Enrico Zampetti

Enrico Zampetti
Ritratto fotografico di Enrico Zampetti
NascitaLecce nei Marsi, 25 novembre 1921
MorteRoma, 17 dicembre 1988
Dati militari
Paese servitoItalia (bandiera) Italia
Forza armata Regio Esercito
Unità33ª Divisione fanteria "Acqui"
Reparto33° btg mortai da 81
Anni di servizio1941 - 1945
GradoSottotenente
GuerreSeconda Guerra Mondiale
BattaglieBattaglia di Corfù
Comandante diNucleo bersaglieri-mortai
DecorazioniDue Croci al merito di guerra
PubblicazioniDal lager, lettera a Marisa, Studium, Roma, 1992
Frase celebreSignore, conservaci la coerenza, anche quando non saremo più “martiri per forza!”[1]
[1]
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Enrico Zampetti (Lecce nei Marsi, 25 novembre 1921 – Roma, 17 dicembre 1988) è stato un funzionario, bibliotecario e saggista italiano; ha diretto la Biblioteca del Senato dal 1975 al 1978. Ufficiale dei bersaglieri durante la Seconda guerra mondiale, fu deportato nei lager nazisti come Internato Militare Italiano (IMI).

Biografia

Enrico Zampetti nacque a Lecce nei Marsi (AQ), in Abruzzo, nel 1921,[2] pochi anni dopo il terremoto della Marsica.[3] La famiglia si trasferì a Roma, dove Zampetti crebbe e compì l’intero percorso scolastico. Conseguì la maturità classica nel 1939 e lo stesso anno si iscrisse al corso di laurea in lettere e filosofia all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", frequentando l'associazione culturale "Dante e Leonardo" e il circolo capitolino della FUCI, dove conobbe Vittorio Emanuele Giuntella.

Nel marzo 1941 fu costretto a interrompere gli studi, essendo stato chiamato alle armi nel Regio Esercito, come sottotenente dei bersaglieri, e inviato in Grecia. In seguito all’armistizio reso noto l’8 settembre 1943, prese parte ai combattimenti contro le truppe tedesche nell’isola di Corfù, come comandante dell’autodrappello del 33º battaglione mortai della Divisione Acqui di stanza nella località di Skriperó (in greco moderno Σκριπερό). Fatto prigioniero il 25 settembre 1943, rifiutò per tutto il periodo di internamento ogni forma di collaborazione con i tedeschi e con la Repubblica Sociale (RSI), scelta che comportò la sua deportazione nei lager del Terzo Reich come IMI.[4] Fu internato nello Stalag 307 di Dęblin-Irena, nell’Oflag 6 di Oberlangen, nello Stalag VI G di Duisdorf (Bonn) e assegnato forzatamente all’Arbeitskommando 96 presso la fabbrica di fibre chimiche Glanzstoff-Courtaulds di Colonia, partecipando alla resistenza non collaborazionista di un gruppo di 360 ufficiali italiani. Fu poi trasferito nel settembre del 1944 nell’Oflag 83 di Wietzendorf.[1][4][5] Sopravvisse alle durissime condizioni di prigionia fino alla liberazione da parte degli Alleati il 16 aprile del 1945.

Per il comportamento tenuto durante l’internamento nei lager nazisti e per l’insieme delle sue vicende belliche, fu decorato con due Croci al merito di guerra e insignito del “Diploma d’onore di patriota volontario della libertà” e del riconoscimento di “Combattente per la libertà d’Italia”. Rientrato a Roma nell’agosto del 1945, partecipò alla ricostruzione civile del Paese, come capo della segreteria del gruppo parlamentare democratico-cristiano in Assemblea Costituente, funzione che svolse nel medesimo gruppo alla Camera dei deputati nella prima legislatura repubblicana. Nel maggio del 1950 si iscrisse all’Albo professionale dei giornalisti di Roma nell’elenco dei pubblicisti. Il 6 febbraio 1952 si laureò in filosofia all’Università degli Studi di Roma "La Sapienza", discutendo con il prof. Enrico Castelli una tesi su "La diaristica filosofica come strumento di indagine della filosofia religiosa". Fu assistente volontario di filosofia della religione. Vinse un concorso, indetto il 31 dicembre 1951 dal Senato della Repubblica, per un posto di segretario per la Biblioteca, entrando in servizio il 16 ottobre 1952. Il 23 novembre 1953 conseguì il diploma di biblioteconomia presso la Biblioteca Apostolica Vaticana.

Nel corso della sua carriera ricoprì incarichi di responsabilità in diversi settori dell’amministrazione del Senato, pubblicando importanti studi sui regolamenti parlamentari e nell’ambito dell’informazione automatizzata nella pubblica amministrazione. Per quanto riguarda la sua carriera in Senato, fu nominato Segretario Capo nel 1961, Referendario nel 1968, Consigliere nel 1970, quindi Vice-Direttore e infine Direttore della Biblioteca del Senato dal 1975 al 1978, dedicandosi attivamente, in collaborazione con il Centro elettronico della Camera dei deputati, ai progetti di automatizzazione delle biblioteche parlamentari.[4][6] Collaborò, come componente del Comitato scientifico, alla rivista “Informatica e diritto”, edita dall’Istituto per la Documentazione giuridica (IDG) del CNR e alla “Banca dei dati bibliografici di interesse giuridico”. Negli anni successivi al pensionamento si dedicò alla trascrizione del diario e delle note compilate durante la prigionia, affinché quanto raccolto potesse essere oggetto di conoscenza da parte dell’opinione pubblica. Il diario, redatto in clandestinità nei venti mesi di internamento e conservato nonostante le ripetute perquisizioni, assumeva la forma di una lunga lettera alla fidanzata e futura moglie, Marisa Lauretti. Partendo da oltre quattrocento pagine di appunti, il manoscritto fu progressivamente ampliato e rielaborato fino a costituire l’opera “Fede e amore nel Lager – Rileggendo il diario della prigionia nella Germania nazista (1943-1945)”, ultimata nel 1985 e articolata in un volume principale e in un’ampia appendice dedicata ai luoghi dell’internamento, alle testimonianze e agli studi sulla prigionia.

L’opera fu depositata presso le più autorevoli biblioteche istituzionali italiane e straniere, tra cui la Biblioteca del Senato della Repubblica, la Biblioteca della Camera dei deputati, la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Biblioteca dell’Archivio centrale dello Stato e la Library of Congress di Washington. Da questo rilevante lavoro fu tratto il volume “Dal lager. Lettera a Marisa” (Edizioni Studium, 1992), curato da Olindo Orlandi e Claudio Sommaruga, entrambi suoi compagni di prigionia. Il libro, corredato dalla presentazione di Vittorio Emanuele Giuntella, si distingue per la forma epistolare e per la capacità di restituire con essenzialità l’esperienza dell’internamento e la maturazione di una coscienza resistente, descrivendo con precisione i luoghi della prigionia e le condizioni di vita cui gli internati furono sottoposti. Il volume pubblicato postumo nel 1992, fu presentato al Senato della Repubblica, il 9 febbraio 1993, presso la sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, alla presenza del Presidente del Senato Giovanni Spadolini e di importanti esponenti della cultura italiana, configurandosi come un’opera fondamentale nel processo di recupero e valorizzazione della memoria degli Internati Militari Italiani.

Morì nel 1988 a Roma all'età di 67 anni.[2]

Opere

Di seguito un elenco parziale delle opere di Enrico Zampetti:[6]

  • Diario della prigionia in Germania, Roma, dopo il 1945 (estratti contenuti nella tesi di laurea del 1951).
  • Come si vota nelle elezioni amministrative, So.gra.ro. Società grafica romana, Roma, 1946.
  • La D.C. ha mantenuto gli impegni del 2 giugno. Sintesi dell'attività costituzionale del gruppo parlamentare della D.C. (curatore), Segret. Centr. S.P.E.S., D.C., Roma, 1948.
  • Catalogo delle pubblicazioni ufficiali straniere (curatore), Biblioteca del Senato, Senato della Repubblica, Roma, 1954.
  • Bibliografia ragionata delle riviste filosofiche italiane dal 1900 al 1955 (curatore), Istituto di studi filosofici (estratto dalla Bibliografia filosofica italiana), Roma, 1956.
  • Inchieste agrarie condotte in Europa tra la fine dell'800 e l'inizio del 900, Roma, 1959.
  • L'8 settembre a Cefalonia e a Corfù. Rassegna di testimonianze e studi, estratto da Quaderni del Centro di Studi sulla Deportazione e l'Internamento, n. 5, Associazione nazionale ex internati, Roma, 1968.
  • Lo Stato verso l'automazione. L'informatica al servizio della pubblica amministrazione, Rizzoli, Milano, 1971.
  • Burocrazia, mezze maniche e computer, E. Zampetti e Gianemilio Ipsevich, prefazione di Giulio Andreotti, Pan Editrice, Milano, 1972.
  • La liberazione di Wietzendorf, estratto da Quaderni del Centro di Studi sulla Deportazione e l'Internamento n. 7, Associazione nazionale ex internati, Roma, 1973-1974.
  • La Biblioteca del Senato (curatore), Segretariato generale - Servizio della Biblioteca del Senato della Repubblica, Roma, 1978.
  • Fede e amore nel lager: rileggendo il diario della prigionia nella Germania nazista (1943-1945), Roma, 1985 ca.
  • Notiziario bibliografico della "Acqui", estratto da "Acqui": Cefalonia-Corfu 1943, a cura di E. Zampetti e Dionisio Sepielli, Associazione nazionale superstiti reduci famiglie caduti Divisione Acqui, sezione regionale del Lazio, Roma, 1988.
  • Dal lager. Lettera a Marisa (pubblicazione postuma e completa del diario di prigionia), curatori Olindo Orlandi e Claudio Sommaruga, presentazione di Vittorio Emanuele Giuntella, Studium, Roma, 1992.
  • La Resistenza a Corfù. 9-26 settembre 1943 (pubblicazione postuma), Studium, Roma, 1995.

Onorificenze

Riconoscimenti

  • Insignito del “Diploma d’onore di patriota volontario della libertà”.
  • Insignito del riconoscimento di “Combattente per la libertà d’Italia”.
  • Il 9 febbraio 1993, presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani al Senato della Repubblica, si svolse la presentazione ufficiale del volume di Enrico Zampetti “Dal lager. Lettera a Marisa” (Edizioni Studium, 1992), a cura di Olindo Orlandi e di Claudio Sommaruga. L’incontro, introdotto e coordinato da Vincenzo Cappelletti, si tenne alla presenza di figure di primo piano della vita culturale e istituzionale italiana: Giovanni Spadolini, Presidente del Senato della Repubblica, Vittorio Emanuele Giuntella, autore della prefazione, il senatore Arrigo Boldrini, Presidente dell’ANPI, padre Giovanni Marchesi, direttore de “La Civiltà Cattolica”, e il linguista Ignazio Baldelli.
  • Il 20 giugno 2015 il comune abruzzese di Lecce nei Marsi (AQ) gli ha intitolato la biblioteca pubblica.[2][3]
  • Nel museo romano "Vite di IMI" sono esposti permanentemente alcuni documenti e oggetti, lo zaino militare e l'uniforme da ufficiale di Enrico Zampetti.[1]
  • Il 29 novembre 2021, presso la sala capitolare della Biblioteca del Senato "Giovanni Spadolini" a palazzo della Minerva a Roma, si è tenuto il convegno dal titolo "Il mio zaino sulle spalle, il tuo amore, la nostra fede. Enrico Zampetti e il lager a cent'anni dalla nascita".
  • Nel 2022, in occasione delle celebrazioni del Giorno della Memoria, il centro culturale "Don Tragella" ha organizzato a Magenta (MI), in Lombardia, il convegno dal titolo Fede e amore nel lager: l'esperienza dell'Internato Militare Italiano Enrico Zampetti.[7]
  • Nel 2025, alla presenza del presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, l'ANRP ha intitolato la biblioteca dell'associazione, collocata presso il museo "Vite di IMI" in via Labicana a Roma, a Vittorio Emanuele Giuntella ed Enrico Zampetti.[8][9]
  • Il 20 giugno 2026, al teatro dei Marsi di Avezzano, in Abruzzo, è stato portato in scena lo spettacolo teatrale Voci dal silenzio, ispirato a Enrico Zampetti e tratto dal suo libro autobiografico, intitolato Dal lager, lettera a Marisa, che non è solo un diario di prigionia e una storia d'amore, ma anche un romanzo di formazione. Hanno assistito alla prima assoluta anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il figlio di Enrico, Ugo Zampetti, Segretario generale della presidenza della Repubblica.[10][11]

Note

  1. 1 2 3 4 Il mio zaino sulle spalle, la nostra fede. Enrico Zampetti e il lager a cent'anni dalla nascita, su radioradicale.it, Radio Radicale, 29 novembre 2021. URL consultato il 24 giugno 2026.
  2. 1 2 3 Alberto Petrucciani, Zampetti, Enrico, su aib.it, AIB, 4 dicembre 2022. URL consultato il 23 giugno 2026.
  3. 1 2 Eleonora Berardinetti, Aperta la biblioteca Zampetti con i libri donati dal Senato, su ilcentro.it, il Centro, 21 giugno 2015. URL consultato il 23 giugno 2026.
  4. 1 2 3 Vincenzo Grienti, Il diario dal lager di Enrico Zampetti, una via per la salvezza, su avvenire.it, Avvenire, 25 novembre 2021. URL consultato il 23 giugno 2026.
  5. ↑ Lutz Klinkhammer, Gli internati militari italiani nei Lager della Renania, in Schiavi allo sbaraglio, a cura dell'Istituto Campano per la Storia della Resistenza - GUISCo, Edizioni L'Arciere, Dronero (CN), 1990, pp. 167-181.
  6. 1 2 Pierpaolo Ianni, Enrico Zampetti e la Biblioteca del Senato. Fonti archivistiche e bibliografiche, MemoriaWeb - Trimestrale dell'Archivio storico del Senato della Repubblica - n. 36 (nuova serie), giugno 2022.
  7. ↑ Fede e amore dal lager, su magentanostra.it, Magenta Nostra - Pro loco Magenta, 26 gennaio 2022. URL consultato il 24 giugno 2026.
  8. ↑ Mattarella all'intitolazione della biblioteca Anrp a Vittorio Emanuele Giuntella ed Enrico Zampetti, su quirinale.it, Quirinale - Presidenza della Repubblica, 31 gennaio 2025. URL consultato il 23 giugno 2026.
  9. ↑ Biblioteca ANRP, su bibliotecaanrp.it, ANRP. URL consultato il 23 giugno 2026.
  10. ↑ Lucia Loffredo, Il Presidente Mattarella onora gli eroi dimenticati, su rainews.it, Rai, 21 giugno 2026. URL consultato il 23 giugno 2026.
  11. ↑ Teatro dei Marsi luogo della non-dimenticanza…, su comune.avezzano.aq.it, Comune di Avezzano, 15 giugno 2026. URL consultato il 23 giugno 2026.

Bibliografia

  • Enrico Zampetti, Dal lager, lettera a Marisa, a cura di Olindo Orlandi e Claudio Sommaruga, Roma, Studium, 1992, SBN RAV0212438.
  • Elena Aga Rossi, Una nazione allo sbando. L'armistizio italiano del settembre 1943 e le sue conseguenze, Bologna, il Mulino, 1993 (rist. 2024), SBN TO02177131.
  • Paolo Desana, Il 'No!' al lavoro li ha resi liberi. Il caso dei 360 Internati Militari Italiani a Colonia, a cura di Luciano Zani, Roma, ANRP, 2016, SBN IEI0415717.
  • Mario Avagliano e Marco Palmieri, I militari italiani nei lager nazisti. Una resistenza senz'armi (1943-1945), Bologna, il Mulino, 2020, SBN IEI0649499.

Voci correlate

Collegamenti esterni

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