Corso Sirena
| Corso Sirena | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Città | Napoli |
| Circoscrizione | Municipalità 6 di Napoli |
| Quartiere | Barra |
| Codice postale | 80147 |
| Informazioni generali | |
| Tipo | strada |
| Intitolazione | sirena bicaudata (stemma di Barra) |
| Mappa | |
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Il corso Sirena è un asse viario storico di Napoli, cuore del quartiere di Barra, nella zona orientale della città. Lungo di esso si dipana il centro storico "a nastro" dell'antico casale, caratterizzato dalla presenza di ville vesuviane e di antiche chiese. Il nome deriva dalla sirena bicaudata, l'antico stemma del quartiere.[1][2]
Storia
Il territorio di Barra è abitato fin dall'epoca greca e vi sono stati rinvenuti i resti di una villa romana. Il toponimo Sirena è legato all'antico nucleo di Sirinum, il cui emblema recava una sirena a una sola coda; intorno al 1490 nacque lo stemma con la sirena bicaudata (a due code) per celebrare l'unificazione di quel nucleo con i villaggi di Casabalera e Tresano, e ancora oggi l'asse principale dell'abitato porta il nome di corso Sirena.[1]
Nel corso dell'età moderna Barra assunse la configurazione di casale regio dalla caratteristica forma a nastro, circondato da fiorenti campagne e impreziosito da ville, lungo la direttrice che conduceva all'area vesuviana e al Miglio d'oro. Il panorama del golfo e la vicinanza alla residenza reale attrassero la nobiltà napoletana, che vi fece costruire dimore di villeggiatura. L'eruzione del Vesuvio del 1631 e soprattutto la peste del 1656, che dimezzò la popolazione, segnarono profondamente il territorio. Alla fine dell'epidemia si lega la costruzione, nel 1658, della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli allo Scassone.[3]
A partire dai primi dell'Ottocento, e in misura crescente dopo la legge speciale per Napoli del 1904, a Barra si sviluppò un importante polo industriale che ne stravolse progressivamente l'aspetto, trasformando l'antico luogo di villeggiatura in periferia urbana. Al 1890 risalgono i lavori di "risanamento", analoghi a quelli napoletani, con l'apertura del corso Bruno Buozzi (già corso Vittorio Emanuele III), di piazza De Franchis e del corso IV Novembre.[4]
Monumenti e luoghi d'interesse
Chiese
Lungo il corso Sirena e nelle sue immediate vicinanze sorgono diversi edifici religiosi, tra cui la chiesa dell'Annunziata, la chiesa di San Domenico, con l'annesso convento dei domenicani; la cosiddetta chiesa del Fanciullo, che conserva una tela attribuita a Francesco Solimena; e la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli allo Scassone, eretta dagli abitanti nel 1658 come ringraziamento per la fine della peste.[5][3]
Ville vesuviane
Il corso e le strade limitrofe conservano alcune delle ville vesuviane sei-settecentesche di Barra, parte del circuito del Miglio d'Oro. Tra le principali si ricordano villa Pignatelli di Monteleone, settecentesca e realizzata con il concorso dei maggiori architetti attivi a Napoli; villa Mastellone, fatta edificare nel 1678 da Domenico Mastellone e dotata nel 1699 di una cappella dedicata a santa Rosa; villa De Cristofaro, al civico 177, e villa Damiano, al civico 197, entrambe testimonianze ormai frammentarie dell'antico splendore. Nei pressi si trovano inoltre villa Salvetti, villa Letizia, dimora principesca del XVII secolo tutelata dalla legge sulle ville vesuviane, villa Bisignano, e la villa del Solimena.[2][4][3]
Tradizioni
Il corso Sirena è legato alla festa dei Gigli di Barra. La ballata dei Gigli percorse storicamente questo asse fino al 1954, per poi spostarsi su un circuito comprendente via Serino, il corso Bruno Buozzi e via Luigi Martucci.[6]
Note
- 1 2 Barra, all about her, su napoliupclose.it, Napoli Up Close, 22 maggio 2026. URL consultato il 18 luglio 2026.
- 1 2 Barra, su storiacity.it, Storiacity. URL consultato il 18 luglio 2026.
- 1 2 3 Quartiere Barra: cosa resta della Sirena del Miglio d'Oro?, su napoliflash24.it, Napoliflash24, 15 luglio 2019. URL consultato il 18 luglio 2026.
- 1 2 Barra, la storia perduta del quartiere invisibile, su napolimonitor.it, Napoli Monitor. URL consultato il 18 luglio 2026.
- ↑ Barra, il tour tra le ville vesuviane, su ilmattino.it, Il Mattino, 23 aprile 2017. URL consultato il 18 luglio 2026.
- ↑ Barra, su tizianapoli.jimdofree.com, Tizianapoli. URL consultato il 18 luglio 2026.
Bibliografia
- Raffaele Ciaravolo, La storia di Barra, Napoli, 2000.
- Anna Ferrara, Le chiese e le ville vesuviane di Barra, Napoli, Edizioni Magna Graecia, 2000.
- Tommaso Lomonaco, Barra: da Comune a Circoscrizione, Napoli, Edizioni Magna Graecia, 2004.
- Romano Marino, La sirena racconta, Napoli, 2003.