Federico Di Donato
Federico Di Donato (Castelnuovo di Conza, 10 febbraio 1855 – Roma, 1º dicembre 1919) è stato un pedagogista, insegnante e sindacalista italiano.
Biografia
Nacque il 10 febbraio 1855 a Castelnuovo di Conza, nel Regno delle Due Sicilie, e in giovane età conseguì la patente di maestro, insegnando in diverse scuole di campagna nel salernitano. Si trasferì poi a Roma, dove insegnò nelle scuole elementari comunali della nuova capitale del Regno d'Italia distinguendosi per le doti professionali e per l'alto spirito d'iniziativa.[1]
Nel 1893 divenne direttore della Scuola Enrico Pestalozzi e durante questo incaricò maturò l'idea di creare un luogo sano e protetto per ospitare i giovani in condizioni di indigenza così da assisterli e fornirli di indumenti e materiale scolastico essenziale. Grazie ai finanziamenti di alcune tra le famiglie più facoltose e di politici sensibili ai problemi sociali dell'epoca, Di Donato poté fondare l'educatorio Pestalozzi, che ispirò diverse altre scuole del territorio.[1]
Fu poi assunto all'Ispettorato scolastico comunale ma dopo poco tempo abbandonò l'incarico per dedicarsi al giornalismo educativo-pedagogico e scolastico; collaborò a diverse testate tematiche tra cui La Scuola secondaria italiana, Il Risveglio educativo e I diritti della scuola (di cui fu anche vicedirettore), firmandosi spesso con lo pseudonimo Quirita.[1] Insieme a Guido Antonio Marcati e Annibale Tona si batté per la tutela della categoria dei maestri elementari, promuovendo la fondazione dell'Unione Nazionale delle Maestre e dei Maestri Italiani.[2]
Nel 1907 fondò, insieme a insegnanti, medici e benefattori, il Comitato pro colonie infantili per assicurare il benessere fisico dei bambini attraverso cure climatiche, buona nutrizione e attività fisica;[1] ebbe tra i suoi collaboratori anche i medici Tito Gualdi ed Ettore Marchiafava.[3] Fondò così diverse colonie estive, finanziate in larga parte dalla Real Casa ma anche da singoli benefattori, come Marchiafava o il dottor Mario Levi della Vida, enti pubblici ed enti privati. Al 1913 risultavano attive sette colonie estive: Cingoli, Sestola, Pescara, Giulianova, Nettuno, Ladispoli e Anzio. I costi elevati spinsero le colonie a spendere somme ingenti ancora prima di averle pur di "intensificare l'opera per estenderla al maggior numero di fanciulli bisognosi"; tale scelta avventata fu certamente un'aperta sfida verso le istituzioni pubbliche affinché l'assistenza all'infanzia diventasse un obbligo politico dello Stato.[3]
Morì il 1º dicembre 1919 nella sua casa di Roma.[4] Nell'anniversario della sua morte è stato commemorato solennemente dal collega Giacomo Tauro, il cui discorso è stato poi dato alle stampe con Paravia.[5]
Intorno al 1927 il comune di Roma gli ha dedicato una scuola elementare, sita in via Nino Bixio, 85 all'Esquilino, poi ricompresa nell'Istituto comprensivo Daniele Manin[6], e nel 1956 gli ha dedicato anche una strada nel quartiere Gianicolense.[7] Anche i comuni di Guidonia Montecelio e Castelnuovo di Conza gli hanno dedicato una strada ciascuno.
Onorificenze
Note
- 1 2 3 4 Di Donato Federico, su dbe.editricebibliografica.it. URL consultato il 31 maggio 2026.
- ↑ Sala delle Riviste, su indire.it. URL consultato il 31 maggio 2026.
- 1 2 Patrizia Gori (a cura di), L'assistenza sociale negli anni del Governatorato di Roma (PDF), Viella Libreria Editrice, pp. 100-107. URL consultato il 31 maggio 2026.
- ↑ La morte del prof. Di Donato, in Il Popolo Romano, 2 dicembre 1919, p. 3. URL consultato il 31 maggio 2026.
- ↑ In memoria di Federico Di Donato, in La Tribuna, 1º dicembre 1920. URL consultato il 31 maggio 2026.
- ↑ Plesso Di Donato - Scuola Primaria, su danielemanin.edu.it. URL consultato il 31 maggio 2026.
- ↑ Via Federico Di Donato, su geoportale.comune.roma.it, Roma Capitale - Ufficio toponomastica. URL consultato il 31 maggio 2026.
- ↑ A la Minerva., in Il Popolo Romano, 23 marzo 1897, p. 3.