Febbre del Nilo occidentale

Febbre del Nilo occidentale
Il virus del West Nile (in giallo) al microscopio elettronico
Specialitàinfettivologia e neurologia
EziologiaVirus del Nilo occidentale
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM066.3
ICD-10A92.3
MeSHD014901

La febbre del Nilo occidentale,[1][2] conosciuta anche come febbre da virus del Nilo occidentale[3] o febbre West Nile[4], è una malattia infettiva respiratoria causata dal virus denominato Virus del Nilo occidentale appartenente alla famiglia dei Flaviviridae.

Questa malattia viene solitamente diffusa attraverso una puntura di zanzare. In circa l'80% dei pazienti infettati presentano pochi sintomi oppure sono asintomatici;[5] invece circa il 20% sviluppa vari sintomi comuni quali febbre, mal di testa, vomito o eruzioni cutanee. In circa poco meno dell'1% delle persone infettate si verificano encefalite o meningite, alle quali si associano rigidità del collo, senso di confusione o convulsioni. Il periodo di convalescenza può richiedere da settimane ad alcuni mesi. Il rischio di morte tra coloro in cui il virus colpisce il sistema nervoso, è di circa il 10 per cento.[6]

La malattia ha un andamento endemico-epidemico e inizialmente risultava diffusa soprattutto in Africa (specie in Egitto), Medio Oriente, India. Le zone adiacenti a fiumi o bacini lacustri sono più esposte al contagio, data la loro naturale proliferazione di zanzare.[7]

Nelle zone temperate i casi di encefalite dovuti a questo virus si verificano generalmente tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno. Nelle altre regioni più calde il virus può trasmettersi per tutto l'anno.

Storia ed epidemiologia

Diffusione del virus nel 2006

Nella prima metà degli anni novanta, la malattia da virus del Nilo occidentale si verificava solo sporadicamente ed era considerata un rischio minore per l'uomo.

In Francia la prima epidemia ha avuto luogo nel 1962 con ben cinquanta casi di encefalite, di cui dieci gravi e, tra il 1975 e il 1980, nuovi casi umani sono stati osservati in Camargue e in Corsica.

Nel 1994 scoppiò un focolaio epidemico in Algeria che si caratterizzò per numerosi casi di encefalite. A distanza di due anni, nel 1996 si verificò una nuova grande epidemia in Romania, anche in questo caso associata a un alto numero di casi di malattia neuroinvasiva. Dopo aver fatto la sua comparsa in Europa in anni più recenti il virus è apparso negli Stati Uniti d'America, dove la prima epidemia è stata dichiarata nello stato di New York nel 1999.[8]

Nel focolaio epidemico del 2002 sono stati registrati 15 000 casi solo nei cavalli. L'impatto dell'infezione virale sui cavalli e nell'industria americana dell'allevamento equino è stato devastante, con un tasso di mortalità di circa il 40%.

Nel 2009 una ricerca fatta negli Stati Uniti sul sangue di 6,2 milioni di donatori ha permesso di trovare mille donatori positivi e due probabili casi di trasmissione di encefalite, legata al virus, per trasfusione sanguigna. Durante uno studio analogo in Francia, nel dipartimento di Var, che ha coinvolto duecento donatori, è risultato che l'1% di questi era positivo.

Nel 2012 si è verificata una delle peggiori epidemie virali, nel corso della quale sono morte 286 persone negli Stati Uniti, con il Texas particolarmente interessato dall'infezione virale.[9]

Tabella epidemiologica dei casi confermati in Europa [10]

Paese2018201920202021202220232024
Italia610546655723336455
Grecia31522714357283162217
Spagna776419138
Ungheria2153637149111
Albania106
Romania27767674710399
Turchia90
Serbia63
Francia2726739
Austria2143634
Germania5134161527
Croazia588420
Bulgaria1551316
Slovacchia116
Slovenia45
Kosovo4
Cipro1232
Repubblica Ceca5112
Macedonia del Nord2
Paesi Bassi7

Tabella epidemiologica dei decessi in Europa [10]

Paese2018201920202021202220232024
Grecia5135238332334
Italia49450512921
Romania4391151220
Spagna710315
Albania13
Turchia7
Ungheria15200305
Serbia5
Bulgaria31103
Francia00001
Macedonia del Nord1
Austria00000
Croazia4000
Cipro010
Repubblica Ceca1000
Slovenia00
Germania000000
Slovacchia000
Kosovo0
Paesi Bassi0

Diffusione in Italia

In Italia, le zone colpite hanno riguardato soprattutto Emilia-Romagna[11] e Veneto,[12] ma dal 2008 si sono verificati nuovi casi di contagio.[13][14][15] Nel 2008 in un focolaio endemico in Italia ha determinato infezione in 77 cavalli e due persone; dopo questa epidemia il WNV è stato dichiarato endemico in Italia. Nel settembre 2008 ci fu il primo caso di febbre del Nilo occidentale neuroinvasiva in Italia.[16]

Il Centro nazionale trapianti nel 2009 ha deciso di eseguire test per la valutazione di eventuali infezioni da WNV: il riscontro di una risposta anticorpale in alcuni donatori provenienti dal Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Marche e Basilicata è risultata inaspettata e ha evidenziato che l'infezione da WNV era presente in diverse regioni italiane.[17]

Dall'inizio giugno al 23 agosto 2022 sono stati registrati in Italia 301 casi con quindici morti[18].

Nell'estate del 2025, nel mese di luglio, i casi sono raddoppiati, passando da 32 a 89[19], e i decessi sono saliti a 8.[20]

Eziopatogenesi

Culex quinquefasciatus, uno dei vettori del virus

Il serbatoio per il virus è rappresentato dagli uccelli selvatici e dalle zanzare, principalmente del genere Culex;[4] le zanzare si infettano pungendo gli uccelli infetti e a loro volta diffondono il virus attraverso le proprie punture.[21] Il virus infetta anche altri mammiferi, in particolare cavalli, nonché comuni animali domestici.[4] Il principale veicolo di trasmissione all'uomo è rappresentato dalla puntura delle zanzare infette, mentre non è prevista la trasmissione diretta da uomo a uomo.[4]

Altre possibili vie di trasmissione, pur più sporadiche, possono consistere nelle trasfusioni di sangue, nei trapianti di organi, nella trasmissione da una madre al proprio feto, nell'allattamento o nell'esposizione in laboratorio.[4][21]

Clinica

Segni e sintomi

Il periodo di incubazione della malattia, il periodo cioè tra puntura della zanzara e sviluppo dei primi sintomi, va dai 2 ai 14 giorni; nei soggetti con sistema immunitario compromesso, può arrivare a 21 giorni.[4] Circa un paziente su quattro (il 26%) con infezione da West Nile virus è destinato a divenire sintomatico.[22]

I sintomi iniziali dell'infezione da virus del Nilo occidentale sono rappresentati dalla comparsa di febbre moderata che in genere perdura da tre a sei giorni. A essa si associa spesso un senso di malessere generalizzato, anoressia, nausea, cefalea (mal di testa), tipica sintomatologia simil influenzale. A essa può fare seguito la comparsa di dolore oculare, mal di schiena, mialgie (dolori muscolari),[23] artralgie, tosse, eruzioni cutanee, linfadenopatia e dispnea (difficoltà a respirare). Alcuni pazienti possono sviluppare disturbi che interessano in modo particolare l'apparato gastrointestinale. In questo caso il quadro clinico è dominato da nausea, vomito e diarrea.[24]

Complicanze

In meno del 15% dei casi, di solito nei soggetti anziani e in quelli più deboli, possono verificarsi gravi complicazioni neurologiche quali meningite asettica, encefalite o meningoencefalite. La mortalità in chi sviluppa complicanze neurologiche si attesta al 17%.[21] In 1 caso su 1000 l'encefalite virale può portare alla morte.[4] Tra i maggiori fattori di rischio nell'infezione si annoverano l'età avanzata, i tumori cerebrali, l'ipertensione, il diabete mellito, malattie ematiche e renali, l'alcolismo, nonché fattori genetici.[21]

I sintomi più comunemente riportati da pazienti con disturbi neurologici sono: febbre elevata, marcata cefalea, estrema debolezza, paralisi flaccida, modificazione dello stato mentale con alterato stato di coscienza, confusione mentale, disorientamento, tremori, convulsioni, stupore e coma. Tra le alterazioni neurologiche sono anche state registrate atassia, disturbi di tipo extrapiramidale, anormalità dei nervi cranici, mielite, neurite ottica, poliradiculite, e crisi convulsive di tipo epilettiforme.

Una minoranza di pazienti manifesta anche eruzioni maculopapulari o morbilliformi sul tronco, collo, arti superiori e inferiori.[8]

La più comune manifestazione oculare della malattia da virus del Nilo occidentale è invece rappresentata da una corioretinite multifocale.[25]

Diagnosi

La diagnosi avviene attraverso esami di laboratorio, quali Elisa e immunofluorescenza, per la ricerca degli specifici anticorpi (IgM) nel siero ematico e/o sul liquido cerebrospinale[4] nei casi con complicanze neurologiche. Le IgM possono persistere nel siero anche per un anno, quindi potrebbero indicare un'infezione precedente; di converso, fino a 8 giorni dall'infezione la loro ricerca può risultare negativa, quindi il test va ripetuto.[4] In alternativa possono essere ricercate tracce dirette del virus nel siero o nel liquido cefalorachidiano tramite PCR o coltura virale.[4]

Trattamento

Allo stato attuale delle conoscenze non esiste un trattamento specifico che permetta l'eradicazione dell'infezione da virus WNV.[4] La terapia è pertanto unicamente di supporto[21] e indirizzata ad attenuare la possibile evoluzione verso l'edema cerebrale.

Nei pazienti con marcata alterazione dello stato di coscienza o in coma il trattamento è indirizzato al mantenimento delle funzioni vitali.

Prognosi

In linea generale la prognosi è favorevole; generalmente il malato si rimette spontaneamente in tre/cinque giorni. Alcuni studi indicano che la febbre del Nilo occidentale spesso può essere più grave di quanto si pensasse in precedenza; la malattia può essere mortale, specialmente in individui anziani e immunodepressi. Studi clinici eseguiti su diversi focolai epidemici recenti indicano che per alcuni pazienti ci possono volere dai due ai tre mesi per recuperare.[26][27][28][29]

I pazienti che hanno sviluppato una febbre da WNV di grado lieve hanno altrettante probabilità di quelli che hanno sviluppato gravi manifestazioni neuroinvasive della malattia di accusare a lungo termine (anche a più di un anno) disturbi somatici come tremore e disfunzioni nelle abilità motorie ed esecutive.[30]

Secondo alcuni studi la febbre da WNV neuroinvasiva è statisticamente associata a un aumento di rischio per una successiva insufficienza renale cronica.[31]

Prevenzione

Larve di zanzara in acqua stagnante

Dal momento che sono ancora in fase di studio vaccini efficaci contro il virus, a livello individuale sono validi i mezzi di prevenzione tradizionali contro le zanzare, sia nei confronti delle punture sia della loro riproduzione[4]. Gli insetticidi costituiscono un metodo semplice ed efficace per ridurre la popolazione di zanzare; tuttavia, essi agiscono solo contro le zanzare adulte. È utile utilizzare repellenti per gli insetti e zanzariere; portare vestiti che coprano braccia e gambe, in particolare all'alba e al tramonto; ridurre le acque stagnanti di vasi da fiori, secchi, piscinette per bambini e ciotole per animali; dormire in ambienti con aria condizionata o protetti.[4][21]

È raccomandabile evitare il contatto diretto con animali morti e stare lontano da luoghi a rischio come stagni e superfici umide (sottovasi).

La malattia nel cavallo

Nel cavallo il periodo di incubazione varia da tre a quindici giorni. Oltre alla manifestazione di febbre, perdita dell'appetito e depressione generalizzata, i sintomi clinici sono quasi esclusivamente neurologici: debolezza agli arti posteriori, che può andare dalla mancata coordinazione fino alla paralisi, indebolimento della vista, atassia, movimento compulsivo di spinta della testa contro le pareti del box, movimenti senza meta, crisi convulsive, disfagia, movimenti circolari, ipereccitabilità, coma.

Il 10% dei cavalli affetti da West Nile Virus sviluppa disordini a carattere neurologico legati all'encefalite. Il tasso di mortalità tra i cavalli con sintomi clinici oscilla dal 20 al 57%.

Una diagnosi certa, fondata su esami sierologici o del liquido cerebrospinale, è necessaria per escludere altre malattie con segni neurologici similari: rabbia, botulismo, mieloencefalite protozoaria equina (EPM) e altre forme di encefalite.[32][33][34]

La vaccinazione può notevolmente ridurre il rischio per i cavalli di subire le complicazioni del virus della West Nile. Tale efficacia è stata dimostrata con successo negli Stati Uniti, dove il numero di casi equini riportati è diminuito di anno in anno dal picco del focolaio endemico nel 2002. Per proteggere i cavalli dal virus l'animale deve essere vaccinato prima della stagione degli sciami di zanzare, quindi prima di essere esposto al rischio di punture. La prima vaccinazione è seguita da un richiamo dopo tre/cinque settimane, dopo il quale si dovrebbe fare un richiamo annuale. L'insorgenza dell'immunità inizia tre settimane dopo la seconda vaccinazione. All'inizio del 2009 la Fort Dodge Animal Health ha lanciato sul mercato il primo vaccino per equini contro il WNV autorizzato in Europa.

Note

  1. ↑ Dennis Diclaudio, Io sono ipocondriaco. Guida tascabile alle orrende malattie che sicuramente hai già, Isbn Edizioni, 2007, ISBN 978-88-7638-066-2. URL consultato il 17 luglio 2022.
  2. ↑ Ferdinando Targetti e Andrea Fracasso, Le sfide della globalizzazione: storia, politiche e istituzioni, F. Brioschi, 2008, ISBN 978-88-95399-09-6. URL consultato il 17 luglio 2022.
  3. ↑ Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Febbre da virus del Nilo occidentale (West Nile Virus), su ospedalebambingesu.it. URL consultato il 17 luglio 2022.
  4. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 Febbre West Nile, su EpiCentro, Istituto Superiore di Sanità. URL consultato il 3 agosto 2025.
  5. ↑ Symptoms, Diagnosis, & Treatment | West Nile Virus | CDC, su cdc.gov. URL consultato il 17 luglio 2022 (archiviato dall'url originale il 16 settembre 2017).
  6. ↑ General Questions About West Nile Virus | West Nile Virus | CDC, su cdc.gov. URL consultato il 17 luglio 2022 (archiviato dall'url originale il 26 ottobre 2017).
  7. ↑ Rosà R, Marini G, Bolzoni L, Neteler M, Metz M, Delucchi L, Chadwick EA, Balbo L, Mosca A, Giacobini M, Bertolotti L, Rizzoli A, Early warning of West Nile virus mosquito vector: climate and land use models successfully explain phenology and abundance of Culex pipiens mosquitoes in north-western Italy, in Parasites & Vectors, vol. 7, n. 1, 2014, p. 269, DOI:10.1186/1756-3305-7-269, PMC 4061321, PMID 24924622. URL consultato il 9 dicembre 2014.
  8. 1 2 Nash D, Mostashari F, Fine A, Miller J, O'Leary D, Murray K, Huang A, Rosenberg A, Greenberg A, Sherman M, Wong S, Layton M, The outbreak of West Nile virus infection in the New York City area in 1999, in The New England Journal of Medicine, vol. 344, n. 24, giugno 2001, pp. 1807-14, DOI:10.1056/NEJM200106143442401, PMID 11407341. URL consultato l'8 dicembre 2014.
  9. ↑ Murray KO, Ruktanonchai D, Hesalroad D, Fonken E, Nolan MS, West Nile virus, Texas, USA, 2012, in Emerging Infectious Diseases, vol. 19, n. 11, novembre 2013, pp. 1836-8, DOI:10.3201/eid1911.130768, PMC 3837649, PMID 24210089. URL consultato l'8 dicembre 2014.
  10. 1 2 ECDC Europa, su ecdc.europa.eu.
  11. ↑ Angelini P, Tamba M, Finarelli AC, Bellini R, Albieri A, Bonilauri P, Cavrini F, Dottori M, Gaibani P, Martini E, Mattivi A, Pierro AM, Rugna G, Sambri V, Squintani G, Macini P, West Nile virus circulation in Emilia-Romagna, Italy: the integrated surveillance system 2009, in Euro Surveillance : Bulletin Européen Sur Les Maladies Transmissibles = European Communicable Disease Bulletin, vol. 15, n. 16, aprile 2010, PMID 20430000. URL consultato il 9 dicembre 2014.
  12. ↑ Barzon L, Squarzon L, Cattai M, Franchin E, Pagni S, Cusinato R, Palu G, West Nile virus infection in Veneto region, Italy, 2008-2009, in Euro Surveillance : Bulletin Européen Sur Les Maladies Transmissibles = European Communicable Disease Bulletin, vol. 14, n. 31, agosto 2009, PMID 19660244. URL consultato il 9 dicembre 2014.
  13. ↑ Rizzo C, Vescio F, Declich S, Finarelli AC, Macini P, Mattivi A, Rossini G, Piovesan C, Barzon L, Palù G, Gobbi F, Macchi L, Pavan A, Magurano F, Ciufolini MG, Nicoletti L, Salmaso S, Rezza G, West Nile virus transmission with human cases in Italy, August - September 2009, in Euro Surveillance : Bulletin Européen Sur Les Maladies Transmissibles = European Communicable Disease Bulletin, vol. 14, n. 40, 2009, PMID 19822123. URL consultato il 9 dicembre 2014.
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  15. ↑ Pupella S, Pisani G, Cristiano K, Catalano L, Grazzini G, Update on West Nile virus in Italy, in Blood Transfusion = Trasfusione Del Sangue, vol. 12, n. 4, ottobre 2014, pp. 626-7, DOI:10.2450/2014.0110-14, PMC 4212050, PMID 25350968. URL consultato il 9 dicembre 2014.
  16. ↑ Rossini G, Cavrini F, Pierro A, Macini P, Finarelli A, Po C, Peroni G, Di Caro A, Capobianchi M, Nicoletti L, Landini M, Sambri V, First human case of West Nile virus neuroinvasive infection in Italy, September 2008 - case report, in Euro Surveillance : Bulletin Européen Sur Les Maladies Transmissibles = European Communicable Disease Bulletin, vol. 13, n. 41, ottobre 2008, PMID 18926106. URL consultato il 9 dicembre 2014.
  17. ↑ Capobianchi MR, Sambri V, Castilletti C, Pierro AM, Rossini G, Gaibani P, Cavrini F, Selleri M, Meschi S, Lapa D, Di Caro A, Grossi P, De Cillia C, Venettoni S, Landini MP, Ippolito G, Nanni Costa A, Retrospective screening of solid organ donors in Italy, 2009, reveals unpredicted circulation of West Nile virus, in Euro Surveillance : Bulletin Européen Sur Les Maladies Transmissibles = European Communicable Disease Bulletin, vol. 15, n. 34, 2010, PMID 20807488. URL consultato il 9 dicembre 2014.
  18. ↑ Bollettino n. 10 del 24 agosto 2022 (PDF), su epicentro.iss.it.
  19. ↑ In Italia 89 casi di West Nile, in sette giorni sono più che raddoppiati - Sanità - Ansa.it, su Agenzia ANSA, 31 luglio 2025. URL consultato il 1º agosto 2025.
  20. ↑ Sky TG24, Virus West Nile, un altro morto in Campania: è l'ottava vittima, su tg24.sky.it, 30 luglio 2025. URL consultato il 1º agosto 2025.
  21. 1 2 3 4 5 6 (EN) West Nile virus infection, su European Centre for Disease Prevention and Control. URL consultato il 3 agosto 2025.
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  23. ↑ Ceauşu E, Erşcoiu S, Calistru P, Ispas D, Dorobăţ O, Homoş M, Bărbulescu C, Cojocaru I, Simion CV, Cristea C, Oprea C, Dumitrescu C, Duiculescu D, Marcu I, Mociorniţă C, Stoicev T, Zolotuşca I, Calomfirescu C, Rusu R, Hodrea R, Geamai S, Păun L, Clinical manifestations in the West Nile virus outbreak, in Romanian Journal of Virology, vol. 48, n. 1-4, 1997, pp. 3-11, PMID 9836323.
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