Fadil Hoxha
| Fadil Hoxha | |
|---|---|
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| Presidente dell'Assemblea del popolo della Provincia Autonoma di Kosovo e Metochia | |
| Durata mandato | 11 luglio 1945 – 20 febbraio 1953 |
| Durata mandato | 24 giugno 1967 – 7 maggio 1969 |
| Vicepresidente della Presidenza della Jugoslavia | |
| Durata mandato | 1978 – 1979 |
| Dati generali | |
| Partito politico | SKJ |
| Fadil Hoxha | |
|---|---|
| Nascita | Đakovica, |
| Morte | Priština, |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | Jugoslovenska narodna armija |
| Anni di servizio | 1941 - 1945 |
| Guerre | Seconda guerra mondiale |
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Fadil Hoxha (in cirillico: Фадиљ Хоџа?, traslitterato: Fadilj Hodža; Đakovica, 15 marzo 1916 – Priština, 22 aprile 2001) è stato un partigiano e politico kosovaro con cittadinanza jugoslava di etnia albanese.
Biografia
Nacque il 15 marzo 1916 a Đakovica[1], in Kosovo nel Regno del Montenegro. Fu uno degli otto figli di Halim Hoxha, ricco commerciante di Đakovica[2]. Studiò nel vicino Regno d'Albania, a Elbasan e Scutari[1], risultando tra gli studenti del liceo di Scutari espulsi e arrestati nel 1940 in seguito a delle rivolte in occasione dell'anniversario dell'indipendenza albanese.[3] Tornato in Kosovo nel 1941, lavorò come insegnante a Hogosht, villaggio nei pressi di Kamenicë.[1]
Fu attivo come partigiano antifascista nell'Armata popolare jugoslava, guidando i battaglioni albanesi nel Kosovo occupato da italiani e tedeschi. A inizio 1943 partecipò all'agguato ai danni di Ali Bokshi, noto collaborazionista di Đakovica, in seguito al quale per rappresaglia la casa di famiglia venne data alle fiamme e i suoi parenti perseguitati.[2] Partecipò come membro dell'esecutivo alla conferenza di Bujan, sostenendo il sentimento nazionalista del Kosovo e il desiderio di unificazione all'Albania, sanciti dalla risoluzione conclusiva della conferenza.[4] Le conclusioni della conferenza non furono accolte dal Partito Comunista Jugoslavo e il Kosovo fu incorporato nella Repubblica Socialista di Serbia all'interno della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Il suo sostegno alla risoluzione di Bujan ne determinò un periodo di emarginazione politica fino agli anni Sessanta, quando l'allontanamento di Aleksandar Ranković dai vertici del Partito Comunista Jugoslavo produsse un ammorbidimento delle posizioni del partito nei confronti della minoranza albanese in Jugoslavia.[2] Nel 1945 divenne Presidente dell'Assemblea del popolo della Provincia autonoma di Kosovo e Metochia, rimanendo in carica fino al 1953 e poi nuovamente dal 1967 al 1969, mentre fu Presidente del Consiglio esecutivo del Kosovo dal 1953 al 1963.[1]
Fu membro della Presidenza jugoslava dal 1972 al 1979, ricoprendo il ruolo di vicepresidente tra il 1978 e il 1979.[1][2] In questo ruolo ebbe un’influenza determinante sulla riforma costituzionale del 1974, che sancì, tra l’altro, la parità di status della provincia autonoma del Kosovo e Metochia con le altre repubbliche della federazione. Si impegnò per ampliare l’uso istituzionale della lingua albanese e per promuovere l’industrializzazione del Kosovo attraverso finanziamenti federali.[2]
Dopo essersi ritirato dalla vita politica a seguito dell'ascesa dei nazionalismi in Jugoslavia, nel 1987 fu espulso dalla Lega dei Comunisti e dovette subire un processo per tradimento nel 1991, con l'accusa di avere fomentato il secessionismo albanese in Kosovo attentando così all'unità della Jugoslavia.[2]
Sposò Vahide Kabashi, insegnante originaria di Prizren.[5]
Morì a Priština il 22 aprile 2001.[1]
Note
- 1 2 3 4 5 6 (EN) Robert Elsie, Historical Dictionary of Kosovo, pp. 130-131.
- 1 2 3 4 5 6 Nicola Zordan, Fadil Hoxha: ascesa e oblio di un eroe jugoslavo, su meridiano13.it, 18 dicembre 2025. URL consultato il 29 dicembre 2025.
- ↑ (SQ) Fadil Hoxha dhe Veli Deva, Dy liceistët kosovarë në trazirat e Pavarësisë në Shkodrës, in Shqiptarja.com, 20 marzo 2015. URL consultato il 2 ottobre 2025.
- ↑ (EN) 1944 - The Resolution of Bujan, su albanianhistory.net. URL consultato il 2 ottobre 2025.
- ↑ (SQ) Vahide dhe Fadil Hoxha, me paramilitarët e Serbisë te dera, in KultPlus, 6 dicembre 2017. URL consultato il 2 ottobre 2025.
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