Codice di Chlebnikov

Codice di Chlebnikov
manoscritto
Pagina 257 del Codice di Chlebnikov, che sub anno 6622 (1114) menziona le divinità pagane slave Svarog e Dazhbog
ScrittoreHouse of Hlebowicz
Epoca1560-1670
Linguaantico ruteno
UbicazioneBiblioteca nazionale russa

Il Codice di Chlebnikov[1] (in ucraino Хлєбниковський список?, Chljebnykovsʹkyj spysok; in russo Хлебниковский список?, Chlebnikovskij spisok) è un testo manoscritto realizzato in antico ruteno, riconducibile al filone delle cronache rus' e compilato tra il 1560 e il 1570.[2]

Analisi dell'opera

Il Codice di Chlebnikov fu scoperto in maniera del tutto fortuita nell'estate del 1809.[3] Deve il suo nome a uno dei suoi precedenti proprietari, Pëtr Chlebnikov, un mercante di Kolomna, in Russia.[4] Il codice è attualmente conservato presso la Biblioteca nazionale russa, a San Pietroburgo, con numero di registrazione "F.IV.230".[4]

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Nel 2007, Boris Kloss ha sostenuto che l'intero testo fu realizzato dallo stesso autore o dagli stessi autori, a differenza di altre cronache rus' solitamente realizzate da persone vissute in epoche differenti tra di loro.[5] Analizzando poi con attenzione la filigrana in cinghiale, ha convenuto con le conclusioni del lituano Edmundas Laucevičius, che nel 1967 l'aveva catalogata con il tipo n. 3661; benché Laucevičius l'avesse fatta risalire al 1560, Kloss è stato più generico, sostenendo «la parte principale del manoscritto fu scritta tra 1560 e 1570».[2] Nel 1908, Aleksej Šachmatov ha identificato la lingua del testo con l'antico ruteno, in particolare il «rus' meridionale, con peculiarità regionali molto tipiche».[2] Diverse note sul verso dell'ultimo foglio confermano la provenienza sud-occidentale; nello specifico, durante il passaggio si menziona un certo «logoteta Vitolt Maroc della terra moldava».[5][6] Questo «Vitolt Maroc» (in romeno Vitold Mărățeanul) fu in passato identificato con il proprietario del codice,[7] ma un'interpretazione successiva si è scoperto che il logoteta Vitold «rubò» il libro al «padre governatore di Ustia», nella città di «Krosnyk».[7] Nel 2007, Oleksij Toločko ha affermato che Vitold Maroc servì sotto Costantino Movilă, ospodaro (principe) di Moldavia dal 1607 al 1611), suo fratello Ieremia, la vedova di Ieremia nel 1615 e la vedova di Constantin, Domna, che viveva a Ustia.[7]

Il Codice di Chlebnikov, o una sua copia strettamente connessa, potrebbe essere stato portato o reso conosciuto a Kiev tra 1620 e 1625, poiché glosse marginali nel quarto capitolo della Palinodia (1621), che potrebbero essere state aggiunte dallo stesso autore Zacharias Kopystenski o da un lettore successivo, menzionano una «cronaca di Nestore».[7] Sebbene la parola нестера («di Nestor»?) nelle righe iniziali del Codice di Chlebnikov venga ritenuta un'interpolazione di epoca successiva – non essendo presente in nessuna delle altre cinque principali versioni testuali della Cronaca degli anni passati (PVL) – e quindi non costituendo prova della paternità di Nestore di Pečers'k,[8] il Codice di Chlebnikov è il più antico manoscritto conosciuto ad affermare che una persona di nome «Nestore» lo avesse scritto.[8] Pertanto, è possibile che la nota nella Palinodia si riferisca alla copia Chlebnikov della PVL o a una copia affine che Kopystenski o un suo lettore conoscevano.[7]

Diverse pagine del Codice di Chlebnikov originale sono andate perdute nel XVII secolo, mentre un paio di altre furono inserite in ordine errato.[9] Per compensare le perdite, nuove pagine furono copiate da un altro testo legato al Codice Ipaziano, ossia i fogli 130, 131, 182, 224, 225, 332 e 333 (con una filigrana datata 1641-1646); il nuovo foglio 182 fu copiato grossolanamente, poiché l'originale non era andato perso ma reinserito nel posto sbagliato come foglio 186.[9] Šačmatov scoprì che le correzioni in cinabro nelle prime pagine del Codice di Chlebnikov si basavano su una delle copie della Compilazione di Tver'; analizzandole, Kloss ha sostenuto che tali correzioni non potevano essere anteriori al 1640.[9]

Kloss ha rilevato inoltre che la rilegatura dovette avvenire poco prima del 1760, poiché la carta di legatura presenta una filigrana del 1756 con lo stemma di Jaroslavl', le pagine inserite recano il marchio della cartiera Mosolov del 1750-1760 e si trovano «numerose note in inchiostro nero relative al 1756, in parte tagliate vicino alla rilegatura. Pertanto, la rilegatura deve essere stata eseguita poco dopo quell'anno».[5]

Contenuto

Elenco dei principi di Kiev

L'elenco dei sovrani riportato dal Codice di Chlebnikov: «A Kiev, i primi a cominciare a regnare assieme furono Dinar e Askold, dopo i quali venne Olga, dopo Olga Igor' [...]»[10]

Le prime due pagine del Codice di Chlebnikov contengono un elenco dei principi di Kiev, affermando che esso comprende i governanti fino alla conquista della città per mano di Batu Khan nel 1240.[10] Non c'è alcuna menzione di «Rjurik», solitamente considerato il progenitore della dinastia rjurikide; l'elenco comincia invece con «Dinar e Askold», meglio noti come Askold e Dir,[11] ripercorrendo l'inizio simile del Codice Ipaziano.[12] Diversamente dalla posizione che il Codice Ipaziano riserva a Oleg il Saggio,[12] quello di Chlebnikov sembra affermare che Olga di Kiev gli succedette e precedette il proprio marito Igor'.[10]

Copia della Cronaca degli anni passati

La prima parte del codice[10] contiene il manoscritto di Chlebnikov[13] (anche riportato nella forma Khlebnikov, Xlebnikov,[14] abbreviato in Xle,[15] X,[14] Х (il kha cirillico),[16] o Kh),[17] uno dei sei principali manoscritti che tramandano la Cronaca degli anni passati (PVL), studiati dagli studiosi per scopi di critica testuale.[16] Il testo del Chlebnikov estrapolato dalla PVL è strettamente collegato al più antico Codice Ipaziano (1425 circa),[14] con cui condivide un antenato comune.[18] Tuttavia, nel processo di realizzazione, il Chlebnikov è stato «contaminato» dallo stile della Cronaca dei Radziwiłł o Accademica (una cronaca del tardo XV secolo).[18] Nel 2014, Gippius ha messo in evidenza la provenienza geografica del testo Ipaziano e di Chlebnikov, mentre altro quattro lavori (il Laurenziano, quello della Trinità, quello dei Radziwiłł e quella Accademica), legati all'ambiente di Vladimir-Suzdal'.[19]

Copia della Cronaca di Kiev

La seconda parte del Codice di Chlebnikov contiene una copia della Cronaca di Kiev, che termina con l'anno 6704 (1196), a differenza del Codice Ipaziano, che si conclude nell'anno 6706 (1198).[10]

Copia della Cronaca di Galizia e Volinia

La terza parte del Codice di Chlebnikov contiene una copia della Cronaca di Galizia e Volinia (GVC),[10] di cui è considerato un testimone più affidabile rispetto alla versione testuale tramandata nel Codice Ipaziano.[13] Mentre le edizioni del 1843, 1908 e 1962 della GVC pubblicate nella Collezione completa delle cronache russe (PSRL) e l'edizione della Commissione Archeografica del 1871 si basavano principalmente sul testo Ipaziano includendo Chlebnikov solo per le varianti, la parafrasi russa di A. Klevanov del 1871 fu il primo lavoro a prendere il testo di Chlebnikov come base per la ricostruzione della GVC.[20]

Note

  1. ↑ Jusupović (2022), pp. IX, XII, XIX, 73.
  2. 1 2 3 Kloss (2007), pp. 131, 144.
  3. ↑ Maiorov (2018), p. 339.
  4. 1 2 Kloss (1998), p. G.
  5. 1 2 3 Kloss (2007), p. 131.
  6. ↑ Toločko (2007), pp. 55-56.
  7. 1 2 3 4 5 Toločko (2007), p. 56.
  8. 1 2 Ostrowski (1981), p. 28.
  9. 1 2 3 Kloss (2007), p. 132.
  10. 1 2 3 4 5 6 Jusupović (2022), p. 12.
  11. ↑ Jusupović (2022), pp. 12-13.
  12. 1 2 Ostrowski (2018), p. 36.
  13. 1 2 Jusupović (2022), p. XIX.
  14. 1 2 3 Lunt (1994), p. 10.
  15. ↑ Ostrowski e Birnbaum (2014), e-PVL.
  16. 1 2 Gippius (2014), p. 342.
  17. ↑ Ostrowski (1981), p. 12.
  18. 1 2 Ostrowski (1981), p. 21.
  19. ↑ Gippius (2014), pp. 342-343.
  20. ↑ Perfecky (1973), pp. 11-12.

Bibliografia

Fonti primarie
Fonti secondarie

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