Emma Planck

Emma Planck, nominata talvolta anche Emma Plank (Seehausen, 23 aprile 1837 – Roma, 5 gennaio 1923), è stata una pittrice e fotografa tedesca, una delle prime fotografe professioniste assieme a Emilie Bieber secondo lo storico d'arte, studioso di fotografia, Bodo von Dewitz[1].

Biografia

Il luogo di nascita risulta incerto ma una fonte, mostrando il passaporto del 1915, asserisce che viene riportata la cittadina di Seehausen quale luogo di nascita[2]. Non è nota la sua formazione fotografica, probabilmente da autodidatta, in ogni caso quello che poi sarebbe diventato il "Photographische Lehranstalt des Lette-Vereins" (Istituto di Formazione Fotografica dell'Associazione Lette), all'epoca un'associazione di formazione, che per molto tempo fu esclusivamente dedicata alle donne, aveva assunto Planck alla quale inviava le studentesse per farne della fotografe professioniste[3].

Planck, che faceva parte dell'associazione ed aveva un proprio studio a Berlino, venne descritta dall'attivista per i diritti delle donne Lilly Hauff nel suo volume edito nel 1928: "Una donna di nome Emma Planck di Berlino informa Wilhelm Adolf Lette di essersi formata come fotografa e di riuscire a ottenere un reddito sufficiente con esigenze modeste. I requisiti includono un gusto particolare per la composizione, una buona sensibilità per la prospettiva e l'illuminazione. Il ritocco richiede un talento eccezionale. Nel 1866, la Società raccomandò questa donna, sulla base dei suoi successi artistici, come idonea per la formazione in fotografia e vi inviò i suoi studenti"[4]. Nel 1869 risulta che fosse l'unica fotografa iscritta all'associazione[5].

Celebrazione della vittoria delle truppe prussiane davanti al Duomo di Berlino, 1871 circa

A partire dal 1870 visse a Roma, in via degli Avignonesi 70, in pieno centro[6]. Le pittrici Charlotte Popert (1848-1922), alla quale fu vicina quando morì e finirono anche per condividere la stessa tomba nel Cimitero acattolico di Roma[7], e Helene Richter (1834-1913)[8] furono sue amiche. Planck stessa raccontò la sua vita romana e descrisse nel 1874 un ritratto d'infanzia dell'amica Richter per un articolo sulla rivista Die Gartenlaube[9]. La pittrice Sabine Lepsius, che incontrò Emma Planck tra la fine del XIX secolo e l'inizio del successivo in uno studio romano, descrisse la fotografa come "una vecchia zoppicante e molto originale (...), un carattere come si poteva trovare solo a Roma. Faceva commenti arguti di tanto in tanto, fumava sigarette dalla mattina alla sera ed era terribilmente disordinata"[10]. Nel 1907 gli artisti tedeschi che vivevano a Roma celebrarono il suo 70° compleanno[11].

Partecipò con le sue immagini all'"Esposizione Commerciale per la Renania, la Vestfalia e i distretti limitrofi" di Düsseldorf nel 1880, assieme alla fotografa Laura Lasinsky[12], esponendo degli studi fotografici sulla Natura, con cui vinse una medaglia d'argento[13]. Il suo stile, sebbene il pittorialismo fosse allora in forte ascesa, si richiamava ad una visione artistica che forse anticipava le tendenze successive[14]. Poche le immagini conservate da alcuni musei e una parte che vanno ricervati tra i collezionisti privati.

Note

  1. ↑ (DE) Bodo von Dewitz, Das Agfa-Foto-Historama im Wallraf-Richartz-Museum/Museum Ludwig der Stadt Köln, in Museum Ludwig, Colonia, 1986, p. 121.
  2. ↑ (DE) Karina Hoppe, Wiederentdeckt-Emma Planck aus Seehausen im Kreis Stendal war eine der ersten Berufsfotografinnen, in volksstimme, 4 novembre 2024. URL consultato il 25 febbraio 2026.
  3. ↑ (DE) Jana Haase, Über Photographische Lehranstalt des Lette-Vereins, in Digitale Deutsche Frauenarchiv, 27 febbraio 2026. URL consultato il 27 febbraio 2026.
  4. ↑ (DE) Lilly Hauff, Der Lette-Verein in der Geschichte der Frauenbewegung, in J. Jastrow, Berlino, 1928, p. 93. URL consultato il 27 febbraio 2026.
  5. ↑ (DE) Hermann Vogel (a cura di), Zeitschrift des Deutschen Photographen-Vereins n. 89, in Louis Gerschel Verlagsbuchhandlung, Berlino, 1869, p. 156.
  6. ↑ (DE) Friedrich Noack, Das Deutschtum in Rom seit dem Ausgang des Mittelalters, vol. 2, in Deutsche Verlags-Anstalt, Stoccarda, 1927, p. 454. URL consultato il 27 febbraio 2026.
  7. ↑ (DE) Michael Werner, Stiftungsstadt und Bürgertum. Hamburgs Stiftungskultur vom Kaiserreich bis in den Nationalsozialismus, in Oldenbourg Verlag, Monaco di Baviera, 2011, p. 213.
  8. ↑ (DE) Renate Berger, "Und ich sehe nichts, nichts als die Malerei". Autobiographische Texte von Künstlerinnen des 18–20 Jahrhunderts, in Fischer Taschenbuch, Francoforte sul Meno, 1989, p. 31, erroneamente viene indicata come Anna P..
  9. ↑ (DE) Emma Planck, Ein römisches Modell, in Die Gartenlaube, 1874, pp. 802-804. URL consultato il 27 febbraio 2026.
  10. ↑ (DE) Sabine Lepsius, Ein Berliner Künstlerleben um die Jahrhundertwende. Erinnerungen von Sabine Lepsius, in Georg Müller Verlag, Monaco di Baviera, 1972, p. 106.
  11. ↑ (DE) Personalien, in Kunstchronik n. 27, 31 maggio 1907, p. 441. URL consultato il 27 febbraio 2026.
  12. ↑ (DE) Adressbuch aller Länder der Erde. Band 7: Rheinpreussen, Luxemburg und Birkenfeld, in Verlag von C. Leuchs & Co., Norimberga, 1885, p. 629.
  13. ↑ (DE) Düsseldorfer Volksblatt n. 265, 2 ottobre 1980.
  14. ↑ Chiara Micol Schiona, Gli esordi della fotografia femminile in Italia attraverso i suoi archivi - Dallo sguardo storico alla visione di genere, in Biblioteche oggi, settembre 2020, p. 60. URL consultato il 27 febbraio 2026.

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