Emidio Salvigni
| Emidio Salvigni | |
|---|---|
| Nascita | Imola,Italia, 8 marzo 1789 |
| Morte | Argentina, Tucuman, 19 ottobre 1866 |
| Cause della morte | Morte naturale |
| Luogo di sepoltura | Tucuman |
| Dati militari | |
| Paese servito | Primo Impero Francese
Province unite del Rio della Plata |
| Forza armata | Grande Armee
Armata del Nord di Tucuman |
| Unità | Fanteria |
| Anni di servizio | Primo impero Francese 1805-1815
Province unite del Rio della Plata 1816-1821 |
| Comandanti | Manuel Belgrano |
| Guerre | Campagna di Napoleone in Spagna |
| Battaglie | Assalto di Montjuic |
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Emidio Salvigni (Imola, 8 marzo 1789 – Tucumán, 19 ottobre 1866) è stato un generale italiano.
Colonnello Italiano sotto il primo Impero Napoleonico, servì in Italia e in Spagna al servizio dei francesi.[1] Combattè nella battaglia di Bautzen del 1813 distinguendosi in essa e continuò a servire l'Impero fino al suo crollo. Successivamente si trasferì in Argentina e combattè nelle guerre civili che scoppiarono dopo l'unificazione del paese, per poi ritirarsi a vita privata.[2]
Biografia
Emidio nacque a Imola nel 1789 da Sebastiano Salvigni e Teresa Mattioli.[3] Ebbe numerosi fratelli; tra i maggiori figuravano Peregrino, Mariana, Domingo, Andrés e Clementina, mentre i minori furono Maria, Teresa, Joachim e Anna.[4]
Emidio iniziò gli studi in latino e retorica[5], ma l’aggravarsi della situazione militare dovuto alla presenza delle truppe francesi lo costrinse ad abbandonarli.[6]
Nel 1803 intraprese gli studi di medicina all’Università di Bologna sotto la guida del fratello Peregrino, per poi passare alla facoltà di giurisprudenza nel 1805, conseguendo la laurea con lode.[7]
Volontario nei Velites de la Garde Royale Italienne
Il clima rivoluzionario e gli ideali di libertà ed eguaglianza avvicinarono Emidio alla carriera militare, spingendolo ad arruolarsi come volontario al servizio dell’esercito francese[8]
Si arruolò nei Velites de la Garde Royale Italienne[9] il 5 Settembre del 1805 e partecipò alla campagna di Dalmazia sotto il comando di Carlo Zucchi.[10] In questo periodo si distinse particolarmente, tanto che nel 1806 fu promosso a Sottotenente. Nel 1807 fu mandato ad organizzare un battaglione in Italia e alla fine di quell'anno venne mandato a combattere in Spagna.[11]
Campagna di Spagna
In Spagna Emidio divenne sottotenente del 5° reggimento di linea e partecipo all'assedio di Montjuic e di Matarò in Catalogna.[12]
In un villaggio vicino a Girona venne ferito alla caviglia sinistra e questo infortunio lo costrinse a lasciare il servizio attivo ed ad assumere il ruolo di ufficiale pagatore fino al 1812.[12]
Campagna in Germania

Successivamente il suo reggimento venne spedito in Italia e subito dopo a combattere in Germania, sotto il generale Paul Grenier, il quale stava difendendo le retrovie della Grande Armee, la quale si stava ritirando dopo la fallimentare campagna di Russia.[13]
In questo frangente Emidio combatte il 21 Maggio del 1813 nella battaglia di Bautzen, ove si distinse particolarmente per il suo coraggio e quello della sua brigata.
In seguito combattè ulteriormente fino alla caduta dell'Impero Napoleonico che avvenne definitivamente nel 1815.[14]
Primi anni in Argentina
Con la caduta dell'Impero Napoleonico, Emidio si ritrovò senza lavoro, perciò decise nel 1816 insieme ad altri ufficiali di salpare per Buenos Aires e di arruolarsi li.[2]

Appena sbarcato offri i suoi servigi all'attuale direttore supremo Peyyredon,[2] il quale lo assunse immediatamente come colonnello e lo spedi nell'armata del Nord di stazza a Tucuman.[15]
Qui conobbe Manuel Belgrano, il quale lo prese come suo aiutante in campo e combatte con lui.[12] Inoltre la sua vicinanza con lui gli permise di conoscere la sua futura moglie Maria de la Cruz, la quale sposò nel 1817.[2]
Guerre civili e fuga in Cile
Dopo il matrimonio con Maria de la Cruz, Emidio continuò a combattere con Belgrano fino al 1820, anno in cui lo stesso Belgrano morì per malattia a Buenos Aires.[16]
Cominciò a combattere sotto la guida del generale Miguel Estanislao Soler e combatte nella battaglia di Canada de la Cruz,[2] ove venne catturato dall'esercito di Estenislao Lopez.
Venne successivamente liberato e nel 1821 chiese di essere assegnato nella armata delle Ande, ma la sua richiesta venne rifiutata e venne mandato in congedo.[17]
Dal 1827 al 1829 divenne presidente della camera dei rappresentanti di Tucuman, ma le guerre civili continuavano e venne rimandato sul fronte per combattere contro il generale Faqundo Quiroga. Venne sconfitto e fu costretto a fuggire in Cile con il suo unico figlio lasciando Maria in Argentina.[1]
Vita in Cile
Lasciata la vita militare, Emidio intraprese l’attività mineraria, ottenendo inizialmente notevoli profitti.[11] Tuttavia, le guerre civili scoppiate in Cile nei primi anni 1850 causarono la destabilizzazione delle sue finanze. Durante una delle numerose manifestazioni rivoluzionarie una pallottola vagante uccise suo figlio Emidio Segundo, spingendo Emidio a ritornare a Tucumán nel 1852.[11]
Ultimi anni e morte
Al suo ritorno in Argentina Emidio ricoprì alcune cariche di rilievo nella sua città ed fece atti di filantropia, tra cui la restaurazione della piramide voluta da Belgrano per commemorare la battaglia di Maipù.[11]
Morì il 19 Ottobre del 1866[11] e e le sue spoglie vennero poste in un mausoleo che esiste tuttora nella città di Tucuman.[11]
Note
- 1 2 - Archivio Uriarte Castañeda Vega. "Memorie del colonnello Salvigni".
- 1 2 3 4 5 Carlos Páez de la Torre, Un oficial napoleónico en Tucumán y Chile, in «La Gaceta de Tucumán», 8 agosto 1976..
- ↑ - Cutolo, Vicente Osvaldo. "Nuevo Diccionario Biográfico Argentino". pag 14.
- ↑ - Cutolo, Vicente Osvaldo. "Nuevo Diccionario Biográfico Argentino" pag 17.
- ↑ - Cutolo, Vicente Osvaldo. "Nuevo Diccionario Biográfico Argentino" pag 20.
- ↑ - Cutolo, Vicente Osvaldo. "Nuevo Diccionario Biográfico Argentino" pag 22.
- ↑ - Cutolo, Vicente Osvaldo. "Nuevo Diccionario Biográfico Argentino" pag 25.
- ↑ - Cutolo, Vicente Osvaldo. "Nuevo Diccionario Biográfico Argentino" pag 35.
- ↑ Piccolo gruppo di soldati costituito da giovani rampolli
- ↑ - Archivio Uriarte Castañeda Vega. "Memorie del colonnello Salvigni" pag 56.
- 1 2 3 4 5 6 Carlos Paez de La Torre, Dramma dell'ufficiale di Napoleone e Belgrano, in La Gaceta.
- 1 2 3 Carlos Paez de la Torre, Un oficial napoleónico en Tucumán y Chile, 8 agosto 1976., in La Gaceta de Tucumán.
- ↑ Le campagne di Napoleone, David Chandler, 2018.
- ↑ Le campagne di Napoleone, David Chandler 2018.
- ↑ Carlos Paez de la Torre, Un oficial napoleónico en Tucumán y Chile, 8 agosto 1976. pag 16, in La Gaceta de Tucumán.
- ↑ Belgrano Mario, Historia de Belgrano, Espasa - Calpe Argentina S.A., 1944. pag 46.
- ↑ Cutolo, Vicente Osvaldo. "Nuevo Diccionario Biográfico Argentino". Volume VI. Editorial Elche. Buenos Aires. 1983..
Bibliografia
- Le campagne di Napoleone, David Chandler, 2018
- Carlos Paez de la Torre, Un oficial napoleónico en Tucumán y Chile, in «La Gaceta de Tucumán», 8 agosto 1976.
- Id., Historia de Tucumán, Editorial Plus Ultra, Buenos Aires 1987. Carlo Paez de la Torre
- - Archivio Uriarte Castañeda Vega. "Memorie del colonnello Salvigni".
- - Cutolo, Vicente Osvaldo. "Nuevo Diccionario Biográfico Argentino". Volume VI. Editoriale Elche. Buenos Aires. 1983.
- Carlos Paez de la Torre, Drama del oficial de Napoleón y de Belgrano, in "La Gaceta de Tucuman" 22 April 2012
Collegamenti esterni
- Apellidositalianos, su apellidositalianos.com.ar.
- Romagnolinelmondo, su assemblea.emr.it.
- Lapiramidedelaciudadela, su esaviejaculturafrita.blogspot.com.
- L'influenzaitaliananelcimiterodiTucuman, su tucuman.italiani.it.