Ferrari 126 C3

Ferrari 126 C3
Descrizione generale
CostruttoreItalia (bandiera)  Ferrari
CategoriaFormula 1
SquadraScuderia Ferrari SEFAC
Progettata daMauro Forghieri e Harvey Postlethwaite
SostituisceFerrari 126 C2
Sostituita daFerrari 126 C4
Descrizione tecnica
Meccanica
Telaiofibra di carbonio
MotoreFerrari Tipo 021 V6 di 120°
Dimensioni e pesi
Lunghezza4130 mm
Larghezza2110 mm
Altezza1025 mm
Passo2600 mm
Peso552 kg
Altro
CarburanteAgip
PneumaticiGoodyear
AvversarieBrabham BT52; McLaren MP4/1; Renault RE40; Williams FW09
Risultati sportivi
DebuttoRegno Unito (bandiera) Gran Premio di Gran Bretagna 1983
Piloti27. Francia (bandiera) Patrick Tambay 6-15
28. Francia (bandiera) René Arnoux 6-15
Palmares
Corse Vittorie Pole Giri veloci
7 2 3 2
Campionati costruttori1 (1983)

La Ferrari 126 C3 è una monoposto di Formula 1, che ha gareggiato nella stagione 1983.

Subentrata alla Ferrari 126 C2 a partire dal Gran Premio di Gran Bretagna, fu la prima vettura di Maranello con telaio in fibra di carbonio e con funzioni di carrozzeria.[1]

Progettata da Harvey Postlethwaite e guidata da René Arnoux e Patrick Tambay, vinse il mondiale costruttori, l'ultimo per la Ferrari fino al 1999, mentre i piloti conclusero il campionato al terzo e quarto posto; inoltre, con Tambay, fece segnare nel Gran Premio d'Austria la 100ª pole position per la Ferrari in Formula 1.[2]

Sviluppo

Novità regolamentari

La stagione 1983 vide l'introduzione di nuove norme nel regolamento di Formula 1. Le più importanti furono l'abolizione dell'effetto suolo, l'obbligo del fondo vettura piatto, dell'altezza minima dal suolo di 6cm, di una struttura deformabile anteriore davanti alla pedaliera e una riduzione della dimensione degli alettoni posteriori.[3] Queste nuove regole segnarono il tramonto definitivo del Cosworth DFV 3 litri aspirato in quanto l'esasperazione dell'effetto suolo era l'unico modo in cui le auto che utilizzavano un motore aspirato potevano rimanere competitive anche se con qualche espediente al di fuori del regolamento. Espedienti che continuarono ad essere messi in atto dalle ultime scuderie che non potevano permettersi un motore turbo.[3][4]

Il nuovo regolamento, oltre ad un conseguente aumento dei costi per quanto riguarda lo sviluppo dei motori che erano di nuovo la chiave per la competitività di una vettura, portò ad una notevole differenziazione delle vetture con conformazioni aerodinamiche diverse.[3] C'era chi preferiva mantenere l'impostazione degli anni precedenti con pance lunghe e piatte (Renault, Lotus, Alfa Romeo) e chi, come la Ferrari, scelse di costruire vetture a "freccia" con prese d'aria basse e molto arretrate (Tyrrell, Toleman, Brabham) e i radiatori posti lateralmente. Nonostante ciò, la 126 C3 era meno estrema della Brabham BT52 e della particolarissima Toleman TG183. Tuttavia la 126 C3 corse praticamente sempre con le pance molto lunghe ed inclinate e con i radiatori piegati in avanti di 45° come la 126 C2B perché la configurazione a freccia, che sarebbe stata ripresa dalla 126 C4, creava dei problemi di raffreddamento.

La 126 C3

Dettaglio dell'anteriore della 126 C3

Per lo sviluppo della nuova 126 C3, i tecnici Ferrari si appoggiarono al Centro Ricerche della Fiat a Orbassano e al Centro Sperimentazioni di Mirafiori dove vennero condotti dei test in galleria del vento sia su modelli in scala che non. Inoltre tutta l'attività sportiva della Scuderia venne trasferita alla Gestione Sportiva per renderla il più indipendente possibile da quella destinata alle vetture di serie.[5]

Il telaio, per la prima volta su una Ferrari F1, aveva funzione di carrozzeria ed era costruito con materiali compositi (alluminio, Kevlar, Nomex e fibra di carbonio) in due semigusci incollati a caldo. Questi nuovi materiali, insieme a delle centine di rinforzo nei punti chiave, contribuirono ad aumentare la rigidità della vettura e i crash test evidenziarono il notevole aumento della capacità di assorbimento degli urti.[6] Per il resto la vettura altro non era che una 126 C2B leggermente modificata. Erano infatti identici motore (che ora erogava oltre 600 CV a 10 500 giri/min[7] in configurazione da gara), cambio, e impianto frenate. Le sospensioni erano simili ma presentavano dei bracci più sottili per ovviare al consumo anomalo degli pneumatici anteriori.[8] L'alettone posteriore, che in alcune occasioni presentava delle appendici laterali che permettevano di aggirare la restrizione sulle dimensioni dell'ala posteriore, era stato concepito secondo le nuove norme e limitava la perdita di aderenza dovuta all'assenza delle minigonne. Come la precedente monoposto, anche la C3 era dotata di un discusso sistema di miscelazione dell'acqua alla benzina da iniettare (per ovviare a problemi di surriscaldamento delle pareti dei cilindri).[7] Tale sistema, derivato dalla tecnologia dei turboreattori, fu successivamente vietato nel 1984.

In realtà la vettura alla presentazione presentava una aerodinamica delle fiancate del tipo a "freccia", ispirato alla "Brabham BT52", che vincerà il mondiale. Durante i test di Silverstone quindici giorni prima dell'esordio si evidenziarono problemi di raffreddamento motore che non erano presenti sulla 126C2/B portata come pietra di paragone. Per tale motivo fu adottata nuovamente l'aerodinamica del modello vecchio.

Nel complesso la 126 C3 si dimostrò una vettura riuscita, veloce anche a detta dei suoi piloti e capace di bissare il titolo costruttori 1982 della 126 C2.

Risultano utilizzate in gara 4 vetture (numero di telaio da 066 a 069), mentre un quinto telaio (numero 070) non fu probabilmente utilizzato[9]

Caratteristiche tecniche - Ferrari 126 C3
Configurazione
Carrozzeria: monopostoPosizione motore: posterioreTrazione: posteriore
Dimensioni e pesi
Ingombri (lungh.×largh.×alt. in mm): 4130 × 2110 × 1025Diametro minimo sterzata:
Interasse: 2600 mmCarreggiate: anteriore 1767 - posteriore 1666 mmAltezza minima da terra:
Posti totali: 1Bagagliaio:Serbatoio: 220 l
Massea vuoto: 552 kg
Meccanica
Tipo motore: Ferrari tipo 021, V6 di 120°Cilindrata: 1.496,43 cm³
Distribuzione: bialbero a camme in testaAlimentazione: iniezione indiretta Lucas, 2 turbo KKK
Prestazioni motore Potenza: oltre 600 CV a 10.500 giri/min
Accensione: singola Magneti MarelliImpianto elettrico:
Frizione: multidiscoCambio: trasversale, in blocco col differenziale 5 rapporti + RM
Telaio
Corpo vettura monoscocca in materiali compositi
Sterzo a cremagliera
Sospensioni anteriori: ruote idp., quadrilateri deformabili, tirante pull-rod / posteriori: ruote idp., quadrilateri deformabili, tirante pull-rod
Freni anteriori: a disco autoventilanti / posteriori: a disco autoventilanti
Prestazioni dichiarate
Velocità: 320 km/hAccelerazione:

Cerimonia di presentazione

La 126 C3 fu presentata il 20 giugno 1983 all'interno delle officine del reparto corse poche ore dopo essere stata assemblata per la prima volta. Oltre ai pochi giornalisti invitati erano presenti Enzo e Piero Ferrari oltre naturalmente ai due piloti e al responsabile della progettazione Mauro Forghieri.[10] La nuova vettura stupì per la forma aerodinamica e la conformazione a freccia, infatti era stata presentata con le pance molto arretrate che poi non sarebbero mai state usate in gara per quell'anno.

Subito dopo la presentazione, Patrick Tambay effettuò 31 giri di pista a Fiorano senza riscontrare anomalie e segnando un tempo di 1'09"06, un secondo e mezzo sopra l'allora record della pista.[10]

Carriera agonistica

René Arnoux impegnato sulla 126 C3 nel vittorioso Gran Premio d'Olanda 1983, concluso per la Ferrari con una doppietta

La 126 C3 fece il suo esordio nel Gran Premio di Gran Bretagna, dove la Ferrari portò due C3 e due C2B per poi decidere all'ultimo momento quale utilizzare:[11] René Arnoux e Patrick Tambay conquistarono i primi due posti sulla griglia con la nuova C3 ma in gara la Ferrari, che aveva optato per gli pneumatici radiali,[11] accusò dei problemi di gomme e così Tambay finì terzo mentre Arnoux arrivò quinto.

In Germania le Ferrari monopolizzarono ancora la prima fila (Tambay 1º, Arnoux 2º) e la gara vide la vittoria di Arnoux dopo che Tambay si era ritirato per problemi al motore. Questa vittoria permise al francese di avvicinarsi ai vertici della classifica grazie anche al ritiro di Piquet e alla crisi di Prost. Le tre gare successive (Austria, Olanda e Italia) confermarono il buon momento della Ferrari e consolidarono la posizione in classifica di Arnoux grazie alla vittoria a Zandvoort (Tambay 2º) e i due secondi posti all'Österreichring (Tambay – nell'occasione autore della 100ª pole position nella storia del Cavallino[2] – ritirato per problemi all'alimentazione) e a Monza (Tambay 4º).

Purtroppo per i piloti del cavallino le ultime due gare furono fatali, infatti né Arnoux né Tambay ottennero punti e Arnoux vide sfumare la possibilità di lottare fino in fondo per il mondiale, poiché a pochi giri dall'inizio dell'ultimo Gran Premio della stagione ebbe una rottura del motore. Il mondiale piloti andò quindi a Piquet su Brabham, ma la Ferrari poté consolarsi con la vittoria del mondiale costruttori, il secondo consecutivo.

Il caso carburanti[4]

La stagione 1983 rimase anche celebre in negativo per il sospetto (divenuto certezza alla fine della stagione agonistica) che la Brabham utilizzasse un carburante irregolare per il suo motore BMW turbo. Fin dall'estate giravano delle voci insistenti al riguardo, ma solo dopo il Gran Premio d'Italia la FIA si decise a prelevarne un campione dalla vettura di Piquet, vincitore davanti ad un esterrefatto Arnoux. Il francese, infatti, era rimasto stupito dalla velocità della Brabham sui rettilinei, talmente elevata che nessuno riusciva a prenderne la scia. Le analisi andarono per le lunghe e solo a fine stagione venne reso noto che la benzina utilizzata dalla Brabham aveva un numero di ottani nettamente superiore a quello consentito.

Nonostante ciò non accadde nulla e Enzo Ferrari, forse appagato dal titolo costruttori, forse per non compromettere i rapporti con Ecclestone, allora patròn della Brabham, che deteneva i diritti TV della F1, non fece ricorso anche se Arnoux avrebbe potuto trarre beneficio da un'eventuale squalifica del team inglese. Secondo affermazioni giornalistiche, mai documentate, il Drake "si accontentò" di una fantomatica lettera, con la quale Ecclestone avrebbe ammesso di aver barato e prometteva di non farlo più; tale lettera però non venne mai pubblicata e quindi non è provata la sua esistenza.

Probabilmente anche questo fatto era da ricondurre ad un regolamento lacunoso che si prestava alle interpretazioni più fantasiose, come spesso è accaduto. Infatti, per il 1983 era misteriosamente scomparso l'aggettivo commerciale alla voce benzina e questo spinse anche alcune scuderie (minori e non) ad usare benzina di tipo aeronautico per le loro monoposto.[8]

Risultati completi

(Legenda) (I risultati in Grassetto indicano una pole position; i risultati in Corsivo indicano il giro più veloce in gara)

AnnoTeamMotoreGommePilotiPuntiPos.
1983 Scuderia Ferrari SEFAC Ferrari tipo 021, V6 di 120° G Francia (bandiera) Tambay 3 Rit Rit 2 4 Rit Rit891º
Francia (bandiera) Arnoux 5 1 2 1 2 9 Rit

Note

  1. ↑ Acerbi, p. 267.
  2. 1 2 Giancarlo Cevenini, Tambay fa cento, De Angelis choc, in Autosprint, nº 33, Bologna, Conti Editore, 17-22 agosto 1983, p. 81.
  3. 1 2 3 P. Casucci, pp. 48-51.
  4. 1 2 Buzzonetti.
  5. ↑ P. Casucci, p. 53.
  6. ↑ P. Casucci, pp. 53-54.
  7. 1 2 P. Casucci, p. 54.
  8. 1 2 P. Casucci, p. 55.
  9. ↑ Ferrari Grand Prix Cars entered in the Formula 1 World Championship, su barchetta.cc.
  10. 1 2 Cristiano Chiavegato, Ferrari, una spina per colpire i rivali, La Stampa, 21 giugno 1983, p. 23.
  11. 1 2 La Ferrari a Silverstone lancia la nuova «126 C3», Stampa Sera, 11 luglio 1983, p. 15.

Bibliografia

  • Leonardo Acerbi, Tutto Ferrari, Mondadori, 2004, ISBN 88-04-51482-5.
  • Piero Casucci, Profili Quattroruote: Ferrari F1 1977 - 1985, Rozzano (MI), Editaoriale Domus, 1985.
  • Daniele Buzzonetti, Gli illusionisti della Formula 1, Ruoteclassiche nº 264, dicembre 2010, pp. 24-26.

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