Diego de Landa
| Diego de Landa, O.F.M. vescovo della Chiesa cattolica | |
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| Incarichi ricoperti | Vescovo di Yucatán (1572-1579) |
| Nascita | Novembre 1524 a Cifuentes |
| Ordinazione sacerdotale | 1541 |
| Nomina a vescovo | 17 ottobre 1572 da papa Gregorio XIII |
| Consacrazione a vescovo | 1573 dall'arcivescovo Cristóbal Rojas Sandoval |
| Morte | 29 aprile 1579 (54 anni) a Mérida |
Diego de Landa (Cifuentes, novembre 1524 – Mérida, 29 aprile 1579) è stato un vescovo cattolico spagnolo dello Yucatán e uno studioso della cultura Maya. È noto come figura controversa, responsabile per aver distrutto quasi interamente il patrimonio culturale scritto di tale civiltà ma anche, nel difendersi dal conseguente stato di accusa da parte degli altri religiosi cattolici e della Corona spagnola, per avere scritto il primo trattato sulla cultura e lingua dei Maya.
Formazione e apostolato
L'ordinazione e la formazione
Diego de Landa nacque nel novembre del 1524 a Cifuentes, in Spagna.[1] De Landa entrò nell'ordine francescano nel 1541. A 17 anni entrò al monastero di San Juan de los Reyes a Toledo, fu tra i primi frati francescani a partire per lo Yucatán dove s'impegnò alacremente per trent'anni nell'opera di evangelizzazione dei popoli Maya. Nel 1549, all'età di 25 anni, giunse nello Yucatán. Imparò la lingua e la cultura Maya, superando presto il suo maestro, frate Luis de Villalpando: quest'ultimo è stato il primo occidentale a studiare la lingua Maya e a redigerne un dizionario.
Diego de Landa avvertiva analogie tra Cristianesimo e religione maya per quel che concerne la sacralità dei riti che prevedevano sacrifici umani e offerte di sangue, qualcosa che ricordava il carattere sacrificale della figura del Cristo il quale offerse la propria vita per l'umanità.
Le violenze contro la popolazione Maya
Nel giugno 1562, a causa della reticenza dei Maya ad accettare la nuova fede cattolica e ad abbandonare i propri riti, de Landa fece arrestare i governatori di Pencuyut, Tekit, Tikunché, Hunacté, Maní, Tekax, Oxkutzcab e di altre zone limitrofe, tra gli arrestati c'erano Francisco Montejo Xiu, Diego Uz, Francisco Pacab e Juan Pech che vennero torturati. Il 12 luglio 1562 si realizzò l'autodafé di Maní, nel corso del quale furono ridotti in cenere idoli di diverse forme e dimensioni, furono distrutte le grandi pietre utilizzate come altari, piccole pietre lavorate, terrecotte e codici con geroglifici. Landa affermò: Troviamo tutti i libri scritti nella loro lingua e dato che in essi non v'è cosa che non sia corrotta da superstizione e falsità diabolica, bruciamoli indistintamente! Si calcola che tonnellate di libri andarono distrutti, scritti che illustravano la civiltà maya in tutti i suoi aspetti.
Il richiamo il Spagna e il processo

Nel 1563, a seguito delle accuse mossegli dal missionario francescano Francisco de Toral di esercizio abusivo dell'autorità inquisitoriale e dell'uso di violenza gratuita, fu richiamato in Spagna, dove giunse nell'aprile di quell'anno.[2]
Per rafforzare il suo impegno di evangelizzazione portò dal Guatemala nello Yucatán due immagini dell'Immacolata Concezione. Una era destinata al Convento Grande di San Francesco, a Mérida e l'altra a quello di San Bernardino di Siena presso Valladolid, tuttavia, a causa del verificarsi di eventi ritenuti miracolosi, decise in ultimo di lasciare la seconda immagine presso il convento di San Antonio di Padova ad Izamal, un luogo verso il quale si sentiva legato da profondo affetto. Tale immagine sacra è attualmente patrona dello Yucatán. In memoria da Diego de Landa è stata eretta una statua in bronzo posta lungo un lato del convento: la targa commemorativa, tuttavia, ne sottolinea la contraddittorietà della figura.[3]
I maya cercarono di preservare in ogni modo i loro culti ancestrali mentre i coloni spagnoli protestavano perché in luogo della dottrina cattolica gli indios non ricevevano altro che miserabili tormenti. Tali notizie giunsero alle orecchie di Filippo II (su segnalazione del francescano Francisco de Toral): di conseguenza, ad aprile 1563 Landa dovette tornare in Spagna dove fu convocato per difendersi dalle accuse di abusi da lui commessi a danno degli indios. Inoltre, De Toral accusò De Landa di avere esercitato l'autorità inquisitoriale senza esserne titolare, inoltre abusandone con uso di violenza, e sulla base di falsa motivazione.[2]

Al suo arrivo in Spagna del 1563, De Landa trovò un atteggiamento molto ostile nei suoi confronti da parte del Consiglio Reale delle Indie, che era totalmente convinto del punto di vista di de Toral.[2] Fu pertanto sollevato subito dall'incarico missionario, restando sotto processo per molti anni: durante questo periodo scrisse la Relación.
Contributo allo studio della cultura Maya

Intorno al 1566, a tre anni dalla sua convocazione dal Re di Spagna per rispondere delle accuse (come si evince dai capitoli 17 e 18 e dalla conclusione)[4] mossagli anche da altri religiosi e ancora sotto processo, De Landa pubblicò la Relazione sulle cose dello Yucatan, un'opera tuttora basilare per capire il mondo maya all'epoca della conquista. In essa narra dei maya e della loro storia, con una cronaca delle scoperte e della conquista spagnola.
Nella maturità, infatti, De Landa si dedicò allo studio di quella cultura che tanto aveva fatto per annientare. Forse per redimersi dal suo passato, cercò di raccogliere quante più informazioni poté su quella cultura che, da inquisitore, aveva cercato di far scomparire ad ogni costo. De Landa mise insieme una gran quantità di dati sulla storia, lo stile di vita e le credenze religiose del popolo maya.
De Landa cercò anche di comprendere il sistema vigesimale, che i Maya utilizzavano in matematica, del loro calendario e - con scarso successo - della scrittura maya. De Landa partì infatti dal presupposto errato che la lingua maya fosse scritta con un alfabeto fonetico (come la lingua spagnola e latina a lui note), mentre in realtà era basata su sillabe e logogrammi. Ricavò dunque una tavola comparativa tra lettere dell'alfabeto latino e caratteri maya del tutto inaffidabile.[5][6] In seguito tuttavia tale alfabeto, una volta interpretato in modo corretto (come, essenzialmente, un sillabario) dal linguista russo Jurij Knorozov, si sarebbe dimostrato strumentale alla decifrazione della civiltà Maya.
Paradossalmente, l'opera di Diego de Landa, colui che voleva annichilire la cultura maya, oggi rappresenta il riferimento principale per tutti i ricercatori e gli studiosi di questo mondo. In particolare, lo studioso William E. Gate afferma che il 99% di ciò che conosciamo sulla civiltà Maya lo dobbiamo alla Relacion di de Landa.[7]
Gli ultimi anni
Dopo la conclusione del processo, avvenuta nel 1569, fu chiamato da Filippo II a continuare tornare nelle Americhe a causa della sua competenza nella lingua e cultura Maya. Nel frattempo, nel 1571, De Toral era morto: questi si era sempre opposto al ritorno di Landa nelle Americhe finché era in vita. Landa tornò così nelle Americhe, nel 1572, venendo nominato nuovo vescovo dello Yucatán, secondo uomo a tenere questa carica dopo de Toral.
Genealogia episcopale
La genealogia episcopale è:
- Arcivescovo Cristóbal Rojas Sandoval
- Vescovo Diego de Landa, O.F.M.
Note
- ↑ (ES) Manuela Cristina García Bernal, Diego de Landa, su Real Academia de la Historia, Historia Hispánica [online]. URL consultato il 14 maggio 2026.
- 1 2 3 (EN) David E. Timmer, Providence and Perdition: Fray Diego de Landa Justifies His Inquisition against the Yucatecan Maya, in Church History, vol. 66, n. 3, Cambridge, Cambridge University Press, 1997, pp. 477–488, DOI:10.2307/3169452. URL consultato il 25 agosto 2025.
- ↑ (EN) Inga Clendinnen, Ambivalent Conquests: Maya and Spaniard in Yucatan, 1517–1570, collana Cambridge Latin American Studies, 2ª ed., Cambridge University Press, 2003, ISBN 978-0-521-82031-8.
- ↑ (EN, ES) Diego de Internet Archive, Yucatan before and after the conquest, New York : Dover Publications, 1978, ISBN 978-0-486-23622-3. URL consultato il 31 agosto 2025.
- ↑ Tre secoli dopo, lo studioso fiammingo Charles Étienne Brasseur de Bourbourg rinvenne nella biblioteca dell'Accademia Storica di Madrid una copia ridotta del monumentale trattato scritto da Landa, libro che nel frattempo era andato perduto, come del resto buona parte della conoscenza della scrittura maya. Brasseur si applicò subito alla traduzione di uno dei pochissimi codici maya superstiti, il Codice Troano, utilizzando l'"alfabeto maya" inventato da Landa, ottenendo un testo piuttosto incoerente che diede origine al "mito" del continente perduto di Mu.
- ↑ Lyon Sprague De Camp, Il mito di Atlantide e dei continenti scomparsi (Lost Continents- The Atlantis Theme, 1954, 1970), Fanucci, 1980
- ↑ (EN) Diego de Landa, Yucatan before and after the conquest, New York : Dover Publications, 1978, ISBN 978-0-486-23622-3. URL consultato il 2 settembre 2025.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Landa, Diego de, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- (EN) Diego de Landa, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (ES) Diego de Landa, in Diccionario biográfico español, Real Academia de la Historia.
- (EN) Opere di Diego de Landa, su Open Library, Internet Archive.
- (EN) Diego de Landa, su Goodreads.
- (EN) David M. Cheney, Diego de Landa, in Catholic-Hierarchy.org.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 5056082 · ISNI (EN) 0000 0001 0865 1199 · SBN UTOV561126 · BAV 495/206201 · CERL cnp01437387 · LCCN (EN) n85163096 · GND (DE) 128558768 · BNE (ES) XX820364 (data) · BNF (FR) cb12723636f (data) · J9U (EN, HE) 987007436557405171 · NDL (EN, JA) 00446761 |
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