Dea di Butrinto
| Dea di Butrinto | |
|---|---|
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| Autore | sconosciuto |
| Data | sconosciuta |
| Materiale | marmo |
| Dimensioni | 37×32,5 cm |
| Ubicazione | Museo storico nazionale, Tirana |
La Dea di Butrinto (in albanese Dea e Butrintit), nota anche come Testa di Dea o Testa di Apollo (in albanese Koka e Hyjnesha o Koka e Apollonit)[1], è la testa di una statua marmorea rinvenuta nel 1928 a Butrinto, in Albania. È considerata come uno dei ritrovamenti archeologici più emblematici d'Albania.
Fu scoperta durante la missione di scavo italiana a Butrinto diretta da Luigi Maria Ugolini, venendo poi trasferita in Italia presso il Museo Nazionale Romano. Nel 1982 fu restituita all'Albania ed è esposta presso il Museo storico nazionale di Tirana. Una sua replica è stata installata presso il castello veneziano di Butrinto.
Storia

Nel 1928, durante gli scavi nello spazio scenico (più precisamente nell'iposcenio) del teatro romano di Butrinto nell'ambito della campagna di scavo diretta da Luigi Maria Ugolini, fu rinvenuta questa testa femminile, inizialmente identificata con Proserpina; il presunto corpo era stato ritrovato già la settimana prima e contestualmente furono ritrovate altre quattro statue. Fin da subito lo stato di conservazione destò l'attenzione degli archeologi, poiché la testa risultava praticamente intatta.[2]

La testa fu portata in Italia il 18 aprile 1929 dal Sottosegretario di Stato agli affari esteri Dino Grandi come dono al Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia Benito Mussolini da parte di re Zog I;[3] si è ritenuto possibile anche che il trasferimento del reperto sia stato operato su iniziativa dello stesso Ugolini, in violazione degli accordi che prevedevano il divieto di esportazione dei ritrovamenti archeologici in Albania. Su richiesta dell'archeologo Roberto Paribeni l'acrolito sarebbe stato donato da Mussolini al Museo Nazionale Romano, di cui Paribeni era direttore, venendo esposto presso la sede di palazzo Massimo alle Terme.[4] Nel 1940 fu prestata per essere sposta nel padiglione Albania alla Mostra triennale delle terre italiane d'oltremare di Napoli[5], dove rimase anche dopo il termine della mostra nei depositi della Soprintendenza alle gallerie di Napoli almeno fino al 1947.[4] Già in questo periodo l'acrolito fu identificato con una possibile rappresentazione di Apollo, venendo indicato nei documenti d'archivio come "Apollo di Butrinto".[4]

Nel 1979 il governo italiano decise che la testa sarebbe stata restituita alla controparte albanese, col parere favorevole del Soprintendente di Roma Adriano La Regina, e il Ministero per i beni culturali e ambientali approvò la restituzione nel 1982 e il reperto tornò in Albania il 15 gennaio 1982. La testa è stata quindi traslata presso il Museo storico nazionale di Tirana, dove è esposta nel padiglione dell'Antichità.[1]
Descrizione

La testa sarebbe un'originale di fattura greca realizzato in marmo mentre il periodo di realizzazione, così come l'identificazione, sono stati oggetto di dibattito tra gli studiosi. Il volto presenta evidenti lineamenti femminili, ragion per cui Ugolini stesso e diversi altri colleghi l'hanno identificata come rappresentazione di una dea; studiosi albanesi, come Frano Prendi o Muzafer Korkuti, hanno invece identificato la testa come rappresentazione del dio Apollo tipica del IV secolo a.C., con Korkuti che la attribuisce alla scuola di Prassitele. L'identificazione con Apollo è comune a diversi studi successivi al ritorno del reperto in Albania[6], tanto che lo stesso museo in cui è esposta la identifica come Testa di Apollo.[1] Diversi studiosi hanno considerato la testa come una possibile replica dell'Apollo di Anzio.[6]
Il volto presenta un ottimo stato di conservazione, eccezion fatta per uno sfregio minore sull'occhio sinistro, provocato probabilmente dalla caduta della testa dalla nicchia in cui era posta la statua, vista la posizione in cui era stata ritrovata (ovvero col lato danneggiato immerso nella terra); danneggiati risultano anche l'orecchio sinistro e il crobilo (ovvero il nodo dei capelli).[2] Una parziale cromatura si può evincere da alcuni frammenti di pittura sulle labbra.[6]
La testa nel suo insieme misura circa 37 centimetri di altezza mentre il solo volto misura 20,4 centimetri di altezza dal mento alla radice dei capelli e circa 32,5 centimetri di larghezza dall'orecchio destro all'orecchio sinistro.[2]
Il corpo della statua ritrovato da Ugolini, certamente una copia romana di un originale greco attribuibile alla scuola di Fidia, presenta notevoli differenze stilistiche, di periodo e materiale rispetto alla testa (ritenuta più pregiata); si ritiene che il corpo si possa essere deteriorato nel corso dei secoli, rendendone necessaria una sostituzione. L'identificazione del corpo relativo alla testa è stata comunque ritenuta poco attendibile, poiché Ugolini si basò quasi unicamente sulla localizzazione dei due ritrovamenti, oltre che sull'effettivo combaciare dei due frammenti.[6] La statua nel suo complesso sarebbe dovuta misurare circa 2,4 metri.[2]
In una ricostruzione della scena del teatro disegnata dall'architetto Carlo Ceschi, la statua si sarebbe trovata nella quarta nicchia da sinistra, insieme alla statue ritrovate di Augusto, Livia e Agrippa; dopo la vittoria nella battaglia di Azio si sviluppò su impulso di Augusto stesso il culto di Apollo.[6]
Note
- 1 2 3 (SQ) Pavijoni i Lashtësië, su mhk.gov.al. URL consultato il 9 novembre 2025.
- 1 2 3 4 Luigi Maria Ugolini, La Dea di Butrinto, in Bollettino d'arte del Ministero della pubblica istruzione, II serie, VI, dicembre 1928, pp. 258-278.
- ↑ S. E. Grandi giunto a Roma, in Giornale del Friuli - Giornale di Udine, 18 aprile 1929.
- 1 2 3 Carmela Capaldi, Archeologia "in vista" alla Prima Mostra Triennale delle Terre Italiane d’Oltremare, in Quaderni del Centro Studi Magna Grecia, pp. 428-432.
- ↑ Un fascicolo di "Arte mediterranea" dedicato all'Albania, in Il Piccolo, 27 aprile 1941, p. 3.
- 1 2 3 4 5 (EN) Irena Buzi, The Goddess of Butrint: a mythological paradigm (PDF), DOI:10.5281/zenodo.1978571.
Bibliografia
- Luigi Maria Ugolini, La Dea di Butrinto, in Bollettino d'arte del Ministero della pubblica istruzione, II serie, VI, dicembre 1928, pp. 258-278.
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