Cyperus rotundus

Zigolo infestante
Stato di conservazione
Rischio minimo[1]
Classificazione APG IV
DominioEukaryota
RegnoPlantae
(clade)Angiosperme
(clade)Mesangiosperme
(clade)Monocotiledoni
(clade)Commelinidi
OrdinePoales
FamigliaCyperaceae
GenereCyperus
SpecieC. rotundus
Classificazione Cronquist
DominioEukaryota
RegnoPlantae
DivisioneMagnoliophyta
ClasseLiliopsida
OrdineCyperales
FamigliaCyperaceae
GenereCyperus
SpecieC. rotundus
Nomenclatura binomiale
C. rotundus
L., 1753[2]
Nomi comuni

zigolo infestante, cipero rotondo, dente di cavallo, erba pepa

Cyperus rotundus (L., 1753), comunemente noto come zigolo infestante, cipero rotondo, dente di cavallo o erba pepa[3][4], è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Ciperacee, il cui areale nativo comprende le regioni tropicali e subtropicali del Vecchio Mondo.[2]

La specie si riproduce quasi esclusivamente per via vegetativa, attraverso una fitta rete sotterranea di rizomi, bulbi basali e tuberi che ne rende estremamente difficile l'eradicazione. Naturalizzata in gran parte delle aree calde del pianeta, è considerata una delle infestanti agrarie più dannose al mondo: nella classificazione di Holm e collaboratori è indicata come la peggiore infestante del pianeta, sulla base del numero di paesi in cui è segnalata come infestante grave, principale o comune.[5][6]

Etimologia

Il nome del genere Cyperus deriva dal greco κύπερος (kýperos), che designava il cipero; l'epiteto specifico rotundus viene dal latino e significa «rotondo», in riferimento alla forma subovoidale dei tuberi.[7]

Il nome comune «dente di cavallo», così come «noce di terra», condiviso con la specie affine Cyperus esculentus, fa riferimento ai tuberi, che ricordano superficialmente delle noci pur non avendo con esse alcuna relazione botanica.

Descrizione

Culmo fiorale in sezione trasversale, con evidente profilo triangolare, e infiorescenza

Cyperus rotundus è una pianta erbacea perenne, glabra ed eretta, che raggiunge di norma un'altezza di circa 30 cm.[6] L'aspetto generale è quello di una graminacea, dalla quale si distingue però per il culmo a sezione triangolare, carattere tipico delle Ciperacee.[6]

Le foglie sono prevalentemente basali, lineari, con nervatura mediana prominente e lamina ripiegata a «V», disposte su tre ranghi.[6] L'infiorescenza è un'ombrella composta irregolare, con spighette di colore rosso-purpureo riunite all'apice dell'asse fiorale.[6] Il frutto è un achenio trigono.[2]

L'apparato sotterraneo è l'elemento distintivo della specie e ne spiega gran parte del comportamento infestante. Esso è costituito da radici fibrose molto ramificate, rizomi, bulbi basali e tuberi.[6][8] I rizomi sono inizialmente bianchi e carnosi, rivestiti di squame, e con il tempo diventano legnosi e filiformi.[9] I tuberi, bruno-scuri e rivestiti di squame fibrose, si dispongono in catene collegate alla pianta madre.[6]

Biologia

Riproduzione

La specie produce acheni a partire dalle infiorescenze aeree, ma la loro vitalità è molto bassa, inferiore al 5%; non esistono evidenze che il seme svolga un ruolo significativo nella propagazione, in particolare nei terreni coltivati.[6] La riproduzione è pertanto quasi interamente asessuata e affidata ai tuberi, che fungono da organi di svernamento accumulando carboidrati in un ciclo riproduttivo continuo.[6][8]

La fioritura è irregolare: molte popolazioni non fioriscono nell'arco di un'intera stagione colturale, mentre la produzione di tuberi avviene comunque.[6]

Ciclo di sviluppo

Quando un tubero germoglia, uno o più rizomi si allungano verticalmente verso la superficie; l'esposizione dell'apice del rizoma alla luce solare e alle escursioni termiche diurne induce la formazione, poco sotto il livello del suolo, di un bulbo basale.[6] Il bulbo basale è un tratto di rizoma a internodi compressi contenente i meristemi da cui si originano radici, rizomi secondari, foglie e culmo fiorale; da esso, alcune settimane dopo l'emergenza del germoglio primario, si dipartono rizomi secondari che ripetono lo schema, generando bulbi di ordine via via superiore e quindi un sistema sotterraneo complesso.[6] Il tubero madre resta collegato alla pianta per tutta la stagione e può fornirle riserve nei periodi di stress.[6]

La tuberizzazione può iniziare entro 17 giorni dall'emergenza del germoglio, ma i primi tuberi dormienti compaiono solo dopo 6-8 settimane, seguiti dalla formazione delle catene attorno alla decima settimana.[6] Gli apici dei rizomi sono rigidi e acuminati e sono in grado di perforare substrati duri.[6]

Allelopatia

Le parti sotterranee della pianta rilasciano nel suolo sostanze fitotossiche che inibiscono la germinazione e la crescita delle piante vicine.[10] Analisi cromatografiche hanno individuato negli organi ipogei e nella parte aerea diversi acidi fenolici: nella parte aerea acido caffeico, ferulico, cumarico, benzoico, vanillico, clorogenico e cinnamico; nei tuberi acido idrossibenzoico, caffeico, ferulico, vanillico e clorogenico.[11]

Distribuzione e habitat

L'areale nativo della specie comprende le regioni tropicali e subtropicali del Vecchio Mondo.[2] A seguito della diffusione antropica risulta oggi presente in oltre novanta paesi, in gran parte delle aree tropicali, subtropicali e temperato-calde del pianeta.[6]

Cresce in coltivi, incolti, terreni abbandonati, praterie, margini boschivi, bordi stradali, sponde sabbiose o ghiaiose, argini fluviali e canali irrigui.[6] Si adatta a quasi ogni tipo di suolo e a un'ampia gamma di umidità, pH e altitudine, ma predilige terreni umidi e fertili ed è favorita dalle lavorazioni frequenti; in suoli freddi o asfittici cresce più lentamente, fiorisce poco e produce meno tuberi.[6] È più sensibile alle basse temperature e all'ombreggiamento rispetto a C. esculentus: la sua distribuzione risulta limitata alle latitudini in cui la temperatura minima media dell'aria in gennaio si mantiene superiore a −1 °C.[6][5] Ecotipi di terreni allagati mostrano adattamenti specifici della morfologia dei tuberi e del metabolismo dei carboidrati che ne consentono la sopravvivenza in risaie sommerse.[12]

In Italia

Il Portale della Flora d'Italia classifica C. rotundus come specie criptogenica, ossia di origine incerta, non attribuibile con sicurezza alla flora nativa né a quella aliena.[4] È segnalata in quasi tutte le regioni: risulta criptogenica in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia e Toscana; naturalizzata in Friuli-Venezia Giulia e in Lombardia; invasiva in Veneto; casuale in Trentino-Alto Adige. In Umbria la segnalazione è considerata dubbia.[4]

Impatto come infestante

Infiorescenza di Cyperus rotundus, Kerala

L'aggressività della specie è legata in modo pressoché esclusivo alla riproduzione asessuata per tuberi.[6] Un singolo tubero lasciato crescere per dodici settimane può darne origine a un centinaio, e una macchia sviluppatasi a partire da un unico tubero può estendersi fino a 5,5 m² e produrre 750 germogli nell'arco di sei mesi.[6] In coltura pura, senza interferenza da parte di altre piante, si stima una produzione di 10-30 milioni di tuberi per ettaro in una stagione.[6][8]

I danni sono principalmente di natura socio-economica e derivano dalla competizione con le colture.[6] La specie è documentata come infestante grave di cotone, agrumi, pomodoro, peperone e numerose altre colture orticole e agronomiche.[13][6]

Studi condotti in condizioni controllate hanno mostrato che l'esposizione a concentrazioni elevate di anidride carbonica atmosferica incrementa il peso secco totale, l'area fogliare, la lunghezza radicale e il numero di tuberi, con una maggiore allocazione di risorse verso gli organi ipogei: un risultato che suggerisce un possibile aumento dell'invasività della specie in uno scenario di crescente concentrazione di CO2.[14]

Lotta e gestione

La gestione della specie è mirata a depauperare le riserve dei tuberi e a impedirne la moltiplicazione.[6]

Circa il 95% dei tuberi si concentra nei primi 12 cm di suolo, e oltre l'80% nei primi 15 cm: la lavorazione superficiale ripetuta a intervalli ravvicinati, dell'ordine delle tre settimane, risulta perciò efficace nel ridurne la moltiplicazione.[6] La pacciamatura con teli plastici, comunemente impiegata in orticoltura, è per contro poco efficace, poiché gli apici dei rizomi perforano film di spessore fino a quattro volte superiore a quello di uso commerciale.[6] La solarizzazione del suolo, che innalza la temperatura del terreno mediante teli di polietilene trasparente, si è dimostrata efficace contro numerose infestanti.[6][15]

Sul fronte chimico, il glifosato presenta il vantaggio di essere traslocato lungo le catene di tuberi, riducendone la vitalità e la produzione.[6][16]

L'isolamento tassonomico della specie rispetto alle principali piante coltivate ne fa un bersaglio adatto alla lotta biologica.[17] I tentativi basati su insetti antagonisti hanno dato scarsi risultati, mentre applicazioni ripetute del fungo Dactylaria higginsii, impiegato come micoerbicida, hanno consentito un controllo del 90%.[6]

Il bromuro di metile, a lungo componente centrale della gestione degli zigoli, è stato messo al bando come fumigante di pre-impianto, il che ha reso necessario ricorrere a strategie integrate che combinino più tecniche.[6]

Composizione chimica

La specie è tra le più studiate dal punto di vista fitochimico, per l'elevata concentrazione di principi attivi presenti nei tuberi e nei rizomi, in particolare oli essenziali, acidi fenolici, acido ascorbico e flavonoidi.[13] Tra i costituenti isolati figurano numerosi sesquiterpeni e terpenoidi e flavonoidi quali canferolo, luteolina e quercetina.[13]

Rotundone

Il rotundone, un sesquiterpene bicilico, prende il nome dalla specie, dal cui tubero fu isolato per la prima volta nel 1967; il tubero stesso, peraltro, non presenta aroma pepato.[18] Nel 2008 il composto è stato identificato come il principale responsabile della nota aromatica pepata dell'uva e del vino, oltre che di erbe e spezie, in primo luogo del pepe nero.[19]

La concentrazione di rotundone è ben correlata all'intensità della nota di pepe nero rilevata dai panel sensoriali nell'uva e nel vino Shiraz australiano.[19] Le soglie di percezione sono estremamente basse, pari a 16 ng/L nel vino rosso e 8 ng/L in acqua; circa il 20% dei valutatori, tuttavia, non è in grado di percepire il composto nemmeno alla massima concentrazione saggiata, il che comporta che due persone possano avere esperienze sensoriali molto diverse davanti allo stesso vino.[19] Nel pepe nero e bianco il rotundone è presente in quantità dell'ordine di diecimila volte superiori a quelle di un vino molto pepato.[19][20]

Usi

Medicina tradizionale

C. rotundus è impiegata da secoli nelle medicine tradizionali indiana, cinese, araba e africana, oltre che in profumeria e come spezia.[6][13] Nella medicina tradizionale cinese è considerata l'erba di riferimento per la regolazione del qi. Nella medicina ayurvedica è nota come musta o mustaka ed è uno degli ingredienti del preparato Chyavanprash.[6]

Gli usi tradizionali documentati riguardano diarrea, diabete, febbre, infiammazioni, malaria e disturbi gastrointestinali.[13] Studi fitochimici e farmacologici, condotti in vitro e su modelli animali, hanno indagato attività antibatterica, antiossidante, antinfiammatoria, antidiabetica, antimalarica, epatoprotettiva e neuroprotettiva degli estratti.[13]


Alimentare

I tuberi, nonostante il sapore amarognolo, sono commestibili e costituiscono una buona fonte di carboidrati.[21]

Altri usi

I tuberi sono consumati dai suini, ma la pianta costituisce un foraggio di scarsa qualità; è inoltre segnalato il suo impiego come stabilizzante del suolo.[6] Gli estratti di foglie e tuberi favoriscono la radicazione di talee e piantine, poiché i tuberi contengono livelli elevati di auxine quali l'acido indol-3-acetico e l'acido indol-3-butirrico.[13]

Archeologia

Le analisi del tartaro dentario di venti individui inumati nel sito multiperiodale di Al Khiday, sul Nilo Bianco nel Sudan centrale, hanno documentato l'ingestione dei tuberi di C. rotundus sia nelle fasi pre-agricole sia in quelle agricole, per un arco cronologico di circa settemila anni.[21] Lo studio ha inoltre rilevato tracce di inalazione di fumo, di cottura a secco e in acqua e di fibre vegetali riconducibili alla lavorazione di materie prime mediante masticazione.[21]

Gli autori ipotizzano che la capacità della pianta di inibire lo Streptococcus mutans, batterio implicato nella carie, possa aver contribuito alla prevalenza di carie insolitamente bassa riscontrata nella popolazione agricola di età meroitica: un dato controintuitivo, dato che i primi agricoltori presentano di norma più carie dei cacciatori-raccoglitori, a causa dell'elevato contenuto di cereali nella dieta.[21]

Note

  1. ↑ (EN) Cyperus rotundus, su iucnredlist.org. URL consultato il 10 giugno 2026.
  2. 1 2 3 4 (EN) Cyperus rotundus L., su Plants of the World Online, Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 17 luglio 2026.
  3. ↑ Pignatti, p. 695.
  4. 1 2 3 Cyperus rotundus L., su Portale della Flora d'Italia, Dipartimento di Scienze della Vita, Università degli Studi di Trieste. URL consultato il 17 luglio 2026.
  5. 1 2 (EN) Leo E. Bendixen e Umesh B. Nandihalli, Worldwide Distribution of Purple and Yellow Nutsedge (Cyperus rotundus and C. esculentus), in Weed Technology, vol. 1, n. 1, 1987, pp. 61-65, DOI:10.1017/S0890037X00029055.
  6. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 (EN) Species profile: Cyperus rotundus, su Global Invasive Species Database, IUCN SSC Invasive Species Specialist Group. URL consultato il 17 luglio 2026.
  7. ↑ Cyperus rotundus, su Antropocene. URL consultato il 17 luglio 2026.
  8. 1 2 3 (EN) Edward W. Stoller e Robert D. Sweet, Biology and Life Cycle of Purple and Yellow Nutsedges (Cyperus rotundus and C. esculentus), in Weed Technology, vol. 1, n. 1, 1987, pp. 66-73, DOI:10.1017/S0890037X00029067.
  9. ↑ (EN) G. Douglas Wills, Description of Purple and Yellow Nutsedge (Cyperus rotundus and C. esculentus), in Weed Technology, vol. 1, n. 1, 1987, pp. 2-9, DOI:10.1017/S0890037X00028906.
  10. ↑ (EN) Hasina A. Quayyum, Azim U. Mallik, Diane M. Leach e Christine Gottardo, Growth Inhibitory Effects of Nutgrass (Cyperus rotundus) on Rice (Oryza sativa) Seedlings, in Journal of Chemical Ecology, vol. 26, n. 9, 2000, pp. 2221-2231, DOI:10.1023/A:1005520639431.
  11. ↑ (EN) Kowthar G. El-Rokiek, Soad A. Saad El-Din e Farida A. Sharara, Allelopathic behaviour of Cyperus rotundus L. on both Chorchorus olitorius (broad leaved weed) and Echinochloa crus-galli (grassy weed) associated with soybean, in Journal of Plant Protection Research, vol. 50, n. 3, 2010, pp. 274-279, DOI:10.2478/v10045-010-0048-7.
  12. ↑ (EN) Jocelyn T. Peña-Fronteras, Marilyn C. Villalobos, Aurora M. Baltazar, Florinia E. Merca, Abdelbagi M. Ismail e David E. Johnson, Adaptation to flooding in upland and lowland ecotypes of Cyperus rotundus, a troublesome sedge weed of rice: tuber morphology and carbohydrate metabolism, in Annals of Botany, vol. 103, n. 2, 2009, pp. 295-302, DOI:10.1093/aob/mcn085.
  13. 1 2 3 4 5 6 7 (EN) Arslan Masood Peerzada, Hafiz Haider Ali, Muhammad Naeem, Muhammad Latif, Asad Hussain Bukhari e Asif Tanveer, Cyperus rotundus L.: Traditional uses, phytochemistry, and pharmacological activities, in Journal of Ethnopharmacology, vol. 174, 2015, pp. 540-560, DOI:10.1016/j.jep.2015.08.012.
  14. ↑ (EN) Hugo H. Rogers, G. Brett Runion, Stephen A. Prior, Andrew J. Price, H. Allen Torbert e Dean H. Gjerstad, Effects of Elevated Atmospheric CO2 on Invasive Plants: Comparison of Purple and Yellow Nutsedge (Cyperus rotundus L. and C. esculentus L.), in Journal of Environmental Quality, vol. 37, n. 2, 2008, pp. 395-400, DOI:10.2134/jeq2007.0155.
  15. ↑ (EN) Ilias S. Travlos, Garifalia Economou, Vasilios E. Kotoulas, Panagiotis J. Kanatas, Achilleas N. Kontogeorgos e Andreas I. Karamanos, Potential effects of diurnally alternating temperatures and solarization on purple nutsedge (Cyperus rotundus) tuber sprouting, in Journal of Arid Environments, vol. 73, n. 1, 2009, pp. 22-25, DOI:10.1016/j.jaridenv.2008.09.020.
  16. ↑ (EN) Theodore M. Webster, Timothy L. Grey, Jerry W. Davis e A. Stanley Culpepper, Glyphosate Hinders Purple Nutsedge (Cyperus rotundus) and Yellow Nutsedge (Cyperus esculentus) Tuber Production, in Weed Science, vol. 56, n. 5, 2008, pp. 735-742, DOI:10.1614/WS-08-020.1.
  17. ↑ (EN) Carol A. Ellison e Robert W. Barreto, Prospects for the management of invasive alien weeds using co-evolved fungal pathogens: a Latin American perspective, in Biological Invasions, vol. 6, n. 1, 2004, pp. 23-45, DOI:10.1023/B:BINV.0000010121.19359.bb.
  18. ↑ (EN) The Science of Rotundone in Wine, su SevenFifty Daily. URL consultato il 17 luglio 2026.
  19. 1 2 3 4 (EN) Claudia Wood, Tracey E. Siebert e Mark Parker, From Wine to Pepper: Rotundone, an Obscure Sesquiterpene, Is a Potent Spicy Aroma Compound, in Journal of Agricultural and Food Chemistry, vol. 56, n. 10, 2008, pp. 3738-3744, DOI:10.1021/jf800183k.
  20. ↑ (EN) Tracey E. Siebert, Claudia Wood, Gordon M. Elsey e Alan P. Pollnitz, Determination of Rotundone, the Pepper Aroma Impact Compound, in Grapes and Wine, in Journal of Agricultural and Food Chemistry, vol. 56, n. 10, 2008, pp. 3745-3748, DOI:10.1021/jf800184t.
  21. 1 2 3 4 (EN) Stephen Buckley, Donatella Usai, Tina Jakob, Anita Radini e Karen Hardy, Dental Calculus Reveals Unique Insights into Food Items, Cooking and Plant Processing in Prehistoric Central Sudan, in PLOS ONE, vol. 9, n. 7, 2014, p. e100808, DOI:10.1371/journal.pone.0100808.

Bibliografia

  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia, volume III, Edagricole, 1982, p. 695, ISBN 9788820623128.
  • (EN) LeRoy G. Holm, Donald L. Plucknett, Juan V. Pancho e James P. Herberger, The World's Worst Weeds. Distribution and Biology, Honolulu, University Press of Hawaii, 1977, ISBN 9780824802950.

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