. URL consultato l'11 dicembre 2025.
  6. ↑ Staff, Migliori Libri Sulla Cocaina a Dicembre 2025, su Classifica Libri, 2 dicembre 2025. URL consultato l'11 dicembre 2025.
  7. ↑ Quel limbo del testo di Saviano, su La Stampa, 27 settembre 2015. URL consultato l'11 dicembre 2025.
  8. ↑ Stefano Paglia, La criminalità organizzata in Spagna: il caso dei Lancheros Gallegos. URL consultato l'11 dicembre 2025.
  9. ↑ ATTI DI CONTROLLO E DI INDIRIZZO (PDF), su documenti.camera.it.
  10. ↑ (EN) Center for the Study of Democracy, University of Trento e Teesside University, Financing of Organised Crime, Center for the Study of Democracy, 2015, ISBN 978-954-477-234-5. URL consultato l'11 dicembre 2025.
  11. ↑ Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, Oro bianco, Mondadori, 7 aprile 2015, ISBN 978-88-520-6354-1. URL consultato l'11 dicembre 2025.
  12. ↑ Non più invisibili, su poliziamoderna.poliziadistato.it. URL consultato l'11 dicembre 2025.
  13. ↑ Vincenzo Spagnolo, intervista ad Antonio Maria Costa, Avvenire, 23 novembre 2007, pag. 6
  14. ↑ Comision Nacional para el Desarrollo y Vida sin Drogas (National Commission for Development and Life without Drugs - DEVIDA) | Devex, su www.devex.com. URL consultato l'11 dicembre 2025.
  15. ↑ Redazione Met, Met - Notizie dagli Enti della Città Metropolitana - quotidiano di informazione della città metropolitana di Firenze., su Met - News dalle Pubbliche Amministrazioni della Città Metropolitana di Firenze. URL consultato l'11 dicembre 2025.

Voci correlate

Collegamenti esterni