Fahrelnissa Zeid

Fahrelnissa Zeid

Fahrelnissa Zeid (Büyükada, 6 dicembre 1901 – Amman, 5 settembre 1991) è stata una pittrice turca.

Protagonista dell'astrazione europea del secondo dopoguerra, Fahrelnissa Zeid è riconosciuta come una delle principali esponenti dell'École de Paris.[1]

La sua fama internazionale è legata ai suoi dipinti astratti di formato monumentale, caratterizzati da complessi motivi caleidoscopici, a cui si affianca una vasta produzione di disegni, litografie e sculture in resina.[2][3]

Biografia

Primi anni e formazione (1901-1929)

Fahrünissa Şakir (seduta a sinistra) con la sua famiglia, Büyükada (1910 circa)

Fahrünissa Şakir nacque nel 1901 sull'isola di Büyükada, nel mar di Marmara, da una illustre famiglia ottomana di intellettuali e funzionari di stato.[4]

Il padre, Şakir Pascià, aveva ricoperto l'incarico di ambasciatore in Grecia, dove conobbe la moglie Sara İsmet Hanım. Lo zio paterno era stato Gran visir nel 1891.

L'infanzia di Fahrünissa fu segnata da un tragico evento: nel 1914 il padre morì ad Afyon in seguito a un colpo d'arma da fuoco accidentalmente esploso dall'arma del figlio maggiore Cevat Şakir Kabaağaçlı, in seguito noto scrittore con lo pseudonimo di "Pescatore di Alicarnasso", che fu condannato a quattordici anni di reclusione.[5]

Interessata all'arte fin dall'infanzia, nel 1919 fu tra le prime donne a iscriversi alla neonata Accademia di Belle Arti per le Donne di Istanbul.[6]. Nel 1920 sposò lo scrittore modernista İzzet Melih Devrim; durante la luna di miele a Venezia ebbe l'opportunità di confrontarsi per la prima volta con la tradizione pittorica europea. Dalla coppia nacquero tre figli: Faruk (1921–1924), Nejad (1923–1995) e Şirin (1926–2011).[7]

Nel 1928 si trasferì a Parigi per perfezionare i propri studi all'Académie Ranson di Montparnasse, sotto la guida del pittore cubista Roger Bissière.[8] Tornata a Istanbul, abbandonò la pratica figurativa accademica in favore di un orientamento espressionista, iscrivendosi nel 1929 all'Accademia di Stato di Belle Arti, che lasciò senza conseguire il diploma.

Il secondo matrimonio e i viaggi (1930-1944)

Nel 1934 divorziò da Devrim e sposò il principe Zeid bin Hussein d'Iraq, diplomatico hashemita; in seguito all'arabizzazione del proprio nome, divenne nota come Fahrelnissa Zeid.[9]

L'anno seguente, a seguito della nomina del marito a primo ambasciatore del Regno d'Iraq in Germania, la coppia si trasferì a Berlino, dove Fahrelnissa assunse il ruolo di organizzatrice di eventi diplomatici. Dopo l'annessione dell'Austria alla Germania nel marzo 1938, il principe Zeid e la sua famiglia furono richiamati a Baghdad.[9]

La vita nella capitale irachena risultò per l'artista assai più circoscritta rispetto alle precedenti esperienze europee; isolata anche dalla mancata conoscenza dell'arabo, attraversò un periodo di grave depressione. Su consiglio medico si trasferì nuovamente in Europa, soggiornando tra Parigi e Budapest[10] Rientrata a Istanbul, nel 1941 entrò in contatto con il Gruppo D (D Grubu), un collettivo di pittori d'avanguardia attivi nella neonata Repubblica Turca, diventandone l'unica componente femminile turca; le conferì la maturità necessaria per iniziare a esporre individualmente.[11]

L'affermazione internazionale (1945-1957)

Fahrelnissa con il marito, il principe Zeid bin Hussein, la figlia Shirin e il figlio Raad, Baghdad (1938)

Le prime mostre personali si tennero in Turchia: a Istanbul nel 1945 e a Smirne nello stesso anno, seguite da una seconda mostra a Istanbul nel 1946.[12] Nel 1946 si trasferì a Londra in seguito alla nomina del marito ad ambasciatore iracheno presso la Corte di St. James. Trasformò una stanza dell'ambasciata nel proprio atelier e vi tenne regolari salotti frequentati da artisti e intellettuali, tra cui Henry Moore, Marc Chagall e Giorgio de Chirico.[13]

A partire dal 1947 il suo stile subì una radicale trasformazione, passando dalla figurazione all'astrazione pura, influenzata dal vivace clima artistico parigino del dopoguerra. Nel 1948 la sua mostra alla Saint George's Gallery di Londra ricevette la visita della regina Elisabetta e le lodi del critico d'arte Maurice Collis. Venne promossa attivamente anche dal critico francese Charles Estienne, che nel 1952 la incluse nella mostra inaugurale della Nouvelle École de Paris presso la Galerie Babylone.[14]

Dividendosi tra Londra e Parigi, Zeid iniziò a produrre tele astratte monumentali, caratterizzate da colori accesi e fitte reti lineari. Nel 1954 la sua mostra all'Institute of Contemporary Arts (ICA) di Londra fece di lei la prima donna di qualsiasi nazionalità a esporre in quella sede.[2] In questo periodo partecipò regolarmente al Salon des Réalités Nouvelles e strinse legami con artisti come Jean-Michel Atlan, Jean Dubuffet e Serge Poliakoff.[15]

L'esilio, i Paléokrystalos e gli ultimi anni (1958-1991)

Il 14 luglio 1958 un colpo di stato militare in Iraq portò all'assassinio dell'intera famiglia reale hashemita. Il principe Zeid, che si trovava in vacanza con la moglie nell'isola di Ischia, fu immediatamente sollevato dall'incarico di ambasciatore presso la Corte di St. James. La coppia dovette lasciare l'ambasciata londinese nel giro di ventiquattro ore e si trasferì in un appartamento a Londra, per poi stabilirsi a Parigi.[13] Il trauma degli eventi iracheni indusse l'artista a interrompere la propria attività per circa due anni.[16]

Ridottasi a condizioni di vita più modeste, iniziò a sperimentare con nuovi materiali. L'esperienza quotidiana della preparazione dei cibi la portò a dipingere su ossa di pollo e a creare sculture inglobando tali resti organici in resina trasparente, opere che battezzò paléokrystalos. Negli anni sessanta riprese anche la ritrattistica, pur mantenendo viva la ricerca astratta, e tenne importanti retrospettive a Istanbul e Ankara nel 1964.[17]

Dopo la morte del marito nel 1970, Fahrelnissa Zeid si trasferì ad Amman, in Giordania, nel 1975, per ricongiungersi al figlio minore Ra'ad. Qui, nel 1976, fondò il Royal National Jordanian Institute Fahrelnissa Zeid of Fine Arts. Trascorse gli ultimi quindici anni della sua vita dedicandosi all'insegnamento e diventando una figura di riferimento per molte giovani artiste locali.

Morì ad Amman il 5 settembre 1991.[18]

Stile e poetica

La produzione di Fahrelnissa Zeid attraversa un arco di cinquant'anni articolato in fasi stilistiche distinte.

Negli anni quaranta la sua pittura è prevalentemente figurativa ed espressionista: tableaux simbolisti, ritratti, nudi, paesaggi urbani e interni, eseguiti con colori saturi, spessi impasti, contorni neri marcati e motivi miniaturistici.[19]

Un periodo di transizione tra il 1947 e il 1948, caratterizzato da scene simboliste miste a griglie diagonali nere, precede il passaggio all'astrazione esclusiva, avvenuto nel 1949 dopo un'esperienza visiva in volo che le rivelò la struttura geometrica del paesaggio visto dall'alto.[20]

La fase astratta, che occupa il decennio centrale della sua carriera, si articola in sottofasi: dapprima vedute aeree geometrizzate percorse da linee nere, poi vortici biomorfi (1951-1953), infine grandi composizioni cromatiche di formato monumentale, alcune superiori ai cinque metri, in cui masse di colore pulsanti anticipano suggestioni dell' Op art.[19] Questi lavori rivelano l'influenza della teorizzazione spiritualista di Vasilij Kandinskij, in particolare del suo concetto di "necessità interiore", che Zeid riconosceva come prossimo alla propria concezione dell'atto pittorico.[21] Tra il 1954 e il 1957 seguono due fasi più brevi su formati ridotti, con motivi primitivisti su fondi scuri e una linearità più pittorica.

Dopo l'interruzione seguita al colpo di stato iracheno del 1958, negli anni sessanta Zeid riprese la pittura sviluppando nuovi materiali, tra cui le sculture Paléokrystalos, e tornò progressivamente alla ritrattistica. In questa fase tardiva i ritratti, eseguiti su grandi formati con rappresentazione frontale statica, occhi ingranditi e profondi segni di spatola sull'impasto, privilegiano la resa della vita interiore del soggetto rispetto alla somiglianza fisiognomica.[22]

Un tratto costante attraverso tutte le fasi è il formato monumentale, ottenuto fissando la tela direttamente alla parete e dipingendo in estensione; Laïdi-Hanieh la definisce l'unica pittrice del XX secolo a lavorare regolarmente su tele di dimensioni murali.[19]

Ricezione critica

La ricezione dell'opera di Fahrelnissa Zeid è stata a lungo segnata da un'interpretazione orientalista che presentava la sua astrazione come espressione di un'eredità culturale "islamica" e "bizantina", ignorando la sua formazione modernista e le sue stesse dichiarazioni.[20][23][24]

Questa lettura fu inaugurata dal prefatore del catalogo della prima mostra parigina del 1949, André Maurois, e amplificata dal critico Charles Estienne.[25] Essa si riprodusse con carattere strutturalmente asimmetrico rispetto al trattamento riservato ai colleghi europei, e persistette nelle principali istituzioni museali fino alle mostre della Tate Modern (2017), del Centre Pompidou (2021) e del Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris (2024).[26]

Zeid aveva invece esplicitamente rivendicato, in un'intervista del 1959, la propria appartenenza alla corrente astratta internazionale dell'École de Paris, distanziandosi da qualsiasi categorizzazione nazionale o religiosa. Studi critici recenti, in particolare la monografia di Adila Laïdi-Hanieh e il suo successivo saggio accademico, hanno documentato questa distorsione storiografica e proposto una ricollocazione della sua figura all'interno del modernismo transnazionale del Novecento.[27]

Mostre

Personali[19]

  • 1945: prima mostra personale, Maçka-Ralli Apartmanı, Istanbul
  • 1946: seconda mostra personale, Maçka-Ralli Apartmanı, Istanbul; Halkevi, Smirne
  • 1948: St George's Gallery, Londra; Gimpel Fils Gallery, Londra
  • 1949: Galerie Colette Allendy, Parigi; Gimpel Fils Gallery, Londra
  • 1950: Hugo Gallery, New York
  • 1951: Galerie de Beaune, Parigi
  • 1952: Galerie 16, Zurigo
  • 1953: Galerie Dina Vierny, Parigi
  • 1955: Galerie La Hune, Parigi
  • 1956: Galerie Aujourd'hui, Palais des Beaux-Arts, Bruxelles
  • 1957: Lord's Gallery, Londra
  • 1961: Galerie Dina Vierny, Parigi
  • 1964: Güzel Sanatlar Akademisi, Istanbul; Museo d'Arte Ittita, Ankara
  • 1969: Galerie Katia Granoff, Parigi
  • 1972: Galerie Katia Granoff, Parigi e Honfleur
  • 1983: retrospettiva, Royal Cultural Centre, Amman
  • 1990: Fahr El Nissa Zeid. Entre l'Orient et l'Occident, Neue Galerie-Sammlung Ludwig, Aquisgrana
  • 1993: retrospettiva, Darat al Funun, Amman
  • 2001: The Centenary of Fahrelnissa Zeid, Darat al Funun, Amman
  • 2017: Tate Modern, Londra; Deutsche Bank Kunsthalle, Berlino
  • 2018: Dirimart, Istanbul
  • 2020: Dirimart, Istanbul

Collettive (selezione)[19]

  • 1941, 1944, 1945, 1946, 1947: D Grubu, Istanbul
  • 1946: Esposizione Internazionale d'Arte Moderna, Musée d'Art Moderne, Parigi; Musée Cernuschi, Parigi
  • 1951–1954: Salon des Réalités Nouvelles, Parigi
  • 1952: Nouvelle École de Paris, Galerie Babylone, Parigi
  • 1955: Poliakoff-Pichette-Zeid, Galerie Dina Vierny, Parigi
  • 1956: 4a Biennale, Cincinnati Art Museum
  • 1957: Edinburgh Festival; Matthiesen Gallery, Londra
  • 1981: Fahrelnissa Zeid & her Institute, Palace of Culture, Amman
  • 1990: Trois Femmes Peintres, Institut du Monde Arabe, Parigi
  • 1994: Forces of Change: Women Artists of the Arab World, Museum of Women in the Arts, Washington D.C.
  • 2001: Üçü Birlikte: Fahrelnissa-Aliye-Füreya, Yapı Kredi, Istanbul
  • 2006: Fahrelnissa and Nejad: Two Generations of the Rainbow, Istanbul Modern
  • 2015: 17a Biennale di Istanbul; 15a Biennale di Sharjah
  • 2016: Postwar: Art Between the Pacific and the Atlantic, 1945–1965, Haus der Kunst, Berlino
  • 2021: Women in Abstraction, Centre Pompidou, Parigi; Guggenheim Bilbao
  • 2024: Présences arabes, Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris

Riconoscimenti

Nel corso della sua carriera Fahrelnissa Zeid ricevette la medaglia della Stella del Regno di Giordania e il titolo francese di Commandeur des arts et des lettres.[19]

A livello istituzionale l'artista ha ricevuto crescenti riconoscimenti internazionali a partire dagli anni Novanta. Il Museum Ludwig le ha dedicato una retrospettiva nel 1990.[3][28] Nel 2017 la Tate Modern di Londra (in collaborazione con la Deutsche Bank KunstHalle) e l'Istanbul Modern hanno organizzato imponenti mostre volte a reinserire definitivamente il suo lavoro nella storia istituzionale dell'arte contemporanea.[29] Le sue opere sono state inoltre inserite nella rassegna del 2021 Women in Abstraction presso il Centre Pompidou.[30][31]

Le sue opere hanno raggiunto quotazioni di grande rilievo nel mercato dell'arte internazionale: la tela Towards a Sky (1953) è stata venduta per quasi un milione di sterline nel 2017, mentre il record d'asta assoluto per l'artista ammonta a 2.741.000 dollari, stabilito da Christie's nel 2013 per l'opera Break of the Atom and Vegetal Life (1962).[32]

Note

  1. ↑ (EN) Tate, Fahrelnissa Zeid – Exhibition at Tate Modern | Tate, su Tate. URL consultato il 2 maggio 2026.
  2. 1 2 (EN) Complete ICA Exhibitions List 1948 - Present - July 2017 (PDF), su ICA. URL consultato il 2 maggio 2026.
  3. 1 2 (EN) Ellis-Petersen, Fahrelnissa Zeid: Tate Modern resurrects artist forgotten by history, su the Guardian, 12 giugno 2017. URL consultato il 2 maggio 2026.
  4. ↑ Devrim, p. 11
  5. ↑ (TR) Halikarnas Balıkçısı (Musa Cevat), su Türkiye Edebiyatçılar ve Kültür Dünyası İsimler Sözlüğü. URL consultato il 3 maggio 2026.
  6. ↑ Devrim, p. 38
  7. ↑ Greenberg, p. 12
  8. ↑ Greenberg, p. 13
  9. 1 2 Devrim, p. 127
  10. ↑ Greenberg, p. 19
  11. ↑ (EN) Adila Laïdi-Hanieh, Fahrelnissa Zeid, su mathaf.org.qa. URL consultato il 3 maggio 2026.
  12. ↑ Greenberg, p. 20
  13. 1 2 (EN) Fahrelnissa Zeid: city by city, su tate.org.uk. URL consultato il 3 maggio 2026.
  14. ↑ Greenberg, p. 22
  15. ↑ (EN) Untitled. c.1950s, Fahrelnissa Zeid, in Tate. URL consultato il 2 maggio 2026.
  16. ↑ (EN) Zeid geist, su Bonhams. URL consultato il 2 maggio 2026.
  17. ↑ Devrim, p. 210
  18. ↑ (EN) Adila Laïdi-Hanieh, The Late Style, in Kerryn Greenberg (a cura di), Fahrelnissa Zeid, Tate Publishing, 2017, p. 131, ISBN 9781849764568.
  19. 1 2 3 4 5 6 (EN) Fahrelnissa Zeid, su Mathaf: Arab Museum of Modern Art. URL consultato il 3 maggio 2026.
  20. 1 2 (EN) Fahrelnissa Zeid in four key works, su Tate. URL consultato il 3 maggio 2026.
  21. ↑ (EN) Adila Laïdi-Hanieh, (Re)producing an 'Islamic-Byzantine' Artist: The Orientalization of Fahrelnissa Zeid's Modernist Practice, in Manazir Journal, vol. 6, 2025, p. 75, DOI:10.36950/manazir.2024.6.3.
  22. ↑ (EN) Fahrelnissa Zeid 1901–1991, su Istanbul Modern. URL consultato il 3 maggio 2026.
  23. ↑ (EN) Dora Ouvaliev, Triumph of Abstract Art, in Art News and Reviews, 1949.
  24. ↑ (EN) Sarah Wilson, Extravagant Reinventions: Fahrelnissa Zeid in Paris, in Kerryn Greenberg (a cura di), Fahrelnissa Zeid, Tate Publishing, 2017, pp. 89–103, ISBN 9781849764568.
  25. ↑ Laïdi-Hanieh, pp. 64-65
  26. ↑ Laïdi-Hanieh, pp. 68-70
  27. ↑ Laïdi-Hanieh, p. 75
  28. ↑ (EN) Fahrelnissa Zeid's 118th Birthday, in Google, 7 gennaio 2019. URL consultato il 2 maggio 2026.
  29. ↑ (EN) Women in abstraction, London : New York, New York, Thames & Hudson Ltd.; Thames & Hudson Inc, 2021, pp. 170, ISBN 978-0500094372.
  30. ↑ (EN) Fahrelnissa Zeid, in Museumsportal Berlin. URL consultato il 2 maggio 2026.
  31. ↑ (EN) ISTANBUL MODERN, ISTANBUL MUSEUM OF MODERN ART, Fahrelnissa Zeid - İstanbul Modern, su istanbulmodern.org. URL consultato il 2 maggio 2026.
  32. ↑ (EN) Fahrelnissa Zeid: Painter of Inner Worlds, su ARTBOOK. URL consultato il 2 maggio 2026.

Bibliografia

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