Ercolano da Piegaro
| Beato Ercolano da Piegaro | |
|---|---|
![]() | |
Religioso | |
| Nascita | Piegaro, 12 ottobre 1390 |
| Morte | Pieve Fosciana, 28 maggio 1451 (60 anni) |
| Venerato da | Chiesa cattolica |
| Beatificazione | 1860 da papa Pio IX |
| Ricorrenza | 31 Agosto |
Ercolano da Piegaro (Piegaro, 12 ottobre 1390 – Pieve Fosciana, 28 maggio 1451) è stato un presbitero italiano dell'Ordine dei frati minori; il suo culto come beato è stato confermato da papa Pio IX nel 1860.
Biografia
Ercolano nacque a Piegaro. Insieme all'amico beato Alberto da Sarteano, entrò nell'ordine di San Francesco. Con Alberto, passò dai frati francescani conventuali (quelli che ancora oggi tengono la basilica di Assisi) al movimento dell'Osservanza, che, sotto la guida di san Bernardino da Siena, proponeva il ritorno dei frati all'antica disciplina.
Nel 1430 Ercolano fu invitato a predicare per la Quaresima in cattedrale a Lucca, dove nel 1424 aveva predicato Bernardino, e vi si trovò nel momento in cui i fiorentini cinsero d'assedio la città. Il beato immediatamente si adoperò per animare gli assediati alla resistenza e per soccorrere materialmente i lucchesi, riuscendo a far introdurre viveri in città.[1]
Le parole e gli atti di carità di Ercolano furono tali da meritare l'appoggio degli Anziani della Repubblica di Lucca alla fondazione di una convivenza dell'Osservanza vicino alla città; ciò si verificò prima a Pozzuolo, convento che fu donato dai lucchesi, e poi stabilmente a San Cerbone. Il 23 agosto 1434 papa Eugenio IV gli consentì di fondare i conventi di Barga e Pieve Fosciana.[1]
In questi anni Ercolano era già un predicatore affermato. Il suo tema preferito, con il quale commuoveva le folle, era la Passione di Cristo. Si ha memoria di sue importanti predicazioni a Firenze, Perugia, Pisa e l'Aquila. Incoraggiato anche dal papa Eugenio IV, di cui godeva l'amicizia, proseguì l'attività di riformatore francescano, fondando altre due convivenze di stretta osservanza.
La prima, nei dintorni di Barga, poi trasferita nell'attuale San Francesco, oggi sede dell'ospedale. La seconda fondazione avvenne a Pieve Fosciana, dove la popolazione gli donò un terreno. Qui, insieme al discepolo fra Jacopo da Pavia, iniziò la costruzione di un modesto "conventino" satis humilem et pauperem (assai umile e povero), ampliato dopo la sua morte. A Pieve Fosciana, Ercolano pose la sua base. Pur continuando la predicazione in varie parti d'Italia, si adoperò molto per la pacificazione degli animi nella valle del Serchio, sconvolta dalle guerre e dagli odi politici.
Nel 1435 Alberto da Sarteano lo volle con sé per la sua missione in Oriente fino al 1437. Nel 1439 Ercolano si recò in Terra Santa ed in Egitto con una missione francescana che aveva lo scopo di promuovere l'unione con i cristiani orientali, facendo conoscere il risultato del Concilio di Firenze. Rientrò probabilmente nel 1441.
In seguito fui superiore dei francescani osservanti della Lucchesia e si spense nel convento che aveva fondato a Pieve Fosciana[1]. Nel 1456 il suo corpo fu riesumato, trovato incorrotto e traslato nella chiesa conventuale di francescani di Pieve Fosciana, da poco terminata. Successivamente in epoca napoleonica, a seguito della soppressione degli ordini religiosi da parte di Napoleone, la chiesa del convento venne distrutta ed il convento abbandonato.
Il 2 Gennaio 1856, tre uomini di Pieve Fosciana si accingono alla ricerca della tomba del Beato Ercolano i quali, nella giornata trovarono sotto terra l'urna in pietra contenente le reliquie del Beato. (L'urna è ancora conservata nella Chiesa Plebanale di Pieve Fosciana). Il 3 Gennaio 1856 le reliquie vennero solennemente trasportate nella chiesa di Pieve Fosciana, ove sono state riposte nell'Altare del Beato Ercolano (entrando il primo a destra), dentro un'urna lignea, realizzata da Carlo Chiappara, maestro intagliatore di Sillico.
Ancora oggi, nella chiesa della Pieve, la sera di Capodanno (ricordo del ritrovamento delle reliquie) ed il 31 Agosto, vengono cantate le antiche laudi del Beato Ercolano fin dal Sec. XVII, le quali si compongono in 18 versetti:
1. O Beato Ercolano che su nel cielo risplendi, i nostri voti intendi e il canto nostro
2. Tu che fondando il chiostro pei confratelli tuoi festi promesse a noi d’alte difese
3. Che questo tuo paese non sarà mai che offenda di fiera peste orrenda il rio veleno.
4. Tu che stringendo al seno il popol tuo devoto lo terrai sempre immoto in questa speme.
5. Tu che fai le catene dell’infernal nemico rompiam, e il giogo antico ond’ei ci preme.
6. E che, nell’ore estreme del gran fatal tragitto, ti abbiam custode invitto e difensore
7. Per quel tuo primo amore che verso questo suolo mosse il tuo piede a volo, or ci seconda.
8. E per quella prim’onda di cui tal v’era inopia, che sgorgò fuori in copia a pro comune.
9. Tu, libera ed immune d’ogni disgrazia e guerra, questa tua fida terra, ognor conserva.
10. E da ogni ria, proterva, e nemica stagione difendi, alto campione, i nostri campi.
11. Fa da ogni danno scampi la nostra messe, e noi benediremo i tuoi santi prodigi.
12. E fa che i tuoi vestigi possiam seguire ancora mentre il tuo esempio ognora ci precede.
13. Sicché, con buona fede vivendo, e santo amore teco al divin Fattore in sen voliamo.
14. E te veder possiamo con gioia eterna e riso, nella tua gloria assiso in sull’Empiro.
15. E allor, coi Santi in giro, potremo, in tua presenza, la tua beneficenza alto cantare.
16. E con celesti e rare voci, e cetre superne, far echeggiare eterne le tue lodi.
17. Però dell’empie frodi del rio comun nemico tien questo suolo amico ognor lontano.
18. O Beato Ercolano che su nel ciel risplendi i nostri voti intendi e il canto nostro.
Il culto
Papa Pio IX, con decreto del 29 marzo 1860, ne confermò il culto con il titolo di beato.[2]
Il suo elogio si legge nel martirologio romano al 28 maggio.[3]
Il suo culto è ancora particolarmente vivo in tutta la Garfagnana e particolarmente a Pieve Fosciana.
Note
Bibliografia
- Il martirologio romano. Riformato a norma dei decreti del Concilio ecumenico Vaticano II e promulgato da papa Giovanni Paolo II, Città del Vaticano, LEV, 2004.
- Congregatio de Causis Sanctorum, Index ac status causarum, Città del Vaticano, 1999.
- Filippo Caraffa e Giuseppe Morelli (curr.), Bibliotheca Sanctorum (BSS), 12 voll., Roma, Istituto Giovanni XXIII nella Pontificia Università Lateranense, 1961-1969.
- Lorenzo Angelini, Un francescano nella Garfagnana del Quattrocento : (il beato Ercolano da Piegaro), Lucca, Pacini Fazzi, 2001.
- Luigi Angeli, Vita del B. Ercolano da Piegaro minore osservante / scritta dal Sac. D. Luigi Angeli pievano di Migliano in Garfagnana, Lucca, Tipografia Landi, 1860.
- "Piegaresi illustri" in Senofonte Pistelli, Storia di Piegaro e delle sue vetrerie, Castiglione della Valle, Tip. Cosucci, 1976, pp. 97–98.
Altri progetti
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Ercolano da Piegaro
Collegamenti esterni
- Rosamaria Dessi, ERCOLANO da Piegaro, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 43, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1993.
- (EN) Ercolano da Piegaro, in GCatholic.org.
