FCM 2C

Char 2C
Descrizione
Tipocarro armato superpesante
Equipaggio12
Data impostazione1917
Data entrata in servizio1921
Data ritiro dal servizio1940
Utilizzatore principale Francia
Esemplari10
Dimensioni e peso
Tavole prospettiche
Lunghezza10,27 m
Larghezza3 m
Altezza4,09 m
Peso69 t
74 t (modifica del 1926)
75 t (modifica del 1939)
Propulsione e tecnica
Motore2 × Maybach, benzina
Potenza2 × 250 hp
Rapporto peso/potenza7,25 hp/t
Trazionecingolata
Sospensionia balestra
Prestazioni
Velocità15 km/h
Autonomia150 km
Armamento e corazzatura
Armamento primario1 × cannone da 75 mm Mle. 1897
Armamento secondario4 × mitragliatrici Hotchkiss Mle 1914 da 7,92 mm
Corazzatura45 mm
voci di carri armati presenti su Wikipedia

Lo Char 2C (conosciuto anche come FCM 2C) era un carro armato superpesante progettato in Francia e prodotto a partire soltanto dal 1921. Per tale motivo non riuscì a entrare in servizio in tempo utile per partecipare al primo conflitto mondiale (1914-18) per il quale era stato concepito. Di notevoli dimensioni e massa, ben 69 tonnellate,[1] era equipaggiato con una torretta rotante dotata di un cannone da 75 mm e aveva un equipaggio di 12 uomini. Venne prodotto in soli 10 esemplari dal 1921.[2]

Sviluppo e storia

Le origini di questo carro sono avvolte dal mistero.[3] Nell'estate del 1918, meno di tre anni dopo l'inizio degli studi per sviluppare il 2C, una commissione del Parlamento francese cercò di investigare sulla vicenda ma non riuscì a ottenere una documentazione precisa. Divenne presto chiaro che molti dati erano stati deliberatamente distrutti allo scopo di nascondere il primo scandalo corazzato della storia comparabile con quello che avvenne tra Stati Uniti e Gran Bretagna nel 1944. Alcune recenti ricerche sono comunque riuscite a rivelare alcuni particolari della vicenda.[3]

Vista posteriore di un FCM 2C trasportato su un treno.

Nell'estate del 1916 il generale Mouret, sottosegretario alle artiglierie, garantì alla FCM (Forges et Chantiers de la Mediterranée) un contratto per lo sviluppo di un nuovo carro da sfondamento chiamato char d'assaut de grand modèle.[3] In quel periodo nell'industria francese degli armamenti era molto attiva una lobby per il controllo degli ordini delle forniture militari, che utilizzava collegamenti con alti ufficiali allo scopo di ottenere commissioni alle condizioni più vantaggiose.[3] Così molti contratti di sviluppo venivano pagati completamente dallo stato anche quando non portavano a nessuna reale produzione. L'iniziativa di Mouret mostrò come l'esercito francese non avesse fissato delle precise direttive di sviluppo per un carro pesante. La FCM in pratica, pur traendo dal contratto tutti i vantaggi economici possibili, non portò avanti con celerità lo sviluppo del prototipo che rimase fermo per alcuni anni.[3] Ciò fu possibile perché tutti i progetti e gli studi sui carri armati erano coperti dal massimo segreto e questo rese facile tale gestione inefficiente dello sviluppo dei progetti.

Ciononostante lo Char 2C fu comunque il solo carro superpesante della sua generazione a raggiungere lo stato di operatività.[4]

Una vista ravvicinata di un carro armato FCM 2C.

Il 15 settembre 1916 gli inglesi dispiegarono per la prima volta i carri armati rappresentati dal Mark I, e all'evento seguì una grande euforia per lo sviluppo di questi veicoli. Quando gli umori dell'opinione pubblica in Gran Bretagna divennero veramente pessimi, soprattutto dopo che le notizie legate alla battaglia della Somme furono rese note, i carri armati offrirono una nuova speranza di vittoria finale. In quel periodo i francesi stavano sviluppando due nuovi carri, il Saint-Chamond e lo Schneider CA1, e l'attenzione per la nuova arma crebbe notevolmente, così come gli investimenti nei progetti.[5]

Questo sviluppo coincise con una richiesta del Ministro degli Armamenti Albert Thomas di produrre un carro armato superiore ai modelli britannici, e infatti il 23 gennaio 1917 ordinò ufficialmente che venisse realizzato un carro armato francese con un armamento e una corazzatura più potente di qualsiasi veicolo britannico.[6] Lo sviluppo dello Char 2C da allora si protrasse fra alti e bassi, anche a causa del termine della guerra, con un prototipo realizzato per la prima volta alla fine del 1917, ma con la produzione in serie di soltanto 10 esemplari che avvenne ben più tardi nel 1921.[7]

Caratteristiche tecniche

Il carro Char 2C risultò avere un peso di ben 69 tonnellate sia a causa della sua corazzatura, 45 mm frontale e 22 mm sui lati, ma anche per le sue enormi dimensioni.[1] Lo spessore della corazzatura era inizialmente di 30 mm nella parte anteriore, 22 mm sui lati, 13 mm nella parte superiore e 10 mm nella parte inferiore, ma nel 1930 e 1931 i veicoli furono ricostruiti e rinforzati con una corazzatura frontale di 45 mm.[1]

Il carro armato Char 2C era all'epoca della sua costruzione il più grande mai realizzato. Con la coda montata, ovvero i supporti posteriori usati per superare le trincee, era lungo 12 m, mentre senza coda, la lunghezza dello scafo era di 10,27 metri, la larghezza di circa 3 metri e l'altezza di 3,8 metri.[8]. Con la cupola della torretta principale in posizione, l'altezza complessiva era di 4,09 metri. La carreggiata lunga rispetto alla larghezza relativamente stretta ostacolava la sterzata e la sua manovrabilità, e inoltre le grandi dimensioni e il suo peso rendevano difficile il trasporto, riducendo la mobilità e le possibilità di impiego, limitandone decisamente l'azione.[9]

Lo spazio interno era suddiviso in due camere di combattimento: quella anteriore sormontata da una torretta, dotata di un equipaggio di tre uomini e armata con un cannone da 75 mm Mle. 1897, e quella posteriore, sulla quale era posta una torretta monoposto, armata con una mitragliatrice Hotchkiss Mle 1914. Entrambe le torrette erano dotate di cupole stroboscopiche per risolvere i problemi di visione diretta del campo di battaglia: un telaio cilindrico interno sosteneva spessi blocchi di vetro per la visione; attorno a questo si trovava un guscio corazzato spesso (30 mm) perforato da strette fessure equidistanti che, azionato da un motore elettrico, ruotava a una velocità tale che, grazie alla persistenza della visione, le singole fessure scomparivano mentre la loro protezione antiproiettile rimaneva intatta.[10] Altre tre mitragliatrici dello stesso calibro erano posizionate frontalmente, e fornivano la protezione contro gli assalti della fanteria.

L'esemplare di Char 2C chiamato Berry nel 1928.

Le camere di combattimento erano collegate dalla sala motori. La propulsione era garantita da due motori che nel tempo furono sostituiti e cambiati più volte. Inizialmente erano due motori a benzina Chenu AH-6 a 6 cilindri in linea dal 1921 al 1923, poi due motori a benzina Mercedes a 6 cilindri in linea dal 1923-1940, e infine due motori a benzina Maybach a 6 cilindri in linea dal 1939 al 1940.[1] I motori Chenu erogavano 210 210 hp, i Mercedes circa 200 hp, mentre i Maybach arrivavano a 250 hp. La trasmissione era di tipo elettrico ed era costruita da Sautter-Harlé e SACM. La massima velocità raggiungibile era di circa 15 km/h. Sette serbatoi per il combustibile, contenenti nel complesso 1.260 litri, garantivano una autonomia di 150 km.[7]

L'equipaggio era costituito da 12 uomini: pilota, comandante, cannoniere, caricatore, quattro mitraglieri, meccanico, elettricista, assistente elettricista/meccanico e operatore radio. Alcune fonti riportano, forse riferendosi a qualche fotografia d'epoca, che l'equipaggio fosse di tredici uomini a causa dell'inclusione del comandante di compagnia carri.

Impiego operativo

Lo Char 2C chiamato Champagne mentre viene catturato dalle forze naziste nell'estate 1940.

I dieci esemplari prodotti vennero inquadrati in varie unità, benché il numero di veicoli operativi si fosse presto ridotto a tre. Il loro valore bellico diminuì tra gli anni venti e trenta via via che nuovi carri, di concezione più avanzata, venivano messi in produzione e i 2C divennero ben presto obsoleti a causa della loro scarsa velocità e del loro massiccio profilo che li rendeva facili bersagli per le armi anticarro.[9]

Lo Char 2C chiamato Lorraine.

Comunque nel 1939 in occasione della mobilitazione francese tutti i dieci veicoli furono riportati in servizio e inquadrati nel 51º battaglione carri da combattimento.[7] Per motivi di propaganda ciascun carro venne battezzato con il nome di una regione della Francia: Poitou, Provence, Picardie, Alsace, Bretagne, Touraine, Anjou, Normandie, Berry, Champagne. Nel 1939 il Normandie venne subito ribattezzato Lorraine. Essendo il loro valore prettamente propagandistico i mezzi non vennero utilizzati per gli attacchi contro la linea Sigfrido, ma vennero ripresi in numerosi documentari di propaganda mentre scavalcavano vecchie fortificazioni francesi.[7] Presso l'opinione pubblica vennero quindi visti come dei mezzi invincibili dalle dimensioni ancora maggiori che nella realtà.

I comandi francesi erano perfettamente al corrente di come questa reputazione fosse assolutamente falsa.[7] Quando le Panzerdivisionen tedesche sfondarono le linee francesi durante l'offensiva del giugno 1940 venne presa la decisione di impedirne la cattura inviandoli verso sud su un treno.[11] Il 15 giugno il convoglio fu bloccato da un incendio nel vagone del combustibile e divenne quindi inevitabile distruggere i mezzi attraverso l'utilizzo di cariche esplosive.[7] In seguito Goebbels e Göring affermarono che i carri erano stati colpiti dai bombardieri in picchiata tedeschi. Un mezzo, quello denominato Champagne venne catturato più o meno intatto e trasportato a Berlino dove venne esibito come trofeo di guerra. Nel 1948 questo carro scomparve dalla città tedesca generando molte speculazioni su un ipotetico suo trasporto nel museo dei carri di Kubinka, in Russia.[12].

Versioni

Con i lavori svolti dal 1923 al 1926 il carro, che poi verrà battezzato Champagne, fu modificato nel Char 2C bis, una versione sperimentale armata con un obice da 155 mm, probabilmente un derivato dello Schneider 155 mm C Mle. 1917, che venne montato in una nuova torretta circolare in acciaio fuso.[1] Il mezzo fu dotato di nuovi motori e vennero abolite le postazioni delle mitragliatrici. In questa configurazione il carro raggiunse il peso di 74 t. I cambiamenti furono solamente temporanei e nel 1934 il carro venne riportato alle dotazioni originali.[1]

Nel 1939 il Lorraine, adibito a carro-comando, venne ulteriormente corazzato allo scopo di renderlo immune ai proiettili anticarro tedeschi. La corazzatura frontale venne portata a 90 mm e quella laterale a 65 mm. In questa configurazione il peso del veicolo raggiunse le 75 t.

Nel 1940 vennero ordinati 12 nuovi carri FCM F1 con doppia torretta allo scopo di rimpiazzare i 2C, ma il tracollo della Francia non permise a questi di entrare in servizio.

Riferimenti nella cultura di massa

Il carro è presente nel videogioco Battlefield 1 come Behemoth, ossia come veicolo speciale che funge da supporto a una delle due fazioni che sta perdendo il round. Il mezzo corazzato venne aggiunto con il DLC They Shall Not Pass.[13]

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 Vauvillier 2012, p. 27.
  2. ↑ Char 2C, su scalemates.com. URL consultato il 4 aprile 2026.
  3. 1 2 3 4 5 Guy 2011, pp. 45-51
  4. ↑ Ray Merriam, World War II Album Volume 10: French Tanks Char B1 - Char D1 - Char D2 - Char 2C, Merriam Press, 2015, ISBN 978-1-329-01004-8.17.
  5. ↑ Malmassari 2010, p. 70.
  6. ↑ Malmassari 2010, p. 71.
  7. 1 2 3 4 5 6 Char 2C, su tanks-encyclopedia.com. URL consultato il 10 maggio 2026.
  8. ↑ Jean Mayet, Le Char 2C , in Mili doc, n. 2, Musée des Blindés,, Saumur, 1996, p. 17.
  9. 1 2 Bingham 1973, p. 5.
  10. ↑ The Stroboscopic Cupola, su wiki.warthunder.com. URL consultato il 10 maggio 2026.
  11. ↑ Steven J. Zaloga, French Tanks of World War I, Oxford, Osprey Publishing, 2011, p. 42.
  12. ↑ Jean Mayet, Le Char 2C , in Mili doc, n. 2, Musée des Blindés,, Saumur, 1996, p. 24.
  13. ↑ (EN) Char 2C, su Battlefield Wiki. URL consultato il 29 luglio 2026.

Bibliografia

  • (FR) Jean-Michel Adenot, FCM 2C, la fin des géants, in Batailles & Blindés, n. 83, Marseille, Caraktère, 2018.
  • (EN) Charles Bingham, French Infantry Tanks Part 1 (Chars 2C, B and D), AFV Weapons Profile No. 58, Windsor, Profile Publications, 1973.
  • (FR) François Guy, Le char lourd FCM 1A, ou le rêve immolé, in Histoire de Guerre, Blindés & Matériel, n. 98, Paris, Histoires et Collections, 2011, pp. 42–51.
  • (FR) Paul Malmassari, Les chars de la Grande Guerre, collana 14-18, le Magazine de la Grande Guerre, HS 3, Saint-Cloud, Soteca, 2010, ISBN 978-2916385501.
  • (FR) François Vauvillier, Tous le Blindés de l'Armée française. 1914-1940, in Histoire de Guerre, Blindés & Matériel, n. 100, Paris, Histoires et Collections, 2012.

Altri progetti

Collegamenti esterni

  • WWII Vehicles, su wwiivehicles.com. URL consultato il 18 febbraio 2007 (archiviato dall'url originale il 17 agosto 2013).
  • (FR) Chars-francais.net. URL consultato il 18 febbraio 2007 (archiviato dall'url originale il 3 giugno 2004).