Il centro nacque nell'Alto Medioevo con il nome di Poppleto e fu uno dei castelli fondatori della città di L'Aquila, all'interno della quale, nel quarto di San Pietro, costruì la Chiesa capo-quarto di San Pietro a Coppito. Il Castello di Poppletum, probabilmente di non grandi dimensioni, fu distrutto, insieme a Leporanica e ad altri abitati, nel 1294.[1] Fu ulteriormente danneggiato dal terremoto dell'Aquila del 1703 e poi trasformato in residenza nel corso del XVIII e del XIX secolo.[2] Il Castello è ormai del tutto scomparso a seguito del sisma del 2009 e della successiva fase di abbattimento/ricostruzione. Nella seconda metà del XX secolo la frazione ha conosciuto un notevole sviluppo urbano, grazie all'edificazione delle strutture dell'Università degli Studi dell'Aquila e dell'Ospedale regionale San Salvatore.
Storia
L'area in antichità era abitata solo dai cittadini di Amiternum (attuale San Vittorino), una delle città più grandi dei Sabini, anche se scoperte archeologiche hanno dimostrato che nell'area dell'attuale quartiere aquilano di Pettino esisteva l'antica Pitinum. Secondo quanto venuto fuori dagli scavi archeologici effettuati sotto il sagrato dell'attuale Chiesa parrocchiale di Coppito, in epoca repubblicana vi era stata impiantata una villa rustica, rimasta attiva almeno fino ai secoli VI-VII d. C.; successivamente trasformata in un sepolcreto con contestuale diversa destinazione dell’area, nella quale in seguito fu impiantato l'edificio ecclesiastico.[3] Nella prima metà del sec. XI la chiesa diveniva polo attivo di urbanizzazione, venendo a determinare l'incastellamento di Poppletum sopra uno sperone roccioso, che costeggia il fiume Aterno e nei pressi di un'antica strada romana, la Via Poplica Campana[4], come fa ritenere l'epigrafe romana CIL IX 4321 ivi rinvenuta.[5]
Poppleto (detta in altri documenti anche Poplito) nacque come castello longobardo. Le attestazioni più antiche della presenza longobarda nel territorio sono infatti rappresentate da una curtis ducale[6] amiternina e dall'importante curtis di Poplito, dove sono state individuate due ville romane in continuità almeno fino al VI secolo.[7] I Longobardi ripartirono i territori amiternino e forconese con la Marsica e il resto del Sannio abruzzese in 7 gastaldie (Marsi, Valva, Forcona, Amiternum, Aprutium, Pinne e Teate).[8] Amiterno e Forcona facevano parte con Rieti della "provincia Valeria" con sede amministrativa a Celano, dove sorse la dinastia dei Conti dei Marsi.
Nel 1012, Coppito risulta tra i beni offerti da Transaricus filius Maifredi al monastero di Farfa,[2] come risulta dal Chronicon farfense.[9]
Nel Catalogus Baronum risulta che Gentile e Gualtieri di Poppleto sono i signori del castello di Poppletum.[2][10]
Nell'XI secolo, in seguito all’arrivo dei Normanni lo scenario cambia ed inizia il fenomeno dell’incastellamento. il contado aquilano fu invaso dalle armate di Federico II, che nel 1228 scacciò i conti di Poppleto,[11] ribellatisi insieme al conte Tommaso di Celano, e li sostituì con una guarnigione di cadetti che facevano le veci imperiali, usando spesso la violenza. Nel 1229, le popolazioni di Amiterno e Forcona inviarono, forse proprio dietro richiesta dei signori di Poppleto,[12] un'ambasceria a papa Gregorio IX per denunciare le vessazioni di Federico II e chiedere l'autorizzazione a fondare una nuova città unita.[13] Il pontefice concesse l’autorizzazione, considerando quel territorio dominiumEcclesiae[14], ma la fondazione vera e propria avvenne solo oltre vent'anni dopo, nel 1254.[15][16]
Poppleto fu uno dei castelli fondatori della nuova città dell'Aquila.[17] La costruzione della città prevedeva che a ogni castello fondatore fosse affidato un pezzo di territorio all'interno delle mura cittadine da costruire e popolare, detto locale,[18] in cui Poppleto costruì la chiesa di San Pietro a Coppito; nel 1276 la città fu divisa, ad opera del capitano Lucchesino da Firenze, in quartieri denominati quarti, di cui uno prese il nome di quarto di San Pietro, elevando a chiesa capoquarto l'edificio costruito dai castellani di Poppleto.[19]
Di Coppito non si hanno molte notizie a partire dall'epoca spagnola in poi, perdendo gradualmente il ruolo centrale nel baricentro del Quarto e diventando una contrada della città. Il terremoto dell'Aquila del 1703 danneggiò gravemente il centro e il castello,[2] con il paese che venne ricostruito sulle rovine della fortezza. Dagli anni 1960 agli anni 1990 la frazione fu interessata da un moderato sviluppo urbano e dalla creazione del polo scientifico dell'Università degli Studi dell'Aquila, dell'Ospedale regionale San Salvatore e della Scuola ispettori e sovrintendenti della Guardia di Finanza. Il terremoto dell'Aquila del 2009 ha danneggiato il centro storico di Coppito, e in seguito ai danneggiamenti nel territorio è stato creato un insediamento del progetto C.A.S.E.
Monumenti e luoghi d'interesse
Natività. Affresco attribuito a Saturnino Gatti.Chiesa di San Pietro Apostolo.[20] Posta nella parte orientale del centro storico, la prima memoria della chiesa si attesta nel Chronicon farfense [21] del 793, quando il territorio passò sotto il dominio dell'abbazia di Farfa. L'edificio venne consacrato nel 1112 dal vescovo reatino Benincasa, come si legge nell'epigrafe posta in facciata.[22] Si presenta esternamente in stile romanico, mentre all'interno prevale quello barocco. La facciata è caratterizzata dalla pietra concia locale e da un portale a tutto sesto, con lunetta ornata da fregi a motivo vegetale, mentre su una parete laterale si apre un secondo portale, architravato con timpano triangolare e fregi che provengono da una lastra di spoglio della vicina Amiternum; sopra il portale maggiore si apre una finestra gotica ogivale, sul retro ci sono tre tribune d'altare. Il retro ha tre absidi, di cui una manomessa per l'adattamento della chiesa dopo il sisma del 1703. L'interno è a navata unica, con impianto rettangolare, tre absidi semicircolari e un campanile a vela ed è stato ristrutturato in stile barocco dopo il terremoto del 1703. All'interno sono conservati affreschi cinquecenteschi di Francesco di Montereale ed una Natività,scoperta in occasione dei lavori post sisma del 6 aprile 2009, attribuita a Saturnino Gatti.[23][24]
Altare maggiore: Cristo in maestà e il Tetramorfo
Altare laterale
Altare maggiore con le tre tribune
Particolare del soffitto ligneo
Affreschi del fianco, Madonna col Bambino tra Santi
Chiesa della Madonna della Neve. Si trova presso il fiume Aterno e la sua costruzione risale al medioevo. L'intitolazione della chiesetta è legata al miracolo della neve d'agosto,[25] leggenda di fondazione dell'odierna Basilica papale di Santa Maria Maggiore in Roma.[26] L'unico elemento originale residuo è però la facciata, mentre il resto è di ricostruzione settecentesca. La facciata ha un portale romanico a tutto sesto, sovrastato da un ovulo centrale e un campanile centrale e vela; l'edificio è stato danneggiato durante il terremoto dell'Aquila del 2009.
Ex monastero Celestiniano della Madonna delle Grazie. Sorge in località Colle Macchione. Fondato nella prima metà del XII secolo dal vescovo Dodone.[27] Di origine benedettina, dal 1120 cistercense e infine, nel XIV secolo, celestina.. Nel 1830, dopo l'incameramento dei beni dei Celestini, era in abbandono. Fu proprietà dei Capparelli di Ancarano comprato dai Dragonetti. Dopo i danni del terremoto del 2009 non è stato restaurato e il complesso è in grave stato di conservazione. Consta della chiesa semplice in pietra, a navata unica intonacata, e del complesso quadrangolare rinforzato da contrafforti e con cortile quadrato ad archi.[28]
↑Federica Rovo, Progetto di un villaggio e di un museo diffuso lungo la via Claudia Nova sul sito del castello di Bominaco, Tesi di laurea magistrale, POLITECNICO DI MILANO, Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni, Corso di Laurea Magistrale in Progettazione Architettonica, a.a. 2015/2016
↑Flaminia Alberini, Le trasformazioni dell'insediamento tra Tardoantico e Altomedioevo, in Fabio Redi (a cura di), Viaggio nei secoli. Popoli e insediamenti nell'Alta Valle dell'Aterno, One Group, 2019, ISBN 8889568763.
↑Sandro Zenodocchio, La Via Poplica Campana, in Bollettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, LXXXV (1995), p. 7.
↑CIL IX 4321 è un'epigrafe romana (databile al II-I secolo a.C.) rinvenuta nei pressi della chiesa di San Pietro di Coppito: itus actusque est / in hoce delubrum / Feroniai ex hoce loco / in via poplicam / Campanam qua / proximum est / p. MCCX[XX] - in latere sin. Fero[niae] (l'accesso/l'adito a questo delubro di Feronia ai pedoni ed ai carri è da questo luogo sulla via pubblica campana dalla quale dista 1230 passi). (Gianfranco De Benedittis, La provincia Samnii e la viabilità romana, Volturnia Edizioni, 2010) (si veda, altresì, Sandro Zenodocchio, La Via Poplica Campana, in Bollettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, LXXXV (1995), p. 8).
↑Curtis - Nell’economia agraria dell’Alto Medioevo, fondo dominante da cui ne dipendevano altri, coltivati da servi o da liberi o da semiliberi. C. regia era il fisco che riscuoteva le rendite per il principe nel regno longobardo; c. ducalis, quello che le esigeva per i duchi.È detto sistema curtense l’organizzazione giuridico-economica delle corti medievali. Treccani, Enciclopedia online,
↑Marzia Tornese, Presenze alloctone nell’Italia centrale: tempi, modalità e forme dell’organizzazione territoriale nell’Abruzzo altomedievale, Tesi di Dottorato in Archeologia e Antichità Post-Classiche, SAPIENZA UNIVERSITA’ DI ROMA, DOTTORATO DI RICERCA-XXIV CICLO (A.A. 2008-2009), p. 82
↑Marzia Tornese, Presenze alloctone nell’Italia centrale: tempi, modalità e forme dell’organizzazione territoriale nell’Abruzzo altomedievale, Tesi di Dottorato in Archeologia e Antichità Post-Classiche, SAPIENZA UNIVERSITA’ DI ROMA, DOTTORATO DI RICERCA-XXIV CICLO (A.A. 2008-2009), p. 77
↑Gregorio di Catino, Il Chronicon farfense di Gregorio di Catino, Digitized by the Internet Archive in 2011 with funding from University of Toronto, Roma, Forzani e c., tipografi del Senato, 1903, p.44. URL consultato il 28 luglio 2026.
↑Giovanni Fiordigigli, Pescomaggiore. Storia e costumi, L'Aquila, Tipografia Gran Sasso, 1977, p.16.
↑Federico Roggero, Storia demaniale della città dell’Aquila, in Historia et ius. Rivista di storia giuridica dell’età medievale e moderna, n.9/2016, p.9.
↑Territorio della S. Sede per l’antica donazione fatta da Ottone I nel 962 (Privilegium Othonis) con cui l'imperatore riconfermò a papa Giovanni XII i possessi della Chiesa, tra cui Amiterno e Forcona. Si veda, in tal senso, Cesare Rivera, Valva e i suoi Conti, in Bullettino della r. Deputazione Abruzzese di storia patria (1926), p.13.
↑"L’atto ufficiale della fondazione, attualmente custodito presso l’Archivio di Stato dell’Aquila (ASAq), è il Diploma di fondazione detto di Federico II, sebbene recenti studi abbiano evidenziato che la paternità è ascrivibile a Corrado IV". Tratto da: Serena Castellani, DISASTER RESILIENCE E SPAZI PUBBLICI. Strade, piazze e aree verdi nella storia dei terremoti aquilani (1315-2009), Tesi di Dottorato in Studi Storici, Geografici, Antropologici, Università degli Studi di Padova, CICLO XXIX, p.124.
↑"Fino all’inizio dello scorso secolo si riteneva che la città dell’Aquila fosse stata fondata da Federico II, cui si attribuiva il diploma di fondazione, il cui testo, privo di nome del sovrano e di datazione topica e cronologica, era stato edito fra le Epistole di Pier della Vigna e creduto dell’imperatore svevo solo perché si attribuivano (erroneamente) a Federico II tutti i documenti della raccolta di Pier della Vigna. Gennaro Maria Monti in un saggio dal titolo La fondazione di Aquila ed il relativo diploma, edito nel 1933 nel I volume degli atti del Convegno storico Abruzzese-Molisano, tenutosi nel 1931, ha dimostrato la paternità di Corrado IV del diploma di fondazione della città". Tratto da: Maurizio D'Antonio, Due documenti inediti di Corrado IV sulla fondazione dell’Aquila, in BDASP, CVII. (2016) L’Aquila, p. 19.
↑Andrea Casalboni, La fondazione della città di L'Aquila, in Eurostudium3w, gennaio-marzo 2014, p. 73.
↑Non va confusa con la Chiesa di San Pietro a Coppito interna alle mura cittadine. Si tratta, infatti, di due chiese antiche legate dalla fondazione delle città, dentro e fuori le mura.
↑Il Chronicon Farfense è una delle fonti storiche e documentarie più importanti del Medioevo italiano. Scritto tra il 1107 e il 1119 dal monaco Gregorio di Catino, l'opera narra la storia della celebre Abbazia di Farfa (in Sabina) dalle sue origini fino all'inizio del XII secolo.
↑Iscrizione lapidea S. Pietro Apostolo in Coppito, su sanpietroapostoloincoppito.it. URL consultato il 6 agosto 2026. Fonte: Chiesa S. Pietro Apostolo - Coppito» Iscrizione lapidea S. Pietro Apostolo in Coppito.
↑INTRA ED EXTRA MOENIA San Pietro a Coppito in L’Aquila ~ San Pietro Apostolo in Coppito, su Ministero della Cultura, 26 settembre 2025. URL consultato il 12 luglio 2026.
↑V. Fraticelli e M.C. Rossi, Santa Giusta di Bazzano, L’Aquila, in Claudia D'Alberto (a cura di), Prima e dopo il sisma: vicende conservative dell’arte medievale in Abruzzo, Università “G. d’Annunzio” Chieti – Pescara. Associazione studentesca 360 gradi, Edizioni D’Errico, 2011, p. 42, ISBN 978-88-97017-02-8.
↑La leggenda narra che la notte tra il 4 e il 5 agosto del 358 la Madonna apparve in sogno a un ricco patrizio romano di nome Giovanni e, nella stessa notte, anche a papa Liberio (regnante 352-366) chiedendo a entrambi di erigere una chiesa ad Ella intitolata nel luogo che avrebbe indicato prodigiosamente. La mattina del 05 agosto Roma si svegliò con il colle Esquilino coperto di neve: quello era il segnale prodigioso che indicava il luogo di fondazione della basilica.