Cristoforo Castelletti

Cristoforo Castelletti (Roma, ca. 1560[1] – Roma, 9 agosto 1596) è stato un drammaturgo e poeta italiano.

Biografia

Dalle scarse notizie che si hanno di lui, emerge che Castelletti iniziò a scrivere in giovane età, e fu forse il vero autore degli Intrichi d'amore[1] (tradizionalmente attribuiti a Torquato Tasso). Sotto la protezione del cardinale Pietro Aldobrandini, nel 1592 iniziò una carriera che l'avrebbe portato al ruolo più importante nell'amministrazione della giustizia nello Stato Pontificio, quello di Segretario della Sacra Consulta. Nel 1595 venne ordinato sacerdote, forse come membro della Confederazione dell'oratorio di San Filippo Neri.[1] Morì il 9 agosto 1596.

Le Stravaganze d'amore

La sua opera più nota, la commedia ebbe la sua prima rappresentazione il 3 marzo 1585: un complicato intreccio amoroso, che ha inizio dall'amore non corrisposto di Alessandro per Marzia, è il fulcro della sua trama, dal tono alternatamente patetico e comico, e rappresentativa della volontà — tipica dell'epoca della Controriforma — di una cultura subordinata ad un insegnamento morale elevato.[1] Centrale è il personaggio dell'anziana serva Perna (il cui nome è l'equivalente vernacolare di Perla[2]), fedele devota, legata alla famiglia, che accetta pazientemente il proprio ruolo subordinato: un personaggio positivo, nella commedia, ma pienamente integrato nel modello umano suggerito alle classi popolari dalla Controriforma. Questo personaggio risulta rilevante anche perché si esprime nel dialetto romanesco modernamente definito "di prima fase": le sue battute rappresentano un'estrema testimonianza, preziosissima a livello linguistico, di quella parlata che di lì a poco avrebbe conosciuto il declino (l'opera è la prima commedia nella quale un personaggio usa il dialetto, laddove i personaggi della commedia cinquecentesca parlavano solitamente in italiano), e che serviva a dare al suo ruolo — e alla sua componente ideologica — un elemento di autenticità, di rappresentazione del vero, contrastante con le caratterizzazioni linguistiche degli altri personaggi, che, a paragone con la schiettezza espressiva di Perna, sembrano quasi vaneggiare.[1]

Opere teatrali

  • Amarilli, rappresentata nel 1580 e edita nel 1587
  • I torti amorosi, realizzata nel 1581 e edita nel 1597
  • Il furbo, realizzata nel 1581 e edita nel 1584
  • Stravaganze d'amore, rappresentata nel 1585 e edita nel 1597

Note

  1. 1 2 3 4 5 Marcello Teodonio, La letteratura romanesca: Antologia di testi dalla fine del Cinquecento al 1870, 1ª edizione, Bari, Laterza, 2004, ISBN 88-420-7378-4.
  2. ↑ Pietro Trifone, Storia linguistica di Roma, 4ª edizione, Roma, Carocci, 2014 [2008], p. 53, ISBN 978-88-430-4459-7.

Bibliografia

  • Clemente Merlo, Vicende storiche della lingua di Roma 2: Le stravaganze d'amore di Cr. Castelletti (sec. XVI), in: "L'Italia dialettale" vol. VII (1931), pp. 115–137.
  • Cristoforo Castelletti, Stravaganza d'amore: Comedia, testo critico, introduzione e note a cura di Pasquale Stoppelli, Firenze, Leo S. Olschki, 1981.
  • Giorgio Patrizi, CASTELLETTI, Cristoforo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 21, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1978. URL consultato il 13 gennaio 2018.
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