Duce del fascismo

Duce del fascismo
Carta intestata al Duce del fascismo e Capo del Governo
Benito Mussolini, unico detentore della carica
StatoItalia (bandiera) Italia
Repubblica Sociale Italiana (bandiera) Repubblica Sociale Italiana
OrganizzazionePartito Nazionale Fascista
Partito Fascista Repubblicano
TipoLeader di partito
Istituito23 marzo 1919
daBenito Mussolini
Soppresso28 aprile 1945[1]

Duce del fascismo (dal 1936 al 1943 anche Duce del fascismo fondatore dell'Impero), o semplicemente Duce, è stato il titolo assunto da Benito Mussolini in qualità di capo del fascismo italiano.[2]

In virtù di tale ruolo, Mussolini fu il capo politico del Partito Nazionale Fascista[3] e, in seguito, del Partito Fascista Repubblicano. Per antonomasia, il titolo è passato a identificare la sua stessa figura di dittatore e capo del governo del Regno d'Italia e, successivamente, della Repubblica di Salò.[4]

Origine del titolo

Il sostantivo "duce" deriva dal latino dux (derivato del verbo ducere, condurre). Storicamente, il termine veniva impiegato sia in ambito letterario sia militare per designare un comandante o una guida carismatica. Nel corso del XIX secolo, l'epiteto fu poi attribuito ad alcune figure del Risorgimento come Giuseppe Garibaldi.[5]

Durante la prima guerra mondiale ad essere indicato come duce fu re Vittorio Emanuele III di Savoia, mentre nel primo dopoguerra Gabriele D'Annunzio fu nominato duce dai legionari dell'impresa di Fiume, consolidandone il valore simbolico, rituale e retorico nel linguaggio politico.

Storia

A capo del movimento fascista

L'appellativo di duce con riferimento alla figura di Mussolini, con molta probabilità, iniziò a circolare già a partire dalla fondazione dei Fasci italiani di combattimento. Nei primi anni di attività dei Fasci italiani di combattimento, il termine veniva utilizzato in modo informale da militanti e quotidiani d'area per indicare la leadership di Benito Mussolini. In questa fase iniziale, il movimento non prevedeva una struttura verticistica formale, mantenendo organi collegiali come la Direzione Centrale. Esso continuò ad affermarsi, certamente con maggior vigore, successivamente alla Marcia su Roma e all'instaurarsi del regime.[5][6][7]

Durante il regime

Dopo il consolidamento del regime e la sempre più crescente sovrapposizione tra lo Stato italiano e il Partito Nazionale Fascista, il ruolo di Duce ebbe una prima sanzione giuridica nello statuto del Partito Nazionale Fascista (PNF). Secondo lo Statuto, il duce presiedeva il Gran consiglio del fascismo, proponeva al Re la nomina e la revoca del segretario del PNF e, su proposta di questi, nominava e revocava i più alti gerarchi del partito nonché i dirigenti nazionali delle organizzazioni dipendenti dal partito.

Mussolini, all'appellativo politico di Duce, dal 1922 univa quello giuridico-costituzionale di Presidente del Consiglio dei ministri (titolo poi mutato, a partire dal 1926, in Capo del Governo, Primo Ministro Segretario di Stato attraverso la prima delle leggi fascistissime).[8] Il titolo ebbe valenza unicamente politica e propagandistica fino al 1938, quando iniziò ad essere anteposto al titolo di Capo del Governo negli atti normativi (Duce del Fascismo, Capo del Governo).[6][9]

In relazione agli sviluppi storico-giuridici successivi, è bene riportare l'opinione, largamente condivisa dalla storiografia, secondo cui fino alla caduta del regime fascista nel 1943, la figura istituzionale del Duce, per quanto pervasiva e in molti aspetti equiparata a quella del Re, dovette convivere con la monarchia sabauda in quella che fu considerata una "diarchia".[10][11][12][13]

La Repubblica Sociale Italiana

Nel contesto della Repubblica Sociale Italiana, la figura del Duce, essendosi anche liberata dalla figura "ingombrante" del Re, assunse connotati spiccatamente presidenzialisti, accentrando i poteri dello Stato.[14]

Con l'ordine del giorno diramato il 15 settembre 1943, a pochi giorni dalla sua liberazione, Mussolini riassunse formalmente la suprema direzione del fascismo.[15] Successivamente, in seno al primo Consiglio dei Ministri della neonata repubblica, riunì nella propria persona le cariche di Capo di Stato e di Governo e veniva indicato come Duce della Repubblica.[14][16]

Mussolini nel periodo della RSI (1945)

Tale architettura istituzionale venne legittimata proprio dalla sua qualifica di "Duce del fascismo" antecedente al 25 luglio, che continuò a fungere da fondamento rappresentativo del vertice governativo.[14] Questa configurazione aveva tuttavia un carattere provvisorio: i poteri dovevano essere esercitati in attesa della convocazione di un'Assemblea Costituente, che avrebbe avuto il compito di varare l'ordinamento definitivo.

Il ruolo del Duce trovò una sua formalizzazione nel progetto di Costituzione per la RSI elaborato alla fine del 1943 dal Ministro dell'Educazione Nazionale Carlo Alberto Biggini. Esso configurava una sorta di repubblica semipresidenziale, in cui il Duce della Repubblica Sociale Italiana, soggetto distinto dal Capo del Governo da egli nominato, veniva inquadrato come organo supremo della Nazione (al pari del Popolo) e Capo dello Stato; in quanto supremo interprete della volontà nazionale, egli avrebbe realizzato in sé l'unità statuale.[17]

Note

  1. ↑ Il titolo venne soppresso con la morte di Benito Mussolini
  2. ↑ Duce - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 27 luglio 2026.
  3. ↑ Statuto del Partito Nazionale Fascista - Wikisource, su it.wikisource.org. URL consultato il 27 luglio 2026.
  4. ↑ MUSSOLINI, Benito - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 27 luglio 2026.
  5. 1 2 Paolo Granzotto, Garibaldi, Mussolini e Vittorio Emanuele: ecco i «duce» italiani, in il Giornale, 31 agosto 2010.
  6. 1 2 Duce - Dizionario di Storia, su Treccani. URL consultato il 18 giugno 2026.
  7. ↑ Plinio Fraccaro e Giuseppe Ermini, Duce - Enciclopedia Italiana (1932), su Treccani. URL consultato il 18 giugno 2026.
  8. ↑ Legge 24 dicembre 1925, n. 2263, in materia di "Attribuzioni e prerogative del Capo del Governo, Primo Ministro Segretario di Stato"
  9. ↑ Duce - Significato ed etimologia - Vocabolario, su Treccani. URL consultato il 18 giugno 2026.
  10. ↑ Lorenzo Emilio Mancini, La monarchia fascista. Sindrome diarchica e conquista del vertice militare (PDF), in Giornale di Storia Costituzionale. URL consultato il 19 giugno 2026.
  11. ↑ Luigi Lacchè, Un groviglio costituzionale. Fasi e problemi della costituzione “fascista” nelle trasformazioni del regime, in Giornale di Storia Costituzionale, 13 gennaio 2026. URL consultato il 19 giugno 2026.
  12. ↑ L’Italia tra re e Duce: quella strana diarchia, su Nuova Rivista Storica, 16 settembre 2010. URL consultato il 18 giugno 2026.
  13. ↑ La diarchia del Ventennio, su la Repubblica, 3 luglio 2023. URL consultato il 18 giugno 2026.
  14. 1 2 3 Daniele Trabucco e Michelangelo De Donà, Forma di governo e sistema normativo della Repubblica Sociale Italiana, in Cuadernos de Historia del Derecho, n. 24, 2017, pp. 243-251.
  15. ↑ Franco Catalano, La fase di formazione della R.S.I. attraverso la memorialistica fascista (PDF). URL consultato il 19 giugno 2026.
  16. ↑ Decreto Legislativo del Duce N° 446 - Wikisource, su it.wikisource.org. URL consultato il 27 luglio 2026.
  17. ↑ COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA, su www.dircost.unito.it. URL consultato il 19 giugno 2026.

Voci correlate