Domenico Selino

Domenico Selino
vescovo della Chiesa cattolica
 
Incarichi ricopertiVescovo di Acqui (1508-1534)
 
Nascita1478
Nomina a vescovo28 luglio 1508 da papa Giulio II
Morte1534

Domenico Selino anche Schelino[1] o Solino[2] (1478 – 1534) è stato un vescovo cattolico italiano, vescovo di Acqui dal 1508 alla sua morte.

Biografia

Domenico Selino, originario di Felizzano, nacque nel 1478[3]. Canonico a Mondovì[4], venne nominato vescovo il 28 luglio 1508[2]; nonostante il lungo episcopato rimangono pochi documenti a memoria della sua opera pastorale[1].

Il primo documento riguardante Selino risale alla sua partecipazione in qualità di vescovo di Acqui e di delegato del marchese del Monferrato al concilio Lateranense V[1].

Risale poi al 1513 una pergamena attestante la consacrazione della chiesa parrocchiale di Fubine da parte del vescovo[5].

L'8 ottobre 1519 era presente a Casale quale consigliere marchionale all'atto con cui veniva accettata la reggenza di Anna d'Alençon a causa della giovane età del marchese Bonifacio IV del Monferrato[6].

Nel 1520 fondò nell'oratorio della Beata Vergine il "sodalizio dei Santi Angeli", una confraternita per giovani e adolescenti per avviarli a una piena vita cristiana. Il decreto d'erezione vero e proprio della confraternita verrà redatto il 22 gennaio 1533, oltre dieci anni dopo, e abbraccerà anche le persone adulte, cambiando il nome in "confraternita dei Dottori"[5].

Nel 1529 rinnovò con il capitolo e le monache del monastero di Latronorio a Morsasco la convenzione per le decime stipulata dal suo predecessore[5].

Nel 1532 scrisse il suo testamento, nel quale lasciava alla Chiesa l'anello pontificale e tutta l'argenteria della cattedrale, più alcuni lasciti monetari ai nipoti[7].

L'ultimo atto pervenuto è la fondazione nel 1533 del convento delle agostiniane a Nizza Monferrato[8].

Morì nel 1534[8].

Note

  1. 1 2 3 Ravera, p. 256.
  2. 1 2 (LA) Konrad Eubel, Hierarchia Catholica Medii Aevi, vol. 3, 1913, p. 113.
  3. ↑ Symogih.org - Selino, Domenico de, su symogih.org. URL consultato il 16 agosto 2025.
  4. ↑ Iozzi, p. 253.
  5. 1 2 3 Ravera, p. 257.
  6. ↑ Iozzi, p. 254. Iozzi cita Anna come "Marchesa Maria", evidentemente sbagliando il nome della reggente
  7. ↑ Ravera, pp. 257-258.
  8. 1 2 Ravera, p. 258.

Bibliografia

Collegamenti esterni