De ira

Sull'ira
Titolo originaleDe ira, (dai Dialoghi)
Incipit dell'opera in un'edizione del 1643
AutoreLucio Anneo Seneca
1ª ed. originaletra il 39 e il 40 d.c.
Generedialogo
Lingua originalelatino

Il De ira è uno dei Dialogi di Seneca, diviso in tre libri.

Contenuto

Per quest'opera, come per gli altri Dialogi di Seneca, non possiamo parlare di veri e propri dialoghi, bensì di discorsi sul modello della diatriba stoico-cinica. Quindi, nei Dialogi noi non leggiamo veri e propri dialoghi tra due o più personaggi inseriti in una cornice storica, come avveniva nella tradizione latina precedente (come nel caso di Cicerone), bensì l'autore parla sempre in prima persona, avendo come unico interlocutore il destinatario dell'opera. Il contenuto di quest'opera verrà ripreso in parte anche nelle Tragedie. Seneca inizia parlando delle passioni, per poi concentrarsi sull'ira, intesa come passione che offusca la mente e la ragione, passione estrema al limite della follia, capace di indurre chi la prova a fare qualsiasi cosa in maniera incontrollata. Al contrario della dottrina peripatetica, che giustificava l'ira in determinate circostanze, Seneca si propone di combatterla e per questo ne descrive le deleterie manifestazioni.

«L'ira non è piacevole, lo è anzi l'ignorarla (II, 32, 557); è come una febbre, una malattia (I, 12, 525); un assembramento di belve (II, 8, 539); e finchè uno non se ne sia sbarazzato, la sua giornata sarà piena d'infelicità, perchè non c'è limite all'ira una volta che uno abbia cominciato (II, 9, 540)»

Successivamente indica i rimedi per prevenirla e placarla.

«Molte sono le occasioni per togliere spazio all'ira, la maggior parte delle occasioni mettiamole sul piano del gioco e dello scherzo.(III, 11, 57). Allontanati un pò e ridi! (III, 37, 591).»

Tra i numerosi esempi di personaggi colpiti dall'ira, vi è Caligola. Nei confronti di questa figura Seneca sfoga il proprio odio e rancore, descrivendolo come una "belva".[2] Ad ogni modo, seppur molto probabilmente le informazioni che ricaviamo da Seneca su Caligola siano esagerate (basti pensare al primo rimando a Caligola nell'opera, nel libro I, cap. XX, quando avrebbe "sfidato" Giove a duello citando il verso d'Omero "O tu togli di mezzo me, o io te!", allorché i tuoni disturbavano i pantomimi durante uno spettacolo: anche se tale accadimento può essere veramente accaduto, e quindi non frutto d'una mera invenzione di Seneca, indubbiamente qui Caligola, malgrado fosse appunto adirato, era ironico e non avrebbe davvero sfidato Giove; invece Seneca lo considera un atto di dementia, cioè di pazzia, che avrebbe forse dato quella spinta ai congiurati per attuare il loro piano), costituiscono comunque fonti preziosi se si rammenta che Seneca conobbe direttamente Caligola, ed i rapporti tra i due furono non poco bruschi (addirittura Caligola avrebbe voluto eliminarlo).

Tutti i Dialoghi di Seneca

I Dialogi di Seneca sono dieci, distribuiti in dodici libri:

  1. Ad Lucilium de providentia;
  2. Ad Serenum de constantia sapientis;
  3. Ad Novatum De ira, in tre libri;
  4. Ad Marciam de consolatione;
  5. Ad Gallionem de vita beata;
  6. Ad Serenum de otio;
  7. Ad Serenum de tranquillitate animi;
  8. Ad Paulinum de brevitate vitae;
  9. Ad Polybium de consolatione;
  10. Ad Helviam matrem de consolatione.

Note

  1. ↑ Martha Nussbaum, Rabbia e perdono. La generosità come giustizia., pag.218, 2017, trad. Rinaldo Falcioni, il Mulino, ISBN 978 88 15 27289 8
  2. ↑ De ira, II, 19, 3. Su Caligola si vedano i capitoli 20 del I libro e 18, 19 e 21 del II libro.

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