Cono profumato

Il cono profumato, detto anche cono d'unguento o cono di profumo (noto nella letteratura egittologica in lingua inglese come head cone, "cono per la testa"), è un oggetto conico raffigurato sulla testa di figure umane nell'arte dell'Antico Egitto.[2] Le raffigurazioni note coprono circa 1500 anni, dall'inizio del Nuovo Regno al periodo dell'Egitto tolemaico, circa 1549-30 a.C.[2] I coni sono raffigurati soprattutto nelle immagini tombali di élite, ma compaiono anche su stele, papiri, sarcofagi e altri supporti.[2]
Benché diffusi, la funzione di tali coni non è certa. L'interpretazione tradizionale li identificava come masse di unguento profumato che, sciogliendosi, avrebbero profumato e purificato i capelli e il corpo di chi li indossava.[3] I ritrovamenti pubblicati nel 2019 dalle necropoli di Amarna hanno fornito i primi esempi materiali di coni sul capo e hanno mostrato che gli esemplari analizzati erano costituiti principalmente da cera biologica, non da grasso o incenso.[2][4]
Il cono profumato non va confuso con il cono funerario, che era un elemento in terracotta usato come decorazione architettonica sulle facciate delle tombe private e recava il nome e i titoli del proprietario della tomba.[5]
Iconografia

I coni sono generalmente raffigurati in colore bianco, ma in alcuni casi sono colorati o decorati.[2] Nelle scene di banchetto sono indossati da ospiti maschili e femminili, anche in immagini che onorano i defunti.[2] Altre raffigurazioni mostrano figure con il cono durante riti funerari, premiazioni regali, atti di culto rivolti a divinità, scene musicali e contesti collegati al parto.[7] Ad Amarna il motivo compare su immagini di diversa funzione, comprese stele funerarie, figurine, gioielli e pitture murali.[8] Le persone raffigurate con il cono nelle immagini amarniane servono o partecipano a banchetti, suonano musica, ricevono offerte funerarie, sono premiate dal re o interagiscono con divinità come Iside, Shed, Tueret e Aton.[8]
Funzione

Prima dei ritrovamenti di Amarna, la natura dei coni era stata discussa perché mancavano esempi archeologici ritenuti convincenti.[3] Oltre all'interpretazione come unguento profumato, erano stati proposti materiali come grasso, cera, cartonnage, intrecci vegetali, capelli rasati e legno.[3] L'associazione con oli, profumi e rituali di unzione derivava anche da scene nelle quali i coni compaiono in contesti rituali o accanto a pratiche di applicazione di sostanze aromatiche.[3] Alcuni studiosi avevano proposto che i coni fossero elementi puramente iconografici, legati a riti di unzione, alla bellezza o a significati astratti.[10]
I due coni di Amarna confermano che nell'Antico Egitto furono prodotti coni tridimensionali in cera.[11] Gli esemplari scavati non corrispondono però a una massa solida di unguento, poiché sopravvivono come gusci di cera apparentemente non decorati e con forma di piccola cupola.[11] Gli autori hanno osservato che un eventuale profumo incorporato nella cera sarebbe rimasto al di sotto della soglia di rilevazione delle analisi e potrebbe essere evaporato dopo la sepoltura.[11] L'assenza di residui rilevabili sui capelli del primo individuo rende però difficile sostenere che il cono avesse la funzione pratica di sciogliersi e ungere i capelli.[11] Gli stessi autori hanno considerato possibile che i coni di Amarna fossero versioni funerarie e che eventuali coni usati dai vivi potessero essere stati costruiti in modo diverso.[11] Dopo i ritrovamenti di Amarna, Stevens, Rogge, Bos e Dabbs hanno proposto in modo cauto che i coni potessero essere simboli destinati a favorire la rinascita o la fertilità personale del defunto nell'aldilà.[2] Nelle conclusioni dello studio, i coni di Amarna sono interpretati come componenti occasionali delle sepolture, forse legati a circostanze individuali e a simbolismi di fertilità, nascita e rinascita.[12]
Ritrovamenti di Amarna
I primi due coni materiali identificati provengono dalle necropoli non elitarie di Amarna, l'antica Akhetaton fondata da Akhenaton.[13] Il primo esemplare, indicato come oggetto 39920, fu scavato nel 2010 nel cimitero delle tombe meridionali, dalla tomba di un individuo stimato come donna di 20-29 anni.[14] La sepoltura del primo individuo non era stata violata e il cono fu trovato in situ sulla testa, sopra capelli ben conservati.[14] L'esemplare era incompleto, ma conservava sei frammenti principali e doveva avere forma di bassa cupola di circa 80 mm di altezza e 100 mm di larghezza.[15] La struttura non era una massa piena, ma un guscio con pareti irregolari di circa 2,5-17 mm di spessore.[15]
Il secondo esemplare, indicato come oggetto 42037, fu trovato nel 2015 nel cimitero delle tome settentrionali, nella tomba di un individuo di 15-20 anni.[16] La tomba del secondo individuo era stata disturbata da attività di saccheggio e il cono fu rinvenuto in una massa di capelli sotto il cranio.[17] Il secondo cono sopravviveva in un frammento grande e due frammenti minori non combacianti.[17] I frammenti del secondo esemplare erano simili per aspetto al primo e potevano provenire da un cono cavo analogo.[17]
Analisi dei materiali
Gli esemplari di Amarna furono analizzati sul posto con spettroscopia infrarossa in riflettanza diffusa e fluorescenza X.[18] Gli spettri delle superfici interne dei due coni mostrarono picchi caratteristici di cere vegetali o animali.[4] Poiché la cera d'api è l'unica cera biologica finora nota tra quelle usate dagli antichi Egizi, gli autori proposero che essa fosse la fonte più probabile del materiale.[4] Le superfici esterne mostrarono invece segnali compatibili con carbonato di calcio, caolinite e altri silicati, interpretati come probabili depositi di sepoltura e non come pigmenti applicati intenzionalmente.[4] Le analisi condotte sui capelli del primo individuo non rilevarono picchi diagnostici della cera e non indicarono un trasferimento significativo del materiale del cono ai capelli.[19]
Note
- ↑ (FR) Peinture murale, su collections.louvre.fr, Museo del Louvre. URL consultato il 5 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 Stevens et al., 2019, p. 1515
- 1 2 3 4 Stevens et al., 2019, p. 1516
- 1 2 3 4 Stevens et al., 2019, p. 1525
- ↑ (EN) Funerary Cone of Djehutynefer, su metmuseum.org, Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 5 maggio 2026.
- ↑ TT1, tomba di Sennedjem, su archiviofotografico.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 5 maggio 2026.
- ↑ Stevens et al., 2019, pp. 1515-1516
- 1 2 Stevens et al., 2019, p. 1519
- ↑ (EN) Wall Painting: Woman Holding a Sistrum, su art.thewalters.org, The Walters Art Museum. URL consultato il 5 maggio 2026.
- ↑ Stevens et al., 2019, pp. 1516-1517
- 1 2 3 4 5 Stevens et al., 2019, p. 1526
- ↑ Stevens et al., 2019, pp. 1530-1531
- ↑ Stevens et al., 2019, pp. 1517-1518
- 1 2 Stevens et al., 2019, pp. 1519-1520
- 1 2 Stevens et al., 2019, pp. 1520-1521
- ↑ Stevens et al., 2019, pp. 1522-1523
- 1 2 3 Stevens et al., 2019, p. 1523
- ↑ Stevens et al., 2019, p. 1524
- ↑ Stevens et al., 2019, pp. 1525-1526
Bibliografia
- (EN) Anna Stevens, Corina E. Rogge, Jolanda E. M. F. Bos e Gretchen R. Dabbs, From representation to reality: ancient Egyptian wax head cones from Amarna, in Antiquity, vol. 93, n. 372, 2019, pp. 1515-1533, DOI:10.15184/aqy.2019.175.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- (EN) From representation to reality: ancient Egyptian wax head cones from Amarna, su cambridge.org, Cambridge Core. URL consultato il 5 maggio 2026.
- (FR) Peinture murale, su collections.louvre.fr, Museo del Louvre. URL consultato il 5 maggio 2026.
- TT1, tomba di Sennedjem, su archiviofotografico.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 5 maggio 2026.