Cogotas

- 1700 a.C. - formazione
- 1550 a.C. - produzione della ceramica di Boquique
- 1350 a.C. - scambi e condivisione
- 1100 a.C. - espansione
- 1000 a.C. - graduale estinzione
Cogotas (o, forse meglio, Las Cogotas) è il nome con cui vengono indicati gli insediamenti preistorici spagnoli situati nel comune di Cardeñosa, in provincia di Avila, dai quali prende nome a sua volta una cultura sviluppatasi nella tarda età del bronzo nella zona centrale della penisola iberica. Il sito archeologico venne scavato da Juan Cabré negli anni venti del secolo scorso ed è considerato il centro principale da cui ebbero origine i Vettoni, una popolazione celtica che durante la successiva età del ferro occupò una vasta area che copriva le attuali province di Avila e Salamanca, parte di Toledo, Zamora, Cáceres e la regione portoghese di Trás-os-Montes e Alto Douro.
Gli studi e le ricerche sulla cultura di Cogotas hanno fornito ulteriori approfondimenti sullo stile di vita delle popolazioni iberiche prima dell'invasione romana. Nel sito sono state individuate due diverse fasi di sviluppo dell'insediamento: la prima risalente all'età del bronzo (Cogotas I) e la seconda all'età del ferro (Cogotas II).
Proto Cogotas
Questa fase della storia della Meseta è la meno conosciuta, sebbene una serie di siti archeologici, come Los Tolmos de Caracena a Soria, Cogeces del Monte a Valladolid, Abia de la Obispalia a Cuenca e alcuni altri, consentano di descrivere la cultura di Protocogotas come una fase di formazione della cultura di Cogotas I. Questa cultura, esistita intorno al 1700-1550 a.C., è anche nota come orizzonte di Cogeces e si basa sul substrato del vaso campaniforme influenzato da El Argar o dal Bronzo atlantico. Sebbene la cultura di Protocogotas non fosse rappresentata da reperti a La Cogotas, presentava tratti caratteristici che si sarebbero manifestati in seguito in Cogotas I.


Cogotas I
Sembrerebbe trattarsi di una popolazione decisamente sedentaria, seppure con abitazioni piuttosto rudimentali (delle semplici capanne di pietra, fango e paglia), che praticava l'inumazione dei cadaveri.
L'elemento caratteristico più evidente di questa cultura è la cosiddetta ceramica di Boquique:[1] una ceramica grossolana nera dalla decorazione particolare, eseguita con piccoli punzoni o seghe dentate con cui si asportava l'argilla creando le tracce per la successiva incorporazione di pasta bianca, in grado di farne risaltare i motivi geometrici (spighe, linee e figure a zig-zag). Si tratta in genere di vasellame da cucina aperto (senza coperchi), di forma tronco-conica con base piccola e piatta.
Mentre questa cultura andava sviluppandosi nelle pianure dell'altopiano centrale della penisola iberica, nel nord-est (Catalogna e valle dell'Ebro) comparve la cultura dei campi di urne (poi nota come i campi di urne catalano-aragonesi) che avrebbe favorito la penetrazione celtica.
Cogotas II

La seconda fase dell'età del ferro, "celtica", è quella che diede origine alla popolazione dei Vettoni. Spiccano in questo periodo le fortezze dette "castri" e le sorprendenti sculture di tori e cinghiali in granito (come i celebri Tori di Guisando o quelle di Mingorría), il cui significato e funzione ci sono ancora sconosciuti. Di certo quegli animali dovevano rivestire particolare importanza per i Vettoni, viste le numerose raffigurazioni zoomorfe di tori e cinghiali rinvenute presso o nei loro insediamenti, dove sono attestati anche diversi "recinti" per il bestiame. Secondo Álvarez-Sanchís si tratterebbe di simboli che avevano lo scopo di segnalare i pascoli nei dintorni degli insediamenti maggiori (i castri, appunto).[2]

Vi sono naturalmente anche altri oggetti riferiti alla cultura di Cogotas, ma di incerta attribuzione fra la I e la II fase. Si tratta di pugnali a rivetto, asce piatte, asce d'ottone, lame di falce, macine di granito, mortai, contrappesi da telaio ecc.
Archeogenetica
Tre individui maschi della cultura Cogotas I, di cui è stato analizzato il DNA antico, appartenevano a diverse subcladi dell'aplogruppo Y-DNA R1b-M269.[3]
Note
- ↑ Così chiamata dalla grotta di Boquique, situata 2 km a nordovest di Plasencia, in cui furono rinvenuti i primi reperti di questo genere di ceramica già nella seconda metà dell'Ottocento. Più raramente e con riferimento alla sua decorazione, viene talora definita "punto in linea"; è comunque una produzione pressoché esclusiva della cultura di Cogotas (sia della I che della II fase).
- ↑ Álvarez-Sanchís, Los vettones, pp. 215-294.
- ↑ Iñigo Olalde, Swapan Mallick, Nick Patterson, Nadin Rohland, Vanessa Villalba-Mouco, Marina Silva, Katharina Dulias, Ceiridwen J. Edwards, Francesca Gandini, Maria Pala, Pedro Soares, Manuel Ferrando-Bernal, Nicole Adamski, Nasreen Broomandkhoshbacht, Olivia Cheronet, Brendan J. Culleton, Daniel Fernandes, Ann Marie Lawson, Matthew Mah, Jonas Oppenheimer, Kristin Stewardson, Zhao Zhang, Juan Manuel Jiménez Arenas, Isidro Jorge Toro Moyano, Domingo C. Salazar-García, Pere Castanyer, Marta Santos, Joaquim Tremoleda, Marina Lozano, Pablo García Borja, Javier Fernández-Eraso, José Antonio Mujika-Alustiza, Cecilio Barroso, Francisco J. Bermúdez, Enrique Viguera Mínguez, Josep Burch, Neus Coromina, David Vivó, Artur Cebrià, Josep Maria Fullola, Oreto García-Puchol, Juan Ignacio Morales, F. Xavier Oms, Tona Majó, Josep Maria Vergès, Antònia Díaz-Carvajal, Imma Ollich-Castanyer, F. Javier López-Cachero, Ana Maria Silva, Carmen Alonso-Fernández, Germán Delibes de Castro, Javier Jiménez Echevarría, Adolfo Moreno-Márquez, Guillermo Pascual Berlanga, Pablo Ramos-García, José Ramos-Muñoz, Eduardo Vijande Vila, Gustau Aguilella Arzo, Ángel Esparza Arroyo, Katina T. Lillios, Jennifer Mack, Javier Velasco-Vázquez, Anna Waterman, Luis Benítez de Lugo Enrich, María Benito Sánchez, Bibiana Agustí, Ferran Codina, Gabriel de Prado, Almudena Estalrrich, Álvaro Fernández Flores, Clive Finlayson, Geraldine Finlayson, Stewart Finlayson, Francisco Giles-Guzmán, Antonio Rosas, Virginia Barciela González, Gabriel García Atiénzar, Mauro S. Hernández Pérez, Armando Llanos, Yolanda Carrión Marco, Isabel Collado Beneyto, David López-Serrano, Mario Sanz Tormo, António C. Valera, Concepción Blasco, Corina Liesau, Patricia Ríos, Joan Daura, María Jesús de Pedro Michó, Agustín A. Diez-Castillo, Raúl Flores Fernández, Joan Francès Farré, Rafael Garrido-Pena, Victor S. Gonçalves, Elisa Guerra-Doce, Ana Mercedes Herrero-Corral, Joaquim Juan-Cabanilles, Daniel López-Reyes e Sarah B. McClure, The genomic history of the Iberian Peninsula over the past 8000 years, in Science, vol. 363, n. 6432, 15 marzo 2019, pp. 1230–1234, Bibcode:2019Sci...363.1230O, DOI:10.1126/science.aav4040, PMC 6436108, PMID 30872528, hdl:10261/207967.
Bibliografia
- (ES) Jesús Rafael Álvarez-Sanchís, Los vettones, Madrid, Real Academia de la Historia, 2003. ISBN 978-84-95983-16-9. Parzialmente consultabile su Google libri.
- (EN) Margarita Díaz-Andreu, "Complex societies in copper and bronze age Iberia: a reappraisal", in Oxford Journal of Archaeology, vol. 14, n. 1, marzo 1995, pp. 23–39.
- (ES) María Dolores Fernández-Posse y de Arnaiz, "La cultura de Cogotas I", in Actas del Homenaje a Luis Siret (1934-1984), Siviglia, Ministero della cultura, 1986, pp. 475-487.
- (ES) Germán Delibes de Castro, "El calciolítico: la aparición de la metalurgia", in Historia de Castilla y León, vol. 1 (La prehistoria del Valle del Duero), Valladolid, Ambito Ediciones, 1985, pp. 36-53. ISBN 84-86047-45-5.
Voci correlate
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