Endemic Bird Area

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Una Endemic Bird Area (EBA), ovvero in lingua italiana una "area endemica per gli uccelli", è definita come un'area del mondo che comprende gli areali di riproduzione sovrapposti di specie di uccelli ad areale ristretto, in modo tale che gli areali completi di due o più specie ad areale ristretto siano interamente inclusi all'interno del confine dell'EBA.[1]

Il concetto di EBA è stato introdotto nel 1987 dall'organizzazione non governativa BirdLife International nell'ambito di un progetto sulla biodiversità.[2]

Descrizione

EBA Primaria

Le Aree endemiche per uccelli (EBA), dette anche EBA Primarie, sono regioni del mondo che rappresentano aree naturali di endemismo ornitologico in cui le distribuzioni di due o più specie di uccelli a raggio ristretto si sovrappongono. Ciò non significa necessariamente che gli areali completi di tutte le specie a distribuzione ristretta di un’EBA siano interamente inclusi nei confini di quella singola EBA, poiché alcune specie possono essere condivise tra più EBA.[1]

Una specie di uccello a raggio ristretto è un uccello terrestre che si ritiene abbia avuto un raggio di riproduzione inferiore a 50.000 km² nel corso dei tempi storici (a partire dall'800). Alcuni uccelli che oggi hanno un raggio ristretto erano storicamente molto diffusi e pertanto non sono trattati come specie a raggio ristretto. Sono inclusi uccelli estinti che si qualificano per la dimensione del raggio.[3]

EBA Secondaria

Una EBA Secondaria, o più semplicemente un'Area Secondaria, è un'area che ospita una o più specie di uccelli ad areale ristretto, ma non si qualifica come EBA perché meno di due specie vi sono interamente confinate. Le Aree Secondarie tipiche includono singole specie ad areale ristretto che non si sovrappongono nella distribuzione con altre specie simili, e luoghi in cui vi sono segnalazioni ampiamente disgiunte di una o più specie ad areale ristretto.[4]

Note

  1. 1 2 Alison J. Stattersfield et al., Op. citata, pag. 20
  2. ↑ Alison J. Stattersfield et al., Op. citata, pag. 19
  3. ↑ Alison J. Stattersfield et al., Op. citata, pag. 21-22
  4. ↑ Alison J. Stattersfield et al., Op. citata, pag. 20, 24, 653

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni