Coppa diatreta

La coppa diatreta (in greco: διάτρητον; latino: vas diatretum, al plurale diatreta) è una tipologia di contenitore in vetro romano di lusso, diffusosi intorno al IV secolo circa, e considerato «l'apice delle potenzialità dei romani nella lavorazione del vetro».[1] Le diatreta consistono di un contenitore interno e di una gabbia o un guscio decorativo esterno che si distacca dal corpo della coppa, al quale resta attaccato tramite corti supporti.
Tra frammenti e pochi esemplari quasi completi, appena cinquanta coppe diatrete si sono conservate.[2] La maggior parte possiede una gabbia con decorazioni geometriche circolari, spesso con un'«iscrizione», composta da lettere poste nel reticolo; alcune presentano una flangia aperta sotto l'iscrizione e sopra il motivo decorativo inferiore. Ancora più rare sono le coppe con decorazioni figurative, tra le quali la Coppa di Licurgo, conservata al British Museum, è l'unico esemplare conservatosi integralmente.
Tecnologia

Le diatreta sono menzionate nella letteratura romana[3]; le datazioni assegnate agli esemplari conservatisi vanno dalla metà del III alla metà del IV secolo,[4] lo stesso periodo associato alla diffusione del vasellame romano in vetro a cammeo. Sembra infatti che fossero realizzati con vetro simile, ed esistono indizi che suggeriscono che alcuni esemplari più tardi siano una combinazione di diatreta e di vetro a cameo.[5] La suddivisione principale è tra le coppe con elementi figurati, accompagnate o meno da decorazioni a reticolo, e quelle senza elementi figurati. Alcuni esemplari hanno iscrizioni e flange con decorazioni ad ovolo, assenti in altri; la maggior parte ha una forma a bricco, mentre alcune coppe sono a scodella ampia.[2]
Sin dalla prima pubblicazione sull'argomento (1680) è quasi unanimemente accettato che le coppe fossero realizzate tagliando e molando un vaso di vetro grezzo, pieno e spesso, con una laboriosa tecnica nota a Greci e Romani grazie alla loro esperienza nell'incisione della pietra e delle gemme semi-preziose. Una vecchia teoria, minoritaria ma riproposta recentemente, vuole invece che vaso e gabbia fossero realizzati e lavorati separatamente e poi congiunti a caldo.[6] Alcuni esemplari, come una coppa ritrovata a Corinto negli anni '60 del Novecento, non mostrano indizi di saldatura alla giunzione tra gabbia e coppa anche quando esaminati al microscopio.[7]

Un piccolo frammento di argento reticolato con un motivo a traforo si è conservato in un ricco tesoro di argenti romani del V secolo, sepolto in Scozia a Traprain Law ed ora esposto al Royal Museum of Scotland. Il frammento mostra un motivo basato su circonferenze, molto simile alle diatreta di vetro, e suggerisce che lo stesso stile possa essere stato usato per il vasellame in argento.[8]

Alcuni esemplari presentano un'ulteriore complicazione nel processo di lavorazione dovuta all'uso di differenti colori per la gabbia, come nel caso delle coppe di Milano e Colonia, ma la maggior parte delle coppe sono monocolore, come nel caso della coppa di Monaco e di quella di Corning. Un esemplare, la Coppa di Licurgo, fu lavorata in modo da ottenere un vetro dicroico, il cui colore, cioè, cambia quando la luce vi passa attraverso.
Diffusione e tecnica di realizzazione
Gli oggetti di questo tipo rinvenuti in Italia e altre regioni europee sono databili al periodo compreso tra il III ed il IV secolo.[9]
Il termine “diatreta” deriva dal verbo greco διατράω = diatrao[10] e si riferisce alla particolare tecnica di lavorazione dell'oggetto, che anticamente consisteva nella soffiatura di un vaso grezzo di spessore notevole, sul quale veniva dopo intagliata una raffinatissima lavorazione a reticolo. Questa particolare tecnica veniva praticata forse in alcune manifatture della zona del Reno, ed ancora nasconde alcuni interrogativi per gli specialisti del vetro.
Un esempio pregevole è la Coppa trivulziana (recante l'iscrizione BIBE VIVAS MULTIS ANNIS, «Bevi, che tu viva molti anni») risalente al IV secolo e conservata al Museo archeologico di Milano.[11]
Note
- ↑ Marcus Chown, «Glass in antiquity», New Scientist, 18 febbraio 1988, p. 51.
- 1 2 «The Constable-Maxwell Cage-Cup», 2004 sale catalogue from Bonhams, Lotto 18, Asta 11380 - Antichità, 14 luglio 2004, New Bond Street.
- ↑ Martin, Susan Dunbar, «Imperitia: The Responsibility of Skilled Workers in Classical Roman Law», American Journal of Philology 122, (Spring 2001), pp. 107–129, riguardo ad una legge relativa ad un calicem diatretum, menzionata da Ulpiano.
- ↑ Ad esempio, è stato suggerito che la Coppa di Licurgo sia un riferimento ad un evento politico del 324.
- ↑ Whitehouse, D., «Late Roman cameo glass», in Annales du 11e Congres. 1990: Amsterdam.
- ↑ Si veda l'articolo della storica del vetro antico Rosemarie Liercke, «Cage Cups» (in inglese), 11 agosto 2005.
- ↑ Whitehouse, David, Roman glass in the Corning Museum of Glass, Corning Museum of Glass, 83-84; Corning Cage Cup
- ↑ Fleming, S.J., Roman Glass; reflections on cultural change, 1999, Philadelphia, University of Pennsylvania Museum of Archaeology and Anthropology, p. 110.
- ↑ Vetro diatreta, su italicon.it. URL consultato il 29 febbraio 2008 (archiviato dall'url originale il 14 aprile 2009).
- ↑ Anton Kisa, Das Glas im Alterthume, Leipzig 1908, p. 624; Axel von Saldern, Antikes Glas, C.H.Beck 2004 ISBN 3406519946, p. 387 n. 1
- ↑ N.Inv. A 0.9.2840 Archiviato il 10 giugno 2010 in Internet Archive. V. Elisabetta Roffia, I vetri antichi delle Civiche Raccolte Archeologiche di Milano, Milano, 1993.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- D. Whitehouse, DIATRETI, Vasi, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1994.
- (EN) Cage cup, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
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