Damot

Il toponimo Damot (geʽez: ዳሞት) è uno più complessi e stratificati della storia etiope medievale e moderna. Nel corso dei secoli esso ha indicato realtà territoriali, politiche e culturali differenti, spesso connesse ma non sempre coincidenti. Le fonti abissine, le tradizioni orali locali, la cartografia europea e la storiografia moderna hanno contribuito a costruire più “Damot”, ciascuno legato a un contesto storico specifico.

Definizioni

Damot o Piccolo Damot

Mappa delle rotte commerciali medievali dove sono visibili Damot, Innarya (Ennarea) e Kaffa

Con Damot in senso stretto, talvolta definito Piccolo Damot[1][2][3], si intende il regno medievale situato a sud del Nilo Azzurro, tra l’alto corso del Gibe, il Didessa e il Mugar, attivo tra il XIII e il XIV secolo. Questo Damot appare nelle fonti abissine come un regno pagano autonomo, retto da sovrani noti come Motalami.[4] Le cronache abissine descrivono Damot come una potenza regionale, ricca di risorse (oro, ferro, prodotti agricoli) e strategicamente rilevante per il controllo delle vie commerciali verso sud-ovest. A partire dal regno di Amda Seyon I (inizio XIV secolo), Damot diventa oggetto di campagne militari cristiane che ne indeboliscono progressivamente l’autonomia, fino alla sua frammentazione e integrazione nel sistema imperiale come provincia periferica.[4] Questa accezione ristretta di Damot è quella che compare più frequentemente nella cartografia storica europea, motivo per cui è stata definita anche “Damot delle mappe”.[3]

Gran Damot

Gran Damot e regni gonga nati in seguito alle invasioni oromo

Con Gran Damot si intende un uso esteso e non strettamente politico del termine, che designa l’insieme delle regioni e dei regni dell’Etiopia sud-occidentale abitati da popolazioni di lingua damotica. In questa accezione, Damot non è un singolo stato, ma una macro-area culturale e linguistica, comprendente Piccolo Damot, Ennarea, Yamma, Kaffa, Dawro, Wolaita e altri regni affini.[3] Viaggiatori e linguisti europei del XIX secolo, come Antoine d’Abbadie e R. G. Latham, usarono l’espressione Gran Damot per indicare i territori abitati da popolazioni parlanti lingue affini, da loro dette “gonga”.[3]

Wolaita-Damot

Tricolore tradizionale Wolaita

Con Wolaita-Damot si fa riferimento all'uso del toponimo Damot per indicare il regno di Wolaita, usanza talvolta diffusa nelle fonti abissine ed europee. In questo caso si tratterebbe probabilmente di una sineddoche in quanto Damot non era il nome dello stato, bensì quello del suo importante centro politico e rituale situato sul Monte Damot, da cui gli stranieri finirono per designare l’intero regno.[5] Il toponimo sopravvive in Wolaita ancora oggi nei distretti di Damot Gale, Damot Pulasa, Damot Weyde e Damot Sore.

Damot post-1578

Damot prima e dopo il 1578

Dalla seconda metà del XVI secolo, a seguito delle invasioni oromo, il nome Damot perde il suo riferimento territoriale originario a sud del Nilo Azzurro e viene rielaborato in un nuovo contesto storico. L’espansione oromo comportò la distruzione o la contrazione di molti regni damotici, inducendo lo spostamento di alcune comunità verso regioni periferiche.[6] In questo quadro, membri delle élite damotiane diedero origine a nuove entità politiche di frontiera.[7] I Boro, secondo fonti storiche e tradizioni orali, vivevano originariamente nel Damot e migrarono a nord del Nilo Azzurro, stabilendosi nelle montagne di Wenbera, dove fondarono nuovi insediamenti. Le fonti attestano una successiva frammentazione in più gruppi boro distinti.[8] Nella storiografia abissina del XVII secolo, queste popolazioni sono descritte come rifugiati provenienti da Damot e regioni affini.[9] Da quel momento il termine Damot è stato spesso riportato sulle mappe europee a nord del Nilo Azzurro.

Note

  1. ↑ British Association for the Advancement of Science, Report of the ... Meeting of the British Association for the Advancement of Science, Londra, J. Murray, 1833, p. 208. URL consultato il 13 gennaio 2026.
  2. ↑ (EN) Arnauld d'Abbadie, Twelve Years in Upper Ethiopia Translate, su it.scribd.com, p. 73. URL consultato il 13 gennaio 2026.
  3. 1 2 3 4 Charles T. Beke, On the Geographical Distribution of the Languages of Abessinia and the Neighbouring Countries, in Journal of the Ethnological Society of London (1848-1856), vol. 2, 1850, pp. 208–223, DOI:10.2307/3014123. URL consultato il 13 gennaio 2026.
  4. 1 2 Bouanga Ayda, Le Damot dans l’histoire de l’Ethiopie (XIIIe-XXe siècles) : recompositions religieuses, politiques et historiographiques.
  5. ↑ (EN) Abesha Shirko Lambebo, A Study of Reconstructing the Historical Link between Wolaitta and Damot Kingdom of Wolaitta in Ethiopia, in SMART MOVES JOURNAL IJELLH, vol. 4, n. 4, 2016, pp. 17–17. URL consultato il 13 gennaio 2026.
  6. ↑ Mohammed Hassen, 1994
  7. ↑ Data De'a, Clans, Kingdoms, and "Cultural Diversity" in Southern Ethiopia: The Case of Omotic Speakers, in Northeast African Studies, vol. 7, n. 3, 2000, pp. 163–188. URL consultato il 13 gennaio 2026.
  8. ↑ (EN) Alfredo González-Ruibal, Landscapes of Memory and Power: The Archaeology of a Forgotten Kingdom in Ethiopia, in African Archaeological Review, vol. 41, n. 1, 1º marzo 2024, pp. 71–95, DOI:10.1007/s10437-024-09575-8. URL consultato il 14 gennaio 2026.
  9. ↑ Mohammed Hassen, THE OROMO OF ETHIOPIA, 1500-1850 : WITH SPECIAL EMPHASIS ON THE GIBE REGION (PDF), in University of London.

Voci correlate