David Szmulewski

David Szmulewski (Koło, 26 luglio 1912 – Parigi, 15 gennaio 1990) è stato un attivista polacco. Fu attivista comunista ebreo polacco, ex membro delle Brigate Internazionali in Spagna, deportato ad Auschwitz e membro attivo della resistenza in questo campo.

Biografia

Anni giovanili

David Szmulewski nacque il 26 luglio 1912 a Koło, in Polonia, da una famiglia ebrea molto povera. Ricevette un'educazione ebraica tradizionale. Inizialmente attivista sionista, trascorse diversi anni nella Palestina mandataria, poi si trasferì in Francia, dove si unì al Partito Comunista.[1] Dopo il putsch del generale Franco, si unì alle Brigate Internazionali a fianco dei repubblicani spagnoli. Combatté nella compagnia Naftali Botwin, una compagnia composta esclusivamente da ebrei polacchi sotto il comando di Emmanuel Mink.[2] Fu ferito in combattimento. Si rifugiò in Francia nel 1939, dove fu internato in vari campi. Rilasciato poi dalle autorità, si unì alla resistenza prima di essere arrestato e nuovamente internato, stavolta a Drancy. Fu lì che incontrò Alter Fajnzylberg.[3] Fu così trasferito al campo di Royallieu e da lì, il 27 marzo 1942, fu deportato nel convoglio n. 1 ad Auschwitz. Qui gli fu tatuato il numero 27849. Ad Auschwitz fece parte del Kommando dei tetti, che gli permise di muoversi nei tre campi del complesso di Auschwitz.[1]

Resistenza ad Auschwitz

David Szmulewski prese parte alla resistenza nel campo di Auschwitz come molti ex membri della compagnia Botwin, come Emanuel Mink.[4] Quest'ultimo, deportato dalla Francia, formò il primo nucleo dell'organizzazione internazionale di resistenza di Auschwitz.[5] Uno degli obiettivi dell'organizzazione era quello di salvare quante più vite possibili dando consigli agli arrivati affinché sfuggissero alla selezione per le camere a gas. Un'altra attività consisteva nel fare la guardia per permettere ai deportati praticanti di pregare e organizzare cerimonie religiose. Poiché poteva circolare per tutto il campo, David Szmulewski trasportava cibo, vestiti e medicine, dava informazioni alla resistenza sulla situazione nei campi, gli oggetti ammucchiati nel Kanada. Aiutò a preparare la fuga di molti deportati. Durante l'estate del 1944, fu incaricato dal comando della resistenza di organizzare la ripresa di fotografie degli impianti di sterminio di Birkenau per dimostrare al mondo intero l'operazione di sterminio in atto. Fu lui a trasportare la macchina fotografica, sicuramente trovata nel Kanada, con Alter Fajnzylberg per introdurla vicino al crematorio V. Testimoniò fotograficamente l'attività interna del campo di concentramento, come ad esempio le squadre in azione intente a bruciare cadaveri perché i forni crematori erano troppo pieni a causa del grande afflusso di prigionieri.[6] Tuttavia, negò di essere stato l'autore materiale delle fotografie, come invece inizialmente riportato da alcune pubblicazioni.[7] Tale azione fu, infatti, collettiva.[8] Funse da collegamento tra i membri del Sonderkommando e l'organizzazione della resistenza per preparare la rivolta generale del campo durante l'estate del 1944, ma questo progetto fu abortito.[1]

Dopo la guerra

Dopo la guerra, David Szmulewski tornò in Polonia, dove ricoprì un incarico di alto livello nell'amministrazione pubblica. Ma la violenta campagna antisemita orchestrata dal governo polacco dal 1968 in poi lo costrinse a lasciare la Polonia. Trovò rifugio in Francia nel 1970. Pubblicò la sua testimonianza in yiddish nel 1984: Zikhroynès fun vidershtand in Oyshwitz Birkenau, Souvenirs de la résistance à Auschwitz Birkenau. Nel 1987, fu interrogato dallo storico Jean-Claude Pressac sulle circostanze relative allo scatto delle fotografie dei Sonderkommandos ad Auschwitz. Morì nel 1990.[9]

Note

  1. 1 2 3 Rutkowski Adam, « Quelques réflexions à propos du livre de David Szmulewski. Souvenirs de la résistance dans le camp d’Auschwitz-Birkenau », Le Monde Juif, 1987/2 (N° 126), p. 73-79.
  2. ↑ Gerben Zaagsma, Jewish Volunteers, the International Brigades and the Spanish Civil War, Bloomsbury Academic, 2017, p 113
  3. ↑ Christophe Cognet, Eclats - Prises de vue clandestines des camps nazis, Seuil, 2019
  4. ↑ Gerben Zaagsma, Tracing the ‘Jewish Freedom Fighter’The legacy of Naftali Botwin and the construction of a transnationalcult of Jewish heroe, in Études et travaux d’Eur’ORBEM, décembre 2019, p 153
  5. ↑ (FR) Hermann Langbein : "Hommes et femmes à Auschwitz", Fayard, Paris, 1975, p 251
  6. ↑ Primo Levi: il veleno di Auschwitz (intervista Rai, 03/02/1985), Rai Storia.
  7. ↑ (EN) Nicholas Chare e Dominic Williams, Chapter 6 The Camera Eye: Four Photographs from Birkenau, Berghahn Books, 1º dicembre 2015, pp. 183–213, DOI:10.1515/9781782389996-009, ISBN 978-1-78238-999-6.
  8. ↑ (EN) Images in Spite of All: Four Photographs From Auschwitz, University of Chicago Press, 2008, ISBN 9780226148168.
  9. ↑ Sonderkommando - Bios des individus, su www.sonderkommando.info. URL consultato il 23 ottobre 2025.

Bibliografia

  • Umierali stojac (On mourait debout) in ZA Wolnosc i Lud, 2, 1963
  • Zikhroynès fun vidershtand in Oyshwitz Birkenau, Memorie della resistenza ad Auschwitz Birkenau, Parigi, a cura di David Szmulewski, 1984, formattazione di Noé Gruss

Voci correlate