Cointa d'Alessandria

Santa Cointa d'Alessandria
 

Martire

 
Morte249 ad Alessandria d'Egitto
Venerata daChiesa cattolica
Ricorrenza8 febbraio
AttributiPalma del martirio

Cointa, nota anche come Quinta (... – Alessandria d'Egitto, 249), è stata una santa egiziana, venerata come martire dalla Chiesa cattolica.

Biografia

Tutto ciò che si conosce di questa santa è contenuto nella lettera che Dionisio di Alessandria scrisse a Fabio di Antiochia per fare un resoconto sulle persecuzioni nella sua città all'epoca dell'imperatore Decio (249-251). Lunghi estratti di questa lettera sono noti grazie a Eusebio di Cesarea, che li inserì nella sua Historia Ecclesiastica.[1]

Dionisio racconta che, durante i pogrom anticristiani che colpirono Alessandria all'epoca dell'imperatore Decio, poco dopo il martirio di Metrano, la cristiana Cointa fu presa dai persecutori e costretta ad adorare un dio pagano. Di fronte al suo rifiuto, fu legata a un carro e trascinata sul selciato delle vie cittadine, procurandole immense ferite. Sopravvissuta a questo supplizio, fu giustiziata con la lapidazione.[1][2]

Culto

Il culto di Cointa è ignoto al martirologio geronimiano e alle fonti agiografiche bizantine e orientali.[1]

In base alle informazioni fornite da Eusebio di Cesarea, il suo nome fu inserito nei martirologi altomedievali di Floro di Lione e di Adone di Vienne, che pose come data del martirio l'8 febbraio. Da qui la memoria di santa Cointa fu inserita alla stessa data da Cesare Baronio nel Martirologio Romano, che la ricorda con queste parole:[3]

«Ad Alessandria d’Egitto, commemorazione di santa Cointa, martire, alla quale i pagani sotto l’imperatore Decio volevano imporre di adorare gli idoli; e poiché ella, detestandoli, si rifiutava di farlo, le legarono i piedi e così costretta la trascinarono per le piazze della città, straziandola in un orrendo supplizio.»

Note

  1. 1 2 3 Bibliotheca sanctorum, X, col. 1310.
  2. ↑ Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica /2 (Libri VI-X), a cura di F. Migliore, Città Nuova, Roma, 2001, pp. 64-65.
  3. ↑ Martirologio romano, 2004, pp. 190-191.

Bibliografia

Collegamenti esterni