Cosso Cornelio Lentulo (console 60)
| Cosso Cornelio Lentulo | |
|---|---|
| Console dell'Impero romano | |
| Nome originale | Cossus Cornelius Lentulus |
| Nascita | 28 circa |
| Morte | dopo il 60 |
| Gens | Cornelia |
| Padre | Cosso Cornelio Lentulo |
| Consolato | gennaio-giugno 60 (ordinario) |
Cosso Cornelio Lentulo (in latino: Cossus Cornelius Lentulus; 28 circa – dopo il 60) è stato un magistrato e senatore romano, console dell'Impero romano.
Biografia
Famiglia
Rampollo dell'illustre famiglia patrizia dei Cornelii Lentuli[1], Lentulo era figlio di Cosso Cornelio Lentulo[2][3][4][5], omonimo console ordinario del 25 e legatus Augusti pro praetore della provincia di Germania Superiore dal 26 al 29[6][7].
La famiglia di Lentulo aveva assunto posizioni importanti nei primi anni dell'Impero[8]: il nonno Cosso Cornelio Lentulo era stato console ordinario nell'1 a.C., vincitore dei Musulami e dei Getuli (per cui ottenne il cognomen ex virtute Getulico, passato a uno dei figli), amicus di Tiberio e prefetto urbano dal 33[7][9][10]; lo zio Gneo Cornelio Lentulo Getulico fu console ordinario nel 26 e poi legatus Augusti pro praetore di Germania superiore fino al 39 (anno in cui fu ucciso da Caligola come cospiratore insieme a Marco Emilio Lepido) ed era legato agli Apronii e ai Plautii[11]; la zia Cornelia era moglie di Gaio Calvisio Sabino, console ordinario del 26 e legato di Pannonia dal 37 al 39 (quando i due si suicidarono prima del termine di un processo sotto Caligola)[12][13].
Anche nella generazione di Lentulo la famiglia - e in particolare i figli dello zio Getulico - aveva una certa notorietà[8]. Il cugino Gneo Cornelio Lentulo Getulico era stato console suffetto nel 55[14]; la cugina Cornelia Cesia o Cesiana era stata promessa in sposa al figlio del potente prefetto del pretorio Seiano[15]; il cugino Cosso Cornelio Lentulo Getulico[16] ebbe l'onore di vedere la figlia Cornelia[17] scelta come Vestale nel 62[18][19]; un altro possibile cugino (di primo o secondo grado), Decimo Giunio Silano Getulico, lo connetteva alle illustrissime famiglie dei Iunii Silani e dei Lutatii Catuli[20].
Carriera
Della carriera di Lentulo non è noto quasi nulla. L'unico incarico lo vede, però, al vertice dello Stato romano: egli fu console ordinario nel 60 insieme al princeps Nerone (console per la quarta volta)[2][3][4][5][21][22][23] per l'intero primo semestre dell'anno[6][24]. È stato ipotizzato che il grande onore dell'eponimato consolare potesse essere un tentativo da parte di Nerone di riavvicinare alla dinastia famiglie dell'antica nobiltà patrizia che potevano avere motivi di risentimento[25].
Dopo il consolato, Lentulo scompare dalla storia.
Note
- ↑ Cfr. anche le menzioni giovenaliane di un Cossus della nobiltà: Giovenale, Satire, III, 184; VIII, 21.
- 1 2 CIL VI, 30753 = ILS 3671.
- 1 2 J. Scheid, Commentarii fratrum Arvalium qui supersunt, Roma 1998, n° 28.
- 1 2 CIL IV, 4082.
- 1 2 Frontino, De aquis, CII.
- 1 2 PIR2 C 1382 (Groag).
- 1 2 W. Eck, Die Statthalter der germanischen Provinzen vom 1.-3. Jahrhundert, Köln-Bonn 1985, pp. 8-9.
- 1 2 M.T. Raepsaet-Charlier, Prosopographie des femmes de l'ordre sénatorial, Leuven 1987, stemma VII.
- ↑ PIR2 C 1380 (Groag).
- ↑ R. Syme, The Augustan aristocracy, Oxford 1986, p. 298.
- ↑ PIR2 C 1391 (Groag).
- ↑ PIR2 C 354 (Groag).
- ↑ M.T. Raepsaet-Charlier, Prosopographie des femmes de l'ordre sénatorial, Leuven 1987, pp. 244-245 n° 273.
- ↑ PIR2 C 1390 (Groag).
- ↑ M.T. Raepsaet-Charlier, Prosopographie des femmes de l'ordre sénatorial, Leuven 1987, p. 247 n° 279.
- ↑ PIR2 C 1392 (Groag).
- ↑ M.T. Raepsaet-Charlier, Prosopographie des femmes de l'ordre sénatorial, Leuven 1987, p. 245 n° 274.
- ↑ CIL VI, 32352.
- ↑ Tacito, Annales, III, 24.
- ↑ R. Syme, The Augustan Aristocracy, Oxford 1986, p. 194.
- ↑ CIL IV, 3340,144.
- ↑ Tacito, Annales, XIV, 20.
- ↑ CIL VI, 30469,01.
- ↑ G. Camodeca, I consoli degli anni di Nerone nelle Tabulae Herculanenses, in Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik, vol. 193 (2015), pp. 272-282.
- ↑ J. Ginsburg, 'Nero's Consular Policy', American Journal of ancient History, 6 (1981), pp. 51-68.