Emmanuele Lodi

Emmanuele Lodi, O.P.
vescovo della Chiesa cattolica
Ritratto del vescovo Emanuele Lodi, Civici musei - Fototeca, Udine
 
Incarichi ricopertiVescovo di Udine (1819-1845)
 
Nascita13 agosto 1770 a Milano
Ordinazione sacerdotale25 maggio 1793
Nomina a vescovo23 agosto 1818 da papa Pio VII
Consacrazione a vescovo24 agosto 1819 dal cardinale Lorenzo Litta
Morte8 febbraio 1845 (74 anni) a Udine

Emmanuele Lodi (anche Emanuele) (Milano, 13 agosto 1770 – Udine, 8 febbraio 1845) è stato un vescovo cattolico italiano.

Biografia

Emmanuele Lodi nacque a Milano il 13 agosto 1770 da Gaspare Lodi e Teresa Corletti. Il padre era mercante di lana e abitava in via Pattari 564, in Piazza Fontana, ed era già stato sposato in passato con una certa Teresa Freddo, con cui aveva già avuto quattro figli (con la Corletti il numero salirà a 12).[1]

Emmanuele Lodi ricevette una prima formazione nel Seminario arcivescovile della città, distinguendosi per rigore e talento nelle lettere e nelle scienze. Entrato inizialmente tra i barnabiti (imitando il fratello maggiore Paolo e scontrandosi con la volontà paterna), seguì poi la vocazione per l’Ordine dei Predicatori e completò gli studi a Bologna sotto maestri come Ermenegildo Meazza e il teologo Pietro Maria Gazzaniga. Ordinato sacerdote nel 1793, si impose rapidamente come oratore carismatico, predicando a Bologna, Milano, Torino, Venezia e Vienna.

La sua fama gli valse l’amicizia del duca di Parma Ferdinando I di Borbone, che spesso lo invitava a predicare nel convento domenicano di Colorno. La sua attività subì un’interruzione nel 1798, con l'arrivo delle conquiste napoleoniche in Italia.

Seguendo le disposizioni della Repubblica Cisalpina, il Senato di Bologna decretò il 6 giugno 1798 la soppressione dell'ordine dei predicatori. Il Lodi, privato della dimora, chiese ed ottenne dal vicario generale dei domenicani Pio Giuseppe Gaddi il permesso di ritirarsi nel convento dei Santi Giovanni e Paolo di Venezia; In breve tempo Lodi ne divenne priore. Conseguì inoltre il titolo dottorale di "magister sacrae theologiae" il 21 novembre 1808.

Collaborando con Leopoldo Cicognara, il Lodi si impegnò per il ritorno da Parigi dei capolavori d'arte che decoravano la basilica dei Santi Giovanni e Paolo, che erano stati trafugati da Napoleone; inoltre, fece trasferire alcuni monumenti provenienti dalla chiusura e demolizione di altre chiese veneziane.

Dotato di virtù religiose e sociali, ma anche di un forte attivismo e di abilità negoziali, fu notato dall'imperatore Francesco I d'Austria, che lo nominò prima vescovo di Chioggia nel gennaio del 1816, ma prima che ricevesse la conferma della Santa Sede fu promosso dall'imperatore alla sede di Udine il 4 dicembre 1818. Fu consacrato vescovo a Roma il 24 agosto 1819 e ricevette numerosi attestati di stima e benevolenza, tra i quali i più importanti furono quelli di papa Pio VII e del cardinale Ercole Consalvi; fece finalmente il suo ingresso solenne in Udine il 30 novembre dello stesso anno. Il nuovo vescovo prendeva possesso della cattedra dopo ben cinque anni di sede vacante, durante la quale era stata retta dal vicario capitolare, il carnico Mattia Capellari. Questi era inviso alle autorità di governo del Regno Lombardo-Veneto e, in particolare, al conte Peter Goëss, governatore a Venezia, per la sua ferma opposizione alla politica ecclesiastica neogiuseppinista dell'imperatore d'Austria.

Fin dal suo ingresso cercò di uniformarsi alle richieste dei governanti imperial-regi e già il 26 dicembre 1819 ricevette «un encomio dal governo per aver emanato le norme sulla patente matrimoniale.

Tra le sue iniziative legate all'edilizia civile, aggiunse alla Biblioteca arcivescovile una grande sala per accogliere la biblioteca Bartoliniana, ampliò il palazzo arcivescovile e trasformò l'abbazia di Rosazzo in residenza estiva dei vescovi di Udine, restaurandola profondamente. Inoltre ricostruì interamente il seminario arcivescovile di Udine facendolo rivaleggiare apertamente con le scuola statali.

Nel 1838 partecipa, come primo assistente regio, all'incoronazione di Ferdinando I d'Austria a Milano; ricevendo a palazzo Ducale di Venezia la nomina di Cavaliere di II classe dell'Ordine della Corona Ferrea.

Nel clima del Risorgimento e con l'aumento di sentimenti anti-austriaci, nel 1844 cominciò a circolare una poesia anonima, violentissima, contro il Lodi, accusato di servilismo verso Vienna, vanagloria e ambizione. Considerate dal vescovo accuse ingiuste, da quel momento limitò le sue uscite in pubblico e si ritirò quasi stabilmente all’abbazia di Rosazzo. In preda ad ansie, paura della morte e crisi depressive, gli ultimi anni furono segnati da profonda malinconia, senso di colpa e progressivo isolamento.

Morì l'8 febbraio 1845 e fu sepolto nella chiesa di san Bernardino[1].

Genealogia episcopale

La genealogia episcopale è:

Onorificenze

Note

  1. 1 2 Pietro Bandini, Elogio funebre di monsignore Emmanuele Lodi vescovo di Udine letto nella Cattedrale il dì 13 febbrajo 1845, Tip. Vendrame, 1845

Bibliografia

  • Tiziano Sguazzero, LODI EMANUELE, su dizionariobiograficodeifriulani.it – Dizionario biografico dei friulani. Nuovo Liruti online, Istituto Pio Paschini per la storia della Chiesa in Friuli. URL consultato il 25 aprile 2018.

Altri progetti

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàVIAF (EN) 232493741 · SBN RAVV108033 · CERL cnp01425674 · GND (DE) 1020000503