Euclide di Megara

Euclide

Euclide (Megara Nisea o Gela, 450 a.C. circa – 380 a.C. circa[1]) è stato un filosofo socratico greco antico fondatore della scuola megarica[2].

Vita

Nato a Megara o a Gela[3], visse tra la seconda metà del V secolo a.C. e la prima del IV[4], fondando una scuola filosofica d'impostazione socratica a Megara[5]. Sono scarse le notizie relative alla sua vita e a quella dei suoi seguaci: molti traduttori medievali degli Elementi lo confusero con l'omonimo Euclide (323 a.C. circa-286 a.C.), matematico. Tale confusione, nata forse con Valerio Massimo, sarebbe durata fino al Rinascimento[6]. Prima di frequentare ad Atene il suo maestro Socrate, alla cui morte aveva assistito, aveva studiato la filosofia di Parmenide e la sua scuola aveva ospitato Platone, costretto a fuggire da Atene per motivi politici.

Pensiero

(latino)
«Post Euclides, Socratis discipulus, Megareus, a quo iidem illi Megarici dicti, qui id bonum solum esse dicebant, quod esset unum et simile et idem semper»
(italiano)
«Dopo Euclide di Megara, discepolo di Socrate, dal quale megarici sono chiamati i suoi discepoli i quali affermano che il bene è unico e sempre simile a se stesso»

La scuola megarica ebbe grande fama nel mondo antico ma il suo pensiero non sembra abbia molto contribuito allo svolgimento della filosofia successiva, anzi, fin dall'inizio la dottrina della scuola fu percepita come ambigua rispetto al pensiero socratico e impostata piuttosto sull'eleatismo. In realtà Euclide tentava una conciliazione tra l'etica socratica e l'ontologia eleatica[7] che egli ben conosceva, come attesta Cicerone che descrive la scuola megarica come la prosecuzione di quella eleatica collegando Euclide a Senofane, Parmenide e Zenone. Proprio da Zenone Euclide infatti aveva ripreso il metodo dialettico negativo, vale a dire il ragionamento per assurdo diretto alla confutazione non delle premesse ma della conclusione.[8]

Nei suoi sei dialoghi, andati tutti perduti, Euclide attribuiva un valore ontologico al bene socratico trasfigurandolo nell'Uno, l'Essere unico e immutabile di Parmenide, chiamato Dio, sapienza o giustizia, ed accostabile all'assunto metafisico proprio della scuola eleatica.[7] Secondo alcuni storiografi nella filosofia di Euclide è presente la dottrina delle idee platonica ed è anticipata la distinzione di potenza e atto che tanta parte ha nel pensiero aristotelico.[9]

Note

  1. ↑ Julia Didier, Dizionario Larousse di filosofia, Gremese Editore, 2004, p. 85.
  2. ↑ Bijoy M. Trentin, Leggere i greci, ed.Alpha Test, p.194
  3. ↑ (EN) Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei filosofi illustri, traduzione di Robert Drew Hicks, Cambridge, Harvard University Press, 1925, p. 235.
    «Euclides was a native of Megara on the Isthmus, or according to some of Gela, as Alexander Polyhistor states in his Successions of Philosophers.»
  4. ↑ Euclide di Mègara, su treccani.it.
    «Filosofo vissuto tra la seconda metà del 5º secolo a.C. e la prima del 4º, scolaro di Zenone e poi di Socrate.»
  5. ↑ Maurizio Pancaldi, Mario Trombino e Maurizio Villani, Atlante della filosofia: gli autori e le scuole, le parole, le opere, Hoepli editore, 2006, p. 195.
  6. ↑ Federigo Enriques e Ugo Amaldi, Elementi di geometria, Edizioni Studio Tesi, 1992, ISBN 978-88-7692-340-1.
  7. 1 2 Giovanni Reale, Il pensiero antico, Vita e Pensiero, 2001, p.110
  8. ↑ Maurizio Pancaldi, Mario Trombino, Maurizio Villani, Op. cit. ibidem
  9. ↑ Julia Didier, Dizionario Larousse di filosofia, Gremese Editore, 2004, p. 85.

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