Collationes in Hexaemeron

Le Collationes in Hexaemeron (Raccolte sui Sei giorni [della Creazione])) sono una serie incompiuta di lezioni, tenute dal teologo francescano Bonaventura da Bagnoregio all'università di Parigi nel 1273 fra Pasqua e Pentecoste. Le lezioni furono raccolte in appunti degli uditori (reportationes), in una versione più breve (Reportatio A) e in una versione notevolmente più lunga (Reportatio B).

Origine e storia del testo

Notizie riguardanti le circostanze delle lezioni e la genesi del suo testo sono fornite dall'autore della Reportatio A in un'appendice al testo dell'unico manoscritto superstite di questa Reportatio, ora conservato a Siena[1] e pubblicato da Ferdinand Delorme nel 1934. Secondo questo resoconto, le lezioni furono tenute a Parigi nel 1273, tra Pasqua (9 aprile) e Pentecoste (28 maggio), davanti a un pubblico di circa 160 uditori, composto da diversi magistri e baccellieri. L'opera era originariamente ideata in sette parti, ciascuna costituita da diverse collazioni e intitolata Visio ("ispirazione, visione"), ma non fu più pronunciata dopo la quarta Visio, poiché a causa della creazione cardinalizia di Bonaventura il 28 maggio 1273 e della sua morte (15 luglio 1274) l'autore non ebbe più occasione di riprendere le lezioni.

L'autore della Reportatio A, non rivela il proprio nome, si riferisce a Bonaventura solo come "Signore e Maestro di quest'opera" ("dominus et magister huius operis"), afferma di aver copiato i suoi appunti "direttamente dall'oratore" ("ab ore loquentis") e che anche altri due compagni presero appunti, ma questi risultarono inutili a chiunque tranne che a loro stessi "a causa della loro grande confusione e illeggibilità". La sua copia, tuttavia, fu corretta, revisionata da altri ascoltatori e copiata sia da Bonaventura stesso sia da altri. La versione attuale della Reportatio A, tuttavia, non si basa su questa prima copia, che Bonaventura accettò come fonte, bensì su un libro che l'autore anonimo ricevette qualche tempo dopo dal superiore provinciale della provincia dell'Alemannia superior, un certo frate Corrado. In seguito, la revisionò basandosi sulla sua memoria, senza, come afferma, aggiungere nulla di proprio, se non ampliamenti nelle spiegazioni della logica aristotelica e riferimenti alle fonti delle autorità citate.

Anche la più lunga Reportatio B deriva da una trascrizione di uno studente anonimo, e che, secondo le ricerche di Delorme, fu redatta indipendentemente dalla più breve Reportatio A. Di questa versione più lunga sono noti oggi dieci manoscritti; uno di essi (Manoscritto D[2], della fine del XIII o inizio del XIV secolo) è andato perduto, ma fu comunque trascritto da Fedele da Fanna nel 1875.

Uno di questi dieci manoscritti, il Codice 31 della Biblioteca Universitaria di Monaco (Manoscritto M, fine del XV secolo), è semplicemente una copia della prima edizione a stampa dell'opera, apparsa a Strasburgo nel 1495 e a sua volta basata su un testo ampliato con aggiunte rispetto ai manoscritti precedenti. L'opera divenne nota con il titolo Luminaria Ecclesiae e servì da base per le edizioni successive e per l'edizione Sistina-Clementina (1588), che rimase autorevole fino al XIX secolo.

La prima, e fino ad oggi unica, edizione critica della Reportatio B fu pubblicata nel 1891 dai Padri del Collegio di San Bonaventura a Quaracchi nel Volume V dell'Opera omnia. Essa esclude il testo del Manoscritto M e della stampa di Strasburgo a causa della loro scarsa qualità, nonché la Reportatio A a causa delle sue significative discrepanze testuali, basandosi invece su una collazione di sette dei nove manoscritti rimanenti conosciuti. Solo di recente sono stati riscoperti altri due manoscritti, non ancora inclusi in questa edizione critica: un manoscritto della fine del XV secolo, scoperto nel 1984 da Jacques Guy Bougerol a Tours (Manoscritto T[3]), e presumibilmente il più antico di tutti i manoscritti superstiti, il cosiddetto Manoscritto di Assisi. Questo manoscritto, un'importante copia di altre opere di Bonaventura, elencato nel 1380 da Giovanni da Iolo nel suo inventario della Biblioteca del Sacro Convento di Assisi, fu descritto da Benedetto Bonelli nel XVIII secolo e datato alla fine del XIII secolo, ma successivamente andò perduto e fu riscoperto solo nel 1984 da Guilbert Ouy a Leningrado (oggi San Pietroburgo)[4]. Un estratto del testo di questo manoscritto è stato pubblicato nel 1993 da Pietro Maranesi, insieme alle varianti di tutti gli altri manoscritti. Una nuova edizione critica della Reportatio B è attesa dagli studiosi.

Contenuto

Le Collationes presentano i temi centrali della teologia di Bonaventura e la sua prospettiva filosofica. Essenzialmente, costituiscono un'introduzione teologica al Cristianesimo, all'ordine francescano e alla Chiesa. Formalmente e tematicamente, si collegano a opere più brevi e più lunghe come il De reductione artium ad theologiam, l'Itinerarium mentis in Deum e il Lignum vitae, e appaiono come la summa finale del suo pensiero teologico.

Le Collationes si concentrano sulla contemplazione di Dio nella creazione. Interpretano il racconto della Creazione come un riferimento a Cristo e alla sua Chiesa. Nella loro argomentazione intellettuale, cercano una sintesi tra fede e ragione. Le intuizioni filosofiche e scientifiche dell'epoca sono interpretate come supporto di questa tesi.

Le Collationes sono fortemente strutturate. Formalmente sono articolate secondo i giorni della creazione. Ogni giorno della creazione corrisponde a una visione. In questo contesto, "visione" può essere intesa anche come percezione, punto di vista o prospettiva. Il termine viene ulteriormente differenziato all'interno delle Collationes stesse.

Le 23 collazioni sono suddivise in una prefazione (I-III), un trattato sulla prima visione (IV-VII), sulla seconda (VIII-XII), sulla terza (XIII-XIX) e sulla quarta (XX-XXIII). Sono integrate da un additamentum (appendice). Ogni collazione inizia con una citazione relativa al rispettivo giorno della creazione, spesso seguita da un riassunto della collazione precedente.

La collazione III, 24-31, dichiara che, in corrispondenza dei sei giorni della creazione, la contemplazione di Dio è strutturata attorno a sei visioni. Il settimo giorno, come giorno di riposo, corrisponde alla contemplazione eterna di Dio come settima visione dopo la morte. L'ottavo giorno, come ritorno del primo, è interpretato come il giorno della resurrezione. Quattro visioni sono elaborate nell'opera stessa, mentre le ultime tre vengono riprese come temi nell'appendice.

Le visioni sono ordinate tematicamente. La prima visione si concentra sulla saggezza e sulla virtù, la seconda sulla fede, la terza sulla Bibbia e la quarta sulla Chiesa.

Nella sua opera, l'autore stabilisce anche una chiara gerarchia delle fonti teologiche. Per lui, la Bibbia, in quanto Sacra Scrittura, ha la preminenza sulle altre fonti. Al secondo posto si trovano gli scritti dei santi e al terzo quelli dei Padri della Chiesa. Considera i filosofi pagani meno importanti e li colloca al quarto posto. Il Creatore, sostiene, può essere riconosciuto anche dalla creazione, ma solo con l'aiuto della Bibbia.

Nella sua interpretazione della Bibbia, segue Girolamo e Agostino, la cui conoscenza considera essenziale. Di conseguenza, rifiuta in larga misura un'interpretazione letterale della Bibbia. Contrappone il significato letterale (sensus litteralis) alla triplice interpretazione spirituale (triplex intelligentia spiritualis), per la quale intravede molteplici possibilità. In questo approccio, i testi biblici sono intesi principalmente come immagini e simboli di Cristo, della Trinità e della vita della Chiesa. A seconda del loro focus tematico, queste interpretazioni vengono classificate come allegorie, anagogie o tropologie. L'allegoria tratta di Cristo, l'anagogia del cielo e la tropologia della vita della Chiesa. L'opera chiarisce come applicare l'interpretazione spirituale attraverso l'esempio dell'interpretazione del simbolismo solare.

Inoltre, l'autore spiega il principio della speculazione teologica, derivato dal latino speculum (specchio). Secondo questo principio, la ragione divina si riflette nella ragione umana, il macrocosmo della creazione nel microcosmo dell'anima, il Nuovo Testamento nell'Antico Testamento secondo il principio di promessa e compimento, e la Gerusalemme celeste nella Chiesa.

Dal punto di vista filosofico, le Collationes affondano le loro radici nella tradizione neoplatonica-cristiana di Dionigi l'Areopagita e Agostino e si pone criticamente verso Aristotele. Pur criticando la sua dottrina di Dio e della creazione, le Collationes seguono l'etica aristotelica e la dottrina della virtù per quanto riguarda la misura e la moderazione (VI,12).

Edizioni critiche

  • Reportatio A:
    • Ferdinand Marie Delorme, S. Bonaventurae Collationes in hexaëmeron et Bonaventuriana quaedam selecta, Quaracchi, 1934 (collana Bibliotheca Franciscana Scholastica Medii Aevi, 8).
  • Reportatio B:
    • Doctoris Seraphici S. Bonaventurae S. R. E. Episcopi Cardinalis Opera omnia, iussu et auctoritate Rmi. P. Bernardini a Portu Romatino (..) studio et cura P.P. Collegii a S. Bonaventura ad plurimos codices mss. emendata anecdotis aucta prolegomenis scholiis notisque illustrata, vol. V: Opuscula varia theologica, Quaracchi, 1891, coll. 329–449.
    • Pietro Maranesi, Bonaventura of Bagnoregio: A transcription of the third collation of the Hexaëmeron from the St. Petersburg manuscript., in Franciscan Studies, vol. 53, 1993, pp. 47–78.

Traduzioni

  • Bonventura Sanctus: Das Sechstagewerk. Lateinisch und Deutsch, a cura di Wilhelm Nyssen, Kösel, München, 1964; 2. edizione 1979, ISBN 3-466-20016-4. – Il testo deriva della Reportatio B nell'edizione Quaracchi 1891, con integrazioni dalla Reportatio A secondo Delorme 1934
  • Obras di San Buenaventura, vol. III, Colaciones sobre el Hexaemeron o Iluminaciones de la Iglesia a cura di Leon Amoros, Bernardo Aperribay e Miguel Oromi, 2. edizione, Madrid, La Editorial Católica, 1957, pp. 176–659 (Il testo deriva della Reportatio B nell'edizione Quaracchi 1891 con traduzione in spagnolo)
  • Saint Bonaventure: Les six jours de la création, a cura di Marc Ozilou, prefazione di Olivier Boulnois, Paris, Desclée / Cerf, 1991, ISBN 2-7189-0549-2.
  • Opere di San Bonaventura: edizione latino-italiana, vol. VI.1: Opere teologiche, traduzione di Pietro Maranesi, annotazioni di Bernadino de Amellada, Roma, Città Nuova Editrice, 1994, ISBN 88-311-9427-5.

Literature

  • (DE) Joseph Ratzinger, Die Geschichtstheologie des heiligen Bonaventura, St. Ottilien, EOS-Verlag, 1992, ISBN 3-88096-081-X.
  • Ruedi Imbach, Bonaventura: Collationes in Hexaëmeron. in Kurt Flasch (a cura di), Hauptwerke der Philosophie, Mittelalter. Interpretationen. (= RUB, vol. 8741), Stuttgart, Reclam-Verlag, 1998, ISBN 3-15-008741-4, pp. 270–291.

Note

  1. ↑ Biblioteca comunale degli Intronati, cod. U.V.6
  2. ↑ Biblioteca Reale di Königsberg, Cod. 1200
  3. ↑ Bibliothèque municipale de Tours, 409
  4. ↑ Biblioteca Nazionale di San Pietroburgo, Lat. Qv. I.219

Collegamenti esterni

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